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IN NAPOLI
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LO SPECCHIO
DELL-A. .
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VERA PÈNITENZlV ■
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FR. JACOPO PASSAVANTI
VIOIIINTIMO
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deir Ordine de' Predicatori.
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TOLCME SECONDO.
MILANO
Dalla Società Tipografica di’Clài^ici iTaLiam»
aontrada di a. Margherita, N.* iiiS.
ANNO 1808. ■*
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3
L O S P E C C H I O
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• * «
SBLZ.A
VERA PENITENZIA.
(
Qui si dimostra di quali peccati si dee
altri confessare : e cominciasi il trat-
tato de’ vizj principali f e di quelli che
nascono da loro.
D A poi ch’abbiamo veduto, che del pec-
cato originale non si dee altri confessare :
e come de' veniali, e di «jnelli che fossono
dubbj , debba T uomo fare ; resta ora a
vedere quello, che principalmente promet-
temmo di sopra nel settimo capitolo della
confessione, cioè di quali peccati si debbia
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•itri confessare. Dove è da sapere, (i) che
secondocbè dicono i Dottori Santi , i pec-
cati mortali sono quelli , che si debbono
confessare , non pur generalmente , ma
ciascuno spezialmente e distintamente, col-
le circostanze , e cou quelle condizioni , le
quali dicemmo ordinatamente di sopra. ,E
acci tccbè questo si possa e sappia ben fa-
re , musterremo qui appresso per ordine ,
quali e quanti sono i vizj e' peccati mor-
tali principali , e quelli , che nascono e
discendono da loro ; e che modo e che
ordine dee tenere la persona che si cou-
feasa. Dove è da sapere, che alcuni Dottori
dicono , che sette sono i vizj principali :
alcuni altri dicono, eh’ e' sono otto. Colo-
ro , che dicono ohe sono sette , non con-
tano la Superbia Ira’ TÌzj capitali e princi-
pali. Coloro , che dicono che sono otto ,
sì la coulano : e ciascuno dice bene secon-
do ( 2 ) diversi rispetti. Onde Santo Tom-
maso volendo accordare la differenzia, che
pare che sia tra’ Dottori , dice che la su-
perbia . dilla quale è la questione, si puo-
te in due mo.li considerare. L’ uno (3) mo-
do , in qtiitun ella è uno speziale vizio,
per .Se me testino distinto dagli altri : e in
questo modo è uuo de’vizj principali e ca-
( i ) secandochè. E. M. «S.
f z J certi. S,
( ó) si à. E.
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|>itan , da* quali nascono tutti gli altri vi-
zj ) e secondo questa considerazione (i)
prendendo la superbia nel numero de’ vizi
principali, (a) sono olio. L’altro modo, si
puole considerare la superbia , in quanta
ella ha una generale influenza in tutti i
Tizj , de’quali ella è (3) orriginale principio
e cagione : e in questo modo non si in»
chiude nel numero degli altri vi/j , ma è
più principale , e sopra ogn' allro vizio.
Onde Santo Gregorio nel libro de’ Morali
l’appella regina e madre de’vi/j. E secon>
do questa considerazione non sono i vizj
principali se non sette: ì quali sono detti
principali e capitali , che da loro procedo-
no, come da capo e da principio, tutti gli
altri TÌzj. Or , comecché la superbia si
prenda o per l’uno modo o per 1* altro,
certa cosa è ( e tutti s' accordano in ciò )
che in alcuno modo è radice, cagione e
principio di tutti gli altri peccati , come
nel luogo suo ordinatamente (4) si moster-
rà. E imperò di lei prima e principalmen-
te si dee trattare e aire.
(1) prendono. E. S.
(2) che sono. E. S,
(3) origine. S.
(4) si dimostrerrà. E. Sì
6
Qui si comincia il Trattato
della Superbia.
E acciocché possiamo comprendere del-
la Superbia tutto ciò che ne bisogna di sa-
pere , la nostra considerazione sarà di sette
cose, lo prima diremo, dlscrivendola , che
cosa è superbia : nel secondo luogo diremo,
donde ella nasce: nel terzo luogo (i) di-
remo , quante sono le spezie della super-
bia : nel quarto luogo si dirà , come tutti
gli altri vizj nascono della superbia : nel
quinto luogo mosterremo la sua gravezza,
c la molta offensìone : nel sesto luogo di-
remo della pena della superbia , e della
sua punizione : nel settimo luogo direm»
del rimedio , e della sua correzione.
( ij si dirà. E. S.
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7
CAPITOLO PRIMO.
Dove si dimostra che cosa è Superbia.
La prima cosa che dobbianlo dire del-
la superbia , si è (i) discriverla , dicendo
che cosa è : della quale dice Sauto Agosti-
no nel qnartodecimo libto della Città di
Dio : Quid esc superbia , nisi perversae ceU
situdinis appetUus ? Che cosa è superbia ,
se none uno appetito di perversa altezza ?
li quale detto sponendo Santo Tommaso ,
dice : Superbia è detta , quando altri colia
Tolontade va sopra quello , eh’ egli è. E
Santo Isidoro dice nel libro delle (2) Ti-
mologie ; Superbus est , qui super vult vi-
deri quam est; qui enim vult supergredi
quod est , superbus est : Superbo è colui ,
il quale vuole parere sopra quello eh’ egli
è: chi vuole salire sopra quello ch’egli è «
superbo è. Per quello 4 eh’ è detto , si dà
ad intendere, che propiameute il vizio del-
la superbia sta nella volontade disordinata:
e allora è la volontade disordinata, quando
non è secondo diritta ragione. Dove è da
^ij discriverla ^ che cosa è. E. M.
(zj Etimologie. E. M. S.
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8
notare, secondochè dice Santo Tonlmaso ,
che la ragione diritta bae ad ordinare tutte
quelle cose, che naturalmente daU’uomo si
disiderano. E allora la volontade di ciascu-
no , quando è ordinata dalla diritta ragio-
ne , si muove a quelle cose che si con-
tengono , e sono proporzionale alla condi-
zione della persona: e allora si disiderano
e amaosì le cose vertudiosamente e ragio-
nevolmente. Ma quando sanza ragione di-
ritta si muovevi’ appetito, la volontade, e'I
desiderio ; allora viziosamente e perversa-
mente si disiderano ed amansi le cose : e
in questo e da questo procedono tutti i
vizj. Onde Santo Dionisio dice, che’l male
deli’ uomo o dell’ anima è 1’ essere senza
ragione. E questo è perversamente deside-
rare altezza ed cscellenza , volerla escessi-
vamenle alla ragione diritta , cioè più che
non si dee , e non si conviene , secondo
diritta ragione. E questa è volontade per-
versa , dalla quale seguita (i) il trapassare
e lo spregiare de* comandamenti di Dio. E
in questo modo descrive Santo Gregorio
nel libro de’ Morali la superbia , sponendo
quella parola : Et liberet eum a superbia.
Contro conditorem supe^'hire^ est praecepta
tjus peccando transcendere , quia quasi a
se jìigum dominationis excutit: cui per
obedientiam suhesse contemnit: Superbire
(i) il trapassamento. E. M. S.
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coatra Iddio, (i) e trapassare i comanda-
meoli suoi , peccando , e non volere esse-
re (2) subielto a Dìo per ( 3 ) obedienza, e
gittare da se il giogo della sua signoria.
Ancora (4) dalla superbia^ della quale di-
ce Santo Bernardo , eh* è uno appetito di
propia escellenzia , seguita lo spregiare ed
avere a vile il prossimo , siccome dimostra
bene Santo Gregorio nel libro de’ Morali ,
sponendo quella parola : Si habes quid lo-
quaris , responde mihi. E adunque super-
bia , concbiudendo ( 5 ) de’ delti de’ Dotto-
ri, (b) è uno appetito disordinato, o vero
uno amore perverso della propia eccel-
lenzia.
(lì si è trapassare. E. S. i passare. M.
(2) soggetto. E. M. S.
( 3 ) ubbidienza. E. M.
(4) della superbia. E. M. S.
(ò) i detti. E. S. il detto. M.'
(6) uno. E. S. M.
IO
CAPITOLO SECONDO.
Dove si dimostra donde la Superbia
nasce.
La seconda cosa , (i) che bisogna di
dire della superbia , si è donde ella nasce.
£ dicono i savj , eh’ ella nasce principal-
mente dall’ amore propio , ovvero , eh’ è
una medesima cosa dalla propia volontade
dell’uomo, secondo la quale l’uomo piace
a se stesso ; e la quale stanziando contrad-
dice alla volontà di Dio. Onde Santo Ago-
stino nel libro della Città di Dio dice, che*
superbi si appellano a se medesimi piacen-
ti ; cioè a dire , che si compiacciono secon-
do la loro propia volontade : la quale cosa
molto dispiace a Dio, al quale si conviene
la propia volontade. Onde chiunque adem-
pie la propia volontade, toglie a Dio quel-
lo eh’ è suo propio, e pecca per superbia,
come fece (2) il primo angelo e ’l primo
uomo. Onde la superbia nacque in quello
altissimo luogo del Cielo Empireo , e dì
(1) che è bisogno di dire. E. che bi-
sogna dire. M. che è di bisogno di dire. *9.
(2) Lo Lucifero. M.
\
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II
quello nobile e alto legnaggio della Ange-
lica iratura, E non trovando veruna altra
cria tura (i) di suo paraggio , alla quale ,
per la sua condizione (2) altera , maritare
sì potesse ; al padre suo , del quale era
nata , non legittimamente si maritò. La
qual cosa, perocché fu fatta contro al suo
volere, tanto ebbe per male il sommo
Principe Iddio , che 1’ uno c 1’ altro cac-
ciò (3) del Cielo , sbandeggiandogli di tut-
to il suo reame, sanza mai potervi ritor-
nare : (4) e fecegli abitanti sanza termine
nello scuro c doloroso regno dell' inferno ;
dove non legittimi figliuoli , ma figliuole
inlegittime ingenerate , la madre insieme
con loro per tutto il mondo , di volere
dello incestuoso padre , svergognatamente
discorrendo , traggono ogni uomo di qua-
lunque condizione e stato sia , che trarre
si lasci , (5) quale cogl’ impudichi sguar-
di , (6) quale con disonesti sembianti, qua-i
li con disideroso diletto , e (7) quali colle
impromesse larghe, sotto nome di legittimo
(1) a suo paraggio. E. S.
(2) altiera. E. M. S.
(3) di cielo. E. S.
(4) e fecegli abitanti sema termine.
manca ne’ MSS. e nell’ È.
(5) quali. E. M. S.
(6) quali. E. M. S.
(7) ed alcuni. E. S.
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12
matrimonio , al loro abbominevole avolte*
rio , del quale è nata , e continuamente
nasce quella generazione (i) avoltera de’
crudeli e scostumati vizj , che tutto ’l mon-
do ha (z) già e corrotto e guasto. Nasce
ancora la superbia nell’ uomo da’ beni della
natura , e da' beni della fortuna , e anche
da’ beni della grazia. Beni naturali sono o
nel corpo , o nell’ anima, o comune all' uno
ed (3) all’ altro. Nel corpo , siccome è ( 4 )
santà , fortezza, allegrezza, bellezza, no-
biltà , libertà , (5) essere destro , accorto ,
ben costumato, facundo, (6) bello parladore,
avvenente, bene complessionato, piacente,
orrevole , appariscente , ed adorno. Beni
dell* anima naturali sono , nobile ingegno
collo intelletto sottile, buona memoria , na-
turale disposizione, ed attitudine alle ver-
tudi , alle scienze , all’ arti : senno , avve-
dimento , discrezione , prudenza , solerzia ,
buono giudicio , sapere bene eleggere e
prendere il migliore partito, buona (7) im-
maginativa , buona apprensiva , buona re-
f ij adultera. E. M.
(ij già corrotto. E. M. S.
(di) alt altro , siccome. E. M. S.
( 4 .) sanità. E. M.
(5J ed esser. E.
( 6 ) giocondo. E. M. S.
( ’jJ imogine. E. S.
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i3
■liniscenza , buona (i) retenliva , esser e
soilicito e studioso. Beni della fortuna sono
le cose , che sono fuori di noi , che non
sono in podestà dell’uomo, e possonsi per-
dere , o voglia altri o no : come sono le
ricchezze , le delizie , gli stati , le dignità*
di , la fama , 1 ’ cuore , la grazia umana, la
gloria mondana, i beni della grazia sono :
la grazia di Dio , colla carità , (z) coll' u-
miltà, e coir altre vertudi : la sapienzia col
dono della profezia, delle lingue, del fare
i miracoli , cogli altri doni dello Spirito
Santo. Di tutti questi beni nasce spesse
volte la superbia ; che 1 ' uomo sentendosi
avere alcuna boutade, e non riconoscendo-
la umilemente da Dio , dal quale è ogni
bene , se ne leva in superbia , imputando
quella (3) cotale boutade alla sua propria
vertude , e al suo merito , vantandosene ,
reputando d* esserne reverito ed onorato ,
e in molli altri modi ( 4 ) insuperbendone,
come si dimostra nel seguente capitolo.
Onde , come dice Santo Agostino in sen-
tenzia nella regola: La superbia ha questa
differeuza dagli altri vi/j , che gli altri vi-
zj (5) fanno fare le male opere , e delle
fij retinitiva. E:
fzj colla umilità. S,
fS ) tale bontà E.
insuperbiendone. M, S.
(h) fanno le male. E.
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male opere sì ^i) notricano e nascono ; ma
la superbia nasce eziandio delle buone ope-
re, e del bene, e falle perire. £ questo si
potrebbe prorare per (2) molti esempli e
detti della santa Scrittura, e de'Santi Dot-
tori , siccome si dimostra in questo nostro
libro latto in Latino per le persone litte-
rate , ed ancora più innanzi se ne dirù.
Qui basti quello , che si dice per ammae-
stramento di quelle persone, che non san-
no lettera, acciocché conoscano il rizio e’I
peccato , e perchè se ne guardino , e per-
chè se ne sappiano guardare, arendoci of-
feso, bene e distintamente confessare.
(i) nutricano. E. M,
(a) molti begli. E.
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i5
CAPITOLO TERZO.
Dove si dimostra quante sono le spezie
e' modi della Superbia.
La terza cosa che si vuole dire della
Superbia , si è , in quante spezie si distin-
gue ; cioè a dire , quanti sono i modi
e' gradi (i) di questo vizio, e in quante
maniere ci si pecca. Dove è da sapere , se-
condochè dice Santo Jeronimo, che sono
due superbie : P una buona , e 1’ altra rea.
La buona si è , quando altri non degna di
sottomettersi alla viltà del peccato , ed ha a
schifo ed abominio la sozzura , come dicea il
Profeta : Iniquitatem odio habui , ed abomi-
natus sum\ I’ ho avuto in odio ed in abo-
minio il peccato. Per la qual cosa intervie-
ne, chela persona fogge le cagioni e l’op-
portunitadi de’ peccati , come sono le male
usanze , i luoghi disonesti , lo stare a piaz-
za , alli usci , alle finestre , il vedere , ( 2 )
1* udire delle cose vane, (3) i motti , e le
parole disoneste e dissolute , che hanno a
( 1 ) della iniqua superbia. E. S.
( 2 ) t udire le cose vane. E. M. S.
(3) immonde, E. M.
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' i6
corrompere e viziare 1* onestà e’ buoni co-
slumi : (i) i giuebi , e* torca me n li , i ruz-
zi , (z) e gli scherzi delle mani. £ stassi la
]>ersuua sola per se medesima nella Chie-
sa , o (3) nella camera sua » orando, leg-
gendo, lavorando: e perchè non è usante,
ma vive a riguardo , curando di mantene-
re e conservare sua puritade e sua onesta-
de , la quale tra le genti si smaga o per-
de , è tenuta e riputata altiera e superba.
E sogliono dire quelle cotali persone, la
cui usanza ella schifa : Ella non degna sì
bisso , e le pare essere sì grande, che le
viene schifo delle sue pari , e simili paro-
le : delle quali la persona non si dee cura-
re , mi spregiarle; e non avvilirsi, ma
perseverare in quella santa superbia , la
quale nasce da mente vertuosa e gentile ,
e non dalla propria volontà ; ma (4)daU’a-
more di Dio, e dalla carità : e non s’ha
a schifo il prossimo , ma ’l difetto e ’l vi-
zio. Onde Santo Jeronim i nella Pistola ,
che mandò a quella Santa Vergine Euslo-
chia , dove le ’nsegna (ò) conservare la ver-
(i) i giuochi. E. M. S.
(z) e gli scherzamenti. E. S. e gli
scherzi. M.
(,-i) nella camera , orando. E. M. S.
(4) delC amore di Dio e della carità.
E. S.
(5) osservare. E. M.
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. I?
gìnitade , e fuggire le cose contrarie; poi-
ché r ebbe ammaestrata , che fuggisse (i)
r usanza, e(z) la compagnia delle donne se-
colaresche e vane , acciocché’ loro reggi-
menti , e’ loro ragionamenti delle cose mon-
dane e carnali non viziassono la sua pu-
rilade , disse : Disce in hac parte sanctam
superbiam : scito te esse illis meliorem :
Appara in questa parte la santa superbia :
e sappi , che tu se’ migliore di loro. E (o)
un’ altra superbia rea : e questa si punte
considerare in' due modi. In prima , ia
quanto ella ha una generale iutluenza in
tulli i vizii de’ quali eli’ è (^) orriginale
principio e cagione : e in questo modo ò
una cosa colla cupidità ; della quale dice
r Appostolo : Radix omnium malorum est
eupiditas : Radice di lutti i mali è la cu-
pidità : e di questa non è da ( 5 ) parlare
qui , ma nel seguente capitolo. L’ altro ( 6 )
modo si punte considerare in quanto è
uno vizio speziale , distinto dagli altri vizii
capitali ; il quale, come è detto di sopra •
è uno amore disordinato della propia escel-
(i) usanze. E. M. S.
(z) le compagnie. E. S.
(d) ancora uri altra. E. S,
( 4 ) origine. E. M. S.
(5) parlarne. S.
(b) modo della superbia. E, M. S,
Passavanti, Voi, II,
2
i8
lenza : e di questa cotale superbia dobbia-
mo dire qui, della quale dice il Maestro
delle Sentenze , e prendela da Santo Gre-
gorio , che quattro sono le spezie della su-
perbia. La prima si è , quando alcuno be-
ne o alcuna bontà , che la persona ha ,
r attribuisce a se. La seconda spezie si è ,
quando (i) la persona crede bene avere
da Dio ogni bene (z) eh’ ha ; ma crede
che Dio glie I’ abbia dati per gli suoi me-
riti. La terza si è , quando altri si vanta
d' avere quello eh’ c' non ha. La quarta
spezie della superbia si è , (8) quando al-
tri desidera di parere o dimostrare singu-
larmente d’ avere quello ch’egli ha, di-
spregiando (4) gli altri. Contra la prima
spezie delia superbia paria Santo Paulo , e
dice. Quid habesy quod non accepistì? Che
hai tu , uomo , che non (5) hai ricevuto
da Dio ? quasi dica , nuUa. Onde e Santo
Bernardo contra questo vizio dice : Chi è
si stolto , che creda avere altronde , che '
da Dio quello eh’ egli ha ? almeno non
dovrebbe essere piggiore , che quello Fari-
seo del Vangelio , il quale riconoscea d’ a-
(1) t uomo. E. S.
(2) ch‘ egli ha. E.
(•>) quando desidera di parere e di-
mostrare. E. a.
(4) altrui. E. S.
(5) abbi ricevuto ? E. S.
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/
ig
▼ere da Dio aaello (i) che avea , e di-
cea : Gratias tioi ago , Domine , ec. Io ti
rendo grazie , Signore Iddio : e dicea quel-
lo che non avea di male, e quello ch’egli
avea di bene. Sì che almeno dava ad in-
tendere , che avvegnaché in altra spezie di
superbia offendesse , non peccava in ciò ,
che (2) gli paresse avere da Dio quello be-
ne che avea ; come fanno quegli super-
bi , che non riconoscono li beni eh' egli
hanno , e non ne rendono grazie a Dio ,
e così diventano ingrati, eh* è uno grande
vizio , a Dio e agli uomini spiacevole : del
quale dice Santo Greronimo , che grande
superbia è essere ingrato. Questi cotali ,
come dice Santo Gregorio , da che non
rendono grazie a Dio de’ beneficj ricevuti ,
non sono degni di riceverne più, ma d’ es-
ser privati di quegli , eh' hanno ricevuti. C
veribcasi verso loro quello , òhe dice San-
to Bernardo : Che la ingratitudine è uno
vento , che riarde e secca la fontana della '
pietade , la (3) rugiada della misericordia ,
e ’l fiume della divina grazia. Centra la se-
conda spezie delia superbia , per la quale
r uomo stima d’ avere per li suoi (4) beni
quello eh* egli ha , dice Santo Paulo : Gra-
(1) eh' egli avea. E. S.
(2) non gli paresse. E. M. S.
(3) rusciata. M.
(4) meriti. E. M. S.
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20
tia Dei sitm id qiiod sum : Per la grazia
di Dio io sono qaello , eli’ io sono ; quasi
dica : S’ io sono alcuna cosa , (i) o ho
neenle di bene. Lo per la grazia di Dio ,
e non per li miei meriti ; altrimenti la
grazia non sarebbe grazia ; come se l’uomo
jjdgasse uno (2) lavorante dell'opera e del-
' la fatica sua , non gli farebbe grazia veru-
na , ma ( 3 ) servercbbegli il debito della
giustizia. Così se Dio ci desse i beoetìcii
su<d per li nostri meriti , non ci farebbe
grazia, ma giustizia: (4) e cosi terrebbe via
la grazia di Din , cLe è errore a dire o a
credere ; conciossiacosaché ( 5 ) la grazia sia
principio e cagione d’ ogni bene. Potrebbe
altri dire : Dunque non merita I’ uomo
neeute , quantunque egli adoperi bene e
virtuosamente , da ebe sola la grazia il fa?
Dove si risponde , che i’ uomo bene ope-
rando , merita , in virtù della grazia ebe
Dio liberamente gli dit ; e non per le sue
•> operazioni , le quali sanza la grazia fatte,
non varrebbono neente appo Dio. Onde
avendo 1 ’ uomo la prima grazia da Dio, la
quale non si merita d’ avere , ma libcra-
(1) ed ho alcuno bene. E. o abho nien-
te. E. S.
(2) lavoratore. E. M. S.
(.j) ossen’erebbegli. E, M. S.
(4) e Correbbe. E. S.
('^) grazia di Dio. E. S.
1
/
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21
mente si dona : e operando secondo quella
cotale grazia , merita per (i) quella gra-
zia , che fa i’ opere sue essere meritorie ,
e a Dio accette e grate, d'avere maggiore
grazia, e anche la gloria secondo la grazia.
E questo volle dire Santo Paolo , quando
avendo dello : Gratta Dei sum id quod
sum , aggiunse : et gratta ejtis in me va-
cua non futi'. E la grazia sua non è stala ia
me vota o vana; ad intendere , eh* egli avea
bene adoperato secondo la grazia che Dio
gli avea data , colla quale egli avea , ope-
rando, meritato. E a ciò fare n’ ammaestra
noi , dicendo : Hortamur vos , ne in va-
cuum groCtam Dei recipialis : Noi vi con-
fortiamo , che non riceviate in voto la gra-
zia di Dio. Coloro ricevono in voto ed in
vano la grazia di Dio , i quali non sono
solleciti di bene operare secondo la ricevu-
ta grazia. Potebbesi qui fare una quislio-
ne. Se la grazia non si dà per li meriti ,
ma lìberamente sì dona ; perchè la dà Id-
dio più a uno , eh’ a un altro : e perchè
all’ uno , e non all'altro? Rispondono al-
cuni , e dicono : che avvegnaché Dio dea
più grazia a uno , che a un altro ; tutta-
vìa dà a ciascuno tanta grazia , ch'egli puo-
te meritare , ed essere salvo , purché non
ci dea dalla sua parte impedimento , non
disponendosi a riceverla, o non adoperando
(i) cotale graùa. E. S.
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21
secondo quella grazia. Alcuni altri dicono^
cbe tutta la massa della umana natura è
' peccatrice per lo peccato del |!)rimo Padre ;
e però ragionevolemente e giustamente è
privata della grazia di Dio , ed è dannata ;
ma Iddio n* elegge alquanti , secondo il
beneplacito della sua volontà , a’ quali dà
la grazia sua , avendoli predestinati a vita
eterna : gli altri lascia perire , secondochè
inerita la corrotta natura. A’ primi fa gra-
zia e misericordia : a gli altri non fa (i)
ingiuria , ma giustizia , benché non dea
loro la grazia. Ancora rimane la c^uistio-
ne in piede. Perchè dà la grazia ali uno ,
e non all' altro: ad alquanti, e non a tut-
ti ; conciossiacosaché tutti igualmente , e
non più né meno T uno , che 1 ’ altro , sie-
no peccatori del peccato originale della
corrotta natura. A ciò rispondono alcuni ,
e dicono : Che Dio dà la grazia a coloro ,
eh’ egli sa , che la debbono bene ricevere ,
e bene usare : e non agli altri , cbe sa
che non la nserehbono bene, e però non
la dà loro. Questa risposta non è sana , e
contiene errore; perocché pone legge alla
S razia , volendo che dipenda da’ meriti
eir uomo ; dicendo , che però la dà Id-
dio , perchè sa , (2) eh’ ella si debbia bene
(1) ingiustizia. M
(2) che la si dee. E. eh* ella si àeh-
be. S.
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23
usare ; conciossiacosaché sola la liberale
volontà di Dio la doni , ed ella medesima
è (i) cagione (a) dell'essere bene ricevu-
ta * e bene usata. E che sola la volontà di
Dio sia cagione della grazia , Iddio il dice
per la Sciiltura : Miserebor cui vo lucro i
et misericors ero , in quem mihi compia^
cueritx lo farò misericordia a cui io vor*
rò ; e sarò misericordioso , di cui mi
piacerà. E ciò diede Gesù Cristo ad inten-
aere nel Santo Yangelio per quella parola
della vigna dove si conta , che dando il
signore della vigna tanto (.3) a colui , che
era entrato a lavorare la vigna la sera a
vespro , quanto (4) a colui , eh’ era venuto
la mattina per tempo : e mormorando al-
cuno contra (5) , il Signore disse a quello
cotale : Amico , io non ti fo ingiuria ; che
io do a te quello , che tu hai meritato , e
che fu mio patto e tuo. lo voglio dare a
costui, che venne tardi, del mio a mio (6)
senno , avvegnaché non T abbia meritato.
Dove si dimostra , che non il merito no-
stro , ma la volontà di Dio è cagione
della grazia. Onde alla qnistione, che si
ai
12
( 3 )
•vigna
cascione. M.
dt essere. E. M. S.
a coloro , eh’ erano
a lavorare. S.
entrati alla
(4) a coloro , che erano venuti. S.
5) il Signore, e il Signore disse. M.
_6) modo. S.
li
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14
fò , perchè Dio dà la grazia all* uno e non
ah’ altro, o più all’uno che ah’ altro , (i)
dirittamente e (2) sanamente si risponde :
Perché Dio vuole così fare. E se più oltre
si domandas.se , perchè vuòte Iddio ? An*
cora si dee rispondere .* Perchè (3) Dio sì
vuole; e non andare più innanzi. Perocché
alla divina volontà non si punte assegnare
cagione veruna , se non la medesima vo-
lontà di Dio , del quale dice il Profeta ;
Omnia quaecumque voluit fedi : Iddio ha
fatte tutte quelle cose , eh’ e’ volle. Nòn
dee adunque la persona attribuire super-
bamente a’ suoi meriti qualunque (4) beni
abbia , ma alla grazia e alla misericordia
di Dio. Onde .Santo Paulo dice; Apparati
gratta Dei Salvatoris nostri , non ex ope^
ribus justitiae , quae fecimns nos , sed se-
cundum suam misericordiam salvos nos fé-
cit : Egli è apparila la grazia di Dio ^1-
vatore , non per 1’ opere di giustizia , che
abbiamo fatto noi, ma secondo la sua mi-
sericordia ci ha fatti salvi. £ Isaia dice :
Omnia opera operatus es in nobis , Domi-
ne : Tutte le opere nostre bai adoperale
in noi , Signore Iddio. Chiunque crede o
dice altro , fa ingiuria alla grazia di Dio,
(1) dirittamente si risponde. S.
(2) saviamente. M.
(3) Iddio fare sì vuole. E.
(4) bene. E. M. S,
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25
e Tinaneggia la sua misericordia : c fa Id-
dio scarso venditore della grazia sua . que-
gli che u* è larghissime e liberalissimo do-
natore. La quale egli ci conceda e doni ,
^ui est benedictus in secula seculorum,
[Amen. La terza spezie della superbia si è,
quando altri si vanta d’ avere quello che
non ha ; e ciò puote intervenire in due
modi. Il primo modo quando altri cre-
de avere quello , che non ha : il secondo
modo si èy quando altri sa bene, che non
ha quello colai bene , di che egli vana-
mente si loda e vanta . Il primo modo in-
terviene da grande cecbitade : il secondo
da grande vanitade. Grande cecbitade per
certo è, che paja all’uomo avere quelle
vertù e quelle boutadi , le quali in veru-
na maniera (i) egli ha. £ non è da ma-
ravigliare , se noi consideriamo quello che
dice Santo Gregorio , il quale dice , che la
superbia della mente accieca altrui , e non
lascia cognoscere la verità. E interviene
questo vizio per lo disordinato amore pro-
prio di se medesimo , il quale accieca T uo-
mo , e non gli lascia conoscere la sua ce-
chitade. Onde dice Santo Ambrosio: L’a-
more tuo inganna il giudicio tuo di te
medesimo ; e però è il proverbio comune,
che dice : E’ te ne inganna amore. Nasce
ancora questa cecbità dalla negligenzia di
(i) egli non lui. E.
*6
non pensare lo slato e’ propj difetti , i qua-
li se bene e spesso si considersssono, tcrreb-
boon r uomo io umiltà , e noi lascerebbo-
no (i) levare in superbia. E a ciò vale
molto specchiarsi spesso 4 leg^^endo la san-
ta Scrittura , la quale e per dottrina e per
esemplo insegna conoscere s^ medesimo , e
aprire gli occiti a vedere la sua miseria e '1
difet'o propio , e a correggerlo , secondo-
chè dice Sauto Gregorio. Ancora è cagio-
ne di tale ( 2 ) cecitade dare volentieri orec-
chi alle lodi de' lusinghieri , de’ quali dice
Seneca , che loro proprietà è d’ ingannare
altrui , e di fare , che 1’ uomo creda di se
quello, che non è. La qual cosa non inter-
verrebbe , s’ altri non gli udisse volentieri è
dilettevolmente; che come dice Santo Jeroni-
mo: nullo parla volentieri al mutolo e al sor-
do uditore. Onde Salomone dice ne’Proverbj :
PrìncepSf qui libenter audit verbo mendacii,
omrtes ministros habebit impios : Il signore,
che volentieri ode le parole (3) bugiarde dei
lusinghieri , avrà lutti' i snoi ministri bugiar-
di e rei. E anche grande vanità vantarsi
d’avere quello, che l’uomo sa per certo
che non ha , del quale dice Santo Job :
Vir vanm erigUur in superbia : L’ uomo
vano si leva in superbia. Dove dice la
(1) stare nè levare. S.
( 2 ) cechità. E.
(3) bugiarde y avrà. E. S.
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^7
chiosa : Quello uomo e detto vano , il qua-
le mostra d’ avere quello che non ha , e
montane in superbia. E (i) secondochè di-
ce San Tommaso , quel vantarsi è spezie
di bugiarda menzogna. La quarta spezie
della superbia si e, quando la persona
vuole parere , e (z) mostra d’ avere singu-
larmente quello eh’ egli ha , spregiando
gli altri ; e inchiude questa superbia due
mali : lo spregio del prossimo , e ’l fare
mostra di se. Lo spregio del prossimo è
contro alla carità , per la quale l’uomo
dee amare il prossimo , come se medesimo,
il quale , spregiando , offende. Questa su-
perbia avea quello Fariseo del Vangelio , il
quale lodando se , dicea : Non sum sicut
ceteri hominum ec. lo non sono come gli
altri uomini ingiusti e peccatori ; e spre-
giava il prossimo , dicendo: Nè sono come
questo publicano. E 'ancora tale spregio
contro alla carità di Dio è; perocché di-
spregiare altrui è , giudicare , che per al-
cuno male o difetto , che sia in lui , egli
sia degno d’essere spregiato. Judicare al-
trui è contro al comandamento di Dio , il
quale dice nel Santo Evangelio : Noìite ju-
dicare , et non judicabimini : Non vogliu-
(1) secondochè dice San Tommaso,
manca nel MS. Guadagni.
(2) mostrare. S.
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s8
te judicare, e non sarete judicati. E (i)
r Appostolo : Tu chi se’ , che giudichi (2)
altrui servo? Il secondo male, che ìnchiu-
de questa superbia , è , il fare mostra di
se : la qual cosa quanto sia vana , si ma-
nifesta per quello , eh’ è detto di sopra ,
e più innanzi se ne dirà. Contro a ciò
pai la Gesù Cristo nel Yangelio « e dice :
Attendile , ne justitiam vestram faciatis
coroni ìiominibus , ut videamini ab eis :
Guardatevi di fare (3) la giustizia vostra ,
cioè r opere giuste e buone , dinanzi (4)
agli uomeni , per essere veduti da loro. É
in uno altro luogo contro a coloro , che
fanno mostra delle loro opere , diceva :
Amen dico vobis , receperunt mercedem
suam. In verità vi dico ^ eh’ egli hanno ri-
cevuto la loro mercede ; quasi dica : Non
aspettino altra mercede da Dio dell’ opere,
eh’ e’ fanno , per essere veduti ; che 1’ esse-
re veduti , è la mercè loro.
(1) V Apostolo dice. E, S.
(2) r àltTui. E. M. S.
(3) la giustizia f cioè. E. S,
(4) dagU uomini. S,
I
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»9
Qui si pone un' altra distin 2 Ìone della Su-
perbia , ìa quale si distingue per do-
dici gradi.
Un’altra distinzione pone Santo Ber-
nardo della superbia nel libro de’ dodici
gradi dell’ umiltà: e dice, che dodici so-
no i gradi della superbia. 11 primo si è
curiosità , eh’ è una disordinata vaghezza
di sapere , udendo , vedendo , e spermen-
tando cose disutili , vane , non necessarie.
11 secondo grado è levità di mente, la qua-
le si dimostra nelle parole sopercbievoli e
vane , e ne’ reggimenti dissoluti e leggieri.
Il terzo grado è inetta letizia , cioè letizia
sconcia e sdicevole , la quale si mostra nel
riso , e negli atti incomposti (i) e dissolu-
ti. Il quarto grado è (z) injattanza, cioè
vantarsi , lodandosi vanamente. Il quinto
grado è singolarità , quando la persona fa
alcuna cosa di vista e d’ apparenza singu*
larmente oltre agli altri atti. Il (3) sesto è
arroganza, per la quale l’uomo crede, e
si tiene maggiore e migliore, che gli altri.
11 settimo grado è presunzione, per la
(i) e disonesti. E. S.
(a) ingiattanza. E. M.
{ò) sesto grado, E. M. S.
I
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3o
quale la persona repulauilosi più valente ,
c più sapere degli altri , presumine di fa-
re o di dire oltre^al dovere, e fare impre-
se , che non fanno, (i) o non attentano
di fare gli altri. L' ottavo modo e grada è
la difensioue de' peccati , per la quale l’ uo-
mo non volendo confessare umilmente i
suoi peccati, e dire sua colpa , gli difen-
de , e scusa , (2) o dicendo , che non gli
ha fatti ; o se dice (3) d' avergli fatti , scu-
sa 'il male , dicendo : Io feci bene : o se
pur confessa d’ aver mal fatto , dice , uon
fu così grande male : o se dice^ che fu
grande male , dice: (4) T feci per bene , e
a buona intenzione : o dice : Altri me ne
fu cagione, e fecelmi fare, li nono (5) gra-
do della superbia è simulata confessione
de’ peccati , per la quale avvegnaché altri
confessi colla propia sua bocca d'essere
peccatore , noi fa sinceramente , né eoa
buono cuore ; ma non potendo ricoprire o
scusare i suoi difetti, egli stesso gli dice,
e aggravagli , (6) dicendo ancora più , che
non è , o colie paròle e co’ sembianti umi-
li ; acciocché udendo altri quello , che di-
(1) o che non attendono. E,
(2) o dice. E. S.
( 3 ^ che gli ha fatti. E. S.
(4) IO il feci. E. S,
( 5 ) grado è. E. S.
(G) dicendo più.' E. S.
S.
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ce e mostra di se medesimo , impossibile
ed incredibile, non si creda quello che è,
o quello, ch’altri creda o sappia. 11 deci*
mo grado è rebellione , per la quale altri
è contumace , o disubbidiente a’ suoi mag*
giori , a’ quali de’ essere suggello. L’ unde-
cimo grado è libertà di malfare , la quale
l’uomo, posta giù la vergogna e la pau>
ra , desidera d’ avere, acciuccbè sanza nin-
no impedimento possa empiere i suoi de-
siderj , e fare la sua volontade. li duode-
cimo grado della superbia è 1' usanza del
peccare , per la quale 1’ uomo , dimenti-
cando il timore d' Iddio e la propria salu-
te, a’ carnali desiderj tutto dato, spregia
Iddio e’ suoi cumaudamenli , non usando
la ragione, ma seguendo la viziosa concu-
E iscenza. Questi dodici gradi della saper-
la si prendono per lo contrario a’ dodici
gradi deir umiltà , i quali pone Santo Be-
nedetto nella regola sua , e Santo Ber-
nardo nel libro suo : e comprendono que-
sti gradi non pure le spezie delia super-
bia , ma certe cose viziose , che vanno in-
nanzi e seguitano alla superbia ed agli al-
tri vizii ; e però non sì (i) spongono qui
con diligenza e stesamente , come fu fatto
di sopra delle spezie delle superbia , e an-
che perchè pj-'.* joaùzi se ne dirà di cia-
scuno nel luof __suo , trattando di quq,’ vi-
zìi , a’^ali s' appartengono.
(i) pongono. E,
/
3a
CAPITOLO QUARTO.
Dove si dimostra come tutti f*li altri
vizii nascono della Superbia.
Nel quarto luogo si conviene dire ,
come dalla superbia nascono tutti gii aL
tri vizii , siccome da mala radice. Dove è
da sapere , cbe , come dice il Savio Ec-
clesiastico : laitium omnis peccati est su-
perbia : 11 principio d* c^ni peccato è la su-
perbia : la <^ual parola si puute intendere
in due modi. L' uno modo , che'l peccato
del primo uomo , cbe fu principio e ca-
gione d’ ogni peccato , siccome dice Santo
Paolo : Per unum hominem peccatum in
hunc inundum intravit : Per uno uomo en-
trò il peccato in questo mondo ; (i) fosse
superbia. L’ altro modo si puote intende-
re , che la superbia sia uuo principio o-
riginale , ed una radice , dalla quale gli
altri vizii procedono e nascono. Se si pren-
de la superbia nel primo modo , certa co-
sa è , cbe ’i peccato del primo uomo , che
fu principio e cagione d’ ogni peccato , fu
(i) e ciò fu radice la superbia. E. S.
cioè la superbia. M.
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33
superbia ; avvegnaché più altri peccati cou-
corressono consegueiilemeate a quello pec-
cato ; ma la superbia , che noa è altro ,
come detto è di sopra , se non uoo appe-
tito disordinato della propria escellenza, fa
il primo peccato deir uomo, al quale, pruo-
va Santo Tommaso nella Somma sottilmen-
te e chiaramente, fu impossìbile eh* andas-
se innanzi altro peccato, (i) soppognendo
lo stato della iuuocenzia , e della origina-
le justizia , nella quale 1’ uomo era crea-
to. ( 2 ) Poi alla superbia seguitò la (3) di-
sobbedienzia , e ’l trapassamento del coman-
damento di Dio : e poi seguitò il peccato
della gola : e appresso la curiosità , ovvero
r appetito disordinato del sapere : i quali
peccati non sarebbono seguiti , se la su-
perbia non fosse ita innanzi. Se s* intendes-
se nel secondo modo , che ’l principio e
radice d’ ogni peccato sia superbia, è da
dire , che si ; imperocché in alcuno modo
ogni vizio e peccato grave dalla superbia
si di ri va e nasce. E dice peccato grave ;
perocché sono certi peccati leggieri, come
dice Santo Agostino , che non procedono
da superbia, come sono certi peccati, che
si commettono per ignoranzia, ovvero per
( 1 ) spunendo E. M. S.
( 2 ) Dopo la superbia. E. S.
(3) disubbidienza. E. M.
Passavanti, Voi. II,
3
I
34 . .
fragilità. Ma tra* peccati gravi il primo è
la superbia , come cagione , per la quale
gli altri peccali s* aggravano ; che tulla la
gravezza d’ ogni peccalo si (i) prende dal-
l’avversione, ciré da rivolginieulo , ovvero
dipartimento, che fa la volontà da Dio;la
quale avveisione prima e principalmente
s’ appartiene alla superbia , e consegueute-
meute agli altri peccati. Onde la superbia
si chiama il peccalo massimo , secoudocbè
spone la chiosa sopra quella parola del (2)
Salmo : Et emundabor a delieto maximo;
perocch’ è "1 primo e’I principale, e dal
quale gli altri si dirivano. Onde Santo A-
gostino, scrivendo a uno Conte una pisto-
la , dice : Della superbia nascono le ( 3 ) re-
ste , le sciame , le detrazioni , le invidie ,
r ire , le risse , le contenzioni , 1’ animosi-
tadi, 1* ambizioni, le presunzioni, le brighe,
gli spergiuri, e molti altri vizi! (4) nomina , i
quali non si ( 5 ) p< ngono i^ui per direbrieve,
e più innanzi si dirà di riascuoo nel luogo
suo. E Santo Gregorio nel libro de’ Morali ,
spoueudu quella parola di Santo Job: Exhor-
tationem ducum , et ulidatum exercitus :
Dice la superbia è regina de’ vizii , ec. e
(i) procede. E. S.
(z) Salmista. E. M.
( 3 ) l' eresie , le lascivie. E.
(4) nominati. E.
(ò) espongutio, M. S.
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aggiugne : Radice d* ogni male è la super-
bia : della quale la .Scrittura dice : Princi-
pio d’ ogni peccato è la superbia. Le pri-
me sue figliuole sono i principali sette vi-
zj , i quali della velenosa radice della su-
perbia nascono; cioè la vanagloria, la in-
vidia, l’avarizia, la gola, rira^(i) la tri-
stizia , e la lussuria. E uno poco più oltre,
dice , cbe ciascuno de' sette principali vizj
arma contro a noi suo esercito di vizj ,
che nascono di loro : e nominagli a uno
a uno : e poi dimostra , come i sette prin-
cipali vizj nascono 1’ uno dall' altro. E co-
me ciò sia , e come di ciascuno nascono
molti altri vizj , non si dice qui , ma di-
ressi nel luogo suo.
(i) t accidia. E. M. S.
36
CAPITOLO QUINTO.
Dove si dimostra la gravezza della super-
bia ^ e la molta sua njjensione ; e
come Iddio C ha in odio.
La quinta cosa che sì dee dire della
supeibia, si è della sua gravezza , e della
me Ila sua oi'i'ensione. Mostrasi la gravezza
della su|:etbia, per tanto che, come dice
Santo Agostino , sponendo quella parola
dell’ lùel< siasi ico : Iniiium superbiae apo-
slalare a Dto ; quoniam ab eo , qui fede
iliurn recess.t Lor ejus è maggior pec-
calo, che aposlalare da Dio, che ciò fa fa-
re il vizio della superbia (apostatale è pro-
piameiite partii si dalla religione , e non vo-
lere esser suggello uè obbedienle alla re-
gola , rh' altri ha promessa ) così fu la su-
pcibia, che uou vuole osservare (i) gli
orJiuamenti della Cristiana religione , nè
esser su^getla alla volontà d’ Iddio, la qua-
le è la regola, secondo la quale si dee vi-
vere. Au/i spregia Iddio , e’ suoi comanda-
menti: c però e detto il vizio della super-
bia gravissimo sopra gii altri ; che dove
(i) i comandarnentL M.
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37
gli nitri peccali si commettono o per Igno-
ransia , o per negligenza,’ o jier iragililà ,
o per concupiscenza , cbe fanno I' anim«
partire da Dio ; la superbia si parte da
Dio , perché non vuole essere suggetla al-
la volontà sua , e cosi spregia (j) Iddio ;
al quale dispregio seguitano poi tutti gli
altri peccali. E però 1* ba Iddio in gr-ande
dispiacere; onde dice per Amos Pnìfeta:
Detestar ego superbiam : 1’ ho fa abhomi-
nio e in dispiacere la superbia: E ne' Pro-
verbj di Salomone dice : lo bo in odio P ar-
roganza e la superbia. E non è da (z) ma-
ravigliare , se Iddio r ba in odio ; peroc-
ché , come dice Boezio: Tulli gli altri vi-
zj fuggono da Dio : sola la superbia s’ op-
pone contra Dio , resistendo alla volontà
sua. Per la quale cosa dice Santo (3) Ja-
cob : Deus superbis resistit ^ìmmilibus' au-
tem dot gratiam : Iddio resiste a’ superbi ,
ma aili umili dà la grazia. E ciò fa Iddio
ragionevolmente e giustamente; conciossia-
cosaché 'superbi ofi'endano la Divina Mae-
stà , e la sua signoria , alla quale tutte le
cose ubbidiscono , e sono soggette : ( 4 ) se
non se solo il peccatore superbo , il qua-
le non vuole essere suggello a Dio ; e pe-
(1) Iddio e' suoi comandamenti, E. S,
( 2 ) maravigliarsi. E. M,
(.3) Jacopo. E. S.
( 4 ) se non solo. E. M.
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38
rò ha in «dio la signoria di Dio , c rosi
non vorrebbe , che Dio fi'sse Signore. On-
de il Salmista dice de'supeibi: Superbia
eorum , qui te oderunt , ascendit semper :
La superbia di coloro, che t’ baonu in
odio, dice il Profeta parlando a Dio,
sempre sale. La qual parola sponendo San-
to Bernardo, dice: A tanto conduce la
maladetta superbia l’uomo, ch’egli ha in
odio Iddio, e non vorrebbe, che Dio fosse
Signore. Anche induce la superbia 1' uomo
a tanta stoltizia, che vuole essere simi-
gliantc a Dio, come dicea quello primo
superbo : Similis ero Altissimo : Io sa-
rò simigliante all’ Altissimo Iddio. Vuole
r uomo superbo esser simile a Dio ; che
come Iddio è sopra tutte le cose , e a uiu-
xia cosa è soggetto; così l’uomo superbo
Tuole soprastare a tutti , ed a niuno esser
sottomesso. E non solamente basta al su-
perbo di volere essere igeale a Dio ; ma
ancora si leva sopra Iddio. Così dice San-
to Bernardo, sponendo quella parola, che
Santo Paolo dice d’ Anticristo ; Qui extoU
litur y et adversatur supra amne , quod di-
citur Deus-. Ogni superbo si leva (») so-
pra Iddio : e pruovalo. Iddio , die’ egli ,
vuole die ki facci* la suo voloulÀ , e Così
vuole l’uomo (2) superbo: ecco che vuole
( I ) coatro a Dio , ovvero sopra . E. S.
(2) superbo, che vuole, E. S,
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essere (r) iguale a Dio. E vuole essere so-
pra Dio; cbe Dio vuole, cbe h volontà
sua si faccia nelle cose giuste e ragionevo-
li : e ’l superbo vuole , che la volontà sua
si faccia eziandio nelle cose ingiuste e scoii-
venevoli , e in quelle cose , che sono con-
tra Dio. Ragionevolmente si dice deli’ uo-
mo superbo quello , che d’ Aulici istor Ex-
tollitur , et adversatur^ ec. Egli si leva so-
vra Dio , ( 2 ) ed è avversario e contrario a
Dio. Ancora il superbo fa ingiuria a Dio;
ch’egli s’ingegna di torgli quello, ohe
Dio sper.ial mente si riserva , il quale dice
per Io Profeta ; Gloriam meam alteri non
dabo : Io non darò , dice Iddio , la gloria
mia altrui. £ Santo Paulo dice : &oli Lieo
honor et glorio: A Dio solo si dee dare la
gloria e 1’ onore. Contra ciò fa il superbo,
in quanto vuole essere onorato : e la glo-
ria , che Dio dice , che non dà altrui , il
superbo dice : Et io la mi torrò. La qual
cosa fa , quando deH’opeie sue vanamente
si loda e gloria , e desidera d' esserne dal-
la gente lodato ; cbe è torre 1’ onore e la
gloria , cbe è propia d' Iddio. Onde Santo
Gregorio nel libro de’ Morali, dice: Colui,
cbe loda quello ch’egli fa , e attriboisoc
(1) uguale. E. M.
( 2 ) et è avversario e contrario a Dio.
manca nell’ Ediz. et è avverso e contrario
contro a Dio. S.
40
a se quello eh’ egli adopera, si convince,
che niega la gl< ria d' Iddio, e pare ohe
questo cotale faccia guerra a Dio con 1’ ar-
me sue, ch’egli gli ha date: e ciò inter-
viene, quando l’iiomo di certi beni e gra-
zie , che Dio gli ha date , più eh' a molli
altri , se ne leva in supeibia , e vanaglo-
riasene; dond’ e’ do verebbe essere più umi-
le, e servire a Dio, come conoscente e
grato de’servigj ricevuti. Così dice la Chio-
sa sopra quella parola di Santo Job : Te-
tenclit adversus Deum eieclo collo : Il su-
S erho prende cagione di fare guerra a Dio,
code dovea prendere materia umilemen-
te di servirlo. Per le molle offese, che’ su-
perbi fanno a Dio , e' gli La in odio : e
come eglino spregiano Iddio, così egli spre-
gia loro- Segno di ciò si è , che spesse vol-
te e’ gli abbaile , e toglie loro io stalo e
la signoria, eziandio (i) in questa vita,
come a disutili e indegni ; e pone in luo-
go loro , e io loro dispetto e vergogna , per-
sona povera e di vile condizione. Così di-
ce il Savio Ecclesiastico : Sedes ducurn su-
perborum evertit, et. sedere Jecit humiles
prò eis : Iddio ha gittate per terra le se-
die , cioè lo stato e la signoria de’ duci su-
perbi , dove , indegnamente sedendo , reg-
gevano : e ha fatto in loro luogo sedere
coloro, che sono umili e des|>elti , e di
(i) in questo mondo. E. S.
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. .
bassa coDdizione. Ancora in segno , che
Dio gli ha in dispetto e a vile, spesse vol-
te gli percuote e (i) balte con vili (2) co-
se; come (i) diviene alcuna volta, quan-
do alcuna persona nobile e di slato abbia
ricevuta alcuna ingiuriosa onta , o olirag*
giosa villania da persona vile , non ne pren-
de vendetta onorevole, o con le sue ma-
ni , abbiendo in dispetto la vile condizio-
ne; ma faraone fare vendetta per uno suo
fante con cosa fastidiosa e abbomiucvole ,
come sarebbe uno strofinacciolo , o un
ventre pieno, o cosi falle cose. Cosi fa Id-
dio de’ superbi , mostrando com’ egli gli
abbia a vile , come dice Santo Agostino
delle piaghe, colle quali Iddio percosse
Faraone Re d’ Egitto superbo , col popolo
suo , (4) spregiatori de’ suoi comandamen-
ti. Poteva Iddio, dice Santo Agostino,
co’ leoni e con gli orsi domare e (5) pia-
gare il popolo superbo; ma volle far/3 col-
le l’ane , e colle mosche . e colle (6) zeu-
zare , acciocché con cose vilissime si do-
masse r umana superbia. E se adiviene ,
cb’alcuna fiata voglia curare e sanare per sua
(1) abbatte. M.
(2) pertosse. E. M.
(3) avviene. E. addiviene. S.
(4) spregialort . E. S.
(5) piegare. E.
(b) zatuare, E.
bpnIs;nUà gli uomini saperbi; con vili slru-
meot» e rime-lj medicandogli , cura la lo-
ro infermiiade e la loro piaga : come di-
ce Santo Gregario , che Dio lascia I uomo
superbo, il quale per alcune verlù o bou-
tadi , cb’ egli abbia , o che gli pf*j'’^ avere,
si leva (i) sovra gli altri, cadere in alcu-
no peccato vile e d infamia , acciocché con-
fuso e vituperato ( 2 ^ #’ aumilii- E di ciò
parla bene Santo (3) Isidero , il quale di-
ce nel bbro del Sommo bene t Colui , nel
quale regna il vizio della superbia , e non
si sente , cade nella lussuria della carne :
e fa iddio palese il suo peccato ; acciocché
la confusione e la infamia del peccato brut-
to il faccia risentire , che prima era insen-
sibile; e umilisi quegli, che prima era su-
perbo. 11 quiile detto sponendo Santo Tom-
maso nella Somma , dice : In ciò si dimo-
stra , quanto sia grave il peccato della su-
perbi» , che per correggerlo il lascia Iddio
cadere negli altri peccati gravi : come fa il
savio medico , che per alcuna grave infer-
mità lascia , o fa lo ’nfermo cadere iu una
minore. E di ciò si potrebbono molti esem-
pli scrivere , de’ quali solo uno , per dire
breve , ne ( 4 ) porremo qui.
(1) contro agli altri. Questo cotale
lascia iddio cadere. E. AI.
( 2 ) si s' umilii. E.
^.3) Iddoro. E M.
( 4 ) porteremo. E, M,
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LeggesI nella "vita de’ Santi Padri , cLe
fu uno monaco, il quale dimorato lungo
tempo nel diserto in grande peuitenzia
ed (i) esercitazione in molle virludi , non
avea quella umiltà , che avere dovea coll’al-
tre grandi virtudi; ma com’era in gran*
de opinione della gente , così era in se
medesimo , e tcneasi il maggiore degli al-
tri. Or volendo Iddio umiliare la sua su-
perbia , acciocché non perisse, (2) per-
misse , che fosse tentato , e dalla tentazio-
ne vinto. Onde il diavolo si trasfigurò in
abito e in figura d’una femmina giovane:
e venendo di notte tempo alla cella di co-
stui , ( 3 ) cominciò a rammaricarsi doloro-
samente della sua sventura , dicendo , co-
me ella era capitata in quello luogo diser-
to : e la notte scura non le lasciava cono-
scere la diritta via : e’I freddo grande, il
quale dimostrava con (4) continua triemi-
to , r affliggea : e la paura delle salvalicbe
fiere la sbigottia forte: e così con lamen-
tevòii voci e con lagrimosi sospiri dicendo
male suo , pregava il Santo Padre, che
non la lasciasse perire , e che per solo Id-
dio la ricevesse in qualche canto dentro
(1) esercitalo . E. S. esercitazione di
molte. M.
(2) premesse. E.
( 3 ) cominciassi a rammaricare. E.
(4) gfondissimo. E,
44
alia sua cella. Mosso il Santo Padre a pie-
tà e a compassione di tanto cordoglio , ia
pViina apri la Hnestn ; e dotnaodaudo d’ap-
presM) qiiesla lemmlaa diavolo , ovvero
qiu‘>ito diavolo femmina, della sua fortu.-
noj,a condizione : ed ella , viepiù piangen-
do, dicendola; alla fine aprì l’uscio, e (i)
mlsela dentro. Dove richiesta se volesse
mangiare: e rispondendo , che nò; ma mo-
strando segni di grande freddura , il San-
to Padre (2) raccese il fuoco , intorno al
quale sedendo questa diavola , ed egli ap-
presso di lei , ora sbadigliando , ora pro-
tendendo le braccia, e mostrando i piedi
e le gambe al fuoco, dicea con parole dol-
ci e soavi di suo stato , e domandava a
lui, quanto tempo era stato in quello di-
serto, perchè con tanta penitenzia s’ afilig-
gea: colle parole, alquanto sorridendo,
gittava inverso il servo di Dio uu pudico
sguardo; e parlando (. 3 ) d’ una e d’altra
parole piacevoli , (4) come la diabolica ma-
lizia colla lingua femminile sapea accon-
ciare, a poco a poco verso lui si venia
appressando : e toccando 1’ aspro mantello
(1) messela. E.
(2) accese. E.
(d) d' una -cosa e d' un altra. E. d' li-
na e d’ un altra S.
(4) con diabolica malizia , come la
lìngua. E.
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45
e la cocolla (i) ruida , ora le mani e le
Lraccia, per la grande etade e per la lun-
ga astinenza vizze e magre, e fredde , por-
gea le mani ìuBno al petto , ed alla bian-
ca barba. Avresti veduto quello male arii-
vato parere contento di ciò , eh’ ella facea
e dìcea , e (z) aspettare , cb’ ella facesse
più innanzi. E uuu andando per tutte le
parole , la innata concupiscenzia , che nella
'vecchia carne e nell’ ossa aride era addor-
mentata, si .cominciò a svegliare, la favil-
la quasi spenta sì raccese in lì ìmma, e le
frigide membra ( 3 ) come morte giaceano
in prima , si risentirono con oltraggioso
orgoglio. Il misero combattuto dentro , e
di fuori intorno intorno assediato , non
veggendo , nè ingegnandosi dì veder sito
scampo , come già preso e legato , s* arren-
dè. E consentendo di fare il peccato , ste-
se le mani per abbracciare quella figura
fantastica , la quale di subito (^4) sparì , e
più non la rivide. Rimase costui confuso
c scornato, e grande moltitudine di demo-
“j su per la cella , e intorno di lui , fac-
cendone beffe e strazio , dicevano : O mo-
naco , monaco, che podi’ è salivi in cielo ,
(i) ruida. E.
(z) aspettava. E. S.
(ò) che come morte si giaeeanó. E,
M. S.
(4) sparve. E. '
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46 ^
come se* caduto e rovinato e vilmente ab-
battuto , che volesti fare cosa , che a uno
di noi non sofferse il cuore di patire ! ^oa
potrai mai apparire tra genti , nè gli occhi
al cielo levare. Ritornando il monaco a se
medesimo , compunto e dolente pianse e
confessò il suo peccato , e Dio gli perdo-
nò : e rimase umiliato , il quale prima era
superbo : dicendo col Salmista : Humiiiatus
aum usquequaque , Domine : vivifica me
secundum verhum tuum : Io sono umiliato
da ogni parte: viviBcaini tu. Signore, se-
condo la tua parola. Non solamente ha Id-
dio a vile e in dispregio la superbia , ma
egli r ha in grande odio. Onde dice il Sa-
vio Ecclesiastico ; Odibilis est coram Deo
et hominibus superbia : La superbia è odio-
sa a Dio e agli uomini. Ed è quest'odio
molto invecchiato ; e però non agevolmeo-
te si placa e si toglie ; che come incomin-
ciò la superbia , comincine 1* odio di Dio
contro a lei , come dicea quella Santa Don-
na Judit: Superbi ab initio non placuerurU
tibi ; sed humilium et mansuetorum tdfi
placuit deprecatio. Parlando a Dio , dicea
la Donna Santa : Infine dal cuminciamento
del mondo mai non ti (i) piacqueno i
superbi ; ma sempre ti piacque il priego
degli umili e de’ n^ansueti. E avvegnaché
multe sieno le cagioni di quest'odio, deile
^i) piacquero. E, M, piacque. S.
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. 47
quali è già detto , tra Y altre è una spe-
ziai cagione ; e quest’ è che il superbo non
si vergogna del peccato suo: anzi, (i) eh’ è
peggio , spesse volle se ne vanta e loda ,
che è una cosa , che mollo spiace a Dìo.
Onde Santo Agostino dice; INiuna cosa di-
spiace tanto a Dio, quanto la testa ( 2 ) er-
ta dopo il peccato , del quale 1' uomo si
dovrebbe vergognare, e umiliarsi.
Qui sì dimostra quali sono i segni ,
che Dio abbia in odio
la superbia.
Segni molti dell’ odio d’ Iddio contra
la superbia si truovano nella Santa Scrit-
tura. In prima sono le (3) spesse minacce,
che Dio fa contr’ a’ superbi. Onde Jeremia
Profeta dice in persona di Dio: Ecce ego
ad tó, superbe f dicit Uominus exercituum:
venie dies tuus , tempus vsitationis : et ca-
det superhus , et corruet , et non erit , qui
suscitet eum: Ecco che Dio dice a te su-
perbo , verrà il di tuo , il tempo della vi-
sitazione , e cadrà il superbo, o rovinerà,
e non sarà chi '1 rilievi. E Santo Job par-
( 1 ) che peggio e, che spesso, E,M.S.
(i.) atta. 6.
(.)) molte. E, S.
as
landò del superbo , dice : Si ascenderit in
coetum superbia ejus , et caput ejus nubes
letigerit, quasi sterquilinium in Jine perde-
tur: Se (i) sarrà iti Cielo la superbia, e ’I
capo suo toccherà i nuvoli, fiualnieute co^
me nno letame si distarà e perderà. On-
de (2) Cisaia per parte d' Iddio , minac-
ciando diceva ; y ae coronae superbiae :
Guai alla corona della superbia. E in più
altri luoghi della Scrittura terribilmente gii
minaccia Iddio, a dare ad intendere ia
quanto, odio egli abbia la superbia. 11 se-
condo segno , che Dio abbia in odio i su-
perbi, si è, che sottrae e toglie loro l’aju-
to. della grazia sua: ed è cosa molto giusta
e ragionevole ; perocché come agii umili
dà la grazia, perch’egli riferiscono in Dio
ogni gloria, dicendo col ( 3 ) Profeta: Non
no bis , Domine , non nobis , sed nomini
tuo da gioriam: Non a noi. Signore, non
a noi , ma al nome tuo dà la giuria ; cosi
a’ superbi toglie la grazia, perchè eglino-
tolgono la giuria a Dio , e indegnamente
r attribuiscono a loro. E non solamente
sottrae loro 1' ajuto della grazia ; ma , co-
me dice Santo (4) Jacob , resiste e conta-
sta loro, onde non possano avere speranza
(1) salii à. M. sarà. E, S,
(z) Isaia. E M. S.
{à) Salmista. E. S.
(-,) Jacopo. E. S.
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veruna dì salire in Cielo , nè d’ avere glo-
ria , tolta loro la grazia , per la quale si
pervieue alla gloria. E non abbiano tidan-
za veruna, perchè Dio gii permetta in que-
•ta vita salire a stato <i’ alcuna dignità e
d’onore; ch’egli ’l fa, perch' e’ caggiauo ed
abbiano maggiore (i) stoscio , e sia mag-
giore e più , grave la ruiua loro. L’ altro
segno deli’ odio d’ Iddiò contra' superbi si
è, che, conciossiacosaché gli altri pecca-
tori Iddio punisca misericordiosamente ,
soli i superbi punisce e danna eoa rigore
di giustizia aspramente.' Onde il Salmista
dice : Retribuet abundanter facientibus su-
perbìam: Iddio renderà (z) abundantemen-
te a buona misura tormento e pena ' a co-
loro , che fanno la superbia , cioè ch’ado-
perano con superbia. É ciò si dimostra piu
apertamente nel libro della Sapieozia , do-
ve si dice .* Exiguo conceditur misericor-
dia: potentes autem potenter tormenta pa-
tienturi All'uomo piccolo e umile si con-
cede misericordia ; ma i potenti superbi ,
potentemente e gravemente avranno a so-
stenere ì tormenti. L’altro segno, che Dio
ha in odio la superbia si è , die 1' uno e
r altro avvenimento di Cristo è contra la
superbia. Il primo avvenimento fu contro
i) percossa. M. stroscio. Et S-
z) abbondanumente. E, M,
PassavantL Voi. IL
4
5p
alla superbia , per sanarla collo esempi*
della sua umiltà , e collo impiastro .della
sua passione. Onde dice Santo Agostino :
Per lo grande peccato della superbia Iddio
umile venne nel mondo. 'Questa grande (i)
«infermità dell’ anime trasse di Cielo 1’ on-
nipotente medico , e in&no alla forma del
servo r umiliò ad essere schernito e stra-
ziato « in sul legno della Croce confitto e
passionato il condusse ; acciocché per lo
rimedio di tale medicina 1' enfiatura della
superbia si sanasse. Vergognisi adunque
r uomo d’ esser superbo , per lo quale è
fatto umile lidio. Il secondo avvenimento
di Cristo sarà contra la superbia , non già
per sanarla^ ma per giustamente punirla e
dauuarla : del quale dice Isaia Profeta;
Dies Domini exercituum super omnem su-
perbum et excelsum , et sisper omnem ar-
rogantem ^ et fuimiUabitiir -, Il di dell’avve-
nimento di Dio al giudicio sarà sopra ogni
superbo, altiero ed arrogante, e sarà umi-
liato ed abbattuto. Onde per lo grand*
odio e dispiacere , che Dio ha centra’ su-
perbi, dice per lo Salmista; Non habitabit
in medio domus meae^ qui f adì supeibiam:
Non abiterà nella mia casa l’uomo superbo.
infermità trasse. SI,
/
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5i
Qui si dimostra come la Superbia offende
Angeli e gli uomini.
Anche offende la superbia gli Angeli
Santi , ed è loro odiosa ; perocché per la
superbia cadde il primo Angelo , e rovinò
di Cielo con tutti i suoi seguaci , e fatti
sono d'Angeli (i) domooj : e ancora per>
che veggiooo , che la superbia fa 1’ uomo
levare contro a Dio , e sopra Dio , che
sommamente dispiace loro. £ se ne’demonj
dello inferno potesse essere diritto giudicio
della ragione^ avrebbono in odio la super-
bia ; imperocché , come dice Santo Agosti-
no, per la superbia il diavolo fu fatto mi-
sero. Offende la superbia il prossimo in
molti modi. In prima 1' uomo superbo of-
fende il prossimo col cuore , avendolo a
TÌle , e spregiandolo. Onde dice il Savio
Ecclesiastico : Sicut abomiruuio est superbo
humilitas^ ita execratio diviti pauper-. Co-
me al superbo è in abbomiua^ioue f umil-
tà , così all' uomo ricco è in dispregio il
povero. Aucbe 1’ offende colla bocca in
molti modi , o vantandosi , o ( 2 ) lodando
se medesimo, che è cosa molto spiacevole,
(1) demonj, E. M. S,
( 2 ) lodandosi se. E, S,
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5 «
e a udire grave , come dice Salomone ne*
Proverbi : Qui se jàctat, et dilatai jurgia,
moncidtt: Chi si vanta, e dilatasi in parole
di sua loda, provoca gli uditori a ri nere*
•cevole spiacere, (i) e a farsi biasimare, o
cooteudendo , o litigando, e pertìnacemeU'
te le sue parole, o vere o non vere ch’el-
le sieoo , difeo'lendo , e affermando ; co-
S liendo pruova, e volendo, che la sua stia
i sopra; o dicendo parole villane, ingiu-
riose, oltraggiose, o soperchievoli , (a) con
minacce , con rimproveri , disperando al-
trui. Onde Salomone ne’ Proverbj dice :
Ubi fuerit superbia , ibi et contumeliae .*
Dove sarà la superbia, saranno parole ol-
traggiose e villane, (d) Anche offendono
altrui gli uomini superbi co* fitti , ingiu-
riando , oltraggiando , perseguitando , mo-
lestando, gravando nelle persone, nell’ave-
re , nello stato , nella fama , non lascian-
do (4) altrui stare nè vivere in pace , de*
quali dice il Profeta : Superbi inique age~
bant usquequaque: I superbi faceano sem-
pre e in ugni luogo opere inique e ingìu-
sle. E però in persona di tutti coloro, cn’e-
rano ingiuriati e oppressati , dicea il Sal-
mista : Confundantur superbi , quia in/uste
" ' < Vi
(1) e farsi. E. S.
(2) con minacci. E. o minacci. 1$.
(d) ancora. E. S.
^4) «Itrì. E> S, ,
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Google ^
ss
iniquitatem fecerunt in me : Siedo confusi i
superbi; perocché ingiustamenle hanno fat>
to iniquitade contro a me. E che (i) ioi>
quità adoperino gli uomini superbi^ Salo>
mone il dice ne’ Proverbj : Arma et già-,
dius in via superbi: E ’l Savio Ecclesiasti-
co dice : Effusio sanguinis in via superbo-
rumx Arme, e coltello, e spargimento di
sangue nella via degli uomini superbi. Fan-
no uu’ altra offesa al prossimo gli uomini
superbì, dando il ( 2 ) malo esemplo; che,
conciossiacosaché gli altri peccatori , come
sono gli adulteri, e’ ladri, e più altri, na-
scondano le loro male opere , de* quali di-
ce l'Evangelio: Q«i male agit^ odit lucem*.
Colui , che mal fa , ha in odio la luce ; i
superbi le fanno manifeste^ e palesi , come
coloro che non se ne vergognano, ma se
ne gloriano e vantano. . Onde la loro con-
versazione fuggiva il Profeta , quando di-
’ cera : Superbo oculo , et insatiapili corde ,
cum hoc non edebam : Io non mangiava ,
e non usava con colui , che avea 1’ occhio
superbo , e *1 cuore , che mai non si sazia-
va. È adunque ragionevolmente (3) e spia*
cevole e odiosa a Dio a agli uomini la su-
perbia , e non solamente a* mansueti e agli
ià. k
i) gli uomini superbi operino iniqui-
male esempio. E.
(ó) spiacevole. E. M. S.
54
umili, come cosa loro contrarie, ma ezian>
dio a' superbi ; che i’ uno superbo ha in
odio 1’ altro , conciossiacosach' e* sieno fra*
felli iu uno medesimo vizio , e Sgliuoli
d’ mio padre : a’ quali dicea Gesù Cristo
nel Vangelio ; Vos ex potrà diabolo està :
Voi siete figliuoli del diavolo , il quale è
vostro padre. Onde ne’ superbi pare che
falli quella regola generale, della quale di-
ce il Savio Ecclesiastico : Ogni uomo s’ ac-
compagna col suo simile ; ma 1’ uomo su-
perbo (i) non ama compagnia di veruno (2)
superbo , anzi come dice Salomone : Jnùer
superbos semper fargia sant : Tra gli uo-
mini superbi sempre sono discordie e liti.
Onde dice Santo Agostino : La superbia
hae sempre in odio la pace e la compagnia
altrui. E (3) Innocenzio : La superbia a
ogni uomo è importabile e odiosa : e ogni
altro vizio si ama il suo simile : 11 (4) su-
perbo ha in odio l’ altro superbo.
(1) non s’ accompagna con 'veruno.
E. M. S.
(2) superhìo. S.
(3) Innocenzio dice. ' S.
(4) superbio. S.
I
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55
‘Qm si dimostra come la superbia offenda
e nuoce al propio soggetto , cioè al-
VìÀomo^ nel tjuale ella regna.
Offende più che tutti gii altri vìzj la
superbia il propio suggetto , cioè V uomo «
nel quale ella regna. In prima ella gli to-
glie Iddio, eh’ è ogni b(ene, come dice Ugo
di Santo Vittore: e toglie il reame del Cie-
lo > e profondalo nello inferno. Onde fu
detto a quello primo superbo , in persona
di tutti gli altri , per Isaia Profeta: Dixi-
sti in corde tuo , in Coelum conscendam >
etc. verumtamen ad infernum detraheris :
Tu superbo dicesti nel cuor tuo : Io (i)
sarrò in Cielo ; ma tu sarai strascinato e
gittato nello inferno. Onde come per 1’ u-
miltà si sale in Cielo; così per la superbia
si rovina nello inferno , secondo lo stan-
ziamento della legge Evangelica , la quale
dice : Qui se humiliat exaltahitur , et qui
se exaltat humiliabitur. Nuoce anche la
superbia all’ uomo , eh* ella il fa indegno
della misericordia e della grazia d’ Iddio ,
della quale dice Santo Agostino: Ninno ha
più bisogno della misericordia d’iddio, che
colui, cu’ è misero: ninno n’è tanto iude-
( \) sarò. E.
\
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56
gno , quanto il superbo misero , il quale
spregia la medicina della misericordia. Go-
de dice il Savio Ecclesiastico ; Eócecratus
est eos prae superbia eorum ; et non est
misertus^ totam gentem perdensx Iddio gli
ebbe in odio , abbomi Dandogli per la su-
perbia loro : non ebbe misericordia di lo-
ro, dannando tutta la loro gente. Un altro
uocimento e danno fa la superbia all' no-
mo ; eh* ella gli toglie il lume dello intel-
letto, e fallo oscuro e tenebroso. Così dice
la Chiosa sopra quella parola del Vange-
lio; vident , caeci fieni, I superbi, a*
quali pare essere , e tengonsi savj , diven-
tano ciechi. E di ciò parla Santo Gregorio
ne’ Morali, dicendo, che Impedimento del
lume della verità è la superbia della men-
te. Onde il Salvatore nel Yangelio dice ,
che la verità è nascosta , e celata a' pru-
denti ed a* savj , e rivelata a’ piccoli ed
a* (i) pargoli;' intendendo, come ( 2 ) spone
la Chiosa , per li savj i superbi , e per li
piccoli gli umili. E a questo intendimento
fa quello, che dice Santo (3) Gregorio ne*
Morali sopra quella parola ; Viam ejus in~
teUigere noluerunti 11 lume dello intendi-
mento r umiltà l'apre, la superbia il na-
G) parvoli. E. M. S.
( 2 ) dice. E, S.
(3} Gregorio sopra. E. S.
Digilized C joogle
■oonde, e induce Tuomo a tanta (i) ceci*
tà , ch’ella fa l'uomo cadere io errore, •
fallo eretico. Oude la tgnoranzia non fa
r uomo eretico ma la superbia, per la qua*
le r uomo sta pertinacemente nell' ostinato
errore , e difendelo. Fiuoce anche la super-
bia all’uomo, che Taffetto suo disordina e
guasta : e quel che si dovrebbe levare in*
Dio , levandosi in superbia , cade , ed è
sottomesso alla misera servitù del vizio ,
della quale parla Santo Gregorio nel libro
de' Morali , e dice: Il vizio della superbia,
levando il cuore misero sopra gii uomeni,
il sottomette al vizio , che non puote esser
più misera nè più grave servitù. E però
dice la .Santa Scrittura : Non vlevetur cor
ejus in superbiam: Non si levi» il cuore
dell’ uomo io superbia. Anche nuoce la
superbia all’uomo, ch’elld toglie all’anima
la sua bellezza, e la sua formosa figura,
la quale è fatta alla immagine d’iddio: ed
ella (z) induce la immagine del diavolo ,
come dimostra Santo Anselmo nel libro
delle Similitudini; imperocché l'anima ( 3 )
si trasforma , secondocb’ eli’ ama : e super-
bia non è altro , (4) che amare quello che
(1) cechità. E. S.
(z) la induce alt immagine. E. M. S.
(ó) trasjigura. E. S.
(4) se non amare. E. S.
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58
ama il diavolo ; (i) onde e la 6gura det
diavolo s’(2) impronta oelP anima , e tante
sformule imagini sozze, e stravolte, a quante
cwe siiperbumente con vizit)so affetto la
mente si rivolge ed ama. Gode diventa l’a-
nima , di sua natura e per grazia (3) spe-
ziuza e bella , (4) tutta enlìata , cieca ,
travolta , torta ; e brievemente , tutta sua
bellezza perdendo , diventa bestiale , mo-
struosa e brutta. E questo spezialmente in-
terviene , quando la superbia nasce del
suo (5) contrario; che, come si dice, che’l
parto è parto mostruoso , quando nou è
secondo sua natura , come se una donna
partorisse uno toro, come dicono le favole
de’ Poeti di quella Reina Pasife , che par-
torì il Minotauro ^ che era mezzo uomo e
mezzo toro: ovvero quando il parto , o uo-
mo o bestia che fosse, avesse più capi o (6)
piue membra , e non I* avesse nel luogo
suo. Cosi la superbia , che molte volte na-
sce del suo contrario , e nou del suo si-
mile, cioè delle vertudi e delle grazie date
(1) onde la figura. E. onde ella ha
la figura del diavolo lì impressa. M.
(2) impronta. E. S.
(.3) speciosa. E.
(4) tutta stravolta, E. S.
(j) contrario, come E. S.
(b) più. E. M.
\
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da Dio, delle quali l’uomo diventa (i)
superbo, la mente diventa quasi come uu
toro : la qual C( sa vieta il Savio Ecclesia-
stico , il quale dice: Non te extutias in
cogitatione tua velut tautus , ne forte eli-
datur virtus tua. Non ti levare in allo per
superbia , come fa il toro , acciocché la
tua virtù non sia abbattuta e gittata a ter-
ra. E non pure uno capo, ma molti ha (2)
la superbia ; che , com' è detto di sopra ,
tutti gli altri vizj capitali nascono di lei ,
che sono sette i principali , sanza quelli
che nascono di loro. Onde la superbia ò
simile all' Idra .d’Èrcole, della quale dicono
i Poeti, ch’era uno serpente, che a vea set-
te teste ; e se se ne tagliava una < ne ri-
metteano più. Così interviene della super-
bia , la quale , avvegnaché 1’ uomo alcuna
volta abbia vittoria (3) d’ alcuno de’ vizj ,
levandosene in superbia , ne fa nascere o
rimettere più. £ però fu bene-figurata la
superbia per quella fiera bestia, della qua-
le dice Santo Giovanui nell’ Appocalissi ,
ch’avea sette capi , e (4) diece corna ; in-
tendendo per gli sette capi, i sette vizj (5)
capitali, che dalla superbia procedono:
(1) super bio. S.
(2) la superbia, come,' E, $.
(3) d’ alcun vizio, E. S.
(4) dieci. E. M.
(5; principali, E. M. S.
6 o
e per le diece corna, ii Irapassamento (t)
e la trasgressione de* dieci co manda menti
della legge ; (2) imperocché d’ogni peccalo,
e trasgressione è cagione e principio la su-
perbia, nome dice la Chiosa, sopra quella
parola (.^) del Savio : Si mei non fuerint
dominati, lune irnmaculatus ero. !Nuoce
ancora la superbia all’uomo; imperocch'ella
lo inganna in molti modi. In prima , che
dov^ ella mostra di levare 1* uomo (4) in
alto, e porlo in istato d* cscelienza e di (5)
dignitade , ella il fa cadere e rovinare.
' Auzi quello levare in alto è uno cadere ,
come dice Santo Agostino, sponendo quel-
la parola (6) del Salmo t Dejecisti eos ,
dum allevarentur : Quando i superbi si le-
vano in alto , tu gli (7) gittasti a terra. E
Santo Gregorio dice , che gli uomini su-
perbi , abbandonando e spregiando la glo-
ria e la. potenzia del suo Creatore, rovina-
no in se (8) medesimo, cercando la propia
gloria. Onde Santo Job parlando a Dio ,
con dispiacere degli uomini superbi , dice-
(i) della trasgressione. E. S.
(2,) imperò. E,
(Z ) del Salmista. E. S. del Salmo, M,
( H.J molto in alto. E, S.
( 5 ) degnità. E. M.
^6 ) del Savio. E. S,
(1) 5*^**
(h J medesimi. E. M. S,
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6i
•n: Respice cunctos superbos^ et confunde
eoSf et cantere illos in loco suo: Ragguar*
da tuUj i superbi, e confondigli, e trita i
peccatoci spietati nel luogo loro. La qual
? arola (i) spone Santo Gregorio , e dice?
I luogo de' superbi è la superbia , la quale
abbatte , e fa rovinare coloro , i quali in
alto lieva. E però dice Sulonume ne’ Pro-
•verbj : Ante ruifìom (2) exnltatur cor: In-
nanzi >>lla rovina si lieva (.'S) lu alti il cuo-
re. Inganna anche la superbia l’uomo, in
qu.into ella fa le sue cose preziose vendere
vile, e l’altrui cose vili (4) comperare ca*
re. Le cose preziose dell’uomo, sono rcpe«
re buone , le quali sarebbono degne del-
r eterna mercede, se l’uomo non ne volesse
loda e favore (5) umano: e ciò fa fare la
superbia. Cosi dice Santo Gregorio : (6)
Quando P uomo (7) della buona opera cer>
ca d’avere, o desidera alcuna cosa tempo*
rale , per vile prezzo vende quella cosa ,
eh’ era degna dell’ eterna retribuzione. Le
cose vili compera care l’ uomo superbo ,
quando per lo vento della superbia perda
(1) sponendo San Gregorio dice. E.S,
(2) es.allabi»ur. E. M. S.
(3) in alto. E. M. S.
(4) compera E. S,
(5) mondano. E. M. S.
(6) che quando. E. S.
(7) della sua buona. E. S.
6z
il reame del Cielo, come dice (i) Santo
Agostino , e aggiagoe : Chi non sarà gon-
fiato di vento di superbia , non creperà
nel fuoco dello ’nférno. Ancora nuoce al-
r uomo la superbia ; perocché ella il fa
matto e stolto. Onde dice Santo Bernardo:
Ogni superbia è stoltizia, avvcguacbè ogni
stoltizia non sia superbia. Onde della stol-
tizia degli nomeni superbi dice Santo Pao-
lo .* Dicentes se esse sapientes , stuin facti
sunt. : Dicendosi , e tenendosi savj , sono
fatti stolti. Sopra la qual parola dice San-
to Agostino : Se dicendo tu , te essere sa-
vio , tu diventi stolto ; di* che tu sia stol-
to, e sarai savio. Vuole Santo Agostino
dall' uomo in queste parole torre la pre-
sunzione , e la propria reputazione , la
quale fa I’ uomo stolto , lenendosi savio.
Onde si legge di certi Santi uomeni , che
per fuggire la superbia, e per guardare la
loro umiltà , si mostrarouo stolti , essendo
savj.
Leggesi nella vita de* Santi Padri, che
era uno Santo Abate , il quale il Signore
della Provincia udendo la nominanza della
tua santità , il volle venire a vedere : la
qual cosa sentendo (2) il Padre Santo , si
vestì d*unu sacco a modo d* uno stolto^ e
(1) Santo Agostino : chi non. E, S,
(2) quel Santo Padre.
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6S
prese un pezzo di pane in mano e del (x)
cascio : e venendo il signore con molta
compagnia a viailailo, egli si puose in su
Tuscio della cella sua, e dciva di morsola
questo pane e in questo (2) cascio, e non
rispuose a cosa, che gli losae detta, parola
veruna, e non lasciò il maugiare; anzi più
si studiava, scostumatameule facendo mag-
giori bocconi. La qual cosa ( ) vedendo
quello, siguore , l’ebbe a dispregio: e par-
tendosi, l’Abate rimase nella sua saviezza,
avvegnaché paresse stolta umiltà , e fuggi
la stolta superbia. Or non è egli graude
stoltizia , che 1' uomo presuma , oltre alla
sua forza , e faccia le ’mprese (4) più che
non porta il suo podere ? Onde bene lo
dimostra la Chiosa sopra quella parola di
Jeremia Profeta : Superbia ejus , et arro-
gantia ejut plusqnam jorùtudu ejus: La su-
peibia ( 5 ) presumme più che non è la
forza: l’arroganza s' attribuisce falsamente
quello che non ha : e I’ uno e T altro è
grande sciocch(;zza. £ però dice bene Saio-
mone ne’Proveibj: Superbus et atrogans
vocatur indoctus: L’uomo superbe e arro-
gaule si chiama stolto. E chi volesse delle
(1 ) cacio. E. S.
(2) cacio. E. S.
(dt) veggendo. E. S.
oltre al suo potere. E. S,
fSJ presume. E.‘ M. ^
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stoltizie , alle quali conduce la superbia
Tuomo, sapere più innanzi, legga in que»
sto medesimo trattato fatto in Latino per
gli litterati , (i) dove molte più cose sì
scrivono della superbia , che non fanno
qui , per non scrivere troppo lungo.
CAPITOLO SESTO.
Dove si dimostra la punizione ^ e la pena
della Superbia,
Nel sesto luogo si dee dire della pu-
nizione e della pena della superbia. Dove
i da sapere , che , come è detto di sopra ,
Iddio ha sommamente in odio questo vizio:
e imperò , dov' egli (2) è detto misericor-
dioso e ( 3 ) pietoso (4) agli altri peccatori,
come tutta la;Santa Scrittura e coll’ opere
e colle parole suona ; solo contra ì superbi
è aspro e duro. Onde il detto vizio grave-
mente punisce 'e danna , siccome si legge
del primo Angelo chiamato Lucifero , che
per la superbia fu cacciato di Cielo. Anche
( ij dove piit cose. E. S,
( z) egli è misericordioso. E,
('6) pietoso. S.
a* peccatori, E. S.
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65
Adamo , il primo padre della umana na-
tura , per questo vizio fu (i) gittato di
Paradiso delitiarum. La torre di Babello
fu (2) deslrutta , le lingue confuse , e' lin-
guaggi divisi. Golia ne fu morto , Amau
impiccato , Nicànore uccìso , Antioco umi-
liato , (3) Faraone annegato , Sennacberib
da* figliuoli suoi (4) morto, Saul sconfitto^
e da* nemici morto , Roboam del reame
privato , Nabucodonosor gittato fuori della
signoria, e tra le bestie (5) deputato. Ero-
de mal finì, e da Dio fu (6) reprobato. E
cosi di molti altri Re e Principi si legge
nella Scrittura Santa , che per la loro su-
perbia (7) furono da Dio abbattuti e giu-
dicati , de* quali dice la Scrittura : Sedes
ducum superborum destruxit Deus : Iddio
ba destrutte le sedie de* principi e de' ret-
tori superbi. E in uno altro luogo dice il
Savio Ecclesiastico : Perdidit Deus memo-
riam superborum: Iddio ha perduta e di-
strutta la memoria degli uomini superbi.
Non solamente nella Santa Scrittura si
(i) cacciata de Paradiso. £. S,
(z) distrutta. E. M. S,
fS) Paragone. M.
(é^) fu morta. E. S.
(hf diputata. E. S.
(6) riprovato. E. M. S.
furono abbattuti. E. S,
Passavanti, Voi* li*
66 •
truova * li superbi da Dio esser distrutti e
giudicati ; mi eziandio uetie scritture seco-
lari , come si legge nelle storie de’Greci, e
de* Romani , de’ Caldei , de’ Soriani , e In-
diani , e di molti altri , de’ quali (i) rac-
contare sarebbe troppo luogo. E’ poeti scri-
vono di molti , che per lo vizio della su-
perbia furono da Dio percossi e fulminati,
come dicono spezialmente di certi giganti,
che levati in superbia vollouo cacciare
gl’ Iddii del Cielo : dell’ uno de’ quali ,
ch’ebbe nome Tifeo, scrìve Ovidio nel li-
bro suo Metamorfoseos , e della sua super-
bia e della sua punizione, belle cose, poe-
tando : le quali si scrivono stesamente nei
nostro libro fatto in Latino. Qui basti quel-
lo, eh’ è detto brievemente, a dare ad in-
tendere, quanto Dìo (z) abbia io odio il
peccato della superbia , e come (3) agra-
mente il punisce: la qual cosa si dimostra
' chiaramente nel libro della Bibbia , che si
chiama ( 4 ) Numerorum , dove si scrive co-
si : Anima, quae per superbiam aliquid com-
miserit , sive civis , sive peregrinus , quo-
niam adversus Deum rebelUs fuit , peribit
de poputo suo. L’ anima , cioè 1’ uomo ,
che commetterà alcuno fallo per superbia.
(ij contare. E. S.
(zj ha in odio. E. S.
(ò) gravemente. E. S„
( 4 J iSurneri, E,
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o cittadino , o cbe sia (i) forestiere , pe-
rocché fu ribello contra Dio , perirà (a)
del popolo suo , cioè sarà morto. Onde si
dà ad ìnteodere la gravezza del peccato
della superbia ; che conciossiacosaché Dio
comandasse , che gli altri peccati si (3)
purgassono con sacrifirj e con certe offer-
te , la superbia comandò , che si punisse
con pena di morte. £ ciò si dimostra per
uno miracolo spresso« che una volta ìnter*
venne.
(4) Leggesi scritto da Pietro Damiano,
cir e' tu in Borgogna uno cherico , il qua-
le (5) acquistato uno grande beneficio nel-
la Chiesa di Santo Maurizio, dei quale era
stato lungo piato tra lui ed uno possente
cberico del paese; ma costui (6) non forse
per< b' avesse più ragione, ma perchè avea
avuto grande favore da certi oaroni della
contrada T aveva vinto , ed erane in pos-
sessione. Una mattina essend’ egli in Chie-
sa alia messa , e cantandosi quello Van-
gclio , dove nella fine disse Gesù Cristo :
Qui se humiliat f exa/tabitur: Chi s' aumi-
lia sarà esaltato ; volsesi a’ compagni , e dis-
(i) forestiero, E.
(a) del popolo y cioè. E. S,
(3) purgiissimo. E. S.
(4) Truovasi. E.
(h) aveva acquistato. E. S.
(b) non fé. S.
se : L’ altre parole del Vangelio possono
esser vere , ma questa pur è falsa 5 che se
io mi fossi umiliato a! mio avversario , (i)
non avre’ io a tenere questo beneficio con
tante ricchezze. Detta la parola, di subito
venne uno grande tuono, e una (2) saet-
ta folgore gli entrò per la bocca , colla
quale avea detta quella abominevole be-
stemmià , e laseiollo in quello medesimo
luogo morto , la lingua e la strozza tutta
arsa , e fattone carbone. Gode e Santo Job
considerando la ( 3 ) grave offesa de’ super-
bi . dicea a Dio Disperge superbias in fu-
rore tuo. E più oltre: Jiespice cunctos su-
pcrbos f et confunde eos • Riguarda tutti
gli uomini superbi , e confondigli e (4^
gpergigli nel furore tuo, sì che non si truo-
vi i’ uno dove i’ altro.
(1) non possederei io,
(2) saetta focosa. E, S,
(.<) spregiaii. E. M. S.
(4) grande. E, S.
\
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*9
CAPITOLO SETTIMO.
Dove si dimostra come la superbia si
possa correggere ; e come è cosa ma-
lagevole.
La settima cosa che segoita ora a di>
re della superbia , è della sua correzione.
Dove h da sapere , che questo vizio , nel
quale molto agevolmente s’offende e pec-
ca , mollo malagevolmente si corregge : e
ciò si dimostra per più ragioni. In prima,
imperocché non si conosce agevolmente ;
che quantunque l’uomo sia superbo, non
gli pare essere ; e però non s' ingegna di
curarla: (i) come la ’n fermi tà , che l’uo-
mo non conosce, e nella si crede avere ,
non cerca d’ avere il consiglio del medico,
e gli altri rimedi per curarla. Onde dice
Santo Agostino: Ninno è più insanabile,
che colui, a cui -pare esser sano, (z) Sene-
ca : Imperò malagevolmente vegliamo alla
salute della sanità , perchè non conoscis'
mo essere infermi. Onde conciossiacosarùè
> (i) come V uomo ^ che ha la'n/ermkà»
e non si crede averla. E, S.
(2) Seneca dice. E. S.
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la superbia , come dice Santo Gregorio ,
sia uoa cechilà della mente ; e come dice
Santo Agostino : La faccia della mia men-
te enfiata non mi lasciava vedere; seguita
che la superbia non si possa agevolmente
sanare. La seconda ragione , perchè la su*
perbia si puote Uialagevoimente curare, si
e , percb* ella rende T uomo insensibile.
Onde dice Seneca : (i) In quelle infermi-
tadi , nelle quali T uomo è afflitto , e pas-
sionato , quanto peggio sta l’uomo, meno
il sente. E Santo Bernardo dice,che’l mem-
bro stupido, e che non (z) sente, è più
dilungi dalla salute. La insensibilità, che
fa la superbia, mosir.! Santo Gregorio»
sponendo il Vangelio della Conversione del-
la Maddalena , dove dice di quello Fariseo
superbo , che giudicava 1’ umiliata Madda-
lena, ch’egli avea perduto il sentimento:
e però non sentendo la sua infermità, più
era dilungi dalla salute. L'altra cagione,
perchè la superbia malagevolmente si cura,
si è, che avvegnadiochè l’uomo superbo alcu-
na volta conosca la infermità della sua super*
bia, si vergogna di confessai ia e di scoprirla al
medico: la quale confessione è cagione e
principio di salute , come dice quello savio
Mentre che t uomo è afflitta e
passionalo^ quanto egli sta peggio ^ tanto
meno il sente. M.
(a) si sente, E. S,
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Boezio. Se tu aspetti (i) 1 ’ opera del me-
dico , è bisogno » che tu gli mostri e scuo-
pra (2) la ferita. E Seneca dice ; confessare
' 1 vizi! suoi , è principio di sanità. È un’al-
tra ragione , perché la superbia (i) si cor-
regge malagevolmente ; imperocché'! rime-
dio l’ è nocimento , e la medicina diventa
tosco. Onrie quanto 1 ’ uomo hae più bontà
e più senno, tanto spesse volte più ne sa-
le in superbia : come mostra la Chiosa so-
pra quella parola , che Cristo disse a’ Fari-
sei ; Si caeci essetìs , non haberetis pecca-^
tum, E Santo (4) Gregolio dice ^ che ’l ce-
lestiale medico non ragguarda con l’occhio
della sua pietà coloro , che sono infermi ,
e peggiorano della medicina, per la quale
dovrebbono migliorare.
(0 il riparo. E. S.
(2) la'nferrmtà. M. la fedkà. S.
( 3 ì k malagevole a curare, M.
(4) Gregono, £. M. S,
7 *
’Qui si dimostra come sono tre cose per le
quali si puote correggere la superbia.
E avT^nachè , come è provato, (i)
malagevole sia curare il vizio della super*
bia; tuttavia non è impossibile. Onde San-
to Tommaso nella Somma insegna tre co-
se, per le quali si cura e sana il vizio
delia superbia La prima cosa è la consi-
derazione della propria fragilità, della qua*
le il Savio Ecclesiastico dice; Quid super bist
terra et cinis ? Perché ( 2 ) ti levi tu iu su-
perbia , che se’ terra e cenere ? Non puote
meglio mostrare il Savio la viltà dell* uo-
mo , (3) se noi consideriamo bene , e nel
' "venire in questo mondo , nel viverci , e
nel partire , morendo. Viene 1’ uomo in
questo mondo concepnto e generato , na-
scendo: e come sia brutta e vile la mate-
ria seminale , e del padre e della madre
di che r uomo si genera , non è bisogno
di dire , eh’ egli è manifesto. E San Ber-
(i) che malagevolmente si curi. M.
~ (zy ti lievi in superbia , ~~&rra e cene-
re. È. S. ti levi in alto terra e cenere, M.
(3) che considerare bene | come noi
vegnamo in questo mondo , e come noi ce
ne paniamo morendo. E,
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nardo nelle sue Meditazioni , e Innoreuzìo
nel libro (i) della Viltà dell' umana miseria,
chiaramente il dimostra, (z) Onde e Santo
Job parlando a Dio, (3) il diceva: Me-
mento , quaeso , quod sicut lucum Jecisti
me , eù in pulverem reduces me : (^) Ri*
corditi, priegoli , che tù m’hai fatto, co-
me si fa il loto , e ’l fango , e finalmente
mi disfarai , e Tarane polvere. £ in un al-
tro luogo diceva: Comparatus sum luto ^
et assimUatiis sum favillae et cineri : Io
sono assimigliato al loto , quanto alla con-
cezione e al nascimento: e alla favilla del
fuoco , quanto alla vita : e alla cenere (5)
quanto alla morte. E che nel processo del-
la vita r uomo sia vile e misero, ( 6 ) si di-
mostra per la sua vanità , della quale dice
il Salmista : Universa vanitas omnis homo
vivens. Ogni uomo , che vive in questo
mondo, è tutta vanità, che non ci ha ( 7 )
neente del saldo o di stahiiità. Onde (é)
Santo Jacob tale vanità dicea nella pistola
(1) della vita. E. S.
( 2 ) Onde Santo, E.
(3) gli diceva. E.
^ 4 ) Ricordati. E. M. S.
(5) quanto che. E. S.,
( 6 ) dimostra. E. S.
( 7 ) niente, E. M, S.
(3) San Jacopo diceva nella pistola
sUaf considerando tal vanità. Che è. E. S.
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sua : Quae est vita nostra ? V apor est ad
modicum parens , et deinctps ejcterminabi-
tur. Cbe è la vita nostra? (i) Et e*rispoa>
de: E’ uno vapore di fummo, die poco
dura , e tosto sparisce. £ questa è grande
miseria , cbe la vita sia così brieve , cbe
a pena s’ avvede T uomo d’ esser vivuto
quando si muore. E come dice Seneca: In*
nanzi muore Tuomo , cb* egli abbia (2) co-
minciato a vivere; intendendo per lo vive-
re , il vivere (3) virtuoso. Della brieve vi-
ta dell’uomo s’avvedea Santo Job, quan-
do diceva : Homo natus de muliere , brevi
vivens tempore , repletur multìs miseriis :
L’uomo nato di femmina, brieve tempo
vivendo , è pieno di molte miserie. (4) E
seguita : Et JugU velut umbra , et nunquam
in eodem stala permanet : E fugge come
r ombra , e mai non stà in islato. £ (5) Da-
vid Profeta dice : Adhuc pusillum^ et non
erit peccator , et quaeres locum ejus , et
non invenies : Di qui (6) a poco non ci
sarà più l’aomo peccatore, e cercherai del
luogo suo , e noi troverai. Non solamente
(i^ risponde f che è E. S.
(2) incominciato. E. S.
(3) virtudioso. S.
(4) e poi seguita. E. S.
(5) David. E. M. S.
(6) a un poco. E.
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quanto al corpo e (i) la vita corporale (2)
è r nomo TÌle e misero in questo mondo ;
ma eziandio quanto all' anima, la quale
immantanente che è creata nel corpo, con-
trae la macola del peccato originale , al
quale seguitano poi tutte le miserie nel
corpo e nell* anima , come sono fatica ,
dolore, e tristizia, paura, fame, e se*
te , infermità , vecchiezza co' suoi difetti ,
ignoranza , ira , c concupiscenza ; e’ pecca-
ti e le colpe, che 1’ anima lordano , vizia-
no la mente , macolano la coscienza , e vi-
tuperano la fama ; onde diceva il Profeta
rammaricandosi : F.cce enim in iniquitatibns
conceptus sum , et in peccatis concepii me
mater mea : Ecco , eh’ io fu’ conceputo dal-
la mia madre io peccato. E quegli , ch’egli
avea poi commessi , (3) riconoscendo , pre-
gava , che gli fossono poi perdonati ; onde
diceva : Amplius lava me , Domine , ah
iniquitate mea , et a peccato meo munda
me. Quoniam iniquitatem meam ego co-
gnosco , et peccatum meum cantra me est
semper. Tibi soli peccavi et malum coram
te feci : solamente i’ ho bisogno d’ es-
ser (4) levato del peccato originale , col
quale mi concepette la mia madre ^ ma più
(i) alla vita. E. M. S.
(*) t uomo misero. E.
(3) ricordandosene. E. $.
(4) lavalo. E. M. S.
d' esser lavato dalla mia iniquità , e moa*
dato dal mio- peccalo. E però , Signore ,
fallo; perocch’io conosco la mia iniquità,
e *1 peccato mio è sempre (i) davanti da
me. A te solo ho peccato, e fatto il ma>
le (2) dinanzi da te. Ed è una grande mi-
seria , tra P altre, che ha l’uomo in que-
sta vita , eh' e’ non s’ (.^) avvide delle sue
miserie. Onde per farlone avvedere, gli
dice nell’ Apocalissi: Tu dicis^ quia dives
sunty et nuliius egeo : et nescis quia miser
eSf et miserabilis ^ pauper ^ caecus ^ et nu~
dus : Tu di’ , io sono ricco , e non mi
manca nulla: e non l’avvedi , che tu sei
misero , povero , cieco , e nudò. Quanto
all’ uscire di questo mondo , morendo ,
a quanta miseria e viltà si va , quanto
stento fanno gl’ infermi ne' dolori , nelle
pene , (4) nel non trovar riposo , coll’ an-
sietadi , co’ tormenti , coll’ angosce , coll’ a-
maritudini , co’ ferri , col fuoco martoria-
ti , e alla fine con dolore , con paura , mo-
rendo , e con dubii di ben capitare coll’ a-
nima. La misera carne è messa (5) sotto
terra ad esser pasto de' puzzolenti vermini ;
sauza coloro , che muojono di mala morte.
(1) davanti a me. E. S.
(2) davanti a te E. S.
(3) avvede. E. M, S.
(4) in non. E. S.
(5) sotterra, E. S.
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le cui carni sono divorale da’ lupi , da* ca-
ni, da’ pesci , e dagli uccelli rapaci. Ma
pure onentrechè (i) vive, quanto è egli
■vile ? Onde la Scrittura dice, che la vi-
ta sua è più vile , che *1 fango ; anzi è uno
sacco di sterco e di sozzura. Onde il Pro-
feta Michea diceva : Nel mezzo di te è la
cagione della tua (a) umiltà. E di questa
miseria parlava il Savio Ecclesiastico , e di-
ceva : Cum mortuus fuerit homo ^ haeiedi-
tabit serpentes , bestias ^'et vetmes : Quan-
do i’ uomo sarà morto, ( 3 ) il suo retaggio
saranno i serpenti e le bestie e’ vermini.
La seconda cosa, la quale dice Santo Tom-
maso , eh’ è utile a sanare la superbia, è,
considerare 1* escellenza della sua (4) ma-
jestà : la cui sapienza tutte le cose vede i
la cui previdenza tutte le cose governa •
regge : la cui giustizia tutte le cose punisci
e corregge : la cui potenza ogni cosa vinca
e doma. Come adunque sarà T uomo tanto
ardito , che si levi contro a Dio per su-
perbia i e non più tosto sarà suggello alia
sua volontà , e con timore e riverenza il
servirà ? Onde ( 5 ) dicea Santo Job all’ uomo
(1) egli vive. E. S.
(2) umilità. S.
( 3 ) li suoi eredi. M. regnagid • ows-
ro redagio. S
(4) maestà. E. M. S,
( 5 ) E. S.
superbo : Quid tumet cantra Deum spiri-
tus tuus ? Perché eafìa per superbia contea
Dio lo spirilo tuo ? E io un altro luogo
dice : Quis restitit ei , et pacem habuit 1
Chi è colui , eh' abbia contaslato a Dio , et
abbia pace? quasi dica: (i) niuao^ che
una ne rimanga col capo rotto ; perocché
chi contra Dio pietra gitta « in capo gli ri«
torna. E però diceva bene messer Santo
Piero: Humiliamini sub potenti manu JL)ei :
Umiliatevi sotto la potente mano d' Iddio.
O gente mortale, considerate la vostra vil-
tade , e la condizione della vostra misera
e ineffabile vita : e ponendo giù 1* animo
altero , e rintuzzando 1' oltraggioso orgo*
glio , vivete umili suggetti alla voloulà
deir Onnipotente Iddio. La terza cosa, la
quale dice Santo Tommaso , che fa porre
giù la superbia , è considerare la imperfe-
zione ( 2 ) e la vanità di quelle cose , di che
altri si leva in superbia , le quali sono i
beni della natura , o del corpo , o deli* ani-
ma. Del corpo la bellezza , la fortezza , (3)
la santà , leggerezza , nobiltà , e libertà. Be-
ni naturali dell’ anima sono, lo ’ngegno ,
la memoria , il senno , 1’ arte , la scienza.
Anche si leva 1’ uomo in superbia de' be-
( 1 ) non è veruno. E. M. S.
( 2 ) della vanità. E. S.
(3) la nobiltà la tottanetza.^ Jd. la
sanità. E. S.
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ni della fortuna, come sono le cose di
fuori deir uomo , che non sono in sua po-
destà : e però le puote perdere , o voglia
egli o no , cioè le ricchezze , le dignità ,
lo stato , r onore , la potenza , la gloria ,
la fama. Ancora de’ beni della grazia , co-
me sono le vertudi , insuperbisce 1 ’ uomo ,
che r usa male. £ tutte (queste cose sono
in questa vita impei fcttissime , e da non
doversene levare in superbia , e con poca
stabilità , e da non doverle stimare grandi
cose, delle quali parla Isaia Profeta > e di-
ce : Omnis caro foenum , et omnis gloria
ejus quasi Jìos foeni: Ogni carne è come ’l
fieno , e ogni sua gloria è come il fiore
del Reno. La qual parola spoiie Santo Gre-
S orio , e dice : La potenzia degli uomeni
el moado , (i) e la gloria della carne,
dirittamente al fieno e ai fiore s’ assimilila;
perocché stando , cade : e quaudo più è
appariscente, allora sparisce, e vien meno.
Recita Tullio di quello Alcibiade , il
quale dopo la grande gloria , dopo le mol-
te ricchezze venne a grande miseria : e di-
ce , che (2) parve , che due fortune con-
trarie si dividessono insieme:!’ una gli die-
de grande nobiltà , e smisurata bellezza ,
prodezza , molta gloria , fama di grande
(1) si è la carne ^ e la gloria d’ essa,
ì.
(2) perchè due. E. S.
Co
loda , r amore de’ ciltadinì , grazia nelle
genti, (f) abundantissime ricchezze, sottile
ingegno , eloquenza , il favore del popolo :
r altra (2) a mano a mano seguito ; che
gli diede povertà, l’odio della patria, fu
cacciatto di signoria , condannato e messo
in bando, e alla fine morto di mala mor-
te. E così si potrebbe dire di molti altri,
de’ quali si legge e nella (. 3 ) Santa Scrittu-
ra ^ e nelle storie mondane , che la loro
prosperità poco durò , e finì in grande mi-
seria : e comunemente così interviene. E
con tutto ciò si truovano molti , che di
queste cose così difettuose e imperfette ia-
superbiscono , e reputanle grandi cose; sti-
mando , che in loro sia sommo e perfetto
bene : e pongono in loro (4) la sua finale
beatitudine, come dimostra quello savio
Boezio nel libro suo della Consolazione del-
la Filosofia. Onde il Profeta Davit diceva:
Beatum dixerunt populum^ cui haec sunti
Molti si traevano , che dicono , che chi ba
queste cose del mondo , è bealo. Ma non
è rosi, dice egli; anzi è beato coliti, che
ha Iddio per suo signore : ( 5 ) e che per
(1) abbondantissime. E, M. S.
(z) immanlanente. M.
(3) Scrittura dnùna. E. S.~
(4) ia loro. E. S.
(5) e che per ayer lui lascia tutM
tjueste cose, manca nel MS. Guad.
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j
1 (
8i
aver lui , (i) lascia tutte queste cose. E co»
tne tutte le predette cose , e ciascuna di
quelle , delle eguali sogliono insuperbire gli
uomeni , sono imperfette , ( 2 ) inìstabili , va'*
ne e con molti difetti , si dimostra chiara-
mente in molti luoghi della Santa Scrittu-
ra per dottrina e per esempli : e Boezio
nel libro detto, e Seneca nelle Pistole sue
e nelle Tragedie il manife;>tauo chiaramen-
te ed ordinatamente. Onde chi volesse di
ciò sapere più cose , o per levare T animo
dalle cose del mondo , e non pregiarle, o
per saperne bene parlare , legga (3) i libri
de’ detti savf, ovvero questo nostro libro
fatto in Latino , nel trattato della Superbia,
dove stesamente se ne scrive, e più innanzi
se ne dirà ntd trattato della Vanagloria. ( 4 )
£ un' altra cosa , che ajuta correggere la
superbia , e questo è, alchna tribulazione
o avversità , che Dio manda alle persone ,
togliendo loro le cagioni della superbia ^
come è povertà, iufeimità , abbassamento
di stato , vergogna , infamia , tentazióni , e
simili cose.
Scrive Severo, eh’ e’ fu uno (5) Santo
uomo , il quale tutti gl’ indemoniati cura-
(1) lassa. S.
(2) miserabili. E.
(Sy il libro. E. M.S.
(4) £’ ancora un' altra. E. S.,
(5) grande uomo. E. S.
PassavanCi. Voi. II. 6i
82
va : e non solamente essendo presente , ma
eziandio assente , mandando il ci liccio suo,
o alcuna Scrittura di sua mano ^ colle qua-
li si toccavano gl’ invasati , e gli sanava.
Onde la fama della verlù sua sparta, di
lontani paesi (i) menava gl' indemoniati a
lui di diversi stali e condizioni. Vefleodosi
costui adoperare tante vertudi , ed esser
io tanta buona fama , comincioe a parei-j^.i
esser degno d’onore , c che por sua bontà
dovesse avere la grazia, ch’egli uvea b la
superbia , che del bene spesse volte nasce,
toccava la sua mente: e’I diavolo (z) per-
seguitato da lui lo’ufiammava forte j sì cbe
colui , che gli altri curava , e (3) della pote-
stà del diavolo liberava , dal diavolo era com-
battuto e vinto. Seiileudosi costui soperchiare
dal vizio della (4) 'pestilente superbia la sua
mente , ricorse a Dio , devotameule pregan-
dolo, cbe dovesse porre rimedio al male suo,
e liberarlo dal detto tizio ; e cbe permettes-
se , che come per lo cacciare (ii) de' demo-
nj de’ corpi umani era venuto in lui il vi*
zio delia superbia ; cosi il demonio pren-
(r) menavano. E. S.
(2) perseguitandolo lo ’njiammava. E.
perseguitatolo lo 'nfiammava. S.
( 3 ) della podestà del Diavolo lo Ubé-
rarà, E. S.
(4) pestilenzial. E. S. pistolente. M.
(Ó) i demonii. E. S.
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83
desse podestà nel corpo suo , acciocché Pa-
nima h^sse stiva. Fu (i) esaudito : e entrò
in lui il demonio , e stette cinque mesi in-
demoniato sì fieramente , che convenia che
fosse legato e inferrato, acciocché non no-
cesse a se , né altrui. Dopo i cinque mesi
fu liberato il corpo dal demonio , e la men-
te (^) dal vizio dalla superbia. £ come di-
ce Santo Agostino e Santo Gregorio , lascia
Dio per la superbia T uomo cadere in al-
cuno peccato manifesto e palese , per lo
quale I’ uomo é vituperato e confuso, sì
che non (3) ardisca ad apparire tra le gen-
ti : dispiaccia a se medesimo , il quale pri-
ma mal piacendosi insuperbiva. Così spone
Santo Agostino quella parola del Salmista:
Imple facies eorum ignomìnia , et quaerent
nomen tuum ^ Domine. Dice il Profeta a
Dio , parlando degli uomini superbi : Em-
pi (4) le facce loro^ di vergogna e di con-
fusione , e allora cercheranno il nome tuo,
a magnificarlo e onorarlo , i quali prima
magnificavano il (5) nome suo : de' quali
dice il [Profeta ; T^waverunt nomina [sua
in terris suis : Gli uomini superbì sì stu-
diano di farsi nominare nelle terre loro. E
(1) esauldito. S.
(2) dalla superbia. E. S.
(3) ardisce apparire^ E. S.
^4) la faccia. E. S.
(5) nome loro. E. S.
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ciò che Dio fa d’ umiliare i peccatori su-
perbi , secOudochè dice Davil Profeta
milians autern peccaLores usque ad terranv.
Iddio umilia i peccatori iiifìno alla terra ;
tutto il fa misericordiosamente , gasligando
e correggendo i peccatori , acciocché non
petisoano. Questo riconosceva il Santo Re j
Davit, il (|uale (i) insuperbì nella prospe-
rila grande , td>lio (2) umiliò con m<»lte
avversila \ e permettendolo cadere nello
adulterio e nello omicidio, e però diceva:
Bonum mihi . quia humilìasti me , ut di-
scam ju<ttJicaUones tuas : Buona cosa e u-
tile mi fu , che tu , Signor mio , mi unii-
, basti , acciocch’ io (d) appari le tue giusti-
fiea/ioui, cioè come tu fai' gli uomini giu-
sti (+) obbcdieudo a’ tuoi comindameuti ,
ovvero come tu sc’ giusto in tutte le tue
operazioni. E in un altro luogo dicea:
Priusqua'm ìmmìliarer ego dótiqui , propte-
rea eloquium tuum custodivi : Iioprima-
cb’ io fossi umilialo, peccando, fallai , c
però servai p i il tuo comandamento, il
quale prima trapassai. Uno altro rimedio
efficacissimo si truova contra 1’ (5) altezzo-
sa superbia : e questo è 1’ esemplo della u-
(1) superbo. E. S.
(2) lo umiliò con molta. E. S.
(d) aoparassi, E. S.
(4) ubbidendo. E.
(5) altiziosa, E. Af.
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85
mìltà di Gesù Cristo , del quale dice San-
to Paulo ; Humiliavit semetipsum , /.ictus
ohediens usque ad mortem : Gesù Cristo
umiliò se medesimo , fatto ubbidiente iali-
no alla morte. La qual parola sponendo
Santo Agostino , dice: Acciocché la cagio-
ne di tutti ì mali si curasse , (f) discese
il figliuolo d’ Iddio, e fecesi ( 2 ) umile. Co-
me adunque insuperbisci tu , o uomo ,
conciossiacosaché Dio (3) è umiliato per
te? Se tu ti vergogni di seguitare 1’ umiltà
dell’uomo, non ti dei vergognare di se-
guire r umile Iddio. E (4) Santo Grego-
rio : Imperocché l’unigenito figliuolo d’id-
dio prese la forma della nostra infermità,
^acciocb’ egli insegnasse all’ uomo non essere
superbo , da che egli era fatto umile Id-
dio. 'Quanta è la vertù 'della umiltà, per
la quale sola insegnare , Iddio di smisura-
ta grandezza e infinita majestade diventò
piccolo iófino alla passione ed alla morte
della Croce! Onde come la superbia è stru-
mento del diavolo alia nostra perdizione ;
così r umiltà d’ Iddio fu efficace rimedio
alla nostra salvazione. Questa verlù dell’ u-
miltà il sommo maestro Cristo la ’nsegnò
nella scuola sua diceudo ; Discite a me ,
(1) discese Iddio. S.
( 2 ) uomo. E. S.
(3) s' è umiliato. E. S..
(4) San Gregorio dice. B.
S.
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86
quia màis sai n et humilis corde: Trapren*
dete da me , eh’ io sono maasueto ed umi-
le di cuore. La qual parola spotiendo San-
to Agostino, dice: Non disse il maestro
verace , apparate da me a creare il cielo e
la terra, nè di risuscitare i morti ; ma dis-
se , eh' apparassono la sua umiltà, sanza
la quale , come dice Sauto Gregorio , chi
raguna tutte 1* altre vertù satiza 1’ umiltà,
è (r) come se portasse la polvere centra il
vento. Questa eccellentissima vertù imprese
da Cristo la benedetta madre sua Vei'giue
Maria. Anzi in prima eh’ ella vedesse Gesù
Cristo incarnalo e umiliato , le fu infusa
dallo Spirito Santo eccellentissimamente la
vertù di perfetta umiltà : la quale dimo-
strò, quando dicendole I' Angelo Gabriel-
lo , (z) eh’ era di grazia piena , e benedet-
ta da Dio sopra tutte le douue , e come
era eletta ad essere madre del figliuolo
d’ Iddio ; umiliandosi , disse : Ecce ancUla
Domini : Ecco (3) 1’ ancilla di Dio , siami
fatto secondo la parola tua. Della quale
umiltà ella poi nella presenza di Santa Eli-
sabetta in quello gaudioso (4) canto , il
,(i) come colui che porta la polvere
al vento, E. M.
(2) eh' eir era. E, S.
(3) V ancella del Signore , sia fatto
secondo che tu di. E, M.
(4) cantico. E,
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quale piena di Spirito Santo, (i) ringra-
ziando Iddio, e profetando fece , puose una
stanr.R , e disse : Quia respexlt humilitatem
anciUae suae i ecce enim e.x hoc beatam
me dicent ómnes generationes \ Imperocché
Dio (2) sguardò T umiltà della sua ancilla,
tutte le generazioni delle genti mi (3) di-
ranno , eh’ io sia beata. Seguitò questa al-
tissima Terlù deir umiltà il Batista , il qua-
le essendo di tanta perfezione , che Cristo
disse a lui : Inter natos mulierum non sur-
rexit major: Tra lutti gli figliuoli delle
femmine nati ninno s’ è levato maggiore
di lui; onde e molti per la santità sua
credevano, eh’ e’ fosse Cristo: umiliandosi,
disse , che non era Cristo , e non era de-
gno di sciogliere la còreggia del suo (4)
calzajo’. Seguironla gli Appostoli Santi ,
che (5) {t loro succedettono , come mostra
la Scrittura Santa , e le loro leggende ; li
esempri de’ quali molto debbono muovere
noi a vera umiltà avere. Onde dice Santo
Gregorio: Se gli uomini Santi per la ver-
tù dell’ umiltà, eh’ è in loro, quando fan-
no cose maravigliose , si reputano piccoli ,
(1) ringraziò Iddio ^ e profetando fe-
ce una stanza. E. M,.
(2) risguardò. E. ragguardò. M.
(3) chiameranno beata. E.
(4) calzare. E. M. S. .
(5) allora. E. M.
88
c tengonsi vili ; che diranno coloro in lo-
ro scusa , che non avendo in loro veruna
opera di bene o di vertù , levandosi in su-
perbia, si riputano e vogliono essere riputati
grandi? E imperocché le vertudi sono medi-
cine de’ vizii, i quali sono infermità delTani-
mo, onde hanno l’uno ver 1’ altro (i) contea-
rietade , la quale è di bisogno , perocché se-
condo la regola della medicina , le ’nfermi-
tadi si curano per gli loro contrarii ; conve-
nevolmente in questo trattato , dove s* in-
tende di correggere e di sanare i vizii, si dee
scrivere delle virtudi, come di medicinali
rimedii. E però terminato il trattato di
ciascuno vizio principale , appresso scrive-
remo della vertù contraria ; acciocché 1’ u-
no contrario, posto allato all’altro, me-
glio ( 2 ) si cognosa meglio l’uno per 1’ al-
tro : e acciocché |a medicina approssimata
alla infermità , più efficacemente sua vertù
adoperi.
1 ) contrarietadi ^ le ìiimIì.. S.
2 ) si conosca L’ un. E. M. S.
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«9
Qui si (i) dimostra il Trattato
delC Umiltà.
Terminato adunque il Trattato della
Superbia , della Umiltà , come del suo con-
trario e medicinale rimedio , appresso si dee
dire , della quale, brievemente scrivendo ,
diremo cinque cose. In prima diremo , di-
scrivendola , cbe cosa è umiltà. Nel secon-
do luogo si dirà quanti sono i gradi dell* m
miltà. Nel terzo luogo mosterremo la sua
commendazione colla molta ( 2 ) uttilità. Nel
quarto luogo diremo , quali sono quelle
cose , che sono cagione , e inducono altrui
ad umiltà. Nel quinto (3) luogo mosterre-
mo , quali ,e quanti sono i segni della vera
Umiltà. .
' ( I ) comincia. E.
(a) utilità. E. M. S.
(3) luogo quali. E,
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9 ^
CAPITOLO PRIMO.
' Dov€ si dimostra che cosa è Umiltà.
In prima si dee descrivere e dire , che
cosa è Umiltà , della quale dice Santo Am-
bruogio nel libro degli Officii : Humilitas
est , si Tiil quis sibi arroget , et inferiorem
se aestimet : Umiltà è, che* l’uomo non
s’ attribuisca neeiite con arroganza, e sti-
misi minore, e più (i) giù degli altri. Ov-
vero come dice Sabto Agostino nell’ ome-
lia sopra il Vangclio di Santo . Giovanni :
Humilitas vera est aestimare se nihil esse :
Vera umiltà (2) è stimare se medesimo es-
ser nulla E Santo Bernardo nel libro dei
Gradi dell* umiltà dice.* Humilitas est vir-
tiis , qua homo , verissima sui cognitione ,
sibi ipsi vilescit. Umiltà è una vertù , per
la quale 1 ’ uomo , con verissimo conosci-
mento di se , è vile a §e medesimo : ovve-
ro , come dice nelle Pistole : Hu?nilitas est
contemptus propiiae exceltenbiae : L’umil-
tà è uno spregio della propria escellenza.
(1) basso. E. M.
(2) è che P uorTfo si stimi essere nul
la. E. M. ^
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9 *
Queste due descrizioni di Santo Bernardo,
pare che comprendano (i) sottilmente ,
che cosa è umiltà ; e quanto allo intelletto,
è ’l conoscimento di se medesimo , come
dice la prima : e quanto all’ affetto , spre-
giando la propria escelienza , come dice la
seconda. Per le quali cose si dimostra, co-
me eir è bene contraria all’ orgogliosa su-
perbia , la quale non è altro , siccome det-
to è di sopra, ( 2 ) se none uno appetito
disordinato, il quale spinge 1’ animo ad al-
cuna escelienza o maggioranza , più che
non si conviene , secondo la diritta ragio-
ne. B r umiltà per lo contrario tempera e
raffrena 1’ animo dell’ uomo , che non si
levi , e che non si stenda a quelle cose ,
che sono sopra* se. E a ciò è bisogno il
conoscimento del proprio difetto , per lo
quale altri si reputa vile ed indegno di
qualunque sua escelienza. £ mostrasi la diffe-
renza tra la vera e la falsa utniltà; ch’egli è (3)
una falsa umiltà fìtta, eh' è solo nella vista
di fuori , come P umiltà infìnta degl’ ipo-
criti , della quale dice il savio Ecclesiastico:
Est qui nequiter se humiliat , interiora au-
tem ejus piena sunt dolo : Egli è chi s’ u-
mìlia non dirittamente nè veramente , e
quello eh’ è dentro, è pieno d’inganno.
(ì) sufficientemente. E. M. S.
f 2 ) che uno. E. che è uno. S.
fSj una umiltà Jalsa e fitta. E, M. S.
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(
92 .
Vuole dire , che 1 ’ umiltà mostrata solo
ne’ sembianti di fuori , non è vera umiltà ;
ma conviene , cb' ella sia principalmente
dentro nel cuore; che negli atti di fuori
no stà la vera (i) vertù , ma nella (2) ele-
zione mentale , eh’ è dentro , come dicono
i savj Filosofi e Dottori. Onde dice la chio-
sa sopra quella parola del Vangelio ; Disci-
te a me , quia mitis surn , et liumilis cor-
de : La vera umiltà è quella del cuore,
donde dee procedere l’ umiltà di fuori, co-
me. dalla radice il ramo. E Santo Jeronimo
in una pistola dice ; Fuggi 'la falsa umiltà,
e segui quella , che Cristo insegnò , la qua'*
le è vera. Molti seguitano l' ombra e (. 3 )
la verità di questa vertù: pochi sono, che
seguitano la verità. Cessino le parole e gli
atti (4) soflisicati , dove spesse volte la su-
perbia si nasconde : e la vera umiltà nel
cuore si tenga alla quale rispondano i sem-
bianti di fuori.
(1) umiltà. E. S.
(2) eccellenza. E M- S.
( 3 ) r apparenza. E. M. S.
(4) sofisticati. E. soffisticati, S. soffi-
siici. M.
I
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93
CAPITOLO SECONDO.
Of'e si dimostra quanti sono i gradi
della Umiltà,
La seconda cosa che si de& dire dei-
r Umiltà si è, quanti modi, ovvero quanti
gradi eir ha. Dove è da sapere , secondo-
cbè dice la Chiosa (i) sovra quella parola
del Vangelio , che Cristo disse a Santo Jo-
vanni Battista ; Sic decet nos implere omnem
justitiam , idest omnem hurnilitatem ; la
^perfetta umiltà ha tre gradi. Il primo si
e , (2) sottomettersi al suo maggiore , e
non soprapporsi al suo iguale. Il secondo
grado è , sottomettersi al suo iguale, e non
soprapporsi al suo minore. 11 terzo grado
è, sottomettersi al ( 3 ) minore di se. L’u-
miltà del primo grado si chiama soffìcien-
te; perocché basta tale umiltà a salute. La
seconda è umiltà (4) ahondevole , che è
più, che non è di necessità. La terza umil-
(i) sopra. E. M.
. (2) sottoporsi al suo ugiuile. E, M. ■
(. 3 ) suo minore. E. S.
(4) abondante. E. S.
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tà è detta (i) soprabboadante , eh’ è pjù
che non è di necessità , e che non punte
essere maggiore ; ia quale ebbe Cristo ,
q^uando si sottomise al battesimo di Santo
Giovanni , che fu sottomettersi a minore
di se, eh’ è umiltà perfelta. Distinguesi an-
cora l'Umiltà in quattro gradi , i quali (z)
sono : Spernere mundum, speme re nulìum,
spernere sese^ spernere se sperni. Il primo,
grado è spregiare il mondo. Il secondo è
non ispregiare persona. Il terzo sprezzare
se medesim<r. (ò) Il quarto sprezzare d’es-
sere sprezzalo. Santo Benedetto (4) nella
Regola pone dodici gradi d’ umiltà , con-
trarj a' dodici gradi della superbia, de' quali
è dello di sopra (.5) nel Triittato della su-
pei bia. Il primo grado dell’ UmìUà si è ,
col cuore e col corpo sempre mostrare
umiltà, lenèndo'gli occhi a terra: ed è
contrario al primo grado della superbia ,
che si chiama curiosità, per la quale l’uo-
mo disordinatamente va guatando in ogni
luogo col capo levato. 11 secondo grado è.
(i) soprabbondante , che non puote.
E. M. S.
(z) sono questi. E.
(3) Il quarto si è ^ non si curare
d’ essere dispreggiato. S.
(4) pone nella Redola sua. E. M. S.
(5) nel Trattato della Superbia, man-
ca neir£. M. S.
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»
poche parole dire, e quelle sieuo ragioue-
▼oli , e noa ad alta voce : ed è coulrario
al secondo grado della superbia , che (i)
si dice levità di mente , per la quale altri
parla di soperchio con parole (a) d’ orgo-
glio. 11 terzo grado della umiltà si è, non
esser pronto a ridere agevolmente : ed è
contrario al terzo grado della superbia ,
che si chiama sconcia letizia. Il quarto gra-
do è tacere, infìno che l’uomo sia doman-
dato: ed è contrario al quarto grado della
superbia, che si dice jattanzia , perlaqua-
le altri favella soperchievol mente vantan-
dosi. 11 quinto grado si è, tenere quello ,
che la comune regola del monasterio tie-
ne : ed è contrario al quiuto grado della
superbia , che si chiama singularità, per la
quale altri vuole parere migliore , che gli
altri. 11 sesto grado dalla umiltà si è, cre-
dere e (3) dirlo colla bocca d* esser più vi
le , che tutti gli altri : ed è contrario al
sesto grado della superbia , che è arrogan-
za, per la qnale altri si pone dinanzi , e
sopra gli altri. Il settimo grado, è confes-
sare e credere d’ essere ad ogni cosa disu-
tile e indegno : ed è contrario al settimo
grado della superbia , che si chiama pre-
(t) si chiama. E. S.
(z) di rigoglio. E. M. S.
(3) r affermare d' esser. E. M. dirlo
col cuore , e colla bocca. S.
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9 ^ .
suozioae , per la quale altri si reputa so£>
ficiente e degù»» a maggiori. cose. L’ottavo
grado deila umiltà si è , confessare i pec-
cati : ed è contrarlo all’ ottavo grado della
siipéi-b'a , che è difendere i peccati. Il no-
no grado si è , nelle cose aspre e dure ab-
bracciare la pazienza : ed è contrario al
nono grado della superbia , che è confes-
sare il peccato non sinceramente e sempli-
cemente , ma a malizia , per {scampare
della pena debita per lo peccato. Il decitno
grado dedia umiltà si è obbedienza : ed è
cunir.irio al decimo grado delia superbia ,
che è ribellione, per la quale altri è con-
tumace e disubbedienie a’ suoi maggiori.
L’ uiidecimo grado della umiltà è , che la
persona non si diletti di fare la propia vo-
lontade : ed è contrario ali’ uudecimo gra-
do della superbia , ebe si chiama libertà ,
per la quale vuole 1 ’ uomo poter fare tut-
ta ciò che gli ( 4 ) viene da voglia, il ( 4 )
duodecimo grado della umiltà si è il timo-
re d’ Iddio : ed è contrario al (3) duodeci-
mo grado della superbia , che è T usanza
del peccare , per la quale altri spregia Id-
dio e' suoi comandamenti. E come questi
dodici gradi comprendono sofBcientemente
(i) vien voglia. E. di che ha voglia.
M. viene di voglia. S.
( i) dodecimo. E. S.
^3) dodecimo. E. S.
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•gai umiltà, che dee essere (i) neH’affeUo
e nello intelletto dentro , e ancora negli
atti' e ne’ sembianti di fuori. Santo Tom-
maso sottilmente il dimostra e pruova nella
Somma sua , e in questo nostro Trattato
fatto in Latino stesamente si scrive ; dove
si pongono certe distinzioni de’ gradi del-
l’umiltò, (2) date da Santo Anseimo e da
Cassiano nelle, Collazioni , le quali qui non
si (ò) scrivotio e per dire brieve; e p^chè
si riducono a’ predetti dodici gradi di San-
to Benedetto , se sottilmente l»i considerano.
(1) nelt effetto. M, S.
(2) dati. E.
( 3 ) pongono. -E. S.
, ^ I
Passavano, Voi. //•
7
§8
CAPITOLO TERZO.
Dove si dimQS(ra la commendazione
d^U Umiltà^ e la molta sua ■
. utUitade.
y
La terz^ cosa che si conTf.;ne dire
'della Umiltà, si è deila. sua commeodazio-
ne, e della molta utilitade, della quale di-
ce il Boccadoro : Nluoa vertù si puote ag-
guagliare all’ umiltà. Ella è capo 'd’ ogni
■vertù : ella è madre della sapienza : ella è
fòndamento di lutto l'edilìcio spirituale,
sanza la quale l’ altre vertudi periscono ,
non avendo dove s’appoggiare.' E.Santo(i)
Jerooimo: Non è cosa, che tanto ci faccia
a Dio ed alle genti grati , come essendo
grandi per merito di santa vita , diventia-
mo piccoli per umiltà. E accordasi col det-
to del Savio Ecclesiastico , il quale dice :
Quanto major ej, humiixa te in omnibus^
et coram Deo invenies gratiam : Quanto
se grande e maggiore-, tanto più t’aumilia
in tutte le cose , e davanti a Dio troverai
grazia. La qual parola sponendo Santo Ber-
nardo, dice: Avvegnaché ’n ciascuna per-
Q) Jeronimo dice. E: S.
Digitized by Cooglt
sona $tea bene T essere umile; tuttavia
quanto la persona è ma^ior£ e di mag-
giore dignità, tanto meglio- in lei risiede e
più chiaramente risplende la vcrtù dell’ u-
mìltà , come fa la gemma nell' anello. £
quanta utilità faccia questa eccellente ver.-
tù (i) all’ uhmo, qui appresso in parte lo
scriveremo. In prima l’ umiltà merita al-
1' uomo la divina grazia , della quale dice
Santo Jacob-: HwnilibiCs autem -dai gratìam :
Iddio dà agli umili la sua grazia. Xia qual
C arola spognendo' Santo fiei'nardo , dice :
a grasia no'n entra nel cuore di colui, il
quale si confida de’ suoi meriti , e appog-
giasi alle propie opere ; imperoccb' egli è
pieno, secondo la sua reputasione, e però
la grazili non vi truova luogo, i^ui 'Uggia-
mo, che chi vuole empiere alcuno vasello
dell’ acqua dei £ume o della fontana , $i
lo ( 2 ) inchina ; cosi chi vuole attignere la
divina grazia , non conviene che (3) siea
erto per superbia , ma che s’ inchini per
umiltà. L'acqua de’ monti discende nelle
valli basse , e quivi raunandùsi 1’ acque in
abbondanza , fanno fiume e copiose fonta-
ne ; cosi r abbondanza della grazia discen-
de alle valli dell’ umiltà. Onde Santo Ago-
stino dice : Quanto Maria più umile sedea.
f I J air uomo eh’ eli’ adorna.
( z) china. ,E\
(ÒJ stia. E. ,AT. S.
lOO
lauto maggiore grazia ricerca. Eri è la ra-
gione di ciò 4 perocché la grazia data al*
l’uomo', com’ ella fa crescere tuUe 1’ altre
-vertù , COSI la creseere 1' umiltà , la qual ,
cresoeodu , sempre diventa più capace , e
di maggior tenutala ricevere più della gra-
zia. Anche l'umiltà, quanto più grazia ri-
ceve da Dio , lauto più vota se medesi-
ma , (i) ovvero la meute dov’ eli’ è , repu-
tendosi nulla. Onde colui, che è veramen-
te umile, non si tiene nulla; e così votan-
dosi d' ogni altra cosa, e di se medesimo,
diventa quello nicbilo glorioso , oel quale
Iddio si truova , e sanza il quale uiuna
■vertù truova tbudamenlo. Di questo nicbilo
ammaestrava Gesù Cristo, il quale per noi
s^annichilò , come dice l’Apposloio : ’Exi-
nanivit semetipsum^ quan lo diceva nel Van-
geli i: Cum fec(‘riùs omnia ^ quaó praecep-
ta sunt vobis , dicue: servi iputiles sumus r
Quando avrete fatto tulle quelle cose, che
TÌ sono coòa Itivi ile , dite: noi siamo ser-
▼i (z) divSutiii O ide diceva il Savio Ecde-
siaktK'o : ' Hnmiliare Deo ^ et cxpecta ma-
num ejus'. Umiliati a Dio, e aspetta la sua
manoi La seeondà utilità , che fa I' umiltà
all’ uomo si è , eh’ ella introduce nella
mente sua sapienzìa , e dagli cognoseimen-
lo della verità. Onde dice Salomone ne*
(i) o veramente. E.
(^) inutili. E.
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/
. I«I
Proverbj Ubi ^humilitas ^ ibi sapientiax
Dot* è 1' umiltà , (i) ivi è sapienza. E di
ciò parla Santo Agostino, sponendo il Van-
gelio di Santo Giovanni, e dice: L’umiltà
apre T intendimento a conoscere la verità,
e la superbia il chiude. .E di questo dicea
Cristo al Padre nel Vangelio : Abscondistì,
haec a sapientibus et pruderitibus , et re~
velasti ea parvulis: Tu hai nascoste que*
ste cose, cioè la verità 'delle cose divine.,
delle quali egli parlava , da savj ( cioè da
coloro, che si tengono savj , che è super-
bia ) ed ( 2 ) baie rivelate a* piccoli , cioè
agli umili , secondocbè dice la Chiosa.
Onde disvSé quello filosofo Didimo ad Ales-
sandro superbo : Iddio è apparecchiato a
darti sapienza, se tu avessi dove riceverla;
quasi dica , -se -tu fossi >umile, come tu
se’ pieno di superbia : a dare ad intende-
re , che colla umiltà sta la sapienza, e non
colla superbia. E però diceva quello Tolo-
meo astrolago: Tra gli uomini savj, quelli
è il più savio, eh’ è il più umile.
Leggesi nella vita de’ Santi Padri, che
uno frate, volendo che Dio gli rivelasse (3)
certo passo della Scrittura , il quale egli
non intendea, si diede a digiunare ed ora-
re: e avendo digiunato selle seilimane , e
( 1 ) quivi. E. S.
(i.) rivelastde. M.
(3) alcun punto. E.
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102
1)00 avendo la graeia ch’egli chiedea, pen*
sò d’andare ad alcuno de* frati , che abi-
tavano nel diserto, e domandarlo dì quello
dubbio eh’ egli avea' Andando egli \ TAu- >
gelo dì Dio gn apparì "nella via , e disse-
gli : Il digiuno , che bai fatto ^elte ^elti-
mané , non t’ ha fatto prossimo a Dio , e
non t’ è. giovato a quello che andavi cer-
Ccando. Ora perchè (i) ti se’ umilialo , e
vai a domandarne il fratei tuo j io sono
mandato da Dio a insegnarti quél che tu
^ volevi ^^pere : e. spuoseli chiaramente il
dubbio, ch’egli avea.. Della qual cosa rin-
graziando Iddio » e cònoscendb la verta
..della umiltà, ritornò doppiamente ammae-
stralo alla cella , e intese la Scrittura , la
quale dice, che Iddio rivela lì suoi segreti
alti umili. La terza utilità, che la rumiltà
SI è, ch’ella lìbera V uomo, dalie tentazio-
ni, e da’ lacciuoli del mondo; onde dìcea
i) Profeta David: Humiliatus sum^ et libe-
ravit me: Io mi umiliai , e fui liberato.
• Leggesi nella vita, de’ Santi Padri, che
Santo Antonio una volta orando, vide tut-
to ’l mondo pieno di lacciutdi tesi, e lagri-
mando disse : Or chi potrà scampare di
tanti lacciuoli, che non sia pre.so qual-
cuno? E udì una voce, che gli rispuose e
disse: L’ umiltà sola. Questo |»are, «he vo-
lesse dire il Salmista , quando disse : In
( i) tu se\ S.
\
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ie3
ìfia' ha<? , qua. amhulàbmn , ahscanderurU
laqueum mihi: è seguita Intende depreca-
tionem meam, quia hwniliatui sum nimis:
[Nella via y (i) donde io andava ( die* il
Profeta ) m* hanno ( 2 ) nascoso il lacciuolo
per prendermi ed allacciai*ttii ; , ma io mi
sono umiliato : e però intendi il priego
mio , Signor mio , e liberami. . La quarta
utilità, che fa 'r umiltà si è, (3) 'co* ella
ha vittoria del diavolo , e mai non si la-
scia vincere a lui. Cbe 1’ umiltà vinca il
dia>;olo , Santo Gregorio il dice neirOme-
lia, dove dice, che quante opere si fanno
cbn umiltà, tante saette e latize si gettano
contro al diavolo , che il feriscono e via-
conio., "
Onde si legge nella vita de* Santi Pa-
dri, che*l diavolo disse una volta u Santo
Macario : Perchè mi vinci ^ ? che se tu
digiuni , io mon mangio mai : se tu veg-
ghj , io mai non dormo: se tu t’affatichi
operando , io non *ho mai riposo. * E ri-
spondendo egli stesso alla quistione sua ,
disse : Sola la tua umiltà mi vince, la
quale non ho nè posso avere io. E che
1* umiltà vinca , la chiosa sovra- la pistola
di Santo Paolo il dice : Sia umile , e non
presumere di te medesimo , e potrai vin-
(1) onde. E.
( 2 ) posto. E. S.
(3) eh’ ella sì ha. E. M. S.
104
cere. E questo pare che 4icesse Santo Gio<
Vanni nella pistola sua: Fortes estì,x , et
vicistis malignum : Voi che siete umili ,
sete forti t e avete vinto il maligno , cioè
il diavolo. E che l’ umiltà non si lasci mai
vincere , dice Santo Agostino : Solo colui
è vinto, che di se (t) presumme : solo
vince chi per umiltà di se non presumme.
Ed è la ragione ; perocché Dio combatte
per l’umiltà: che l’umiltà attribuisce a
Dio la gloria , che è della vittoria, dfcen-
do : Non nohis ^ Domine ^ non nobis ,.sed^
nomini tuo da gloriam : Non' a noi Si-
gnore . ma al nome tuo dà la giuria. E
però ella, lascia sopra lui la battaglia , da
eh’ ella gli dà la ^orìa della vittoria della
battaglia. Anche per l’umiltà l'uomo vin-
ce se medesimo , che è la più malagevole
vittoria che sia, per la quale l’uonio ogni
altra cosa vince, e da niun’altra cosa può
esser vinto. Anche l’umiltà non può esser
vinta ; perocché delle ferite rinvigorisce ,
delle infermità rinforza , della povertà ar-
ricchisce, del danno cresce, e della morte
rivivisce. La quinta utilità che fa l’umiltà
ti è , eh' ella fa esaudire li prieghi e 1’ o-
raz.ioni della persona : della quale cosa di-
ce il Profeta David : RfSpexiC in orationem
humilium , et non sprevit preces eorum :
(i) presume. E. M.
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x «5
Iddio (i) ha riguardato all* ^razione degli
umili , e non ha sprezzati i prieghi loro.
Ed è la ragione; imperocché tanto gli pia-
ce r umiltà, che < ogni cosa., che ella vuo-
le , gli piace. Onde dicea quella Santa
Donna Judit: IhimUium et mansuetorum
semper tibi pi acuii deprecatio : parlando
a Dio dicea : Sempre ti piacque il priego
degli umili e de’ mansueti. E imperocché
dove è r amore e *1 piacere , ,(2) va 1’ oc-
chio, Iddio con l’occhio delia sua miseri-
cordia li umili sempre vede: cosi dice il
Salmista: Humilia respicil in, coelo ^ et in
terra. E quella donna della Scrittura dicea:
P'idit Dominus Immilitatem meam: Iddio ha
veduta la mia umilitade; e pei égli dilihera( 3 )
dal male e dalla colpa , e dal male c dalla
pena. (4) Del male della colpa diceva il
F^rofeta : Humiligtus sum , et libetavit me :
Io mi sono umiliato , e Diò m’ ha (6) di-
liberato. Del male della pena disse Iddio
al Profeta ; Hai veduto il Re Acab umi-
liato (6) davanti a me: io gli ho perdona-
(1) s guardato. .E . M.
(2) ivi va. E.
(o) dal male della colpa , e dal male
della' pena. E. M. S.
(4) Dal male. E.
(A) liberato. E.
(b) dinanzi a me. E. dinanti da
me. M.
io6
to , e noD inducerò al tempo sao nella (i)
càsa i mali , eh' io aveva detto di fare. E
in' altro luogo dice la Scritture di certi
peccatori: Quia hurrdlìati sunt , aversa est
ab eis ira Dei: Imperoccb’ e' sono' umilia-
ti , Tira di Dio (2) s’è rivolta da loro.
Non tiene Iddio l’ ira contra 1 * umiltà : ed
è la ragione ; perocché la persona ùmile si
reputa vile. Onde diceva il Profeta umilia-
to : Ego autem sum vernìis , et non homo:
Io sonò uno vermine,, e non uomo. E' in
un altro luogo ^ ( 3 ) s' appellava una pul>
ce , (4) e uno cane morto. Onde non sa-
rebbe onore a Dio , ( 5 ) eh’ e' si vendicasse
di cosi vile cosa, com’è uno vermine, o
uno cane morto ; (6) che Dio è magnani-
mo. E però de’ superbi altieri • (y) orgo-
gliosi si vendica , e agli'umili soggetti per-
dona : come disse quello Poeta Vergilio
de’ Romani : P arcete subjectis , et debel-
lare superbos : (8) Perdonavano a* suggelti.
(i) casa sua. E. S.
(i) si rivolta, E. S.
( 3 ) s’appella. E. S.
(4) e poi cane. S.
( 5 ) che egli. E. S,
(6) imperotchè. E. S.
(7) rigogliosi. E.
(8) che perdonavano. E, S.
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107
e abbaltcano i superbi, (i) E si dice ,
cbe/l Leone il fa; cbe' gli animali fero-
ci , (2) che gli contaslano , lacera ed^ ucci'-
de ; quegli cH’ s’ (3) aumiliano , lascia
dar salvi. Così troviamo , che fa Iddio ,
iutantochè eeiandio'le sentènsie date ,rivo-
ca , come si legge nello Santa Scrittura^ di
quello Re Ezechia' , e del Re e della Città
di Ninive, e dèi Re Acab, e di piu altri,
per la qual 'cosa dice il Salmista ; Cor con-
tritum , et huihiliatum , Deus non ( 4 ) de-
spiciet: Il cuor contrito ed umiliato (5)
Dio non lo dispregerà. La sesta ulilit »
che fa 1* umiltà, si è, ch’ella' fa 1 uomo
esaltare e onorare ~ in questa vita , e _ po»
gli merita d* avere 1' onore e 1’ esaltazione
della gloria nell’ altra , secondoche dice 1
Signore nel Vangelio : (6) Chi s umilia sa-
rà esaltato. É Santo* Piero diceva : Umilia-
tevi sotto la polente marno d’ Iddio , accioc-
ch’egli v’ esalti. E che Dio (7) esiam in que-
sta vita onori , ed esalti li umili , (8) mostrasi
(1) E dicefi f che lo leone il fa, M, E.
cosi dice che il leone. E.
(2) il contrastano. E. S.
ì*, (3) umiliano.^E,
(4) despicies. S.
(5) tu Iddìo non lo spregerrai. E. S.
(6) che chi s' umilia. E. «S.
(7) in (fuesta. E S. '
(8) si mostra. E. S.
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io8
per molti esempli nella' Divina Scrittura ,
come si legge dì quello Re Saul « al quale
Iddio disse : Curri parvulus esses in oculis
tuis, caput in Israel factus es i Quando tu
eri , piccolo negli occhi tuoi, fosti fatto ca-
po e Re. La qual parola sponendo San
Gregorio , dice : Quando fosti pìccolo ap-
po te y fosti grande appo me; che tanto «
l’ umile appo Dio più prezioso , quanto ap-
po se^ è' più vile. .Cosi Davit umile (i) fece
iddio Re del popolo suo ; similmente Moi-
sè umilissimo Principe, (2) fece Iddio Prìn-
cipe e Duca del popolo suo : cosi Gedeo-
ne, e molti altri. Onde diceva Santo Job,
parlando a Dio: Ponis humiles in sublimi'.
Tu poni gli umili in alte ‘stato. E che gli
umili , ( 3 ) e che stanno ai basso , Iddio gli
^aiti'e levi in alto, si mostrò una volta
per uno bello' miracolo. (4)
Leggasi nella Storia di Santo Ilario ,
che venendo egli una volta a uno Conci-
lio , dove era il Papa e molti Vescovi ra-
guuati , a’ quali egli erà molto accetto ,
ed entrando in quello luogo , dove lutti
sedevano in alte sedie, ninno si levò , nè
sì mosse per farli luogo. Allora il Santo
Vescovo si puose a sedere prima iu terra.
(i) Iddio il fece Re. M. fu fatto. E. S.
( 2.) fu fatto da Dio. E.
f SJ che stanno • E. S.
f manca l’esempio nell’ E. M. S.
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109
dicendo la parola del Profeta : Domini est
terra- La terra è di Dio: é immautaneute-
la terra, quanto teneva il corpo di Santo
llario sedendo, si levò in alto, tanto ch'el-
l’era a pari colle sedie di quelli altri Ve-
scovi; i quali vedendo 1’ eserapro e mira-
colo , ebbono ^in grande riverenzia colui ,
il quale prima dispettavano : e ricordaronsi
della' parola del Van^elio : Qui se humU
Hat ^ exaltabitur: Chi se umilia, sarò esal-
tato. E non è da (i) maravigliare, se Dio
onora gli umili ; perocch’ eglino onorano
lui , come dice il savio Ecclesiastico : Ma-
gna potentia Dei solius , et ab humitibus
hunoratur : Grande è la potenzia di solo
Iddio , e dagli umili è onorata. Onde di-
ceva Iddio per la' Scrittura : Qui honoriji-
caroerit me ^ glorificabo éum : Ohi mi, farà
onore , io il glorificherò: E che T umiltà
meriti d* avere finalmente la gloria e ’l
reame dei Cielo , Santo Job il dice : Qui
humiliatus jueritt erit in gloria. Colui che
sarà umiliato , sarà in gloria. E ciò dimo-
strava Gesù Cristo nel Vangelio , quando
diceva : Nòlite timere , pusilìus grex ; quia
cumplacuft Patri meo dare vobis regnum :
Nou temete , gente piccola ( cioè umile )
eh' egli è piaciuto al Padre mio di darvi
il reame. E questo significava egli quando
( i J maravigliarsi. E, maravigliarase-
ne. S.
no
diceva: Sinite parvuios intrare ad me; tm~
lìum est enim regnum coelorum: Lasciale
venire a me i (r) pargoli ; .perocch* egli è
loro il »reame del Cielo, (a) E in un ^Itro
luogo diceva : Nisi efjlciamini ut parvuli ,
non intrabitis in regnum coelorum ; Se voi
non diventerete pìccoli , non. entrerete nel
reame del cielo. Onde Salomone dicevst^ ne*
Proverbj : (1) HumUem spirUum suscipiet
gloria'. La gloria riceverà colui eh’ è umi-
le di spirito.
t
X. a I
\
' (i) patyoli. E. M. S.
(a) E in un altro luogo diceva : Nisi
efficiamini ut parvuli, non intrabitis in re-
gnum coelorum : Se voi non diventerete
pìccoli , non eaterrete nel reame del cie-
lo manca nel MS. Gnad.
(3) Hurmlis spirita suscipiet gloriam.
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Xlt
CAFITOLO QUARTO.
Dove si dimostra ifuaU sono quelle cose ,
che ^ sono cagiofse ,e inducono ad ave-
re umiltà.
La quarta coita che seguita a dire dei-
r umiltà , si ,è , quali sono quelle cose ,
che sono cagione , ed inducono ad avere
umiltà. La prima cosa è la consideraziqne
de’ propj difetti , della quale dice Santo
Gregorio : Gli uomini Santi , acciocché
guardino in se ‘la vertù dell’ umiltà pongo-
no dinanzi alli dcchj della loro mente i di-
fetti' e la loro infermità, acciocché consi-
derandogli , (i) steano umili , e l’animo
loro, per qualunque bontà (2) abbiano,
non si levi in superbia. C ha l' uomo ( 3 )
materia d’ esser umile e da parte del cor-
po', e da parte dell’ anima. Da parte del
corpo , (4) se considera il suo originale
principio , lo stato della presente vita , e ’l
(1) stieno. E. M. S.
(2) che abbino , non si levino, E. S.
(S) materia e cagione. E. M. S.
(4) si considera. E. se con diligentia
eonsideriamo. S.
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jia
fine della morte. Di ciò parlava Santo Ber-
nardo , e diceva ; Vedi ,• uomo , donde vie-
ni « e vergognatene; dove se’, e piagnine:
dove vai , e (i) di paura ne triema. E di
queste tre cose è detto di sopra nel Trat-
tato della superbia , dove (2) si dimostrò
quali sono i rimedi centra la superbia. Da
parte dell’ anima abbiamo materia d’ umil-
tà ; che se 1’ uomo ò in peccato mortale ,
è peggio , che non è uno . porco , o uno
cane ; (3) ebe que’ sono pur debitori d’ u-
na morte, cioè del corpo ; (4) ed egli di
due , (5) della corporale , e della (6) ettcr-
nale. Anche è 1’ uomo in miseria della col-
pa e della pena : e ’l porco , e ’l cane , che
sono sanza colpa , hanno pur la miseria (7)
'della pena. Se l’ uomo è in dubbio , s' egli
è in peccato mortale, (H) o nò, pur que-
sto dubbio è ùna grande miseria,, della
quale dice Salomone: Sunt /usti atque sa~
pientes , et opera eorum in mona Dei : et
(i) con paura. È. S. '
(z) si dimostra. E. M. S.
(•^) imperocché quegli sono debitori
pure d' una. E. M. S.
(4) e /’ uomo si è debitore di due
morti. S.
(b) cioè della corporale. E. M. S.
(6) eterna. E.
(7) di questa vita , cioè della pena. S.
(P) o si f o nò. E. S.
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tamen nescit homo , utrum amore vel odio
dtffnus siti omnia in futurum reservan-
tur incerta : E* sono degli uomiai giusti e
savj , e r opere loro nella mano d’ Iddio :
e neentedimeno non sa T uomo , s* egli è
degno d' amore o d’ odio ; ma tutte le co-
se si riservano incerte. La qual parola spo-
nendo Santo Gregorio, dice: Imperò ci so-
no tutte le cose incerte., acciocché una co-
sa certa (i) tegnamo , T umiltà. Or pogna-
mo , che V uomo fosse perto di non essere
in peccato mortale ; se considera il rischio,
a ch.^ egli sta tutto di di cadere , tra per
la negligenzia , e per la ignoranza , e per
la eo.DCupiscenza , e per le tentazioni del
diavolo , del mondo , e della carne , che
dovunque si rivolge triiova sdruccioli o
trappole , ha cagione d' essere umile e di
temere : e con tutte queste cose non si
rintuzza , ( 2 ) nè adumilia da nostra super-
bia. Onde dice Santo Bernardo : O meravi-
gliosa vanità ! o grande stultizia del nostro
cuore ! la cui superbia non puote domare
materia di tanta umiltà , che non si levi
pure in alto terra e cenere. La seconda co-
sa, che (3) c’induce ad umiltà , è 1’ usare
colie persone umili ; che come dice la Scrit-
(1) ritegnamo , cioè. E. S.
( 2 ) et aumilia. E. S.
(3) cito deduce. E. che conduce, M.
Pass avanti, VoU IL
8
II4
tura-, chi usa e couTersa (i) col superbo ,
ne trae superbia ; così chi usa colla perso-
na umile , appara da lei umiltà. Oude di-
ce Santo Jeronimo : (a). Come chi* tiene
niente (i) all’ opere dell’ uomo superbo , (4)
per lo malo esemplo , hae inducimento a
superbia ; così cousiderare 1’ opere buone
della persona umile , presta cautela d’ umil-
tà. La terza cosa , eh' è cagione d’umil-
tà , (5) è adusarsi a .vili (S) offìcj , e a so-
stenere le ’ogiurie , gli Oltraggi , i vitoperj,
le villanie , le vergogne , e li dispetti ; e
non rispondere , nè vendicarsi , ma ripu-
tarsi degnO' di (quello ; e di peggio. Onde
dice Santo Bernardo : L’ umiliazione si è
via all’ umiltà , come la pazienza alla pa-
ce, e come la lezione alla 'scienzia.' Adun-
que se desideri la vertù della umiltà , non
fuggire la vìa della umiliazione. La quarta
cosa, che induce ad umiltà , è la memoria
delia morte , della quale disse Iddio al pri-
mo padre dell’ umana natura Adamo : Pul-
vis es , et in pulvevem reverteris ; Tu sei
(i) co’ superbi. E, S.
(a) che chi porte mente. E. che chi
- tiene mente. S.
(3) aie opere. E. M. S.
(4^ per male esempio. E.
^5; si è d’ usarsi. E. S.
(b) ufizii. E.
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iiS
polrere , (i^ éd in polvere tornerai. La
qualcosa ci reca a mémoria la Santa Ghie*
sa il primo dì di Quaresima, quando ci
pone la cenere in capo : e Uice a ciascu*
no: (a) Ricordali, che tu se’^ceneré, e in
cenere tornerai. Desi 1’ uomo (3) riputare
cenere eziandio mentrechè vìve ; peroc-
eh’ egli è certo , che di qui a poco in ce-
nere tornerà. le cose, che sono certe per
lo tempo, che dee venire, si debbono ri-
putare , come fossono presenti. Onde dice
Santo Paolo ; Corpus mortuum propcerpec-
catum : il corpo è morto per lo peccato ,
cioè (4) diputato e dato alla necessità (5)
del morire. E però (6) dicea Santo Grego-
rio; Quasi morto già si riputa tiene
per certo di dovere morire. Così si riputa-
va quello Santo Patriarca Abraam , quan-
do dicea a Dio: Loquar ad Deum , cum
sim pulvis et cinis : Avvegnaché io sia pol-
vere e cenere , pure ardirò di parlare al
mio Signore. (7) , ^
Leggesi che anticamente quello mede-
simo dì , che ’l Papa era creato , gli era
e di polvere. E. S.
(2) Ricordati. E. S.
(3) reputare. E. M.
(4) deputato. E. M. S.
(ó) delia morte, E. S.
(6) diceva beae. E. S.
(7) manca I’ esempio nel M. S.
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ii 6
portato innanzi una manata di stóppa , 'ed
una candela accesale in sua presenza mes<
so fuoco nella stoppa , ed eragli detto : Co-
sì passa tosto la gloria del mondo, come
il fuoco ha tosto arsa questa stoppa, e fat-
tone favilla' e cenere. Onde Santo Bernar-
do , scrivendo a Papa Eugenio , diceva : Co-
me è beila ed utile conjunzione , che peu-
sando tu d’ essere sommo Pontefice , con-
sideri insieme, che tu se' vilissima cenere!
Non è grande fatto essere umile nel basso
stato ; ma grande vertù e rada I* umiltà
onorata. E però dicea il Savio Ecclesiasti-
co : Humilia valde spirUurfi tuum : Umilia
molto Io spirito tuo. Non si tiene polvere
e cenere colui, che si veste di dt‘appi di
seta e di scarlatto; (i) che chi farebbe co-
tali sacca alla . cenere , se non fosse già
matto? Non si tiene polvere , e cenere' co-
lui , che si pone in altura di stato e di di-
gnità , che la cenere e la polveré posta in
alto , n’ è mrtata , e (z) sparta dal vento.
E avvegnacDÒ non si (ó) tengano , e’ pur
sono : (+) di quali dice il Salmista ; Non
4*0 impii ^ non sic ; sed tamquam pulvis ,
quem projicU ventus a facie terrae: i pec-
( t) imperoonhè niuno farebbe cotal
sacco. E.
(2) spazzala E. S.
(Hj si tengano cenere, E.
de' quali. E. M. S.
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, ”7
«atori su()erbi non si tengono cosi ; ma e
pur sono , come la polvere , che ’l vento
gitta dalia faccia della terra. Non solamen-
te si dee Tuomo umiliare, perch'egli «
cenere e polvere ; ma perch' egli è ancorn
più vile cosa , (i) ch’egli è sterco e vermi-
ni. Così dice la Scrittura : Gloria ejus ster-
cus et vennis : La gloria dell’ uomo è ster-
co e vermine.' E’I savio Ecclesiastico dice:
Vindicta carnis impii ignis et vermis ;
La (2) vendetta della carne del peccatore
si è il fuoco ( 3 ) e ’l vermine. Va , o uomo
d’altura, quando vaneggi nella mente tua,
e considera la viltà della sepoltura. Va (4)
garzone , giovane altiero e sanza freno
quando t'allegri co’ compagni , e vai in
brigata sauza temperanza , ( 5 ) seguitan-
do (6) i voleri , e poni mente i sepolcri
pieni di bruttura , e di puzzolente lordu-
ra. Va, donna svaliata e leggiadra , quando
tì diletti d’essere guatata, e giovati d’es-
sere pregiata e tenuta bella , sguarda nel-
le fosse de’ cimiteri le carni verminose e
fracide. Va , donzella vezzosa , che studj
(1) cioè sterco e vermine. E. S. '
(z) vendetta del peccatore, E. &.
( 3 ) et i vermini. E. S.
(4) o giovane. E.
( 5 ) e seguitando. E. S.
(6) i voleri tuoi. E. S, le volontà
tue. M. ' A
V
1 18 ‘
in bel parere , azzimandotl e adornandoti ,
S er avere nome e pregio di bellezza , o
’ essere dagli amanti amata , e specchiati
ne’ monimenti , pieni (i) d’ abominevole
fracidume. Andiamo tutti (jttanti (2) a ve> .
dere» se mai fu pelle verminosa di can (3)
fi-acido , e gittate alle fosse , se si sentì si
fastidioso ‘puzzo di carogna corrotta , tanto
spiacevole e abominevole , e di tanto orro-
re ; quanto soUo le carni degli uomini e
delle femmine » state alcuno tempo (4) sot-
to terra , innanzich* elle si consumino af-
fatto; sanza le (i) brutte cose , che di (6)
a ueste carni fracide nascono ; che di tutto
corpo (7) s’ ingenerano fastidiosi, vermi-
ni : di certe (8) membra dell’ uomo , come
dicono i savj esperti , nasce uno (9) scor-
zone serpentino , velenoso e nero : e di
quelli della femmina (io) una botta vele-
(1) d' abominevoli frùcidumi. E. S.
(2) e consideriamo. M.
(3) fracido , se mai si vide carname
( carcame M. ) d' ^ino scorticato , e get-
tato. E. M. S.
(4) sotterra. 'E. M. S.
(5) le brutture e le cose orribili. S.
(6) quelle. E, S.
(7) nascono e ingeneransi. S.
(S) membri. E. S.
(9) scorpione. M.
(10) nasce una. E. S.
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noaa , fastidiosa e lorda, (i) E di ciò pa-
re , cbe parlasse il Savio Ecclesiastico ,
quaudo disse : Curri morbuus fiierit homo ,
haereditiAit serpentes , et bestias , et ver-
tnes : Quando l’ uomo sarà morto' , il sdo
retaggio saranno serpi, e bestie , e vermi-
ni. Come adunque , secondochè dice San-
to Jeronimo , (2) insuperbirà T uomo , ii
quale ( 3 ) tanta viltà possiede ? E avvegna-
ché la memoria della morte sia amara , co-
me dice -il Savio Ecclesiastico : O mort
quam amara est memoria tua ? O morte ,
come è amara la memoria tua ? tuttavia
dee E uomo volere sostenere questa amari-
tudine, considerando il frutto, cbe ne se-
guita ; perocché per tale memoria T auima
umiliata ^4) e timorata vieta il peccare.
Cosi dice il Savio Ecclesiastico ; In omni-,
bus operibus tuis , memorare novissima tua,
et in aeternUm non peccùbis : In tutte To-
pere tue ricordali'del fine tuo , e mai nou
peccherai. Onde dice Santo Jeronimo in
(1) £ di ciò pare , che parlasse il sa-
vio Ecclesiastico , quando disse: Cum mor-
tuus fuerit homo , haereditabit serpentes ,
et bestias , et vermes ; Quando P uomo sa-
rà morto , il suo retag^ saranno serpi ,
e bestie , e vermini, manca nel MS. Guad.
(2) insuperbisce. S'.
( 3 ) tante viltà e rrùserie. E. S.
(.ij.) timorosa. E.
120
uofl sua Epistola, (i) che fu sentenzia di
Piatone Hlosafo , che tutta la vita degli uo-
mini savj dee essere in pensare della mor-
te. E queir altro filpsafo dicea , ch’eli’ era
somma filosofia. Àncora per tal memoria
l’uomo sprezza se, e tutte le cose di que-
sto mondo. Così dice Santo Jeronimo : Age-
volmente ogni cosa spregia , chi sempre
pensa del dovere morire, e spezialmente
per la memoria della morte si tempera , e
spregia la vana letizia delle cose temporali
e carnali. Onde dice Salomone: Si annis
multis vixerit homo^ et in ìis- omnibus lae-
tus Juerit , meminisse debet tenebrosi tem-
poris , et die rum malorum , ^fui cum vene - ,
rint , vanitatis arguentur praeterita : Se
1' uomo viverà molt’ anni lieto , desi ricor-
dare dei tempo tenebroso della morte, 'e di
molti dì , che poi saranno venuti e passa-
ti , s' avvedrà 1 uomo (z) come ciò , eh' è
stato e passato , è vanità.' E però diceva il
Savio Ecclesiastico : In die bonorum ne im~
memoT sis malorum : Nel tempo del bene
e della prosperità non dimenticare il male
e r avversità. (3)
Scrive Santo Isidoro , eh’ e’ fu antica
usanza , che ’l primo dì , che lo Imperado-
re di Costantinopoli era coronato , quando
(i) che in. E.
Ijt) che ciò che è stato. E.
(3) manca l’esemplo nell’jE, « nel M.
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Ì2I
era snella maggiore gloria ,'TenÌTa a lui uuo
maestro di pietre , e portavai i il saggio di
quattro marmi , di diversi colori, e do-i
mandavalo di qual di quegli più gii pia>
cea , che si facesse il suo sepolcro ; a dare
ad ioteudere come la memoria della morte
dovea temperare la gloria' temporale ed im>
perìale', e farlo essere umile. La quinta
cosa , che induce ad umiltà , è T esempla
di Gesù Cristo , e de’ Santi suoi. Dell’ umil>
tà di Cristo , dice Santo'' Agostino : Va per
la via deli’ umiltà di Cristo se vuoli venin
re alia gloria della sua eternità. Vuoi! ave-
re la sua altezza , prendi prima la bassez-
za della sua umiltà , la quale Gesù Cristo
mostrò , acciocché noi ne pigliassimo esem-
plo secondoch’ egli disse : Eccemplum enirn
dedi vobis : (i) £ nascendo , quanto volle
avere umile madre , umile casa , umile
letto , umile' vestimento: e ( 2 ) vivendo,
onde voile essere circunciso come pecca-
tore : offerto e ricomperato come servo :
nel mezzo de' Dottori domandare come di-
me polo : e a Maria e (3) Josepo, esser sug-
gello: umile compagnia avere volle, cioè
di pescatori : essere battezzato dall’ uomo ,
e tentato dal diavolo , come minore : sen-
za propio , ^vivere povero , e pagare -il cen-
(1) Quàndo nascendo volle. E. M.
( 2 ) vivendo volle.
(3) Giosefo. E. M.
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J
122
so, ovvero il passaggio : .villania, oltrag-
gio, (i) rimprovero sostenere sanza (2) di*
fensìpue : e predicando e facendo miraco-
li , fuggiva" la gloria e 1* onore : c quando
volle esser fatto Re , si partì , e* discepoli
riprese dell’ ambizione. Abbracciava (3) i
pargoli , e ponevagli in esemplo d* umiltà
e di soggezione. Cavalcò in su l’ asino quan-
do venne al luogo della passione, liivò i
piedi a’*discepoli , e cenò con loro ad una
mensa , in una' scodella maingiando , e co-
me ministro servendo : e poi diede loro la
comunione : e'' morendo sofferse d’ essere
tradito, accusato, preso, e legato^ esami-
nato , battuto, schernito, giudicato , e sgri-
dato , e mandato al luogo* della giustizia ,
colla Croce in collo , per dirisione. Non (4)
schifò la vilissima morte della Croce, do-
ve (5) salì ignudo, assetato, flagellato , pia-
gato , nel luogo della (6) pubblica giustizia, '
nel mezzo de’ ladroni , come malfattore. E
dopo la morte. volle esser messo sotto ter-
ra nel monimento : e volle discendere nel-
lo 'nfemo a dare a quegli , eh’ erano im-
' \ "1 ■ ' ■
(1) vituperio , rimproverio , infamia
sostenne. E. S. .
(2) difendersi. E. M.
(3) i parvoli. E. M. ^
(4) scifò. M-
(5) salute. S.
(6) piuvica. M.
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123
pregìonatì , salute e liberagione. Di questa
profondissima umiltà, che Gesù Cristo mo-
strò nascéndo , vivendo e morendo , par-
lava Santo Paolo , quando diceva : Exina-
TÙvit semetìpsum , formum servi àccipiens ,
et Jiabilu inventus , ut homo humiliavit se~
metipsum , factus obediens usque ad mor-
tem , mortem autem crucis : Gesù Cristo
essendo Iddio, (i) isvanì ed annullò se me-
desimo , prendendo forma di servo^, ed a-
bito d’ uomo ; cioè la carne della natura
umana : umiliò se medesimo , (2) fatto è
obbediente insino alla morte della Croce.
E avendo T Appostolo dimostrata l' umiltà
di Cristo , ( 3 ) soggiunse la gloria e 1 ’ esal-
tazione , 'la quale egli meritò per la sua
umiltà ; onde dice : Propter quod et Deus
exaltavit illum, et dedii illi nomea , qùod
est super omne nomen , ut in nomine Je*
su omne genuflectatur , coelestium , terre-
strium , et infernorum ; et omnis lingua
conJiteatur\ quia Dominus Jesus Christus
in gloria est Dei Patris : Pef la qual co-
sa Iddio r esaltò , e (4) diegli tal nome ,
cb’ è sopra ogni nome ; acciocché nel no-
me di Gesù s’ inginoccbi chiunque è la
cielo, ed in terra, € nello ’nferno : e ogni
(1) esinanì. M.
(2) fatto obbediente. E. M. S.
( 3 ) soggiugne. S.
(4) diedegli. E.
124
lingua eonfessi , che Messer Gesù è nella
gloria del Padre, Dove si dà ad intende-
re , che chiunque seguiterà Cristo nella
sua umiltà , il seguirà ad avere la esalta-
zione e fa giuria della sua divinità. L' u-
millà de* Santi , chi la vuole sapere,
le loro leggende , dove 1’ uomo si, potrà
specchia re , e Conoscere la sua superbia «
ed ad esemplc» di loro prendei'e forma di
' vera umiltà.
CAPITOLO QUINTO.
^ /
^Dóve si dimostra quali sono i segni della
t vera umiltà.
La quinta cosa che resta a dire , si è
de' segni della vera umiltà. Et è il primo
segno 4 che altri sia umile , t' egli ama le
persone umili , e volonlierì usa con lo-
ro ; (i) perocché come dice il Savio Eccle-
siastico : Omne animaX diligit sibi simile.
Ogni animale ama il suo simile. Il secuu-
do ( 2 ) segno si è 1* amore della propria
viltade; cioè, che l’uomo si tenga vile, ed
ami d’ essere reputato vile : del quale dice
(i) imperò. E. M.
(z) segno della vera umiltà. E. M. S.
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125
Santo Bernardo : 11 Tero limile vuole esser
reputalo file , e non vuole esser tenuto u-
mile , nè della umiltà lodato. Oude , come
a lui medesimo non pare esser umile , ma
sì vile ; così da altrui, vuole esser tenuto
vile, e non umile. E di ciò interviene^
come dice Santo Gregorio , cbe quanto
l’uomo più è vile dinanzi agli occhi suoi,
tanto è più prezioso dinanzi agli occhi
d’ Iddio. E però quello Santo Re David
dicea : lo mi farò piò vile, e sarò umije
negli occhi miei. Il terzo segno della vera
umiltà , si è cbe 1’ uomo voglia ne’ latti
,suoi il IcoDsiglio altrui , e credagli ; che cO'<'
me l’uomo superbo crede più al senno^
suo, che all* altrui ^consiglio , del quale dir
ce Santo Gregorio , cbe se non si tenesse
migliore che gli altri , non (i) posporreb-
be gli altrui consigli alla sua diliberazio»
ne ; cosi T umile crede più all* altrui con-
siglio , che al suo parere. Il quarto se-
gno ( 2 ) è eh’ altri fugga gli onori e’ gran-
di ufìcj , e volentieri tàccia gli utìcj vili.
Leggesi nella vita de’ Santi Padri , che
uno Santo Padre , adornato di molte vir-
tù , pregò Iddio , che gli mostrasse , io cbe
stava la perfezione dell’ anima. E domau-
ìdando di ciò un altro Santo Padre ; que-
gli rispuose per revelazione : e domanJol-
( 1 ) sottoporrebbe. M. '
(z) della vera umiltà si è.
isS
Ir* s’ egli era acconcio a fare tutto ciò
ch'egli dicesse; eJ e’ rispii >se che si. Or
■va , uissejjli , e pasci i -porci : e cosi fece.
Per la qual cosa diceva la gente , eh’ egli
era impazzato , e facevano (t) seberue di
lui ; ma egli couservava dentro la verta
della umìl.ta , e godeva delio scherno di
fuori, e del vile u fido. E dopo certo tem-
po i Santi Padri , cognosciuta la sua per-
fetta umiltà, il rivocarono al- moDÌstero
suo. Il c^uinto^ segno della vera umillà è ,
se altri e obbediente prontamente, satina
indugiare , o scusare la ’ngiunta obbedieu-
eh. Onde come la (2) inobbidienza vieue
da superbia, ( 3 ) come si dimostrò ne’ pri-
mi parenti dell’ umana natura', siccome è
detto di «opra ; cosi la pronta obbedienza
nasce dalla vera umiltà.' la segno • di ciò
parlando l' Appostolo della ubbidienza di
Cristo, premise l’ umillà, dicendo: Egli
umiliò se medesimo , fatto obbediente in-
fìno alla morte. II (4) sesto seg'no dell’ u-
mìllà , si è , sostenere le’ngiurie, e gli ol-
traggi , e le villanie de’ latti e delie paro-
le , non solamente con pazienzia , ma con
letizia. Onde dice Santo Jeronimo ; La pa-
zienzia nelle ingiurie mostra 1' uomo essa-
li) beffe. E. M.
(2) disubbidienza. E. S.
( 3 ) manca neH’£. e nel M*
(4) sesto grado, S,
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127
re umile. E Santo Gregorio : La villania
fatta altrui , pruova cbente . eia 1’ uomo
dentro appo a se.
11 quale scrive , cb’ e'-fu uuo santo
uomo , eh’ ebbe nome Costanzio , il quale,
avvegnaché fosse molto sparuto e di pie*
cola statura , era di virtù e di santità gran-
de appo Dio. E crescendo l’ oppenìone e
la fama d^lla sua santità appo le genti ,
molti di diversi paesi venivano a vederlo ,
ed a domandare benefìcio delle sue ora*
zioni. Tra gli altri una fiata venne uno
villano materiale e grosso per vederlo : e
domandando di lui , gli fu mostrato, ebe
accendeva le lampone , e rifornivale d* o-
lio. Vedendo costui la persona piccola e
sparuta , 1’ abito dispetto , e l' uficio vile ,
non poteva credere , ebe fosse colui , del
quale per fama avea udito sì grandi cose.
Éd essendogli pure affermato, ch’egli era
desso, sì disse:' Io mi credea , cb’ e’ fosse
uno uomo grande e appariscente , del
quale si dicevano tali maraviglie : costui
non ha neeiile d’uomo, che' poirebb' egli
avere di bene in se ? Udendo ciò il servo
d' Iddio , lasciò stare le larnpane , e corse
e abbracciò costui , e baciollo , dicendo :
Or (i) tu Se colui , che hai giudicato il
-vero di me : tu m’ bai conosciuto : tu solo
bai avuti gli ocebj aperti de’ fatti miei : e
- -
\
(i) veramente tu se\ S.
j 28
profferendo"! isì , mollo il riograziò. Di
quanta umillà, dice Santo Gregorio, fu
costui , (f) il quale più amò colui che lo
spregiava ! che come i superbi degli onori
si rallegrano ; così gli umili si rallegrano
degli spregi e de* disonori : e sono conten-
ti di .vedersi tener vili e dispetti nel pare-
re altrui , come sono ( 2 ) appo se nel pa-
rere loro. E dell* umiltà basti quello , che
brievemente n' è scritto.
(1) il quale amò. E. 31. S,
( 2 ) appresso se. E,
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Qui si comincia il trattato
della Vanagloria.
139
Detto del tìzio della saperl>ia , della
quale dice Sauto Gregorio , eh' è madre e
velenosa radice , donde gli altri vizj pro-
cedono c nascono; seguita ora a dire aella
Vanagloria, della quale è detto di sopra
per i^nto Gregorio , che è la prima figli-
uola della (i) superbia , colla quale ha
tanta simiglianza , che spesse volte , noa
sappiendo discernere l’una dall' altra, si co-
glie in cambio , e prendesi 1' una per l’al-
trà. E non è da maravigliare di tanta (2)
similitudine ; conciossiacosach' ella sia la
S rimogenita figliuola , nella quale la ma-
re puose tutta la forza del suo veleno ,
e la materiale disposizione all' esser suo na-
turale : e '1 padre con tutto il suo sfor-
zo ( 3 ) imprentò in lei la formale figura
delia sua malizia. Onde i Maestri e' Dot-
tori , parlando e scrivendo e delia madre
e della figliuola , spesso (4) scambiando
(1) che dalla superbia nasce, E. che
della superbia nasce. S.
(2) simi^ianza. E. S,
( 3 ) improntò. E. S.
(4) scambiano. E. M. S,
PasHavanti. Voi, U, 9
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i3o
r uua nell’ altra , ora della madre per la
6gliud1a , ora dèlia figliuola per la madre
ragionano, avvegnaché sia tra loro formale
differenza , e reale distinzione. E però ,
come della superbia, cosi della vanagloria
faremo speziale trattato , delia quale dire-
mo due cose. ■ ,
,C A P I T O L 0 P R I M O.
Dove si dimostra che cosa è Vanagloria^
La prima cosa che dobbiamo 'dire
della vanagloria si è , che cosa è vanaglo-
ria. Dove è da sapere , che questo nome
vanagloria iuchiude due cose : l’uua è glo-
ria , r altra è vana. A dolere sapere , che
cosa è vanagloria , si conviene sapere che
cosa è gloria : e poi vedremo' quale gloria
è vana ; e cosi cognosceremo che cosa è
vanagloria. Imprima si conviene sapere che
cosa è gloria, della quale dice Santo Ago-
stino: Gloria est frequens fama CAim lau~
de: Gloria è una fama ed una nominan-
za (i) continua con loda; ovvero, come
dice altrove: Gloria est judicium homi^
num de aliquo bene opinaittium: La glo-
(l) continuata che perseveri, E. $,
A
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i8i
ria è uno giudicio degli uomini , che sti-
mino bene d' altrui. Santo Atnbruogio di-
ce : Gloria est clava curri laude notitia :
La gloria è uno conoscimento chiaro con
loda. E Tullio dice^ che gloria è frequens
de aliquo Jama curri laude , com' è sposto
di sopra. E in un altro luogo dice Glo-
ria est quaedam solida reSf. expressa^ non
adumbrata : La gloria è una cosa salda ed
espressa, non adombrata. Per tutti questi
delti, che in. sentenzia dicono una mede-
sima cosa, si dà ad intendere^ come dice
Santo Tommaso , che (i) gloria dice una
chiarità. La cosa chiara dice una bellezza,
e uno manifestamento. E peroe questo no-
me gloria ^importa propiamente uno mani- ,
festamento d'alcuna cosa, che appo l'" opi-
nione (2) d’ alcuna gente sia o paja bella,
o buona e dicevole , cheute che (d) quella
colai cosa si .siar, o corporale o spirituale,
purch' ella sia^ onorevole (4) o degna di
loda. E adunque gloria è uno conosci-
mento manifesto e chiaro , che hanno le
persone d' alcuna d* escellenza o boutade
altrui , che sia dégna di loda o d’ onore ,
(*) ^ chiarità. E. M. S.
(2) della gente, E. S.
(3) cosa quella si sia. E. quella cosa
si sia. S.
(4) e degna di lode. E. S.
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secondo la s^ima e l’ opinione (i) della
gente. L’appetito di questa cotale gloria
punte essere sanza vizio e sauza peccato :
e ciò è , quando la persona disidera di
manifestare alcuno bene , eh eli (2) abbia
detto o fatto, il manifesta con diritta ra-
gione e a buòno fine ; come sarebbe , ( 3 )
quando il facesse , acciocché Dio n avesse
loda e gloria, secò ndochè Gesù Cristo dis*
se nel Vaivgelio 1 Sic luceat. lux vestra co-
roni hominibus ut videant opera Destra
bona , et glorifìcent Patrerri vestrum , qui
in coelis est'. La luce della vostra bonlad'e
si manifesti sì , e in (+) tale maniera da-
vanti alli uomini, che veggano l’ opere vo-
stre buone , e glorifichino il vostro padre
Iddio, il quale è in cielo. Ancora quando
altfi il facesse per dare buono ( 5 ) assem-
plo altrui, acciocch* altri ne diventasse mi-
gliore, come (6) n’ ammaestrava Santo Pau-
lo , quando diceva : Providentes bona non
solutn coram Deo , sed edam coram omni-
bus hominibus : (7) Provvedete di fafe , e
di mostrare l’opere buone, non solamente
(1) delle genti. E. S.
(2) abbia ^ e di fatto il manifesta. E.
( 3 ) quando V uomo. E. S.
(4) tal modo. E. S.
( 5 ) esempio. E. esemplo. S.
/6) manifestava Paolo, E, S,
(7) provedente. S,
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i33
dinanzi a Dio , ma ancora dinanzi a tutti
gli uomini, dando loro il buono esemplo.
Similemente quando altri il facesse per
perseverare nel bene, e per diventare mi-
gliore, come interviene,, che certe persone
udendo lodare ed approvare dalle genti le
buone opere , eh* e’ fanno ,. sì ne megliora-
no ; come disse quello savio , che la virtù
lodata , cresce : e perseverano nel bene. C
a questo intendimento n’ ammaestra il Sa-
vio Ecclesiastico , il quale dioe : Curam fia-
be de bona nomine-. Abbi cura del buono
nome. E Tullio dice^ che gli uomeni s’ac*
condono al bene &re per la gloria. Per
qualunque di queste tre cose 1’ qomo de-
sidera la gloria, manifestando le sue buo-
ne opere, o qualunque bontà o vertu ch'e-
gli abbia : non che sia peccato o vizio ,
ma egli è virtù e mercè ; perocché si, fa
per carità d’ Iddio e del prossimo. Puote
esser 1’ appetito e '1 desiderio delia giuria ,
vizio e peccato , quando non per veruna
delle tre cagioni dette di sopra (i) si de-
sidera , ma vanamente : e allora s’ appella
vizio dì vanagloria. Che come dice Santo
Tommaso : Qualunque cosa vana (z) desi-
derare , è vizio e peccato , secondochè di-
ce il Salmista: Ut quid diligitis vanitatem,
et, quaeritis mendacium? Perchè amate voi
(l) desidera. E. S.
(zj si desidera. E.
i34
]a vanità , e cercate d' udire e di dire la
bugia? E puossi dire gloria vana in tre
modi: o da parte della cosa, (i) la quale
altri cerca d’avere gloaia*, che è cosa va-
na , fragile , e non degna di gloria : o
quando altri cercasse d’ avere gloria della
cosa , eh’ e’ non ha ; della quale vanità di-
ce il Profeta Jeremia : Vana sunt opera
eorum , et risu digna : L’ opere loro sono
vane, e degne di riso; cioè, che altri se
ne faccia beffe. Il secondo modo si è da
parte di colui, o di coloro, da’ quali altri
vuole avere la gloria , 'cioè (2) li uumeni :
il cui judicio è incerto, e ’l più delle vol-
te falso , e però è vano ; de’ quali diòe.il
Salmista : Universa vanitas omnis homo
vivens ; e in uno altro luogo : JJnminus
scie cogitationes hominum^ quoniam vanae
sunt: Ogni uomo vivente è tutta vanità ,
e Iddio sa bene , che’ pensieri degli uomi-
ni sono vani. Il terzo modo c ( 3 ) . detto la
gloria vana da parte di colui, che deside-
ra la gloria , che non ordina l’ appetito
suo in debito fine, cioè all’onore d'iddio,
e (4) a salute sua e del Prossimo. Della
quale vanità dice il ‘Profeta Jeremia: y^m-
hulaverunt post vanitatem , et vani fueti
(1) della quale. E. S.
(2) dagli uomini. E. S,
( 3 ) detta. E. '
( 4 ) alla salute. E. M.
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5 unt : Gli aomini sodo andati dietro alla
-vanità, e sono fatti vani. Ragionevolmente
adunque 'è detta gloria vana quella la
quale altri desidera d’avere di cosa vana#
da cosa vana, e per cosa vane. £d è cosa
vana, come dice Ugo di Santo Vittore, (i)
quella, che non dura quello dì, ch’ell’na:
non prende fratto di quello , che fa : e
mai non giugne al termine, dove va. On-
de Salomone , considerando in queste cose
create questa vanità , diceva : Vanitas va-
nitatum^ et omnia vanitas: Il mondo è
vanità di vanitadi , e ogni cosa è vanità.
L’altra lettera ha' vanitantium\ c\oh degli
uomini che si vaneggiano; quasi dica-: Va-
-nità sono le cose , di che gli uomini va-
namente si gloriano. Vani sono gli uome-
ni , che desiderano d’avere la vanagloria,
ovvero da’ quali altri desidera d’avere glo-
ria. Vano è il fine , al quale conduce co-
tale gloria , -del quale dica Santo Piero :
Omnia gloria ejus tamquam Jlos foeni ;
Ogni gloria dell’ uomo , per qualunque
modo tu la pigli , è vana , come il fiore
del fieno. E però diceva bene (2) il Boc-
cadoro : ^INon è vera cotale gloria : e non
ò gloria: ma di gloria vota. Onde gli an-
(\ ) quello , che non dura a quello
che la ha , non prende frutto , e mai non
giugne. E. S.
(2 J San Giovanni Boccadoro. E.
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i36
tichi (i) r appellano Tanagloria » cioè co-
sa (2) vota , eh’ è detta vana.
CAPITOLO SEC O N D O.
Dove si dimostra che > differenza ò tra la
vanagloria e la superbia : e quando
è peccato mortale.
La seconda cosa che si .dee dire della
Vanagloria si è , che differenza è tra lei e
la superbia e quando è peccato morta-
le. (3) Ove è da sapere , che avvegnaché
per la grande simiglianza « ch'hanno ìnsie*
me questi due vizj , spesse volte dalla Scrit-
tura e da’savj Dottori si (4) prenda l’uno
per l'altro; (5) tuttavia , considerandogli
sottilmente, (6) hanno grande differenzia.
(1) r appellarono. E. ' > -
(2) vana ; imperocché , la cosa che è
vota , è detta vana. E. M. S.
(3) Dove. E. 'M.
(4) piglia. E. prendono. M. prende. S.
(5) Nientedimeno. E.. S.
(6) ha una grande differenza T uno
0 V altro. E. i* uno dalt altro, S.
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€ (i) svaria l’uno daH’altro; e (2) ciascu-
no è vizio per se , distinto l’ uno dall’ al-
tro : la qual cosa ci ^i manifesta, aperta-
mente , se ci recheremo a memoria delie
cose dette di sopra. Fu detto di sopra ,
che la superbia , propriamente parlando ,
è uno amore , ovvero (. 3 ) appetito disor-
dinato , che (4) spigne l’ animo dell' uomo
ad alcuna escellenza o maggioranza , più
che non si conviene , secondo la diritta
ragione. La vanagloria, secondocbè si puo-
te ricogliere di quello che n’ è detto di
•opra, è uno appetito di loda umana , ov-
vero di riputazione^ secondo la ( 5 ) stima-
zione e l'opinione della gente;. |)er la
quale avere si manifesta e mostra qualun-
que escellenza, virtù, n bontade, non ri-
ferendola con (6) diritta ragione' iii debito
6ne,.ma vanamente di quella dilettandosi.
E però si dimostra, che altro è superbia,
e altro è vanagloria : e 'che la vanagloria
aggiunge e pone sopra la superba ; che
dove la ' superbia desidera d’ avere alcuna
fij sguaglio. E. M.
(3.) e ciascuno è vizio per sè^ distin-
to V uno dalT altro, manc^ nel MS. Gua-
dagni.
(%) uno appetito. E. M. S.
( if) sospigne. M.
('S) stimazione. E. M. S,
( 6 J debita, E. M. S.
x38
etcellenza e maggioranza , ]a Tanagloria
non contenta pur dell’ avere, la vuole ma- i
nifestare e farne mostra ,, per (i) acque-
starne loda , nome ed onore , e fama ap-
po le genti. E alcuna volta vuole 1' uomo
vanaglorioso essere locfato, onoralo e rive-
rito , per venire io notizia delle genti , e
perchè si manifesti alcuna sua escellenzia
e boutade , e per 1’ onore e per la reve-
renza che gli è fatta, e per la loda e per
la fama. che gli è data. Sicché alcuna volta
la loda « cagione della vanagloria alcuna
volta è effetto e fine , alla quale per va-
nagloria r uomo intende. Quando e come
la vanagloria sia peccato mortale , è da
notare ; che , come dice Santo Tomo(taso
nella Somma, il peccato è mortale, quan-
do è contrario alla caritade d' Iddio e del
prossimo. Quanto alla carità del prossimo,
la vanagloria propiamente, e secondpch’ el-
r è considerata , non è contraria , se nou
fosse già di rimbalzo o per indiretto , co-
me potrebbe essere, ch’altri per acquista-
re gloria , onore , loda , o fama , farebbe
ingiuria od oltraggio al pròssimo , oppres-
sandolo , o infamandolo , o in altro mo-
do ( 2 ) non dovutamente offendendolo ; e
allora sarebbe bene contro alla carità del
(ij acquistare. E. M. S.
(ìj indebitamente. M.
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prossimo , e sarebbe peccato mortale (i).
Quanto allo a more e alla carità d’ Iddio ,
puote esser la yanaglorla contraria in due
modi : T uno modo secondo la materia e
la cosa , della qu aie altri si gloriasse ; co
me se altri gloriasse d’ alcuna cosa falsa
che fosse contraria alla Divina reverenzia
secondochè disse il Profeta Ezzeccbiel con
tro a quello Re : Elevatum est cor tvum
et dixisti: Deus ego sum: 11 tuo cuore
s’ è levato in alto , e dicesti : io sono Id
dio. E Santo Paulo dice: Perchè ti glorii
tu, o uòmo, de*l)eni , che tu hai ricevuti
da Dio , come se tu noit. gli avessi ricèvu
ti? O quando ( 2 ) alcuno bene temporale
o corporale , o spirituale , che fosse , (3)
mettesse -dinanzi p Dio: la qual cosa vieta
Iddio per Jeremìa Profeta , ( 4 ) dicendo ; (o)
Non glorietur sapiens in sopienda sua ,
nec fortis in fortitu^ne sua^ nec dives in
divitiis suis\ sed in hoc glorietur ^ qui glo-
riatur scire , et nosse me'. Non si glorj il
savio nel senno, o nella sapienza sua, nè
l'urmo forte nella sua fortezza, nè’l riceo
( I ) o cagione di peccato mortale. E. M.
( 2 ) ai^ri ha alcuno.- E. M. S.
(3) del quale si gloriasse , mettendo
se innanzi. E. M.
(4) e dice. E. S.
(5) Qui il MS. Guad. muta mano,
ma poco differente.
i4P
nelle sue ricchezze ; ma chi si gloria , si
glorj di sapere e di cogooscere me. O
quando altri mandasse il testimonio degli
uomeni dinanzi a quel d* Iddio , siccome
Cristo diceva centra alcuni nel Vangelio :
Qui dilexerunt niagis gloriam hominum ,
quam Dei: Egli hanno amata la gloria de*
gli uomini più che quella d’iddio. E puossi
intendere in due modi : o eh’ eglino ab-
biano amato d’avere gloria dagli uomini,
più che da Dio: o ch’eglino' abbiano ama-
to più di dare gloria agli uomini , eh’ a
Dio. II secondo modo , "che la vanagloria
punte essere centra la carità di Dio , si
e (i) dalla parte di colui che si vanaglo-
ria, quando la sua intenzione referisce ed
ordina alla gloria , come ad ultimo fine ,
al quale eziandio 1’ opere virtuose ordina :
per lo quale avere non lascerà di fare ( 2 )
delle cose, che sono pontra Dio, e lascerà
di fare di quelle cose, che sono secondo
Iddio : ed in questo modo (3) ene peccato
mortale. Onde dice Santo Agostino : Que-
tto vizio , cioè la vanagloria , è nimico
della vera fede, se nel cuore sia maggiore
cupidità di gloria e dell'umana loda, che ’l
timore o 1’ amore di Dio. E però diceva
Cristo nel Vangelio a certi vanagloriosi :
{i) da -parte. E. S.
( 2 ) di quelle cose, S,
(3) è peccato. E. M.
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i4i
Quomodo potestis credere, gloriam ah in-
vìcem expectantes : et glsriam , quae a
solo Deo est , non quaerentes ? Come po-
tete voi bene credere, ed avere vera fede,
aspettando la gloria l’ uno dall’ altro , e
non cercando la gloria , eh’ è da solo Id-
dio? Ma se l’amore dell’ umana (i) laude,
avvegnaché sia vana , non è contraria alla
carità , nè «guanto a quello , di che altri
si gloria , ne quanto alla intenzione di co-
lui , che si , gloria , siccome è isposto, non
è peccato mortale, ma veniale. Onde dice
San Giovanni Boccadoro , che conciossie-
cosachè gli altri vìzj abbiano luogo ne’ ser-
vi del diavolo , la vanagloria ha luogo ne*
servi di Cristo : ed intendesi in quanto è
peccato veniale.
(i) gloria. E. natura. S.
lòfi,
CAPITOLO TERZO.
Ove si dimostra , come la gente è inchi-
nevole al ihzio della vanagloria : e
come agevolmente e in più modi ci
s’ offende.
L4 terza cosa che diremo della vana-
gloria si è, come la gente è inchinevole e
cu|>ida di questo vizio: e come ag’evol-
.tofiite e io'pià modi ci s’offende e pec-
ca. Oellà quale dice quello savio Valerio
jVL)ssimo , che non è veruna sh grande u-
miJià, che non sia tocca dalla dolcezza di
questa gloria. Onde conta di quel savio
Temistocle , che andando egli al teatro ,
dove si raccontavano con canto e con loda
r opere virtuose di prodezza , di scienzia ,
e d'arte: cd essendo domandato, qual vo-
ce, o '1 cui canto piu gli piacereboe , ri-
spose : Quella , che meglio loderà l’ arte
mia. E Santo Agostino nei libro della Cit-
tà di Dio, recitando i gran fatti de’Roraa-
ni, ^ice * che l'amore della gloria e del-
r umana laude tutte quelle cose maravi-
glìose fece fave: per la cui cupidità i Ro-
mani e volevano vivere , e non dubitava-
no di morire ; come pone di ciò molti
esempli in tutto il quinto libro : e tra gli
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14 ^
altri recita di quel Bruto, (i) che uccise
i figliuoli , per l’amore della Patria, e per
la cupidità della gloria, e 'della loda uma-
na ; del quale disse Virgilio : Vincet amor
patriae , laudumque immensa cupido. Ed
è tanta questa cupidità , e la voglia della
S loria , che gli uomeni la vanno cercan-
o (a) per vie distorte^ e per lo suo con-
trario. Onde e Valerio dice , che molti si
truovano , che volendo acquistare gloria ,
r hanno- dispregiata e di fatto e con paro-
le. Del cui (3) spregio, essendone Iodati e
nominati , hanno acquistala gbria col suo
ìspregio. £ non solamente con buone ope-
re , e con virtù s’ingegnano le genti d’a-
vere gloria ; ma eziandio si truovano di
quegli, che con opere ree e con maletìcj
la vanno cercando; come narra Valerio di
quello Pausania , che domandando egli un
altro , com’ egli potesse essere di subito
nominato^ e cognosciuto , gli fu risposto ,
che ciò potrebbe intervenire , s’ egli ucci-
desse un uomo glorioso e di grande stato.
Andò costui , e uccise il Re Filippo, ]>adre
d’Alessandro; e per questo tutto il mondo
parlò di lui , e scrissesi nelle ( 4 ) croniche,
e nelle storie colui , che prima era oscuro
( 1 ) che fece morire. M.
( 2 ) per le vie strette. S.
(3) dispregio. E. M.
( 4 ) cronache. E. M.
>44 . . ,
e scoDosciuto. Simile racconta di colui ,
che per farsi nominare , nlise fuoco in
quello ricco e magnifico tempio della Dea
Diana in Efeso : il quale poi preso e po-
sto alla colla , confessò , che per essere
nominato e famoso 1’ area fatto ; < concio-
fossecosacb’egli non aresse in se altra bon-
tà , per la quale potesse farsi (i) nome.
Ed è bene mente perversa quella di colo-
ro, che si gloriano del male, de’ quali di-
ce Seneca; E' si trovano di quegli , che si
gloriano de’vizj loro; onde il Profeta Da-
vid (liceva: Quid gloriaris in malitia^ qui
potens es in iniquitate? Perchè ti glorj tu
nella malizia , il quale se’ possente nella
iniqiiitade? quasi dica: N>>n è cosa d'aver-
ne gloria e loda , ma biasimo ed infamia.
Onde diceva quella Santa Donna Ester :
nosti, quoa oderim gloriam iniquorumx
Tu sai , Signore , cb’ io ebbi sempre in
odio la gloria degli uomini iniqui. E '1
Salmista , parendogli male della gloria de*
peccatori , diceva : Usquequo peccatores ,
I)òmine\ usquequo peccatores gloriabun-
tur? Di qui a quanto, Signore Iddio, di
qui a quanto si glorieranno i peccatori ?
(i) nominare. E. M. S.
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i4^
CAPITOLO QUARTO.
(i) Dove si dimostra quali sono quelle
cose , che sono cagione , ( 2 ) induco-
no al vizio della vanagloria.
La quarta cosa che si dee dire della
vanagloria si è , quali sono quelle cose
che sono cagioni , ed inducono al vizio
della vanagloria « (3) delle quali si scrivCi
nei Policrato : Appena si truova veruno ,
che non abbia appetito della vanagloria, e
che non desideri d'essere lodato dagli ao<
mini : ed a ciò si viene' per diverse vie ,
qual per virtù , o per immagine e appa>
renza di virtù : altri per benencj di fortu-
na: ed alcuni co’ beni della natura le van-
no dietro. Onde (4) di queste tre parti si
prende la materia e la cagione d' ogni lo-
da umana , e gloria ; cioè (5) dall' animo.
/
(1) Da qui in poi mancano i titoli
nel MS. Guad.
(2) e indizio al vizio. M.
(3) della quale. E. M. S,
• (4) da queste. E. S.
(5) dall’ anima. E. M. S.
PassavanCi. Voi. //, * e ' '
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dal corpo, e dalle cose di fuori della for-
tuna. INeir anima sono certi beai naturali,
e certi acquistati , o per infusione di gra-
zia , o per esercizio , e per continuo stu-
dio. l beni naturali dell'anima sono lo
telletto chiaro col sottile ingegno, la ra-
gione, la libertà ^deir arbitrio, la tenace e
salda memoria coll’ altre potenzie intellet-
tuali , le quali sono pur nell’ anima : e
coir altre polenzie sensitive , che sono co-
muni all’anima e al corpo. 1 beni acqui-
stati dell’anima sono le virtudi (i) teolo-
gie e divine : le virtudi iutellettuali e le
morali : la sapienzia , le scieuzie e 1’ arti,
1 beni del corpo sono la sanità, la fortez-
za, la bellezza, la nobilitade, la libertà, ( 2 )
1* allegrezza coll’ essere accorto e presto , '
atante e ben costumato, avvenente ed or-
revole , adorno , co' sentimenti vigorosi e
forti : I’ essere prode e pronto con buon
avviso , studioso , sollecito ed alle co-
se destro : l’ essere bene usante con af-
fabile piacevolezza , cortese , amorevole ,
giocondo e bene complessionato : avere la
loquela graziosa , facunda e pronta ; la
voce suave e dolce , e ben (ò) sonora :
avere lo sguardo a 1’ andare composto , e
gli altri sembianti con beila maniera. E
( 1 ) teologiche. E. M. S.
( 2 ) la leggerett i E. S.
^3) sonante. E. S.
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avvegnaché molte di queste condizioni pro-
cedano dentro dalle virtù dell’ animo, s'at-
, tribuiscono al corpo, perclf^ si mostrano,
ed adoperaosi co’ gli atti di fuori. 1 beni
delia fortuna sono le cose di fuori , che
non sono in noi , nè in nostra podestà ;
Vnde (i) e possonsi perdere, e tutto di si
perdono contra la nostra voglia ; come so-
no le ricchezze , la prosperitade , lo stalo,
l’onore, le dignitadi , la potenzia, le de-
lizie, la fama, la grazia, il favore (2) della
gente , la signoria , i molti amici , il se-
guilo di molti, gli arnesi orrevoli, la gran
famiglia, la donna grariosa e onesta, ama-
bile ^ bella , di nobii sangue , e di chiara
fama, e di lei assai e buoni figliuoli: ave-
re belli palazzi co’ gli abituri agiati , (3^
larghi verzieri co’ poderi coltivati. Alcuni
si gloriano d’ avere begli e cari libri , e
d’avere preziosi (4) vestiri, belle immagi-
ni , e^ beile dipinture , ispesso fare conviti,
e mettere (5) tavola bene imbastita di ric-
chi vaselli , e (6) delle molte vivande :
avere armi, e cavalli , e donzelli addobba-
(r) si possono. E. M. S.
(2) rie/le genti. E. S.
(3) grandi verzieri^ e molti poderi, c
coltivati. M.
(4) vestimenti. S.
(5) tax'ole bene imbastita, E. S.
(6) di molta. E,
ti : fare grandi imprese , e fornirle bene ,
ed avere de’ nemici gloriose vittorie, e poi
avere pace. Di ^ulte queste cose, e di più
altre , le quali sarebbe luogo a contare ,
gli uomini. dèi mondo* vanno cercando d’a-
vere gloria e fama; onde la Scrittura San-
ta in diversi luoghi ne parla. Scrivesi nel
libro di Judit di quello Re Arfasal. Glo-
riabatur quasi potens in potentia sua , et
in gloria quadrigarum suarum: Costui si
gloriava della potenzia sua , e de’ cavalli ,
e de’ carri armati. E in quel medesimo li-
bro si dice : Gloriatur in sagiUis , et lan-
ceis : dice , cbe certe genti si gloriavano
nelle saette e nelle lanze. E della gloria ,
che altri (i) cerca delle ricchezze, dice il
Salmista : In multitudine divitiarum glo-
riantur. Della gloria che altri ( 2 ) bae de-
gli amici , dice il Savio Ecclesiastico : In
medio amicorum glorìahìtur. Di quella, che
altri ba dell’ anticbitade sua , e della no-
biltà del sangue, dice Isaia : Gloriabuntur
in qntiquit-ate : ed Osea : Gloria eorum a
parta et vulva. Di coloro , che si gloria-
no (3) della bellezza e dell’apparenza del-
le cose di fuori, dice San Paolo: Ad eos^
qui in facie gloriantur. E di colorò che si
(i ) cercava. S.
(z) ha. E. M.
(o) nella bellezza. E. S.
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gloriano di qualunque (i) virtù parla quel-
la santa donna Judit: Et de sua virtutè
gloriantes humilias. Della gloria , eh* altri
ha delle vittorie , si scrive nel libro (2)
Judicum : Nec tradetur Madian in mani-
bus ejus^ ne glorietur. Di quella delle im-
magini e delle dipinture , dice il Profeta :
Qui gloriaLur in simulacris suis : e Jere-
mia: Terra sculptilium est^ et inpotentiis
gloriatur. Della donna graziosa, dice Saio-
mone: Mulier gratiosa inveniet gloriami
Di quella gloria, ch’altri vuole avere del-
la bella voce e del canto, si potrebbe in-
tendere , e sporre (3) quella parola , che
dire Isaia Profeta; Gloria vocis suae in
laetitia. E quello che dice il Salmista :
Cantaho , et psallam in gloria mea. Delle
delizie , delle quali altri si gloria , si po-
trebbe (4) sporre quella parola , che dice
Isaia : Delitiis affluatis ah omnimoda glo~
ria ejus. E dell' (5) escellenzia e' della si-
gnoria , scrive Jeremia: Soiium glorine al-
titudinis tuae. Della gloria della casa e del-
la famiglia dice (6) Eggeo Profeta : Ma-
gna erit gloria domus istius. De’ cavalli e
(1) loro virtù. E. M. S.
(2) de Giudici. E.
(3) quello che. E. S,
(4) dire. E. S.
(5) eccellenzia della signoria. Et St
(6) Egeo, E. S.
della vittoria della battaglia dice Zaccaria:
PortabU glorìam^ et sedehit equus glorìae
in hello. Della gloria dell' essere destro ,
accorto, e (i) prode, (2) e di simili cose,
si legge nel 'libro de’ Maccabei , dove si
scrive: Juvenes induebant gloriam. Di quel*
la della grazia, e del favore del popolo, e
della fama, in quello medesimo (d) libro:
Dilatavit gloriam popolo suo. E delia glo-
ria , deir onore, e dello stato, e delle di-
gnitadi, nel detto libro si legge: Cum som-
ma gloria exaltabitur. Della gloria di pre-
ziosi vestimenti, si potrebbe intendere quel
che dice Santo Job : Esco gloriosus , et
speciosi^ induere vestibus. E Cristo (4) nel
Yangelio : Salomon in omni gloria sua
non coopertus est sicut unus ex istis: E
quel savio Boezio , nel libro della Conso-
lazione della Filosofia , mostra ,* come di
molte delle predette cose gli uomini cer-
cano d’avere gloria e nome ; onde avendo
detto delle ricchezze , e della potenzia , e
degli onori , e delle delizie , nelle quali
molti pongono la loro beatitudine , e la
loro felicità , aggiugue : .dut quibns opti-
mum quoddam claritas videtur , hi belli
vel pacis artibus gloriosum nomen propa-
(1) presto. E. S.
(2) e simil cose. E. S.
f3) libro si dice. E. dice. S.
(4) nelP Evangelio dice. E. S.
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i5i
gare festinant. Sodo certi , che reputando
la chiarità della gloria ottima cosa , eoa
arte di guerra e di pace si sforzano di
farsi glorioso nome : E • poi dice : elut
nohilitas javorque popularis , quae videntur
quandam claritatem et gloriam compara-
re : La nobilita e ’l favore del popolo ,
per (i) le quali pare, che 's' acquisti chia*
rità e gloria : e così dice di molte altre
cose, che s' appartengono al corpo ed alla
fortuna; come sono la sanità, la fortezza,
la bellezza, la moglie, i figliuoli, gli ami-
ci , ed altre cose assai. Poich’ è veduto ,
quali sono quelle cose, di che altri si va-
nagloria , seguita di dire , come di queste
cose altri non si dee gloriare vanamente.
(i) quali cose. Ei
i
i
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i52
CAPITOLO QUINTO.
Dove si dimostra come t uomo non si dee
gloriare delle cose dette di sopra.
La quinta cosa cbe seguita ora di di-
re della vanagloria , si è , come delle cose
sopraddette, le quali sono cagione , ed in-
ducono a vanagloria, altri non si. dee glo-
riare : e questo mosterremo in prima in
genere di tutte ; e poi di molte di quelle
spezialmente di ciascuna.' Non si dee 1’ uo-
mo gloriare de’ beni dell'anima, i quali
Iddio (i) liberalmente, e non per nostro
merito ci largisce e dona , come sono le
grazie e le virtudi , delle quali si dee ri-
ferire loda e gloria al datore , e non a co-
lui , che 'le riceve. E ciò mostra San Pao-
lo in quella ( 2 ) parola eh’ è detta di so-
pra : ed anche si conviene dire : Quid ha-
bes quod non accepisti ? et si accepisti ,
quid gloriaris quasi non acceperis ? Cbe
hai tu , o uomo , che tu non 1’ abbi rice-
vuto ? e se r bai ricevuto ; perché ti glq-
(i) liberamente. E. M. S.
(i) parola detta di sopra , ed anche
qià si convien dire. El S,
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f
iii3
rj , come se tu ooa 1’ avessi ricevuto , an>
sì r avessi da te medesimo? Sopra la qua-
le parola dice San Bernardo : A Dio solo
la gloria, e T onore: Come vuugli tu, o
uomo , la gloria delia vittoria , che noa
fosti (i) nella battaglia? Isrergognato se’,
se vuogli la gloria sanza la vittoria, e se ti
vuogli attribuire la vittoria sauza battaglia. C
poi aggiugue : Se tu bai santità di vita , (2)
ricorditi , che ló Spirito Santo è quegli , che
vivifica e santifica. Se hai- grazia di bene
parlare (3) la sana dottrina , non dimenti-
care quello , che la verità dice ; Non siete
voi quegli , che parlate , ma lo Spìrito San-
to. Se fai miracoli , virtù è divina. E simi-
le dice di molte altre cose , che Iddio a>
doperà egli in noi e per noi; che noi da
noi non possiamo nè sappiamo adoperare
lo bene , anzi ne siamo guastatori. E poi
coBcbiude : Se (4) gloria o favore di lo-
da (5) di qualunque bene, che (6) tu ab-
bi, attribuisci a te, non riferendola (7) in
Dio, per certo tu se’ furo e ladro. Al da-
tore d’ogni bene adunque si vuole ogni
J alla battaglia. E.
( 2 ) ricordati. E. M. S.
f3 ) la santa. S.
(^) la gloria. E.
(S) per qualunque. E. S.
(6 J tu hai. E.
j54
gloria e loda atlribuire; onde (OSao Pao-
lo : Soli Deo honor et giuria ; A Dio solo
l'onore e la gloria. E ciò dava ad iuleude-
re y>er similitudine il Profeta Isaia , quan-
do dicea : Nunqnid gloriatur securis adven
sus eum , qui secai in ea : Glorias’egli
la (2) scure contra colui , che lavora eoa
essa? quasi dica: nò; che tutta la gloria
del buono lavorìo è (3) del maestro , che
arlifìciosameute mena la ( 4 ) scure. Così
r uomo è lo strumento , col quale Iddio
lavora ogni bene , che si fa ; e però tutta
la gloria è del maestro principale. E perciò
diceva bene San Paolo ; Exclusa enim esè
' gloriatio tua: isehiusa n' è fuori la gloria
tua. De’ beni naturali dell' anima , com’ ò
lo 'ntellelto, la memoria, la libertà dell’ al-
bitrio , e gli altri , non si dee altri gloria-
re , (5) e perchè nuli’ ha da se : e perchè
sono comuni a tutti ed a* buoui ed a’ rei :
e perchè si possono bene e male usare.
Onde diceva San Bernardo : Se l’ uomo bae
il sottile ingegno , Io ’nlelletto chiaro , la
salda memoria , non se ne può gloriare
che cosi sono strumenti de* vizj , come ( 6 )
(i^ San Paolo dice. E. M. S.
(2) secare. M.
(3) del buon maestro. E.
(4) secare. M. '
(5^ perocché non Tha. E. M. S.
( 6 ) delle virtù. E. M, S.
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i65
di TÌrtii. De* beai dell’ anima , acquistati
per esercizio e per istudio , nou se ue dee
r uomo gloriare, come sono le scienzie, e
1* arti , e le virtù morali , per le ragioni
dette di sopra de’ beni naturali, e per più
altre , che si diranno più innanzi. Onde \
dice San Bernardo : Iddio è il Signore del-
le scienzie: io lui sono tutti i tesori delia
•apienzia c della scicozia : di quella fonta-
na viva rampolla ciò , che agli uomini ne
▼iene. Indi viene la ’ndustria del cuore: in-
di la dirittura della buona volontà ; indi
lo 'ngegno chiaro : indi il parlare bello , e
tutti gii altri beni. Fedele servo sarai , se
della molta gloria del tuo signore , la qne-
le avvegnaché non esca di te, passa per
te , tu non te ne lascerai (i) applicare
neente alle mani ; ma fedelmente dirai :
?lon a nor. Signore , (2) ma al nome tuo
dà la gloria. De’ beni del corpo , come so-
no la sanità , la bellezza , la fortezza ,- e gli
altri, come ardirà 1* uomo a gloriarsi? con-
ciossiacosaché , come dice Boezio , sì age-
volmente (3) si perdano , che una febbre
di tre di tutti i beni del corpo (4) stirpa
e guasta : ed ancora il più delle volte so-
(1) appiccare. E. M. S.
(2) non a noi ^ ma. E. M. S.
(3) si perdono. E. S.
(4) scipa, E. M.
x56
no i beni del corpo nemici e centrar] (i)
della virtù e dell’ anima. De’ beni della for-
tuna , che (2) sono di fuori dall’ uomo ,
come sono le ricchezze , e gli onori , e la
prosperità mondana , stolta cosa è gloriar-
sene ; cunciossicosacLè non sieno beni del-
«■ r uomo. Segno di ciò si è, che si perdo-
no , e sono tolti all’ uomo , o voglia egli ,
o nò. E però dice bene Seneca : Ni uno
propiamenle si dee gloriare, se non di
quello eh’ è suo. Che i beni della fortuna
non sieno nostri , Santo Agostino il dice :
Niuna cosa è nostra , che contro al nostro
volere ci puote essere tolta : d’ altrui è
quello, che tu mal possiedi. (3) Onde e
Seneca iu una sua pistola (4) ad Lucil^
lum , (5) stesamente il mostra , come i be-
ni di fuori non sono nostri , e come non
fanno l’ uomo grande , nè di gloria de-
S no ; anzi gli chiama menzogne e bugie
ella fortuna. E che di tutti 1 sopraddetti
beni 1’ uomo non si debbia in questo mon-
do' gloriare , il Profeta Isaia in brievi pa-
role il dice : Non gìorietur sapiens in sa-
pientia sua , neo fortis in fortitudine sua ,
nec dives in divitiis .ruù: Non si glorj Tuo-
(1) delle virtù. E.
(2) sono fuori dell' uomo. E. S.
{dS onde Seneca : E. M.
(4) a Lucilio. E.
(5) distesamente. M.
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mo savio nella sapieuzia sua , quanto a' be>
ni dell' anima: nè l’uomo forte nella sua
fortezza , quanto a’ beni dei corpo : nè
r uomo ricco nelle sue ricchezze » quanto
a’ beni di fuori della fortuna. Detto è , co-
me l’uomo non si dee vanamente gloriare
di qualunque bene in genere , seguita di
dire spezialmente d’ alquanti , ,ne’ quali la
gente comunemente (i) offende e pecca.
Qui seguiteremo di mostrare corno C uomo
offende Iddio in più modi , ed il pros-
simo.
Ira gli altri beni dell’animo è la
scienzia . la quale (2) usando bene ad ono-
re d’ Iddio, ad utilità del prossimo , ed a
sua edificazione , è uno grande bene (3) e
perfezione dell’ uomo. Ma se altri 1’ usa
male e vanamente , che interviene special-
mente , quando altri vuole aver% delia sua
scenzia nome e fama , ed essere tenuto il
più savio, ed essere (4) dalle genti ioda-
to, (5) dovente uno grande male, e gran-
(1) più offende. E.
(2) usandola E.
(3) et è perfetione^ E.
(4) dagli altri. E. S.
(5) diventa. E. M. S,
i58
de pericolo della persona , la quale usa il
bene male , e fa della medicina losco. On*
de dice Santo (i) Isidoro nel libro del
Sommo Bene: £’ sono molli, i quali la lo-
ro scienzia , non a giuria d* Iddio, (2) ma
a sua propia loda usano, e lievansene in
superbia , ed ivi peccano , (3) donde do-
vrebbunu i peccati ammendare. Onde di
questi colali si puole intendere quella pa-
rola di Jeremia Profeta : Stultus factus est
omnis homo a scientia : Ogni uomo , che
non usa bene la scienzia sua, della scien-
zia diventa stolto , donde doveva essere
savio. Or’ e’ si truova scienzia in Ire ma-
niere; (4) cU’egli è scienzia divina, (5)
scienzia umana , scienzia diabolica. Scien-
zia divina si punte intendere in due modi,
ovvero per la scienzia , per la quale Iddio
fa tutte le cose: e questa scienzia ò eter-
na, la quale 'alcuna volta si chiama sapien-
zia , alcuna volta prescienzia , alcuna volta
predestinazione, ed alcuna volta disposizio-
ne, ed alcjfua volta provedenzia ; non cb’el-
(1) Agostino. E. M.
(2) a loro propria gloria , e loda usa-
no. È. M.
(3) dove E. S.
(4) cioè scienzia. E. la prima si è
scienzia. S.
(5) la seconda scienzia umana , la
terza. S.
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é
le sieno più cose distìnte 1’ una dall*
tra, (i) ma una sapienzia , la quale non
è altro , che la divina essenzia , (2) si no-
mina iu diversi modi , per rispetto alle co*
se create , le quali ella crea , governa , or-
dina , provvede, e dispone. E di quesia
non si conviene parlare qui , che sono co-
se troppo profonde e sottili per gli laici :
e non si polrebbono hen dare ad intcn<le-
re col nostro volgare , e richiederebbe
troppo lunga scrittura , la quale io voglio,
s’io potrò (3) vietare. L’altro modo si puo-
te intendere per la scìenzia divina , (4)
quella scienzia , per la quale V uomo sa le
cose divine. E questa puolc 1’ uomo avere
in Ire modi , o per intusioue (5) e revela-
zione, come ebbe Salomone, e molti Pro-
feti , (6) e gli Appostoli , (7) e più altri
Santi, i quali sanza (8) umana dottrina ed
esercizio di studio appararono ed intesone
r altissime cose d’ Iddio, ’e gli occulti miste-
rj e’ profondi sacramenti della Scrittura.
La quale scienzia massimamente ebbono ,
(i) ma è. E.
(z) e nominasi. E.
(3) vitate. E. schifare. M.
(4) cioè quella. E. M. S.
(5) o per revelazione. E. M. S.
(G) e come ebbono. E. S.
(7) e molti altri. E.
(8) umano esercizio. E.
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i6o
poiché ebbono ricevuto lo Spirilo Santo ,
de) quale dice la Scrittura : Spiritus Do-
mini repleviù orbem terrarum , ut hoc quod
continet omnia , scientiam habet vocis. 0n>
de la scìeuzia è . uno de* doni dello Spirito
Santo ; avvegnaché'! Santo Evangelio dica,
che Cristo aprì loro lo ’utendimento , e fe*
ce loro inieudere le scritture. L’ altro mo-
do (i) si prende per dottrina udita da’ Dot-
tori e da* Maestri. Il terzo modo per istu-
dio , esercitando il naturale ingegno , leg-
gendo , e meditando: e truovansi di que-
gli , (2) che hanno , eJ hanno avuta la
scienzia delle cose divine e della Scrittura
Santa, o per alcuno de' tre modi detti, o
per due de' tre modi , o per tutti e tre.
Secondo il primo modo (.3) si prende que-
sta divina scienzia per'grazia di Dio e per
orazione: quanto al secondo, per umiltà
e (4)' soggezione : ( i) secondo il terzo mo-
do , per sollicitudiue ed esercitazione. Per
avere questa scienzia orava il Santo, Profe-
ta David, e dicea: Bonitatem , et discipli~
nam^ et scientiam doce me. E quell* altro
Santo diceva : Da mihi , Domine , sedium
tuarum assistricem sapientiam. Per acqui-
(1) j* imprende. E. M.
(2) che hanno avuta. E.
(.3) si piglia. M. s' imprende. E. S.
(4) per suggezione. E.
(5) nel terzo. E. M. S.-
»
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i6i
slare questa sovrana sapienzia della Scrittu-
ra divina. San Paolo udì la dottrina (>)di
quello Dottore delia legge Gamaiiele : San-
to Jeronimo lasciò (a) la dignità , e rifiutò
il cappello, ed'andoune io Costantinopoli
ad udire quello grande Dottore Greco
Gregorio Nazanzcno : Santo Agostino volle
udire Santo Ambruogio , e richiese studio-
samente la dottrina delle Sante Scritture
da Santo Jeronimo : e Sauto Tommaso
d’ Aquino n’ anàò in Cologna , ed a Parigi
a udire la dottrina di quello grande Teo-
logo e sommo Filosofo , Frat^ Alberto del-
la Magna de' Frati Predicatori : e di più
altri si legge , che con grande diligenzia ,
e con molta umiltà , udendo T altrui dot-
trina , (d) doventarono sommi Dottori. Di
molti altri’ si legge , che con grande stu-
dio, e con molla fatica s’ingegnarono d’a-
cquistare questa divina scienzia. £ tacendo
di più altri per iscrivere brieve;
Leggesi di Messer San Domenico Pa-
triarca de’ Predicatori , cbe collo studio , e
culla molla sollecitudine, eh’ egli avea d’im-
prendere questa divina scienzia , acciocché
poi colla vita Apostolica , predicandola ,
convertisse il mondo a via di verità dall’er-
(i) di quel gran Dottore. E. S.
(z) le dignità. E.
(3) diventarono. E. M. S,
Pass avanti. Val. IL • xi
i 62
rore e (i) dalla teaebrìa del peccalo , stet-
te dieci anni , che non bevve vino. E di
San Piero martire si legge cui testimonio
della Santa Chiesa , che per la grande sol-
lecitudine , eh' avea nello studio della Scrit-
tura Santa , quasi sanza dormire, o con
picciolo sonno conduceva le notti. Ad ave-
re questa scienzia della Divina Scrittura è
tenuto ogni Cristiano , ciascuno secondo lo
stato e la condizione sua , e '1 grado eh' e’
tiene; che altrimenti la dee sapere il> Pre-
lato , ed il rettore dell' anime : altrimenti
il mastro , e '1 dottore , e '1 predicatore , i
quali debbono entrare adeiitro nel pelago
pròfondo d(dle scritture , e sapere (z) in-
tendere gli occulti misteri] , per potergli
sporre cd insegnare altrui; apparecchiati
di rendere ragione, come dice l’ Appostolo,
delle cose della fede e della Scrittura a
chiunque ne domanda. Et altrimenti sono
tenuti i laici , e le persone sanza lettera ,
a' quali basta di sapere in genere de' co-
mandamenti della Legge, degli articoli del-
la Fede, de’Sagrameati della Chiesa, dei
peccali , degli ordinamenti Ecclesiastici ,
della dottrina del Santo Evangelio , quan-
to è necessario alla loro salute , e quanto
n' odono da' loro rettori e (3) predicatori
(1) dalle tenebre. E, M, S.
( 2 ) et intendere. E. M. S.
(3) da predicatori. E, S,
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i63
della Scrittura e della Fede; non assotti-
gliamlosi troppo , nè mettendo il piede
troppo addentro nel pelago della Scrittu-
ra : (i) il quale non ogni gente sa , nè
puole , nè dee volere guardare, eh’ e’ vi si
sdrucciola , e spesse volte vi s’ auniega da-
gl’ incauti e curiosi , e vani Éercalori. Ma
ciascuno dee sapere , ed ingegnarsi di sa-
pere tanto quanto si richiude all' ot'licio
suo , ed allo stato eh’ e’ tiene. Onde i dot-
tori , maestri , rettori , e predicatori deb-
bono sapere escellentemente la Scrittura ,
la (|uale egli hanno a ’nseguare altrui : e
pero SI debbono ingegnere di studiare , e
d’ imprenderla , innanzichè vengano allo
stato ed all’atto della dottrina; altrimenti
male a loro uopo ci salgono. Onde disse
Iddio per lo Profeta Osea: Quia scìentiam
repulisti , repellam te , ne sacerdotio fun^
garis mihi: imperocché tu non hai voluto
avere scienzia, io ti caccerò via , che non
abbi r offìcio del mio sacerdozio : il cui u-
ficio è di reggere e d’ ammaestrare altrui ,
che non si puote ben fare sanza scienzia.
Ma e’ si truovano alquanti , che sono tan-
to ambiziosi e (z) volontarosi dell’ essere
maestri , e d' insegnare altrui che non ap-
parano innanzi quello che debbono inse-
gnare. Ed imperocché hanno troppo gran-
(1) ' il qual pelago. E. S.
(2) volonferosi. E. M, S.
i64
de fretta , non volendo essere discepoli di
veri là , (t) do ventano maestri d’ errore.
Onde dice Santo Jeronimo : TNluno presum-
me di dirsi maestro di qualunque vile ar-
te « se in prima non la ’mprende; ma del-
la Santa Scritturale del reggimento dell’a-
nim'e , cb’ è la maggiore arte che sia , cia-
scuno f quantunque sia insofHciente , se ne
fa maestro. E ad essere sofficiente maestro
e predicatore altrui , non solamente si ri-
chiede scienzia ; ma egli si richiede la buo-
na vita , siccome dice San Gregorio : Che
chi vuole bene ammaestrare altrui, in pri-
ma si sludj di ben vivere ; imperocché le
buone opere confermano ed apprnovano il
beo dire : e la mala vita guasta ogni buo-
no dire ; perocché la cui vita 1’ uomo {spre-
gia , seguila , che la sua dottrina sia {spre-
giata e non avuta a capitale. Onde non è
sanza grande presunzione volere dire bene,
e fare male : o volere dire assai , e fare
poco. E però ripren>le Iddio tal dicitore ,
per lo Salmista , quando dice : Peccatori
autem dixU Deus , quare tu enarras justi-
tias meas ? etc. (2) Disse Iddio al peccato-
re, che dice , e non fa quello , che ben
dice : perchè narri tu le mie justizie , e la
mia legge insegni colla bocca tua, alia qua-
f i) diventano. E. M. S.
(2) e quello che seguita. Dice Jd-
die. M.
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i6S
le til non obedisci, bene operando; ma (i)
baia in odio , e gittilati dietro alle spalle ?
£ dobbiamo sapere, che avere buona dot>
trina colla non buona vita è di gran ver-
gogna al dicitore , ed a Dio molto dispia-
ce ; ed alla Chiesa , che ode tal dottrina ^
molto nuoce. In prima quegli , che parla
bene e vive male , quasi porta in mano
una lumiera , che dimostra le sue male o-
pere agli uditori ; onde egli stesso palesa la
sua vergogna , dicendo Cristo nel Yange-
lio : Fate , che la luce della vostra dottrb
na mostri e mì'anifesti le vostre buone ope-
re. Egli ancora legge le lettere della sua
condannagione , contraddice a se medesi-
mo , e confondesi colle sue parole. Onde
dice (2) il Prospero : Dire bene , e vivere
male , non è altro , se non dannare se me-
desimo colla (3) voce sua. E Santo Jeronimo
dice : Non confondano le parole tue la vi-
ta tua , e non (4) intervenga , che predi-
cando tu , (5) sì dica dagli uditori : perchè
non fai tu quello , che tu di* ? e conven-
gali udire il rimprovero del comune pro-
verbio : Medico, cura te medesimo, e tra-
ti in prima la trave dell*'occhio tuo , e poi
(1) haila. M,
(2) Prospero. E. M. S.
(3) boce. E.
(4) intervenga. E. S.
(5) sia detta. E.
i66
potrai trarre il brusco dell’ occhio altrui.
La mano adunque del predicatore s’ accor-
di colla lingua. Chi non si recca le mani
a bocca , tardi si satollerà , e rimarrà affa-
mato, satollando altrui : e saragli per rim-
provero detta quella parola della Scrittu-
ra : Vox quidem , vox Jacob est ; sed ma-
nus ^ manus sunt Esau. E che. ciò molto
dispiaccia a Dio , si dimostra nel Santo
Vaugelio , quando Gesù Cristo maladisse il
fico , dove non trovò frutto , ma pur fo-
glie: e seccossi. Dove per lo frutto s’in-
tende r opere bijone , e per le foglie le
parole ; onde contra quelli Farisei maestri
della legge diceva ; Quello che vi dicono ,
servate e fate ; ma non vogliate fare se-
condo r opere loro; che dicono parole, ma
non fanno i fatti. Nuoce questa cotale dot-
trina agli uditori sanza le buone opere;
perocché non è efficace, non fa quel frut-
to al quale è ordinata : onde chi non ar-
de, non incende. E però (i) dice Santo
Gregorio , ( 2 ) più vale a fare utile negli
uditori una coscienzia d’ uu fervente amo-
re , che non fa la scicuzia di sottili sermo-
ni : e la soavità della dolce lingua non va-
le neente , se non si condisce col sapore
della santa vita. E coloro sanno dolcemen-
te d’ Iddio parlare , i quali 1’ hanno fer-
f i ) dice ben. E, S.
(zj che più. E.
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veutemente preso ad amare; altrimenti per-
chè i predicatori solo col suono della vo-
ce dicanola verità, non è loro credula , (r)
agevolmente caggiono nel vizio della vana-
gloi-ia / che come (2) eglino sono vani , e
sanza frutto di buone operazioni , così va-
namente dirizzano la loro intenzione al '
piacere delle genti , ed a volere essere lo-
dati , e tenuti savj e santi. Contea questi
cotali parlava San Paolo , quando diceva :
?Ìoi non siamo , come alquanti , i quali ( 3 )
avollerano la parola d’ Iddio. Dove nota ,
che la sapienzia, secondochè dice la Scrit-
tura, è isposa dell’uomo juslo, della qua-
le (4) si dee ingenerare legittimo frutto
col seme della parola d’ Iddio. Onde , co-
me è detto adultero quegli , che abbando-
nando la sua propria sposa , della quale
dee volere , seminando in lei , ricogliere
frutto , ( 5 ) seminasse nell’ altrui , non per
frutto legittimo , ma per disonesto piacere
con diletto ; così il predicatore della paro-
la di Dio, che non predica (6) con sa-
pienzia , colla intenzione di fare spirituale
frutto, ma per avere diletto della loda e
(1) et agevolmente. E.
(2) eglino vani. S.
( 3 ) adulterano. E. S.
(4) dee si ingegnare d' ingenerare. E. S,
( 5 ) se semina. E.
(6) con la sapienzia. p. '
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i68
della vanagloria^ è (r) avóltero , che insa-
no sparge il seme : ed è gravissimo (2) a-
voltèro quello ; perocché il commette colla
sposa propria di Dio , che come Iddio dà
per isposa all* uomo la sapienzia , come
una sua legittima e primogenita hgtiuola ,
siccome dice la Scrittura ; così si vuole
egli solo la sua propria sposa , e non vuo-
le , eh* altri la tocchi, nè pur la guati, in
mentre che si vive in questa vita. E que-
sta è la bellissima ed amabile gloria , della
quale egli dice per lo Profeta : Gloriam
meam alteri non dabo : La gloria mia , la
sposa mia , non darò io ( 3 ) altrui. Onde
e San Pàolo fedele cameriere d’ Iddio , e
guardiano della sposa del suo Signore, di-
ceva: 1(4) A Dio solo la gloria. Ben è leci-
to di ( 5 ) favellare di lei, e per lo suo a-
more fare ballate e sonetti d'amore, come
dice il Salmista : In tempio ejus omnes di-
cent gloriam: ed in un altro luogo : Glo-
riam regni tui dicent', ed anche (6) dice-
va ; Io canterò , e sonerò per amore della
gloria : e facevsale la mattinata ; onde di-
ceva : Exurge gloria mea , exurge psalte-
(1) adultero. E. S. ■ ■ -
(2) adulterio. E. S.
( 3 ) ad altrui. Onde San Paolo. E.
(4) Soli Deo honor et gloria. E, S,
(ò) parlate. E. S.
(6) dice.^E. S.
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rium et cytJiara , exurgam dituculo : On-
de ben vuole Iddio , che ogu* uomo ne
viva innamorato , e languisca di lei ; ed
ancora per amore se ne consumi e muoja;
ma non le si appressi , e non la guati fi-
so , ma mirila , e lascila stare. Ed a chi in
tal guisa la (i) guaterà in questa vita,
nell' altra gliene farà larghissima copia, e
daragliele a tutto suo volere ed a perpetuo
godimento ; della qual cosa ci dà certa
speranza la Scrittura, che dice ; Gratìam
et gloriam dabit Dominusi Iddio darà (2)
la gloria nell’altra vita a coloro, a’ quali
egli darà 1’ arra della grazia in questa ; ma
chi qui la volesse toccare , non gli verreb-
be fatto ; e '1 seme si perderebbe gittate
invano ; e del grande e sfacciato ardimen-
to , come isvcrgognato (3) avòltero , sarà
da Dio giqdicato. Assai cose (4) ci avreb-
be a dire di questa celestiale sposa di Dio,
per farne innamorare altrui, e disiare dan-
zando ; ma io m’ avveggio , eh’ io (5) scri-
vo troppo lungo : (6) ed e’ non è sì beila
(1) ris guarderà. E. S.
(2) V arra della gloria in questa vi-
ta ; ma chi. E. S.
(3) adultero. E. S. adulterio. M.
(4) ci sarebbe. S.
(5) dico. E. S.
(6) e rf.on è si bella canzone^ che non
rincresca. E. S.
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lyo
canzone, quand* ella è troppo lunga, che
non rincresca. Ritornando adunque al pro-
posito r egli è manifesto segno , che’ mae-
stri e predicatori sieno amadori avòlteri
della vanagloria , quando predicando' ed in-
segnando lasciano le cose (i) utili e neces-
sarie alia salute degli uditori , e dicono
suttigliezze e noviladi e (2) vane filosofie ,
con parole mistiche e figurate, poetando e
studiando di mescolarvi rettorichi colori ,
che dilettino gli orecchj, e non vadano al
cuore. Le quali éose non solamente non
sono fruttuose ed utili agli uditori , ma
spesse volle gli mettono in quistioni , e pe-
ricolosi e falsi errori, come molte fiate., e
per antico e per novello , s’ è provalo. E
i vizj e’ peccati , i quali col coltello della
parola d'iddio si volevano tagliare, colla
saetta della predicazione si deggiono feri-
re , col fuoco del dire amoroso ( 3 ) e fer-
vente incendere , si rimangono intieri e
saldi, (f) infistoliti ed apostcmati ne' cuori
per la mala cura del medico disamorevole
dell’anime , e in se cupido a vano. Questi
così fatti predicatori , anzi giullari e ro-
manzieri buffoni , a’ quali concorrono gli
(1) u^o/f. M.
(2) varie. S.
( 3 ) ferventemente. M, S.
(4) infistelliti. Guadagni, injìstilìiù , e
apostomati, M.
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* 7 *
uditori , come a coloro, che cantano dei
Paladini, che fanno i gran colpi, pur con
r archetto della yivuola , sono infedeli ed
isleali dispensatori del tesoro del Signor
loro ; cioè della scienzia della Scrittura , la
quale Iddio commette loro, acciocché con
essa guadagnino 1 ’ anime del prezioso San-
gue di Cristo ricomperate : ed eglino la
trattano a vento ed a fummo della vana-
gloria. Onde pare, che sia venuto , anzi ò
pure venuto ( cosi non fosse egli ) il tem-
po , del quale profetò San Paolo, quando,
com' egli scrive a Timoteo, la sana dottrina
della Scrittura Santa e della vera Fede non
sarà sostenuta ; ma cercherà la gente mae-
stri e predicatori secondo (i) gli appetiti
loro: € che gratin loro il pizzicore degli
orecchi, cioè che dicano loro cose, che
desiderano d’ udire a diletto , non ad uti-
lità : e dalla verità rivolgeranno 1 * udire ,
ed alle favole daranno orecchie. Or co-
me (2) son egli oggi pochi, anzi pochis-
simi quegli , che dicano o vogliano udire
la verità ? Molto da dolersene è , e da pia-
gnerne chi ha punto di sentimento , o di
cognoscimento, o zelo dell’ anime : e eh’ è
vie peggio , che non solamente non è vo-
luta udire la verità , ma è avuta in odio
e chi la dice. Onde si verifica il detto di
(1) r appetito. E, S.
(2) sono eglino, E. essi. M.
l']2
quel Poeta Terrenzio , il quale disse :
rUas odium varit : La verità partorisce
odio.
Non pure i maestri e i predicatori ,
eh’ hanno a ammaestrare ed insegnare (i)
altrui , debbono studiare d' avere la scien-
zia della Divina Scrittura, ma eziandio gii
altri , ciascuno secondo la condizione sua ;
imperocché sanza essa nou si puote venire
a salvamento ; eh' ella ci ammaestra di
di quello che noi dobbiamo (2) credere :
ella ci dimostra quello che noi dobbiamo
sperare: ella c’insegna, come noi dobbia-
mo amare ed operare. Onde ella è neces-
saria ad ogni uomo di qualunque (3) sta-
to si sia; e però si dee diligentemente leg-
gere e studiare. Ed a ciò c induce la Scrit-
tura medesima, la quale dice: Beato quel-
Pnomo, ai quale tu insegni ed ammaestri
della legge tua. Ed in (4) altra parte di-
ce : Beato quell’ uomo , che ha trovata la
sapienzia. Onde e Gesù Cristo nel Vange-
lio (5) la commenda e loda , predicandola
ed allegandola contra i Giudei : ed inter-
pretandola e sponendoia a’ Discepoli , ed
aprendo loro lo ’nleudimeutu , che la sa-
(1) altrui. E. S.
(2) fare e credere. S.
(3) stato e condizione. E. S.
(4) un altra. E. S.
(5) comandò e lodolla. S.
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pessono intendere ; e riprendendo i Sadu-
cei , che non la sapevano , dicendo ; Voi
errate , perchè non sapete (i) la Scrittura
e’ comandamenti d’ Iddio. Ora a volere
avere e trovare questa scienzia necessaria,
ci conviene osservare tre cose. In prima il
luogo , dove si truova : secondariamente il
modo , come si truova : ed appresso il fi*
ne , per lo quale 1' uomo la dee trovare.
In prima dobbiamo cercare della scienzia
divina nelle Scritture Sante de' Profeti e
del Santo Evangelio , e nelle Scritture de-
gli Apostoli , dove è la verità , dallo Spi-
rito ^nto revelata (2) ed inspirata^ come
dice Messer San Piero; Spiritu Sanato in-
spirati ìoquuti sunt sanati Dei homines :
Gli uomini Santi d'iddio parlarono e scris-
sono ispirati dallo Spirito Santo. Dobbiamo
leggere ne'Jlbri de’ Santi Dottori , appro-
vali dalla Chiesa , i quali spongono sana-
mente la Scrittura-; e non si ^e' cercare
ne’ libri vani de’ ( 3 ) Filosofi e de' Poeti
'mondani; i quali avvegnaché dicessero
molle belle cose , disputando de’ vizj e
delle virtudi , del Cielo e delle stelle , e
de' costumi delle genti ; (4) tuttavia non
per ispirazione di Spirito Santo , ma per
{i) le Sarilture. E'. S.
(2) e saritta. E.
( 3 ) Filosaji. M.
^4) nientedimeno, S.
174
ingegno dello spirito naturale , parlando
molte cose vane, e non vere, favoleggian-
do, dissono più tosto a dilettare (i) l’orec-
chie , cbe a correggere i vizj. Onde, av-
vegnaché gii uomini savj e letterati gli
possano alcuna volta leggere , che sanno
il véro dal falso discernere, e ’i buono dal
reo ; gl’ idioti e non letterati non è sicuro
cbe gli leggano : nè* letterati gli debbono
molto usare ; che ’l più delle volte vi si
perde il tempo, o fassi per vanità: e spe-
zialmente è interdetto a’ cherici ed a’ re-
ligiosi , i quali debbono leggere il Santo
Vangelio , e le Pistole di San Paolo, e '1
Salterio, e l’altra Scrittura, cbe si legge
e canta nella Santa Chiesa : e molli di lo-
ro studiano le Commedie ( 2 ) di Terrenzo,
di Giovenale e d’Ovidio, e Ramàuzi e So-
netti d’ amore , che è al lutto inlecito.
Onde si legge scritto da San Jeroni-
mo , ch’egli, essendo giovane, sì dilettava
molto , benché fosse fedele Cristiano , di
leggere ne’ libri di Tullio Cicerone, per lo
bel parlare rettorico , e ne’ libri di Plato-
ne Filosafo, per lo stilo alto e mistico, che
tiene : ne’ libri de’ Profeti , e_^ dell’ altra
Santa Scrittura non si dilettava tanto; (3)
cbe gli pareva lo stilo rozzo e grosso. Ora
( 1 ) gli orecchj. E. P orecchia, S.
( 2 ) di Xerenr.io. E,
(3) imperocché. E. S.
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* 7 ^
addivenoe , eh' egli infermò gravemente ,
intautocbè disperato da’ medici, s'apparec-
chiavano r essequie col mortorio. Ed es-
sendogli la gente intorno , che aspettavano
eh’ egli (i) passasse , di subito lo spirito
suo fu rapito davanti al giudicio d’ Iddio;
dove dice , eh' era intorno alla sedia , do-
ve il Giudice Sommo sedeva , tanta luce
di gloria e di chiarità , che gli occhi suoi
non la poteano sofferire. Onde per lo tre-
more e per la paura della presenzia del
Giudice , e per la forza di quella impor-
tabile luce , egli stava isleso in terra da-
vanti alla gfudiciale sedia. £ domandato
dal Giudice , di che condizione fosse , ri-
spose , eh’ era Cristiano : (z) Tu ne menti,
disse il Giudice; che tu non se’ Cristiano,
anzi se’ Ciceroniano ; che dove è il tesoro
tuo, (.^) quivi è il cuor tuo. Tacette, non
sappiendo che rispóndere. Allora comandò
il Giudice , che fosse duramente battuto ;
ed egli ad alta voce gridando: Mercè, Si-
gnor mio, abbi misericordia di me; molti
di coloro , eh’ erano presenti , pregavano
il Giudice , che per quella volta perdo-
nasse alla ignoranza ed all’etade giovenilc:
ed egli piangendo per 1’ errore , e per lo
(1) passasse di questa vita , lo spiri-
to. M.
( 2 ) tu menti. E.
(3) ivi. E. *
176
fallo commesso , e per lo duolo delle du-
re battiture , cominciò a giurare , e dire »
che mai noi farebbe più, ch’egli avesse o
leggesse libri secolareschi e mondani. In
queste parole lasciato , tornò al corpo , e
rivivelte (1) quegli , cb’ e’ credevano , che
fosse morto. E dice San Jeronimo , che si
trovò tutto bagnato di lagrime ; ed in cer-
ta testimonianza, che quello non era stato
sogno , ma vera visione , tutte le spalle si
trovò livide e peste per le battiture rice-
Tule. Per la qual cosa cosi gastigato, e per
lo (z) saramento obbligato , non lesse ma’
poi que’ cotali libri , ma tutto lo studio
suo puose ne’ libri della Santa Scrittura ;
la quale egli , siccome appruova e tiene
la Santa Chiesa, meglio, e più fedelmente,
e più veracemente traslatò , interpetrò ,
ispose , e comentò. , che niuno altro Dot-
tore Greco o Latino. In certi libri della
Scrittura e de’ Dottori , che sono volgariz-
zati, sì puote leggere, ma con buona cau-
tela; imperocché si truovano molto falsi e ,
corrotti, e per difetto degli scrittori , che
non sono comunemente bene intendenti ,
e per difetto de’ volgarizzatori , i quali i
(1) e quelli credeano prima che fos-
se. M.
(2) sagramertto. E. S.
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passi forti della Scrittara Santa , (i) e*
delti de’ Santi sottili ed oscuri non (z) in-
tendendo , non gli spongono secondo l’in>
timo e spirituale intendimento; ma sola-
mente la scorza di fuori della lettera , se-
condo la gramatica , recano in volgare. E
perchè non hanno lo spirituale intendi-
mento , e perchè il nostro volgare ha di-
fetto di propj vocaboli , spesse volte rozza-
mente e grossamente , e molte volte non
veramente la spongono. Ed > è troppo gran-
de pericolo ; ( 3 ) eh’ agevolemente si potreb-
be cadere in errore : sanza eh’ egli avvili-
scono la Scrittura , la quale con alte sen-
tenzie , ed isquisili e proprj latjni , con
begli colori rettorichi e di leggiadro stile
adorna , qual col parlare mozzo la tronca,
come i Francescni e’ Provenzali : qnalè
collo scuro linguaggio (4) l’ offusca , come
i Tedeschi , Ungarì ed Inghilesi : quali col 1
volgare bazzesco e ( 5 ) croio la ’ncrudisco-
no, come sono i Lombardi: quali con vo-
caboli ambigui e dubbiosi dimezzando la
(t) e i sottili detti de Santi ^ e oscu-
ri. M.
(2) intendono , nè gli. E. intendono ,
non gli. S. '
(8) imperocché. È. S,
(4) l'offuscano. E. S.
( 5 ) crudo. S.
I
Passavanti. Voi. II.
178
dividono , come Napoletani e Regnicoli :
quali coll* accento aspro< e ruvido 1’ arru-
giniscono , come sono i Romani: alquanti
altri con l'avella maremmana , rusticana ,
alpigiana I* arrozziscono ; ed alquanti mea
male cbe gli altri, come sono i Toscani,
malmenandola, troppo la ’nsucidano e ab-
bruniscono. Tra’ quali i Fiorentini co’ vo-
caboli isquarciati e smaniosi , e col loro
parlare Fiorentinesco istendeudola e facen-
d«)la rincrescevole , la ’ntorbidano e- rime-
scolano (i) con occi e poscia , (2) aguale,
vievocata , (3) purdianzi , mai pur si , (4)
benreggiate , cavrele delle bonti , se non
mi ramognate; e così ogni uomo se ne fa
isponitore. Conciossiacosaché a volerla be-
ne volgarizzare, converrebbe cbe l’Autore
fosse molto softicienle , cbe non (5) pur
gramatica, ma egli converrebbe sapere ben
teologia, e delle Scritture Sante avere esper-
ta uolizia, ed essere retlorico, ed esercita-
to nel parlar volgare, ed avere sentimento
d’iddio, e spirito di santa devozione; al-
trimenti molti difetti vi si commettono, e
sono commessi già. E sarebbe molto ne-
cessario cbe si vietasse , cbe non se ne
(i) col loro dire oggi. S.
fa) avale , virvocata. M.
(3) pudianzi. E. pudianzi: e così, S.
(4) berreggiate : e così. E.
(5) pure in gramatica. E. S.
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volgarizusson più; e’ fatti si correggessouo
per persona , xhe il sapesse bea fare. La
seconda cosa, che si dee (j) osservare chi
vuole bene imprendere la divina (2) sciea-
zia della Scrittura, si è il modo, come si
dee apparare. E secondocbè dicono i Santi
Dottori, in tre modi si dee cercare ed im-
prendere, cioè uinilemente, innocentemen-
te , ferventemente. In prima T uomo , che
vuole trovare ed avere questa divina scien-
zia, si la dee studiando corcare umilemea-
te ; e questo debbe fare in due modi.
L’uno modo, che l’uomo la cerchi d’aver
da Dio: l’altro modo, che l’uomo s’ au-
milì c sottometta ad alcuno maestro , che
gliene insegni. Il primo modo si dee ad-
domaudare da Dio , e questo si dee fare
orando con umiltà; imperocché, come di-
ce la Scrittura, l’orazione di colui che
s’ aumilia , trapassa i nuvoli : e Dio rag-
guarda all’ orazione degli umili , e noa
spregia i loro prieghi ; e spezialmente
quando addomandano la sapienzia , la
quale è da Dio , come dice la Scrittura :
Omnis sapientia a Domino Deo est: On-
de dicè Santo Jacopo: Chi ha bisogno di
sapienzia , la domandi a Dio , che la dà
abbondantemente. L’ altro modo d’ acqui-
stare la divina scienzia si è sottomettendosi
(1) fare ed osservare. E. S.
(2) Scrittura ovvero scienzia. &
>8o
umilemebte ad alcuno maestro, che gliele
insegni , o leggendo o predicando ; che ,
come dice Santo Jeronimo : Avvegnaché
sieno siati alquanti solo da Dio ammae-
strati , come Moisè e Salomone , e certi
altri , non è però da prendere per regola
generale quello eh’ è privilegio di pochi ;
anzi sarebbe grande presunzione non vo-
lere imprendere d’altrui, ed aspettare d’a-
vere revelazione da Dio. Ed interverrebbe,
che non volendo essere discepolo di veri-
tà , doventerebbe maestro d’ errore , come
interviene d’ alcuni presuntuosi , che vo-
gliono essere (i) maestri (a)anzi'che buo-
ni discepoli ( e vergognansi d’ apparare o
di domandare da altrui quello che non
sanno. Qui cadrebbe l’esemplo detto, di
sopra del romito , il quale digiunava ed
Gravar (3) che Iddio gli rivelasse certo in-
tendimento delia Scrittura : nè non meri-
tò d’ averlo, se non quando dilibcrò d’an-
darne a domandare umilemente uno suo
compagno. Allora gli apparve (4) l’Ange-
lo , e ’nsegnògli tutto ciò , (5) che voleva
sapere. E che tale umiltà molto piaccia a
(f) cattivi maestri, M.
(2) innanzi. E. S.
(3) acciocché Iddio. E. pregando Id-
dio, ò’.
(4) {Angelo di Dio. E.
(5) che egli, E.
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i8i
Dio f si mostra , che avendo abbattuto e
percosso San Paolo , sì '1 mandò ad Ana-
nia, dicendo, ch'egli udisse da lui quello
che gli convenia fare. E San Paolo aven-
do (i)- avuto la revelazione da Dio, quan-
do fu ( 2 ) rapito al terzo cielo, della dot-
trina del Santo Yangelio , che dovea pre-
dicare , si n’ andò in Gierusalem San
Piero , e a Santo Jacopo , a ragionare e
conferire con loro tutto ciò che gli era
intervenuto (3) accioccb’ egli esaminassono
ed approvassoDO la revelata dottrina , non
volendo fidarsi di se medesimo , per non
errare, come dice Santo Jeronimo nel Pro-
lago .della Bibbia ; dove per molte ragioni
ed esempli di Santi e de’ savj Filosofi in-
duce quello suo amico Paolino, che voglia
avere maestro , dal quale possa udire la
dottrina della Santa Scrittura. Ed in un
altro luogo dice Santo Jerouimo dì se mede-
simo : Che poiché fu grande Dottore e nelle
sette arti liberali, e in tre lingue. Ebrea,
Greca e Latina, in Roma sofficientemente
ammaestrato e dottò , e nella Divina Scrit-
tura in Costantinopoli appo Gregorio Na-
zìànzeno pienamente introdotto ; andando-
ne in Betleem , si sottomise , e fecesi di-
scepolo d’ un Ebreo , per apparare bene la
(1) avuta. E. S.
( 2 ) ratto. S.
(3) aceiocchè eglino. E»
i 82
lingua Ebraica, la quale aveya necessaria
per lo tfaslatare della Scrittura Santa ; do-
Te per più anni antico maestro , e novello
discepolo , con grande fatica studiando ,
sommamente imprese 1 ’ Ebraica lingua , del-
ia quale fu poi Dottore sovrano. Dobbia-
mo adunque per le '(i) dette ragioni in-
tendere, e studiare di trovare la verità del-
la Divina Scrittura , ed essere grati , rico-
gnoscendo .il beneficio della dottrina dei.
maestri e de' predicatori , che sono dottori
e padri spirituali dell' anime; che vera-
mente, se' noi consideriamo la grande fa-
tica , che durano, studiando, veggbiando,
pensando iu servigio della gente ; ed il
grande pericolo e rischio a che si metto-
no , cioè r ulìcio del (2) ma'gisterio e della
dottrina , eh’ è molto (d) rischioso , ed a
molti è cagione di rovina ; e la grande u-
tilità , che ci/fanno insegnandoci , non dot-
trina da trovare cose terrene e temporali,
che tosto passano e vengono meno , ma
trovare vita eterna, e la beatitiidiue, e la
gloria d’iddio, eh* è sommo bene sanza
fine, non ci parrà potere mai soddisfare lo-
ro. Onde ed Iddio ordinò , che f*-sse loro
provveduto delle decime , e delle primizie,
e delle offerte , e che f<.ss'>no avuti in
(1) perdei! e E. S.
(2) mnes/erift. S.
(Ò) rUchievule. M.
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i83
grande reverenzia ; imperocché sono ap-
pellati (i)gli occbj della Santa Chiesa. On-
de cbme gli occhj sono tenuti cari , e ri-
guardati dair altre membra ; così i Dottori
e’ predicatori dal popolo ; e come la cechi-
tà degli occbj è iscandalo di tutto il cor-
E o ; così la ignoranza (2) de’ Prelati e dei
dottori è iscandalo e pericolo di tutto ’l
corpo della Santa Chiesa. A que’ cotali di-
ceva Cristo nel Vanaelio: Voi (3)-sieti ce-
chi , e guida di cie^i : e se ’l cieco mena
il cieco , r uno e 1’ altro cade nella fossa :
e di tale caduta ne va col peggio la gui-
da , che ha due percosse ; dove il guidato
n’ ha pur una. A daré ad intendere , che’l
Prelato e '1 predicatore ignorante e cieco
sarà giudicato , e porterà pena doppiamen-
te , e de’ propj peccati, e di quegli del
popolo , e de’ loro sudditi , i quali per la
loro ignoranza non seppono consigliare e
corre^ere de’ loro difetti , ed illuminare
la loro cechità. E però debbono studiare
di sapere e per se e per altrui ; che co-
me dice Iddio per Malachia Profeta : La-
bia sacerdotum custodiunt scientiam , eù
legern requirent ex ore ejus. Le labbra (4)
del sacerdote guardano la scienzia , e la
(1) r occhio. E.
(2) de' predicatori. E. S.
(3) siete ciecììi , e se il ciecOi Et
(4) da sacerdoti. E. S»
\
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legge si dee richiedere (i) della bocca sui.
£ però dee avere la scieuzia della legge
per saperne rispondere, E come il Prelato
e ’l predicatore , eh’ ha la scienzia della
legge t la comunica utilemente e fruttuosa-
mente al popolo, predicando, consiglian-
do , correggendo , ed ammaestrando ; così
il popolo è obbligato a lui ( 2 ) a sov-
venirgli in tutti i suoi bisogni. E non
dee la perspna aspettare d’ esserne ri-
chesta ; ma come sae il bisogno , gli dee
sovvenire secondo il suo potere : nè non
potrebbe sanza grave peccato iuHgnersi di
non saperlo , o negare (|uello , che per lo'
Dottore o per lo predicatore fosse o da
lui , o da altri per luì domandato. Onde e
San Paolo diceva; Colui , 'eh’ è ammaestra-
to della parola d’ Iddio , faccia comune
ogni suo bene a colui , che 1' ammaestra ;
che com’ egli diceva in un altro luogo ,
parlando di se e degli altri predicatori :
Se noi vi seminiamo le cose spirituali , che
«ono preziosissime , non è gran fatto .se
noi (3) metiamo delle vostre cose tempora-
li , che sono di picciolo valore. E Gesù
Cristo diceva nel Vangelo a' discepoli suoi
in persona de* predicatori : Quando capite-
rete ad alcuno luogo , mangerete e berete
Q) della bocca loro. E.
( 2 ) in so-werUreli. E. S.
(3) mietiamo. E.
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i85
di quello , che toì troverete ; eh’ celi è
degno K operajo della mercede sua. Onde
a* predicatori è lecito di torre e di riceve-
re , per le loro necessitadi , dagli ' usurai ,
e dagli scherani , e da cosi fatte genti , la
qual cosa non è lecito all’ altre persone. 11
secondo modo , come si dee cercare e stu-
diare la divina scienzia , si è innocente-
mente ; cioè a dire, ch’altri viva santa-
mente e giustamente sanza mortale pecca-
to ; che come dice la Scrittura ; In nmle-
volam animam non introihU sapientia , nea
habitabit in corpore suhdito peccatis : Nel-
l’anima malivola , cioè eh’ è maculata, e
di mala volontà , non entrerà la sapienzia,
e non abiterà nel corpo (i) soggetto a’ pec-
cati. Onde, come disse uno Santo Padre:
Egli è impossibile , che l’ anima immonda
riceva dono di spirituale scienzia. Ed avve-
gnaché si truovino molti uomini peccato-
ri e rei , che sono grandi litterati ; tutta-
via altra còsa è avere scienzia di sapere di-
sputare, contendere, e questionare con sot-
tili argomenti , ed' avere nella memoria le
Scritture ; che ciò punte avere qualunque
grande peccatore , eh’ abbia lo ingegno e
la memoria naturàlemente buona , colla
sollecitudine dello studio : ed altra cosa è
entrare alla midolla intima, ed agli occul-
ti) suddito. S.
iR6
li (i) sncraraenti collo spirituale iutendi-
menlo e scnlimeuto delle Scritture, che
noi può fare, se non l'uomo santo e spi-
rituale. Onde dice Santo Agostino ; Erra
colui, che crede avere trovata la verità , ed
ancora vive male. E però diceva il Savio
Ecclesiastico: (2) Figliuolo, che desideri di
trovare la sapienzia , attienti alla giustizia ;
cioè a dire, vivi giustamente , ed Iddio (3)
la ti darà. Àltrimeuti chi giustamente non
vive, perch’egli appari molta scienzia, (4)
non puote avere la verità della divina
scienzia. Onde San Paolo dice di que’ co-
tali : Seniper discentes , et nunujuam ad
scientiam veritatìs pervenientes ; É* si truo-
vano di quegli, che sempre (5) apparano,
'e mai non pervengono ad avere scienzia di
verità. 11 terzo modo , come si dee cerca-
re la divina scienzia , si è ferventemente e
con perseveranza , cioè (6) desiderio di tro-
varla , e con tutto il cuore. E perchè non
la truovi così tosto (che’l fa Iddio alcuna
volta, perchè il desiderio cresca) (7) non
(1) secreti. E. S.
(2) Jigliuol mio. E. S.
(3) te la darà. S.
(4) non puotti però avere. E. non pU'
re averà. ò\
(5) imparano. S\
(6) con desiderio. E. S.
(7) non si dee però sdegnare. E.
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187
se ne dee isdegnare , nè abbandonare Io
studio e la sollecitudine del cercare. Onde
di ciò n* amma'estra la divina Sapienzia , e
dice : Beato colui , che vegghia continua-
mente air uscio' mio ; che mi troverà.
Questo modo di cercare la divina scieùzia
insegna il Savio Ecclesiastico , quando db
ce : Se tu cercherai la sapienzia , come
r uomo cerca di trovare il tesoro , ìmman-
tanente ti sì lascerà trovare. E però diceva
Gesù Cristo nel Vangelio-: Petite^ et acci-
pielis : quaerite , et invenietis : pulsate , et
aperietur vobis. Addomandate la sapienzia
urailemente , quantp al primo modo , e ri-
ceveretela : cercatela innocentemente e san-
tamente , quanto al secondo , e troverete-
la .' picchiate ferventemente e cqn perseve-
ranzia, quanto al terzo modo, e saravvi
aperto lo ’ntendimento della scienzia divi-
na. La tetza cosa , che dee osservare co-
lui , che vuole avere la scienzia divina frut-
tuosamente , si è il fine, per lo quale egli
la dee volere trovare : ed a questo fine si
dee, (i) dirizzare tutta la ’ntenzione dell* uo-
mo. E ciò è vita eterna , della quale dice
San Paolo ; Finem vero vitam aeternam :
II fine è vita eterna : alla quale acquistare
insegna la Santa Scrittura , imperocch* ella
insegna all’ uomo cognoscere se medesimo,
ed essere umile; cognoscere Iddio , «d a-
(1) dirizzare la ’ntenzione. E.
\
i
i
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marlo , ed obbedire a* suoi cemandamenli ;
cognoscere la viltà delle cose terrene e cor-
porali , e la loro instabilità ; coguoscere
1’ escellenzia delle pose (i) celestiali ed eter-
ne , e la loro nobiltà ; ed insegna queste
amare e desiderare , e quelle (2) inspregia-
re e rifiutare. £d in questo modo (3) si
perviene all’ ultimo fine di vita eterna.' Ed
imperò la dottrina delie Scritture è data
da Dio generale e comune, acciocché ogni
gente , di qualunque stato o condizione
sia , ci truovi fruttuoso amqiaestra'mento ,
e conveniente cibo -alla sua necessità. On-
de dice Santo Gregorio , che la Scrittura
è un fiume alto e basso , nel quale (4) ì' e-
lefante vi nuota, e l’agnello il guada. E
vuole dite , (5) che grande savio e molto
litterato non vi truova fondo , e T ^omò
semplice e sanza lettera 'Vi truova fruttuo-
so ammaestramento : ovvero , che 1’ uno e
l’altro vi truova suo pasto. E brievemente
tanta è 1’ utilità e’I frutto della Santa
Scrittura , che niuno si dee confidare dei
suoi sentimenti o inspirazioni, se non quan-
to s’ accordino con essa , secondochè disse
(1) spirituali, e celestiali ^ ed eterne.
E. S.
( 2 ) spregiare. E.
(3) si viene. E.
(4) il leofante. E. S.
(5) else colui , che è gran savio. E. S.
Digitizpd Goo^^Ic
/
Santo Antonie. Ed avregnachè alcuna Tol-
ta non 8*'intenda , si dee nondimeno avere
in grande reverenzia , pensando , che tutta
è santa e verace , peroqch’ è da Dio : e ciò
facendo, se ne trae spirituale frutto , o
intendendola, o no. Ben si trovano di que-
gli , e sono molti , ( cosi fossono egli po-
chi , poich’ essere ne debbono ) che studia-
no ed imprendono la Scrittura con inten-
zione corrotta , la quale dirizzano a mal
fine , de'’ quali dice San Bernai'do: Sono
alquanti , che studiano ed apparano per
sapere , non ordinando il loro sapere ad
altro fine: e questo è curiosità. Sono al-
cuni altri , che vogliono sapere per essere
saputi , ^cioè pèr essere cognosciuti e te*
uuti sav] : e questo è vanità. Sono certi
altri, che studiano ed apparano, per gua<
dagnare poi della loro scicnzia : e questo
è cupidità. E sono altri , che studiano ed
imprendono per sapere mal dire e mal fa-
re : e questa è iniquità.. E sono alquanti,
che ' studiano di sapere , per potere e per
sapere bene operare , e per se e per al-
trui : e questa è carità , che dee muovere
la intenzione di ciascuno ad acquistare la
divina scienzia ; imperocché , come dich
r Appostolo ; Scientia inflat^ charitas aedi-
Jicat : La scienzia in ogni altro modo en-
fia altrui, facendo Tuomo vizioso e super-
bo e vano ; ma colla carità edifica , e frut-
tuosamente ammaestra se ed altrui.
A
igo
'Della seconda scienzia , cioè umana.
La seconda scienzia è la scienzia urna*
na , la quale si puote intendere in tre mo-
di : orvero per >la -scienzia per la quale si
sanno le cose umane: o per quella eh’ è
trovala dagli ingegni umani : ovvero (i)
quella scienzia , per la quale gli uomini
sanno quello, eh’ e' sanno. Ed in qualun-
que modo si prenda , certa cosa c , eh' el-
r è molto defettuosa : in tanto che disse
quello (2) filosofo Temistio , che quelle co-
se , che gii uomini sanno , sono la minima
parte di quelle , che non si sanno. £d è
mescolata la nostra scienzia di tanti errori,
eh' egli è piuttosto ìiou sapere , che sape-
re. Onde Socrate , secondocbè dice Santo
Jeronimo , disse: Hoc unum sciOy ifuod
nescio : Una cosa ( 3 ) so io , eh’ io non so.
La qual parola recitando (4) Lattanzio :
Disse Socrate , che non sapeva neenle , se
non che non sapeva. Avvegnaché lo ’nge-
gno uitiano, secondo il vigore del luqie
(1) per quella scienzia. E. S.
(2) jUosafn. M.
( 3 ) so , chè io non so. E. S.
(4) Lattanzio disse : Socrate disse ,
ehe. È. S.
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del naturale intelletto , s’ e’ esercitati» di
trovare molte cose sottili , dando loro cer-
to ordine e regola , secondo il quale gli
uomini debbano dire , e fare, ed immagi-
nare , (i) e secondo la varietà delle cose e
de’ modi , che alle cose si danno , s' appel-
lano varie e diverse scienzie ed arti. Tra
le quali si nominano principalemente le
sette arti , ovvero le sette scienzie liberali ,
cioè gramatica , loica , rettorica , aritmeti-
ca , geometria , e mvisica, ed astrologia: (2)
delle quali, e di coloro, che le trovarono,
si potrebbono dire molte belle cose e dilet-
tevoli ; ma imperocché ci restano ancora a
dire assai cose più utili , secondo il nostro
proposito,' acciocché non si convenga la-
sciare l’utile per lo dilettevole, e cbeT li-
bro non si «tenda troppo , di questa uma-
na scìenzia non diremo , altro , se non che
considerando, com’ eli’ è difettuosa e poca,
e piena di molte oseuvitadi , altri non se
ne dee vanagloriare , udendo quello , che
dice Salomone : Qui addit scienùam , ad-
dit eù doloremi Chi accresce la scienzia ,
s’accresce pena e dolore; ( 3 ) che chi più
sa , più gli é richiesto , e maggior peso ha
sio.
(1) secondo la - 'verità. E, S.
(2) delle quali arti. E.
-perchè chi più sa , più è richie^
192
a sostenere, e più cote (i) eognosce e ve
de , che gii danno afflizione e pena.
DelÌ4i terza scienzia , cioè diabolica.
La terza scienzia è la scienzia diàbuli-
ca : e chiamasi scienzia diabolica in due
modi : ( 2 ) o la scienzia , la quale il dia-
volo ha delle cose ch’egli sa; ovvero la
. scienzia , per la quale 1’ uomo sa o vuol
'sapere quello che sa il diavolo , o dal dia-
volo. La prima scienzia diabolica è quella,
per la quale il diavolo sa quello , che sa :
ed è molto grande questa scienzia ; che
avvegnaché’! diavolo peccando e rovinan-
do di Cielo perdesse la grazia e la glo-
ria y (.^) non perdè la naturale scienzia , la
quale Iddio creatóre puose nell’ angelica
natura. Onde come il diavolo non perdè
neente delia sua naturale ed essenziale su-
stanzia ; così non perdè la naturale scien-
zia , per la quale egli escellentemente ,
più che ni uno uomo puro, ò per natura-
le ingegno , o per esercìzio di studio , co-
gnosce e sa tutte le scienzie e l’arti; aven-
do chiaro cognoscimento , lion solamente
(1) conosce , che gli danno. E. S.
( 2 ) cioè o la scienzia. E. S.
(ò) non perde però. E, \
V
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in genere , ma specificatamente e singula-
remente di tutte le cose naturali , e spiri-
tuali , e corporali. Oud’ egli coiiosce e sa
d’ Iddio ^ quanto il naturale inteudimento
ne puote sunza lume di grazia compreade-
re. Cngnosce delle suslanzie separate , cioè
degli Angeli e (i) loro sustànzie». le pro-
prietadi naturali, gli ordini e’ loro (a) ofi>
cj , e quanto si stende la loro virtù e po-
tenza naturale. Egli cognosce e sa delle
stelle e delie pianete i loro siti, ( 3 ) spere
e cerchi , le loro altezze e quanlitadi , le
loro ditferenzie e .proprietadi , i loro cor-
si , equazioni , congiunzioni , e giudicj , e
le loro iniluenze , virtudi, afilati, e varie-
tadi. E^li sa e cognosce la natura e la su-
stanzia dell’ anima , le sue poteuzie intellet-
tive e sensitive e appetitive , le sue proprie
operazioui ,san2a il- corpo ^ e quelle che
sono comuni co’ sentimenti del còrpo. Co-
gnosce ancora il diavolo la natura e le
propietadi degli elementi , le complessioni
de’ corpi , le- nature -e le spezie de’ pesci ,
degli uccelli , delle liestie: sa le spezie de-
li albori,' la natura, la qualità, le virtu-
i dell’ erbe , delle pietre ivf-ezinse, (4) le
S!
(1) delle loro. E. le loro. S,
(2) uficj. E. M.'
(•i) e li loro splendori. M%
(4) le miniere. E. S.
Passavantì. Voi. II.
i3
maniera dell’oro e dell’ argento e degli al-
tri metalli ; e brievemente tutte le cose , che
sono scibili « (i) che si possono sapere , o
cbe si sanno naturalemcnte y o per eserci-
zio di studio da qualunque umano intellet-
to , il diavolo (2) escessi\ amente le 'ntende
e sa. Onde i D utori , consi Jerando la sua
grandissima scien<eia , fanno questione , s’ e-
gli sa i pensieri del cuore , o le cose che
sono avvenire. £ rispondono in prima dei
pensieri del cuore, e dicono : .che i pen-
sieri si possono cognnscere in due mudi.
L’ uno si è , cbe si cognoscano in alcuno
loto effetto , cbe apparisca di fuori ; ed
in questo modo , non cbe dal diavolo , ma
dall’ uottio spesse volte si cognoscono t pea*
sieri dentro , secondocbè gli uomini hanno
più sottile giudicio , o per naturale dispo-
sizione , o per iscienzia , o per esperienzìa
delle cose occulte. Onde non solamente per
operazioni di fuori , ma per uno sembiaa-
te, per uno isgiiardo , per uno mutamen-
to di viso s'avvedrà l’uomo del pensiere e
dell’ affezione , cb' è dentro ; come i medi-
ci esperti , per io polso o per alcuno altro
«egno , cognosceraiino la disposizione dei
pensieri , e delle passioni , e deli* affezioni
dell’ animo, come sono am'<r« , paura , tri-
ftizia , e di più altre. L'altro modo, che
' 1 ) cioè che le. E.
2) eci:essivamenle. E, M.
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•i possano cognoscere t pensieri , si è , se-
conJocb' e' Sono nello iolellt:tio, e nelle af-
fezioni , secun<ioi'bè sono nella voluutà o
nel cuore't che tanto è a dire. E secondo
questo modo niuna creatura , che sia fuo«
ri deh* uomo , gli punte coguoscere ; ma
solo Iddio , al quale la roluntade e ’l cuo-
re deir uomo, saiiza ninno mezzo, sono
soggetti e manifesti, come pruova Santo
Agostino nel libro, de Divinatkme duerno^
num , e Santo Tommaso nella Som'ma. E
però dicera Iddio per Jeremia Frofeta :
Pravum est cor hominis et inscrutabile ,
et quis cognoscet illud 1 Ego Uominux
scrulans corda : 11 cuore dell’uomo è pro-
fondo e perverso , e da non potéìio cerca-
re : chi adunque il potrà cognoscere ? e
seguita; Io, che sono il Signore, ricerco
i cuori, E’I Profeta David : Scrulans cor-
da , et renes Deus. Non punte adunque il
diavolo sapere i pensieri e le vuluntadi del
cuore ,'se in alcun mudo non s’a|irouu per
atto , o per segno , 0 per sembiante di
fuori. Ed a questo seguila , che sa tulio
ciò , che gli' uomini dicono , e ciò eh* e*
fanno, e ch’egli ordinano in qualunque
luogo, ed in qualunque tempo , ed io qua-
lunque modo. Ed ancora seguila , che sa
quello , che gli uomini immaginano fanlasti-
cando , e quello ctie e’ sognano; imperocché
la immaginazione e ’l sogno non sono chiusi
dentro dallo'utelletto o dalla volontà, ma sono
sentimenti corporali , avvegnaché dentro ,
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* 9 ® .
per rispetto a' sentinFentl di fuori. Del sa-
pere delle cose, che nuii sono ancora, ma
SODO a venire , dicono <i Dottori , eh’ elle
si possono sapere iu due modi. L’uno mo-
do è- cognoscere nelle loro cagioni : ed in
questo modo le cose ^ che sono avvenire,
quando di necessità seguitano, ed avvengo-
no, per certa' scienzia si sanno; (i) come,
che ’l Sole si levi domane, e che ’l Sole
scuri, quando la Luna s’interpone; e così
di tutte r altre cose , che di necessità av-
Tengono. Ma quando le cose , che sono a
venire, non (2) seguitino di necessità, av-
vegnaché ’i più delle volte ; alllna non si
sanno per certo, ma per congettura e ptr
avviso : come il medico , che sa per la
scienzia della medicina le cagioni della sa-
nità , e che ’l più delle volte con quelle
ha sanati gl’ infermi , cognosce e predice
la sanità dello ’n fermo. Ma quando le co-
se , che sono a venire, seguitano dalle lo-
ro cagioni radissime volte ( avvegnaché al-
cuna volta) quelle nou si possono sapere;
jmperocch* avvengono a caso ed a fortuna,
e di rimbalzo , onde di quelle cotali cose
non puote essere scienzia. Questo uno mo-
do di cognoscere le cose , che sono a ve-
nire nelle cagioni loro, è al diavolo mani-
(1) come iV Sole che si leva da mai»
fina f e che egli oscuri. M,
(2) seguitano. E- S.
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festo e chiaro , e tanto più ; cfe’ all’ uomo»
quanto egli conosce le cagioni, delle cos«
più perfettamente: ooùie il medico, il quale
più sottilemenle cognosce le cagioui della
sanità , meglio e piu tertamenie (i) pro-
nostica e predice lo stato deH’/iufermo , «
la sanità , che ancora ha \eriire. Per quel-
lo ohe detto sia , non è però da ’ntendere,
che *1 diavolo abbia soieuzia delle cose ca-
suali. E se alcuna volta gli venisse predet-
ta alcuna di quelle , non sarebbe , oh’ e*
n’avesse però scienzia , ma sarebbe per
uno apporre , e per abbattimento , come
potrebbe ancora intei’veoii’e all’uomo. ,Av-
▼egnacbè si trovino alcuni , che favoreg-
giando la parte del diavolo, ( 2 ) dicano,
ch’egli sa le cose casuali e particolari che
sono a venire , e che di fitto' le predio^
A’ quali si risponde , •che non dicono ve-
ro , e sono bugiardi, coiUe colpi, il quale
favoreggiano ; che come dice Cristo di lui :
Egli è bugiardo , e padre della bugia. A
quello che dicono, che di fatto il diavolo
predice le cose iunanzicb* elle sieno, le ca.
suali , e l’ altre; dico, che ciò puole esse-
rè in tre modi. L’ uno per abbattitnento j
che dicendo molte pose, com’egli è riche-
Sto, o com’egli (3) si suol direr pcesuniuo-
( 1 ) pronuniia. E. S.
( 2 ) 'dicono. E. S.
(3) suole., E. S."-
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i ()8
satnente, aUiatteaì di dirne alcuna vera*
benché non la sappia per certo. L* altro
modo, com’fgli puote sapere he cose che
sono a venire , si è per revelazione ; ch^
Dio e gli Angeli Santi alcuna volta rivela-
no a* demonj (i) alcune cose, che sonò
loro occulte, se'condo Pordine della divina
prnvvideozia e (2) della giustizia , la quale
usa non solamente gli Angeli buoni , ma
eziandio gli spiriti rei, ad esecuzione della
sua volonfade. L’altro modo puote essere
per la ignoranza degli uomini, che credo*
no che certe cose sieho casuali e contin-
genti, perchè non sanno' le cagioni, che al
diavolo, che le sa, sòdo, necessarie; come
molti effetti si producono , le cagioni de*
quali sono dalle stelle, e dagli altri occulti
movimenti della natura > li quali gli uo-
mini 'non sanno , o pochi le sanno , e ’l
diàvolo le sa, certa mente; sì che alni non
sono le cose .casuali , e contingenti , che
sono agli uomini ignoranti , i quali voglioa
dare al diavolo più sciehzia , eh’ e' non ha:
é dall’ altra parte gli vogliono torre quel-
la , ch'egli ha. E così egli dice loro quello
eh’ e’ non sa , e non dice loro quel eh’ e*
sa ; ed alla fine avendogli ingannati , e di
quei che e’ sa , e , di quel eh’ e’ non sa ,
terrà loro 1 * anime, e meiieralle alle pene
'( 1 ) alcuna cosa che è loro occulta. E,
(2) della sua ffustiùa. E. S.
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^«7
eterne, che sa chVegli ba: ed eglino il (i)
sapranno , (juando td si troveranno en-
tro , (z) da cKe noi vogliono sapere innan-
zi che vi vadano. L’ altro modo (.5) per-
chè si sanno le C"se che sono a venire,
si è ( 4 ) cognosf’erle in loro (5) medesime;
ed in questo modo solo Iddio ie eognosce^
il quale tutte le cose che son» passate ,
quelle che sono presenti , e quelle che so-
no a venire, di qualunque condizióne sie-
no, o necessarie o contingenti, vede nella
sua eternitade, la quale tutto il tempo, e
tutte le cose che si. fanno in tempo, igual-
inente inchiude , e presenziflemente vede.
Onde iSan Pàolo dice : Tutte le oose sono
iscopcrte ed aperte -agli occhi d’ Iddio. Ed
in un altro luogo : V ocat ea‘ quae non
sunt ^ tanquam éa quae sunt: ( 6 ) Iddìo
chiama, e cóuosce le cose che pon soqo ,
come quelle che soqo. E che le cose, che
sono a venire , si sappiano solamente da
Dio , per lo modo eh’ è detto , e non da ^
veruna creatura , Isaia Profeta ( 7 ) il li-
mustrò , quando disse: Annunciate, quae
. > ■ ■ j- -
I ì
(i) pro.i'eranno, E. S,
(a) da poi che. S. J '
t) per lo quale sì sanno. E.
(4) a conoscerle. E.
( 5 ) medesimo. Guad.
' Iddio conosce. E. iS.
( 7 ) il dimostra. E. S.
I
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zoo
ventura sunt in futurum , et sQiemus^ quo A
Dii estis vos: Anaunzìateci le cose che
sono a venire , e sapremo di cerio , che
voi siete Dii. Alla molta scienzia ed al
grande sapere del diavolo, seguita eh* egli
abbia grande forza , e molta potenzia ; che,
come dicono i Dottori ^ tutta la natura
delle cose corporali è suggelta all’Angelo,
ed al buono ed al reo naturalmente ( i) a
poterla muovere di luogo a luogo. Onde
non è qiuno sì grande corpo , o città , o
castello , o montagna , che ’l diavolo non
possa muovere , e di subito ; e così d’ogni
altra cosa e 'maggiore e minore. E però
sappiendo egli ogni seieozia ed ogni arte ,
congiugne le cose 1’ una coll* altra, che
tutte gli obbediscono, quanto al movimen*
to locale: e puote fare, e fare parere ma-
ravigliose cose. Nonsdico però, ohe *1 dia-
volo possa fare veri miracoli , ma sì cose
maravigliose : ed (2) intendendo per veri
miracoli propiamènte le cose., che si fan-
no ( 3 ) sopra r ordine, o fuori dell’ordine
di tutta la natura; come safebbe (4^ susci-
tare uno morto , o creare di neetate al-
cuna cosa, o rendere il vedere a uno cie-
(1) Ai poterla. E. S.
(2) intendo. E, M. intendi. S.
, (.^) sopra C ordine di tutta la natura,
E. M. S.
(4) risuscitare. E, M.
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201
«o , e così fatte cose ; e tali miracoli solo
Iddio puote fare. Cose raaraviglinse appel>
lo cerle rose disusale , o -9he gli uomini
non sanno, (i) e non possono fare; onde
quando te veggono fare, se ne maraviglia-
no, che non satinò le cagioni eU come. E
molte cose tali puote il diavolo fare ; come
potrebbe fare venjre subitamente molti
serpenti , non che gii creasse dì nuovo ,
ma torrebbegli dì quella selva-, dove fosso-
no, e porrebbegli iu quelfaltro luogo: po-
trebbe fare una tempesta di mare , e nel-
l’aria: pofrebbe saqare uno infermo, non
di subito e sanza medicine (2) che sareb-
be vero miracolo ma con medicine appro-
piate, le quali egli sa meglio che nìuno
medico , che sia al mondo : o una infer-
mità , che facesse venire egli , che ’J può
fare, togliendo via le cagioni, per le quali
fosse venuta ìa ’ntermilà, rimarrebbe l’uo-
mo sano e parrebbe che l’ avesse sandto.
Con tutta la sua scieuzia , e con tutta la
sua potenzia, della quale dice la Scrittura,
che non è simile sopra la terra, non puo-
te il diavolo mutare la volontà dell’uomo,
sopra la quale, e- sopra tutta la parte' in-
tellettiva non ha balia nè forza veruna ,
parlando propiamente. Onde non puote
mettere nel cuore un 'pensiere, nè un de-
(1) nè possono. E. M. S.
(2) che ciò sarebbe. E, M. S,
N
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302
siderio che l’ uomo non voglia (i) avere i
onde non puote entrare nè adoperare
dentro da) cuore e della mente , se I’ uo<
mn non gli apre T uscio col sentimento
della volootade ; che' se . ciò potesse fard
d' entrarvi, o 'di mettervi dentro quel-
lo oh’ egli volesse , considerando la sua ma-
lizia, e la volontà ostinata al male, e la ’n-
vidia .odiosa eh’ e’ porta hll’ uomo , niuno
gli (?)'càmperrebbe dinanzi; e cosi si tor-
rebbo la libertà ^ell’albilrio (4) all’ uomo,
e non avrebbe signoria delle sue operazio-
ni , e non gli si imputerebbe nè ’l merito
nè ’l peccato. Ed avvegnaché non possa à-
doperare dentro alla mente per diretto, (5)
per indiretto puote assai di male operare;
che puote , e tutto di 'il fa , andare d’ in-
torno; e se non dentro della porta, alme-
no dentro dagli antiporti , che sono i sen-
timenti di fuori e dentro, i 'quali egli
puote trasmutare , alterare , informare , e
figurare: e tutta la parte sensitiva dentro
e di fuori è suggetta alla scienzia ed alla
forza sua, la quale, immillala ed alterata.
(1) avere nè ricevere , e non puote,
E. M. S. ‘
(2) nel cuore e nella mente. E. M,
denti o nel cuore \ e nella mente. S.
(3) scamperebbe AI.
(4) che ha C uomo. E. S
(5) o per inditetto, E. M, indiretto, S’
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2oS
ba a proTocare ed incitare la parte intel-
lettiva , cioè la volontà . e la ragione : le
quali si muovono, e negli nomini viziosi,
ì quali ndn sono per esercizio di virtù u-
sati (i) a reggerlé e raffrenarle, s’avven-
tano isfrenatamente a seguire 1’ appetito
sensitivo , il quale commosso ( 2 ) dal dia-
volo , o per irt^, o per concupiscenzia , o
per letizia , o per tristizia , o 'per paura ,
o per amore , o (8) per soperchievole
ìstemperamento d’ omeri , o per rigoglioso
movimento di spirili , o. per disordinalo
risi-aldamento de’ membri , trae provocan-
do fortemente la vdiontà , non ajulata dal-
la ragione , la ^uale dalle passioni dell'ap-
petito sensitivo e occupata ed offuscata, in
tanto che non disorrrie, giudicfindo, quel-
lo, che la volontà ragionèvolemenle debbia
volere. Ed iti questo modo punte il diavo-
lo provocare,' tentando ed incitandola vo-
lontà dell’ uomo ma non di necessità in-
chinarla. £ così s’intende la Scrittura, do-
ve dice: Cum diaholus jam minsset in cor^
ut ttaderec eum Judaa ^ etc, ed in qualuu-
(\ ) di reggerla ^ e di raffrenarle. £.
M. di reggerle e di rifrenarle. S.
( 2 .) dal diavolo o per concupiscenzia.
E. M.
f3) per soperckievoli stemperamenti
d" amori , o per rigogliosi movimenti. E.
S. ^
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204
qiie altro luoj^o di ciò parlasse. Puote a-
dunqne il diavolo trasmutare la ’mmagina'*
zione (i) e fantasia, e dormendo, facendo
sognare; e vegghianJo, facendo parere ed
immaginare figure , impressioni , similitu-
dini di cose paurose, dilettevoli, terribili,
e nojose , o di cose vere o di cose che
pajorjo vere. Onde puote face parere alla
persona, e di se medesimo e-d’altrui, che
sieno quellp eh’ e' non sono , e clie noa
sieno quello che sono; come interviene a*
farueiirhi ed agli- ebbri, ed a coloro, che
per alcuna passione d' amore , a dr paura,
o d’ altro grave accidente , perturbata la
loro immaginativa, escono fuori della me-
moria , e perdono il conoscimento.
Onde si legge nelle (z) Croniche, che
al tempo di Papa Leone , nelle terre di
Roma furono due albergatrici 4 che dando
agli uomitii certo cascio incantato , gii fa-
cevano doventare somieri. E nella vita de*
Santi Padri si legge, che fu menata a uno
Santo Padre da’ parenti una fanciulla, ch'e-
ra diventata una cavalla. Ed i libri de'Poe-<
ti ( 3 ) tutti sono pieni di cotali trasforma-
zioni, (4) come dimostra il libro'. .Melamor*
( i ) di jantàsia. E. M. S,
( 2) Cronache. E. M. S.
(ò) sono pieni. E.
(^) come si dimostra nello Ovìdia
Metamorfoseos ^ e in quello. M.
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%
2o5
foseos d’Ovidio, e quello d’ApnIegio Plato-
nico deli'Àsiuo dell’aio. E tutte queste co-
se, ’cotne pruova Sauto Agostino nel libro
dejla Città d' Iddio , non furono secondo
verità» ma così parevauo , faceudo.il dia-
volo (i) udifìcaziune e fascinaziune , cioè
con ingìiDDO e con uno abbagliamento così
parere nella immaginazione e negli occhi
di coloro, cbe ciò vedevano. Onde il Santo
Padre disseva^ parenti di quella fauciulist,
che gli ,era stata menala come una caval-
la , cbe vedea egli una fanciulla , e non
cavalla. E fatta orazione, e piegando Id-
dio , che togliesse degli 4>ccbi Imo quello
inganno , 'partendosi degli occhi loro quel-
la brutale Hgura della cavalla che’i diavolo
v’aveva impressa, ricevetlono la loro figli-
uola uel la propia figura, la quale non era
però in se mutata , ma così pareva. INon
adunque il diavolo mutare una co^
ra sustanzialemeute ^ irasfui mando le
coso, o di nuovo creandole, ck’è propria,
e sola virtù d* Mdio , avvegnaché le possa
fare parere. Potrebbesi fare una qui.slione,
conciossiacosaché 'I diavolo, secondocb’é ( 2 )
detto , sappia e possa tanto , come non io
adopera egli in male , e *1 suo sapere e ’l
suo potere , più cb' egli nou fa , avendo
egli sempre la mala volontà ? A ciò si ri-
puute
IO alt
( I ) ludisicario , e fascinatore. M.
(%) detto di sopra, E. S.
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ao6
spuode , che 1 diavolo fa male asaai , e
troppo piu, ch’altri Don crede e non sa ,
e all' anime e a' corpi, e nondimeno non
ne fa tanto, quanto vorrebbe; imperocché
Dio e gli Angeli Santi il raffrenano > e
non lasciano fare tutto ciò^ ch' e' sapr«b>
be , potrebbe e vorrebbe di male.
Della terza scienzia diabolica.
(t) L’altra scienzia diabolica è quella ,
per la quale gli /uomini vogliono sapere e
polene certe cose , che sa e puote il dia-
volo ; e voglionle sapere e poter fare dal
diavolo. Dove è da sapere , che come il
diavolo sempre disidera la perdizione degli
uonaini ; cosi ha trovate certe tie, per le
quali gli (z) conduca finalmente a perdi-
zione. i£ fuor delle vie comuni a tutte (3)
genti de' vizj e de* peccali , hae introdotta
nel mondo una via di perdizióne , della
quale molti uomini sono vaghi y e con
grande diletto v' entrano , non consideran-
do il grande pericolo e la finale dannazio*
ne, a eh’ ella mena. Il questa è certa scien*
zia cd arte , che '1 diavolo ha insegnala e
f\J La terza scienzia, E. S.
(z) induca, E.
(‘6) le genti. E. M.
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rivelata infioo dal coininciamento del mon-
do, e specialmente dopo il (i) diluvio, ad
alcuni uomini maieBci , a sapere certe co-
se occulte, e poter fare certe cose (a) im-
possibili a fare agli uomini; come fu’quel*
lo Zoroastes , ed Ermes Trimegisto , e
più altri, i quali ne feciono scritlnra eli-
bri, per li quelli .questa maiadetta'arte da
molti è imparata; e chiamasi con generale
vocabolo arte magica ; avvegnach’ abbia
molle spezie, modi, ed- osservanzie, e riti,
che danno all’arte nomi speziali , e tutto
ciò , che per tale arte si dice e fa , è in-
lecito , e da. Dio e dalla Chiesa interdétto
e vietato. Che sia inlecito si dimostra ; iiq-
perncchè si fa alcuno patto espresso o ta-
cito eo’ demonj. Espresso , quando per in-
vocazione , o ( 4 ) scongiuro , o per alcuno
aacHfìcio di Sangue o d'altra cosa il demo-
nio si chiama a rispoudere, a manifestare,
a fare 'alcuna cosa occiilta o malagevole;
alla quale dire o fare quello folletto spesse
volle mostra d'essere costretto per la in-
vocazione v o per lo iscongiuro, o (5) per
sacrifìcio,, che gli si faccia , la quale cosa
(i) dopo il diavolo alcuni uomini.
M.
(z) impossibili af>U uomini. E. M.
(3) Zioroaster. E. M. S.
,( 4 ) per lo scongut.ro. E. M.
(5) per sacrifico o promesse. E, M, S,
2o8
non è vera. Onde che si dica, òhe sia rin-
cbiuso (i) in ampolla, o in anello, o ia
ispecchiu , o qualunque iU(.go ò cosa
corporale, tulio. è falso; *clie\da cosa ari*
nor di se , come è f uomo , e o^ni altra
corporale creatura non punte il diavolo
essere éostrèlto; ma egli ingannatore e bu-
giardo mostra di sì , acciocché gli uomini
il credano, e 'facciano eglino quelio, ch’e-
gli cosi impregionalo domanda; (.i) da che
egli manifesta e fa quello, che a lui , fa*
cendo vista d’ esSer costretto e rinchiuso,
sì comanda. Onde egli fa~come colui della
gherminella , che mostra di perdere per
potere vincere, e d’avere perduto, per
potere racquistare. 'Patto tacito è, quando
s’ adopera quella cotale arte con certe os-
serv^Dzie di tempo , di modi , di figure ,
di segni , ■ di nomi iscognosciuti , sotto i
quali , o per patto o per convegna di co-
loro a’ quali in .prima l’arte fu rivelata,
o cbe’l diavolo improntò, alle cose vane e
false '..s’ inframelle , .acciocché gli uomini
s’ ausino a credergli e dargli feqe; e però
dice , e insegna alcuae cose vere , perchè
sieno poi credute le false, e in questo mo-
(j) in una ampola. E. M, S.
(2) da che egli manifesta e fa quello^
che a lui, facendo vista d" esser costretto
e rinchiuso , li Aiomanda. manca nel MS.
Guad.
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309
do possa ingauuare la gente, e metterla in
errore. Da questa diabolica arte diveotaua
gli uomini indovini , malefici ^ incantatori^
mluistri del diavolo , per gli quali molta
gente va a perdizione. Onde e Dio vieta
per (i) la Scrittura in molti luoghi , che
non si debbia ricorrere a loro , nè volere
sapere (2) di loro neente , e che non si
debbia dare loro fede. Onde nel libro Le*
vitico si scrive : Non decUnetis ad magos^
ncque ah ariolis aliquid sciscitemim ^ et non
augurabimini , ncque observabitis somnia ;
Non andrete a’ magi malefici , e npu cer-
cherete ( 3 ) di sapere neente dagli arioli , e
non sarete indovini, e non osserverete i so-
gni. E nel Deuteronomio si dice : Non inve~
niatur in te, qui ariolos tciscitelur , et obser-
vet somnia, atque augurìa , ne sis maleficus ,
ncque incantator , ncque pythones consu-
las , neo divinos , nec quaeras a mortuis
veritatem : Non si truovi in te , popolo
mio , chi domandi nulla dagl’ indovini , e
che osservi i sogni o altri augurj , e (4)
non sie malefico o incantatore , e non cer-
care di sapere da’ morti la verità. E quan-
to questo peccato dispiaccia a Dio , si di-
' 1
. (i) la Scrittura Santa. E. S.
(2) da loro. E. M,
( 3 ) di sapere dagli arioli. E. S. di sa-
pere alcuna cosa dagli arioli.
(4) non sii. E. M. non essere. S.
Passavanti. Voi, II, 14
4lO
mostra per*' le gravi punizioni , che n’ ha
fatte.
(i) Leggesl -nel libro de’Re, che,
perchè Ocozia Re d* Israel mandò all* Ido-
lo d’Acaron per sapere quello che di lui
dovesse essere , che era infermo , Iddio a-
dirato centra lui per quello che avea fat-
to , gli mandò dicendo per Elia Profeta ;
Per quello che tu hai fatto, del letto do-
ve tu giaci non isccnderai ma morto ne
sarai levato: e cosi fu fatto. E del -Re Saul
si legge nel libro Parai ipomienon , che tra
gli altri peccati , per li quali fu reprobato
da Dio , isooufitto e mprto da' nemici , fu,
perch’ egli richiese una indovina , per sa-
pere quello (2) che gli dovesse intervenire
della battaglia co' Filistei. La legge divina
sotto gravi pene comanda , che tal peccato
non si iSòmmetta. Onde dice nel Levitico :
minima , qnne declìnaverit ad magos et
ariotos , ponara faciern meam contro eam
ad interficiendum eam: Qualunque perso-
na ricorrerà a’ magi o agl* indovini , io
porrò la faccia mia centra lei «d uccider-
la. Ed in un altro ( 3 ) luogo : O uomo o
femmina che sia , eh’ abbia spirito fitoni-
co , o sia indovino (4) , sia morto colie
(lì onde si legge. E. S,
(2) che dovesse. E. S.
( 3 ) luogo dice. E. S.
(4) sieno morti. S.
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211
pietre , sieno lapidali , 'e *1 sangue loro sia
sopra di loro. Secondo le leggi umane, ci*
vili, ed Ecclesiastiche, questi cotali indo-
vini ed incantatori sono infami , e non
debbono essere ricevuti a (i) testimonian-
za , nè alla comunione , anzi debbono es-
sere scomunicati. Onde Santo Agostino di-
ce : Questa vanità , anzi iniquità dell’ arte
magica , la quale per operazione de’ mali-
gni spiriti è introdutta nel mondo , dee es-
sere di lungi dal fedele Cristiano , che chi
r adopera , ò (2) richiede' coforo che la
fanno , o dannovi ajuto , consiglio , o fa-
vore ; o chi in 'sua casa gli riceve , o va
alia loro , o manda o cooseqte a quel che
fanno o dicono, è come s' egli avesse rin-
negata la fede Cristiana e ’l battesimo , ed
è peggio che pagano. E però San Paolo in-
terdicendo questa maladetta arte, diceva:
JVo/o vos esse socios daemonìorum x Io non
voglio che voi siate compagni de' demonj.
Compagni de’ demonj si fanno coloro , che
usano questa arte , trovata e ’nsegnata dai
demonj con patti espressi o taciti , fatti
co’ demonj : co’ quali , come sono compagni
nella colpa', saranno compagni nell’ eterna
pena dello ’nferno e del fuoco pennace.
Questa arte_ magica , e superstiziosa , e dia-
bolica scienzia’ s’adopera in molli modi.
testimonianza. E. S.
(2) richiede a coloro. E.
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/
ed a molti effetti , secondo i quali trae di^
versi nomi. Che alcuna volta adopera a
' sapere certe cose occulte, o che debbono
venire, ed allora si chiama arte . divinato»
ria. Onde e coloro, che in tal maniera l’u-
sano, s’ appellano; indovini , quasi d’iddìo
pieni, come dice Santo (i) Isidoro, che
mostrano alla gente d’ essere pieni di quel-
la scienzia , eh’ è sola d’iddio; cioè di sa-
pere le cose, che sono avvenire: le quali
cose volere sapere , se non se qiaelle , che
per naturali cagioni prevedere e sapere si
possono, come gli astruiogi delle impressio-
ni naturali del cielo , e medici (2) peritis-
simi de’ porocismì e de' dì critici delie in-
fermitadi corporali, è gravissimo peccato;
impereccliè chi presumme di volere sapere
o premi oziare quelle cose, che solo Iddio sa
( se non l’ avesse già per revelazione da
Dio ) usurpa e toglie quello , eh’ è propio
d’ Iddio. E questo fu U primo peccato dei
nostri primi parenti : il quale quanto ispia-
cesse a Dio , si dimostra ndla dura senten-
zia e gravissima pena , della quale furono
puniti eglino , e tutti i loro discendenti ;
acciocché niuno de' figliuoli d’Adamo ar-
disse mai di fare tal follia. E nondimeno
' (1) Isidero. M.
(2) peritissimi e discreti delle infermi-
tà. E. de perettissimi e de dì eretici delle
infermità. S.
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ai3
si truovano del continuo di quegli ^ che
dopo tale gastigatura , folleggiando ci ricag*
giono. E non solamente fallano nel voler sa-
pere quello che non debbono , > ma molto
più gravemente, di volerlo sapere come, e
da cui non debbono , cioè dal diavolo , o
espressamente invocandolo, o copertamen-
te usando in diversi modi l’arte sua, nel-
la quale eziandio non chiamato viene, co-
me (i) alia cosa sua. Onde dice Santo Tom-
maso nella Somma , che ogni indovinamen-
to , o tacito o espresso, usa il consìglio e
l’ajuto del diavolo , il quale manifesta agli
uomini certe cose, ch’egli non sanno, ed
egli le sa per lo modo , eh’ è detto di so-
pra ; onde le predice espressamente invo-
cato in molti modi. Alcuna volta apparen-
do visibilmente in varie figuré , quanto al
vedere: in voci sensibili , quanto all’udire:
e mosli^a e dice di quelle «ose , che gli
uomini vogliono sapere ; e questa spezie
d’ indovinamento si chiama prestigio. Alcu-
na volta in sogno manifesta quello , che
r uomo vuole sapere : e questo si chiama
indovinamento per sogni. ( 2 ) Altre volte
per appapmento e per parlare di morti:
e questa spezie si chiama negromanzìa. (3)
Alcuna altra" volta le manifesta per uomi-
(1) alla casa, E. M, S,
( 2 ) alcuna volta. E. M. S.
(3) alcuna volta. E, M. S.
2l4
ni vivi , siccome per gli arrettizj ; cL’ entra,
il diavolo addosso ad alcuni , e per la lin-
gua loro predice le cose eh* egli sa : e tale
sper.ie si chiama indnvinamento per filone.
Alcuna volta manifesta (i) il diavolo certe
cose occulte per certe figure -e segni ,
che (z) appajono in alcuni corpi insensibi-
li : le quali se appariscono in alcuno corpo
terrestre , come s* è ferro , vetro , pietra
polita f specchio , od unghia , (3) si chia-
ma geomanzia : se in acqua , si chiama
idromanzia ; se in aria , (4) aerimanzia :
se appariscono in fuoco si chiama piroman-
zia : se nelle interiora degli animali, che
sieno offerti a’ demonj , si chiama (5) aru-
spicio. È un’altra maniera d’indovinare,
che si fa sanza espressa invocazione - del
diavolo ; e questo è in due modi. L* uno
modo è quando altri vuole saper le cose ,
che sono avvenire , per la disposizione di
certe altre cose, come per la considerazio-
ne del sito e del movimento delle stelle ,
che (b) si chiama induvinamento per astro-
C
• — ' ' '
(1) demonio. E. S.
(2) appariscono E. M.
( 3 ) si è geomanzia. E. M.
(4) si chiama aerimanlia ^ se rìdile in^
teriora. E. S. arumanzia. M.
( 5 ) aruspicai. Guad.
(6) si chiama astronomia. E. M. S.
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ii5
nomia : ovvero per movimenti (i) o per
voci d’ uccelli o ’d' altri animali , o per
lo (2) starnutare degli uomini: e questo è
propiameute (3) augurium : o per conside-
razione del movimento degli occhi e degli
orecchi degli animali, o d’osservare certi
dì deir anno , e certe ore e punti del dì :
e questo si chiama (4) aurispicium. E se
tale considerazione s’ avesse intorno alle
parole degli uomini , le quali dette ad al-
tra intenzione lo’ndovino le recasse al suo
proposito , quello (5) si- chiama omeri, E se
alcuna volta , per sapere le cose occulte ,
si cousiderassono certe disposizioni di figu-
re in alcuni corpi , che si iscontrassono
con gli ocelli , sarebbe altra spezie d’ indo-
vinamento : come s’ altri considerasse i li-
niameoti , cioè cotali righe e fessure delle
mani , si chiamerebbe ciromanzia. Se si
considerassono certe figure , che apparisco-
no nelle spalle d' alcuno animale sagrifica-
to agl' idoli , come fanno i pagani , si chia-
merebbe spatulimanzia . L’ altra maniera
d’ indovinaftieno , sanza espressa invocazio-
ne del demonio, è quando si considera-
no certe cose , che intervengono per alcu-
, r , ■ ■ I ■ ■ " ' ' • """ "
(1) e voce. E. M. S.
( 2 ) starnutire. E. M. S.
(3) augurio, E. M.
(4) aurispicio. E. M.
(5) si chiamerebbe^ E.
si6
ne cose fatte (i) dagli uomiorstudiosamea-
te e in pruova , per sapere alcune cose oc>
culle , come sarebbe protrarre punti , o li-
nee , o figure , che s’ appartiene a geoman-
zia : o considerare figure , che si facesso-
no (2) del piombo strutto (3) bugiente ,
gittate di subito nell’acqua fredda: o nel
torre cedole o, (4) fuscegli a rischio e a
-ventura : o nel gittare dadi : o nell* aprire
alcun libro di subito, e considerare quello
che prima gli venisse a mano ^ o simili co-
se , che s' appartengono a gittare (5) sor-
te. In tutte queste cose è una generale ra-
gione di peccalo , avvegnaché non sia una
medesima ragione speziale ; imperocché più
grave peccato è invocare il diavolo spres-
samente , che fare certe altre cose , per
le quali egli si vegna a ’nframettere non
chiamato. £ molto più grave è (6) fargli
alcuno sagrifìcio o reverenzia d’ adoramen-
to : la qual cosa, sopra tutte 1’ altre , vuo-
le dagli uomini, ritegnendo ancora l’affet-
to della prima superbia , come si mostrò
(1) dagli uomini studiosamente e in
pruova , per sapere alcune cose occulte.
manca nel MS. Guad.
(2) di piombo. E. S. '
(3) bollente. E. bogliente. M. S.
(4) suggelli. S.
(5) di sorte. E. S.
(6) a fargli. E, M. a fare. S.
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nella terza tentazione di Cristo , quando
egli gli disse : Haec omnia tihi dato , si
cadens adoraveris me\ Tutte (i) queste co>
se (2) eh' egli gli aveva mostrate di gloria del
mondo ) io ti darò , se gittandoti in terra ,
tu m* adorerai. E anche s* ingegna di fare
cadere 1' uomo a ciò , perch' egli è il mag-
giore peccato che sia , cioè l’ idolatria. Usa-
rsi alcuna volta questa arte magica a poter
fare^ o avere, o acquistare (3) alcuna co-
sa ^er forza ed operazione del demonio ,
la quale 1' uomo non potrebbe fare nè a*
vere per se medesimo ; come sarebbe (4)
di trovare avere e tesoró , o nelle pro-
pie (vS) cave e minerè , o in sepolcri , o in
altri luoghi nascosti , i quali al diavolo tuy
ti sono manifesti ; avvegnaché non ha pero
balia (6) d’ insegnarli , o di dargli a cut
egli vuole ; ma a cui e quando gli è per-
messo da Dio : come sarebbe di trovare
cose ismarrite o perdute , le quali il dia-
volo sa ; e spezialmente le cose , eh’ e’ fa
(i) quelle cose. E. S.
(z) che io ti ho mostrate, cioè la
gloria. E. eh' egli gli aveva mostre e la
gloria S.
(3) alcuna cosa per operazione. E. M.
(4) di trovare certo tesoro. E. M.
(5) cave, o in sepolcri. E. M.
(6) d insegnallì o di dagli. Guad.
2 l8
perdere egli , facendo lare i furti (i) c
gl’ imboli i. Fanoosi ancora maleficj ; onde
e coloro , che usano questa arte , si cbia>
mano malefìci, e l’arte s’appella malfatto-
ria : e ciò si fa, quando per tale arte,
col favore del diavolo , alcuna persona , o
uomo o femmina , ammaliata e fatturata ,
uscirà fuori della memoria, ( 2 ) inamorrà
d’altrui, e avrà in orrore la sua compa-
gnia. Parrà alla persona , che la casa, ao-
v’ ella sarà, arda, e ch’ella debbia rovi-
nare , perderà l’ appetito del mangiare ,
cunsumerassi , nou potrà dormire uà' posa-
re , avendo sogni terribili e paurosi , im-
maginazioni e fantasie oscnre e spiacevoli.
Parrà alla persona avere le carni piene di
spine e d’ agora, avere il cuore trafitto,
le membra cascanti e debili , essere isme-
morata , e (3) abbarbagliata , e sciminita ;
non troverrà luogo , nè di di , nè notte , e
i suoi reggimenti e parole saranno come
di persona farnetica o d’ ebra. Per questa
arte si fa portare la persona di luogo a luogo,
e di subito portare e riportare ambasciate e
novelle di lontano paese. A fare queste co-
se usano i malefici alcuna fiata invocazioni
e scongiuri a’ demoni espressamente ; ed
(1) gV invola. E. Mi
( 2 ) innamorata. E. M.
(3) abbarbagUata ^ non trovar luogo»
E. M.
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2I§
egli appariscono (i) in alcuni de’modidet>
ti di sopra, ( 2 ) dando vista d’essere co*
stretti per tali scongiuri, avvegnaché non
sieno , com’è detto di sopra. Usano incan-
tesimi , dando altrui cibi e beveraggi in-
cantati : fanno immagini di cera, e di piom-
bo , e d’altra materia : annodano legaccio-
li , ed ravulgouo scritte di nomi di demo-
nj , e di segni , e di figure , e di caratteri
da’ demonj trovati e segnati , sotto i qua-
li si contengono i patti Ira’ demonj e colo-
ro che usano i detti segni , ad alcuno af-
fetto , secondo la predetta arte. Sogliousi
vantare certi di questi malefici di potere
mutare le menti , e di trasformare una co-
sa in un’altra, come sarebbe di fare d’ un
uomo o d’ una femmina , una b^tia od
uu uccello, e di creare cose nuove, come
favoleggiando scrivono i Poeti. Alla vanità
falsa de’ quali si risponde, eh’ e’ sanno be-
ne (3) e’ medesimo ,. che mentono per la
gola; che non possono più, che possa il
maestro loro , cioè il diavolo ; della cui
potenzia è detto di sopra , che non si sten-
de a tanto , avvegnaché possa fare parere
(1) in alcuno. E. M.
( 2 ) facendo vista. E. M.
(3) eglino medesimi. M. es^fi madesimi,
M. lor medesimi, S.
220
certe cose (i) altro , che quel che sono,
D' un' altra cosa falsam'eoté sì gloriano : e
quest’ è ^ cbe a loro richesta il maestro lo-
ro insegna qualunque scienzia di subito a
qualunque grosso uomo , osservando egli
certe regole dell’ arte ; e di ciò hanno scrit-
to uno libro che si cbiama (2) in arte noto-
ria, della quale pruova Santo Tommaso , che
è interdetta e vietata come gli altri libri ma-
gici e diabolici ; imperocché contiene carat-
teri e 6gure de' patti taciti col diavolo ,
col quale non è lecito d’ avere patto , o
convegna, o compagnia , o amisli^ alcuna;
anzi ci è (3) comandato da Dioiche l’ ab-
biamo per isfidato nimico. Onde e San Pao-
lo dice : N olite locum dare diàbolo : Non
vogliate dare luogo al diavolo. E San Pie-
ro : Cui resistite fortes in fide : Il vostro
avversario diavolo va cercando intorno in-
torno, come un leone rapace , (4) come
ue possa alcuno devorare , al quale conta-
state , (5) forti nella fede. Anche pruova
San Tommaso, che quella arte notoria non
ha efficacia veruna : conciossiacosaché la
potenzia del diavolo non si stenda a pote-
(1) altro che quelle. E. S. altre che
quelle. M.
(2) /’ arte. M. S.
(3) comandamento, E. M. S.
(4) come egli. E. M. '
(5} stando forti. E. M.
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221
re illuminare lo ’atelletto dell' uomo , che
sarebbe di bisogno in quello subito appa-
rar fuori del modo usato e naturale
all'uomo. Onde avvegnaché’! diavolo po-
tesse insegnare , esprimendo con suono di
voce , alcuna dottrina , come farebbe uno
uomo , e forse tanto meglio , quanto più
sottilmente , e meglio , che 1 * uomo la sa-
pesse ; tuttavia non potrebbe di subito in-
formare lo 'ntelletto dell’ uomo d’ alcuna
abituale scienzia , non potendolo illumina -
re , ma richiederebbevisi tempo e ordine
nella dottrina , e tanto maggiore , quanto
colui , eh’ apparasse , fosse più grosso , e
meno disposto alla scienzia. Quanta adun-
que vanità e falsa iniquità è quella di que-
sti malefici , a’ quali non basta il loro mal
fare > coH'ajuto di quel maligno , in quan-
to egli puote ; ma eziandio s’ 'ugegnano (i)
di mostrare , che sappia e possa , ed egli-
no per lui , quello che nè sa , né puote !
£d è grande retà , e (2) stoltia quella di
costoro ^ e di chi d.n loro fede. Grande (d)
retà è la loro , che si fidino o abbiano a-
mistà con colui , eh’ è nemico ed avversa-
rio deir onnipotente Iddio, nelle cui mani
sono ed egli ed eglino : il quale ha vietato
sotto pena dell’eterna morte, che con lui non
(1) di mostrare agli altri. E.
(2) stoltizia. E. M. S.
(3) cechità. E. cecità.
I
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222
s'abbia ditnestichezza o compagnia vera*
na. (i) Sand,o , $' egli hànuo tede di Cri-
stiani, ch'egli è r antico serpente, capitale
nemico di tutta 1’ umana natura e che
tutto il suo studio è di ( 2 ) conducere gli
uomini a quella danuazione e miseria, do-
Te è egli. ^t)u è loro celato , che comune*
mente tutti quegli della loro arte fanno
la mala bue é la mala morte , come mol-
te storie e croniche contano: e non che’l
diavolo gliene scampi , ma egli gli ci con-
duce : e non solamente alla mala morte
del corpo, ma a quella , eh’ è troppo peg-
giore, (3) dell’ anima. È grande stoltizia la
loro , che sanno per cerio , e per esperien-
zia il pruovano, facendo l’arte, ch’egli è
bugiardo, isleale ,'’e Hugannatore , e molle
cose promette , eh’ e’’ non attiene; che, con-
ciussiacosach’ e’ sia superbo, non dice mai,
eh’ e’ non sappia o eh’ e’ non possa quello ,
che gli è domandato ; ma d’ ogni cosa di-
ce , sarà fatto. ' Poi non sappiendo o non
potendo fornire, manca della ’mpromessa ,
e non confessa mai di non avere saputo o
potuto , ma sempre getta la colpa sopr’ a’
malefici, dicendo: Voi non mi intendeste,
’o voi non faceste bene l’arte, voi fallaste
(1) sanno questi cotali , se. S.
( 2 ) condurre. E, M.
(3) cioè quella delV anima. E. M. cioè
delV anima. S.
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223
nella tale osservanza. Ancora , conciossia-
cosaché sia invidioso , non insegna ciò che
sa , e non fa ciò che puote. E perch’ egli
è bugiardo e ingannatore , dirò una per
un’ alira , e dirà parole mozze é doppie ,
e che possano avere diversi intendimenti ,
equivocando , come sarebbe quello i Regi-
narri interjicere bonurri est timere nolite ,
etc. E quello : Vinces non perdes , 'etc. e
simili cose ambigue e dubbiose. E perch* e-
gli è presuntuoso , crede sapere e potere
fare quello, eh’ e' non sa e iiou‘ puote. E
gli Angeli Santi, secondo il beneplacito
d’ Iddio , sottraggono spesse volte dalla no-
tizia de’ demonj , e dalla loro potenzia
molle cose, perchè non facciano (i) ciò,
eh’ e’ vogliono , e perch* egli abbiano con-
fusione e vergogna delle ’mprese e promes-
se, cb’ e’ fanno. E nondimeno cèrti uomi-
ni pospognendo o dimenticando la propia
salute , in pregìudìcio e pericolo delle lo-
ro anime , vanno loro dietro , e vogliono (2)
loro amistade , e riebeggiono il loro consi-
glio ed ajuto ; ' anzi importunamente gli
molestano.
Onde una volta disse il diavolo a un
santo ( 3 ) uomo : La gente (4) spesse fiate
(1) tutto ciò. E. M, S,
(2) la loro. E. S.
( 3 ) padre. S.
(4) spesse volte. E.
224
xa* accagiona ed incolpa a gran torto , im-
pogneodo a me molti mali , che si fanno
e"ii stessi ; che tal dice: li diavolo mi ten-
to : egli mi fece cadere in tal peccato : il
diavolo mi si parò dinanzi , che io non me
ne (i) sarò intromesso , nè ( 2 ) avrocci col-
pa veruna : anzi molte volte gli uomini e
le femmine tentano me , e sonmi molesti
ed importuni , ed impaccianmi ne’ fatti
loro, de’ quali io non mi darei briga; che
lasciando pure fare loro, fanno tanto , che
basta di male , sì che me ne tolgano (3) la
volta. Ed avvegnaché l’arte magica soprad-
detta abbia molta efficacia , secondo" 1’ oc-
culto giudicio d’iddio , che ’l permette per
gli molti peccati , operando i malefici se-
condo la regola e 1' osservanza dell’ arti in-
segnale da’detnonj ; pure spesse volte si
mostra di fare per certe persone , uomini
e femmine di bassa condizione , quello
eh’ e’ non fanno , e non sanno fare ; impe-
rocché pochi sono , che quell’ arte sappia-
no adoperare; ma o per udita, o per loro
avviso , Iruovano certi incantesimi , iscon-
giuri , scritture , brievi , e legature con
certe osservanze , che pare eh’ abbiano so-
miglianza con quelle dell’ arte magica , e
(i) sarei. E. S.
arpcci. E. S. nè avrò in ciò. M.
(3; la volontà. E. M,
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225
non hanno a fare nulla (r) di se. IVIa per*
che quelle persone, chele fanno, e quelle,
a cui nome , e a cui (2) stanza si fanno ,
credono ed hannori la fede, ( 3 ) credonsi
fare quello che fanno i malefici, coll'aju-
to e coi consiglio del diavolo , hanno al-
cuna efficacia , adrperandovisi il diavolo ,
il quale dà volentieri favore ad ogni mala
operazione, e prende podestà e balìa sopra
quelle cotali persone , le quali , e se non
realmente c di fatto, almeno secondo la ’n-
tenzione , sono maleBci, credendosi ado-
perare r arte magica del diavolo. Onde non
è dubbio, che peccano mortalmente , e ’n-
segnano al diavolo trovando altra arte ,
che non (4) ha trovato il diavolo , la qua-
le egli fa poi sua , ( 5 ) falla valere , per-
chè (6) vi si dà fede. Come dire Santi» A.-
gnstiuo, parlando di questi cotali incante-
simi e fatture, che non si debbono crede-
re , perchè sieno veri ; ma diventano veri,
perché si credono. Truovansi certe altre
persone ed uomini , e femmine , che non
sanno l’arte magica, nè invocare, nè scon-
(1) di essa. E.
(2) stanzia. E. M.
( 3 ) credendosi. E. S.
(4) ha trovato egli. E.
(6) jalla poi. E. S.
(6) vi si dia. S.
i 5
PassavanU Voi. 11 .
32 $
giurare demonj , e non sono indovini , nè
non credono essere , che sanno per certo ,
non sono ; e con tutto ciò , o per guada-
gneria o per altra loro vanità dicono , che
sono incantatori e ’ndoviui , e con loro
ciuffole e anfanie ingannano molta gente
semplice, eh' è inchinevole e vaga ad an-
dare dietro a così fané cot,e. E qual dice,
che vede mor*i , e làveila con loro , e che
va di iioiio in {ivgenila con le streghe.
Aìrri dic. Do , che sanno incantare il mal
dc^li occhi, c'I duolo de’ denti , la magra-
tia, h' sellici, e'I duoli del corpo; e tare
bnevi , che chi gli porta addosso, non a-
vrà il mal del tìaucho , nè ’l mal maestro,
non potrà morire in acqua nè in fuoco ,
nè essere ofleso da’ suoi ni mici , e tutte co-
tali cose , che le genti vorrehbono , e pe-
rò agevolemente le credono. Questi cotali
sono ingannatori e trombettieri , e peccan-
do mortalmente, sono tenuti a restituzio-
ne d’ ogni guadagno eh’ e’ fanno. £ chi
dà loro fede , pecca gravemente , ed bassi
il danno di quello che desse loro. Nè nou
si debbono le genti lasciare ingannare nè
a’ malefici veri , nè a quegli , che s’ appel-
lano indovini (r) e incantatori , e non so-
no; perchè dicano , che si dicano messe
ed orazioni , facciansi limosino e digiuni ,
che tutto il fanno maliziosamente, e per-
(i) o incantalori. E, M.
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che sia data loro più fede , ed acciocché
copertamente possano mescere il veleno
della loro retà. Ed avvegnaché sia detto ,
che certe persone non dicendo vero , nè
credendosi dire , ma per guadagnerìa o
per fare altro inganno , dicono , che veg-
gìono i morti , e che vanno in tregen-
da ; (i) tuttavia si truova tra 1’ altre illu-
sioni che'l diavolo fa, che mostra di fa-
re apparire morii , non che sieno vera-
mente gli spirili degli uomini o delle fem-
mine-, ( 2 ) morti , che ciò non potrebbe
fare ; ma egli prende la figura , e la simi-
litudine del morto , e dice , mentendo ,
eh' egli è quel cotale. Come si legge nella
Santa Scrittura di quella indovina (3) file-
uissa , che a petizione del Re Saul fece
apparire Samuele , il quale predisse 1’ ef-
fetto della battaglia de' Filistei , non che
fosse Samuele , o lo spirito suo , come
spongonu i Santi ; ma tu il dimonio in
quella similitudine , e diceva e mostrava ,
che fosse Samuele. Così si truova , che* de-
monj prendendo la similitudine d' uomini
e di femmine, che sono vivi, e di cavalli
e di somieri , vanno di notte invischierà
per certe contrade, dove veduti dalle gea-
(1) nientedimeno. E, M. S.
( 2 ) morte. E. M. S.
(3) fitonexsa. E. M.
228
ti, (i) è creduto, che sieno quelle perso-
ne, la cui sinalliludine mostravano : e que-
sta in alcuno paese si chiama la tregenda.
E ciò fanno i demonj , per seminare que-
sto errore , e per mettere iscandalo, e per
infamare quelle cotali persone, la cui si-
militudine prendono , mostrando di fare
nella tregenda alcune cose disoneste. Beu
si truovano alcune persone , e spezialmen-
te femmine , che dicono ( 2 ) di se medesi-
mo , ch’elle vanno di notte in brigata con
questa cotale tregenda , e compitano per
nome molti e molte di loro compagnia ; e
dicono, che le donne della torma, che
guidano l’altre , sono Erodìa , che fece uc-
cidere San Giovanni Battista , e la Diana ,
antica Dea de’ Greci. Come questo sia , è
da considerare , e come essere possa. Non
è dubbio veruno , che di sua possa natu-
rale il diavolo puute menare e portare e
uomini e femmine , e pochi e molti , da
uno luogo ad un altro , com’ e’ vuole , se
non è impedito per virtù divina ; ma rade
volte si truova, che ciò faccia. L'altro mo-
do , eh’ è più verisimile , è quello , che
già (3) è tocco di sopra , che puote fare
(r) credono. E.
( 2 ) di lor medesime. E. di se medesi-
me. M. S.
(3) è detto. E. M.
\
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229
parei-^ alla persona, e di se e d’altrui, (i)
ch’ella sia quello, ch’ella non è, e ch’ella
faccia quello, (2) ch’ella non fa. E ciò (3)
fa o vegghiando la persona , o dormendo ,
alterando la ’mmaginazioue e la fantasia ,
e imprimendovi l’ immagini e similitudini
di quelle cose eh’ e’ vuole , che paja alla
persona essere , e dire e (4) fare. Onde
standosi la persona in sul letto suo , le
pana andare e fare cose maravigliose ; e
poi le racconterà , credendolesi avere real-
mente fatte. £ questo interviene comune-
mente a’ malefìci , o a persone (5) malefì-
ciate , cioè , che sia fatto di loro o per
loro alcuno malefìco d’ arte magica , o a
persone , che deano fede a così fatte cose.
Sono certe cose , che avvegnaché non vi
s* adoperi invocazione di demonj , nè fìgu-
re , nè osservanzie d’ arte magica , non so-
no però lecite ; che o sono false , o non
hanno effìcacia veruna a quello, perchè si
fanuo , o è sospetto il modo , nel quale si
fanno. Non hanno effìcacia veruna qualun-
que parole dette , o portate addosso scrit-
te, per modo di brieve o d’altra legatura,
eziandio le parole della Scrittura Santa , o
(1) che sia quello che non è. E.
(2) che non fa. E. M.
(3) fanno. E.
(4) fare le dette cose. E. M.
{à) maleficate. E. M, S.
z3o
il Vaugelio di Sau Giovanni, (i) o Dira-
pisci vincula mea , ovvero Jesus aucem
transiens , per medium illorum ihat , o
qualunque altra parola, o a non perire in
acqua , o a non venire in mano (2) de*
nemici, o scampare del parto, o a capi-
tare bene di piato , o di qualunque altra
hnpresa , o a non morire senza confes-
sione , o a non morire di morte subita-
na, o (3) di scampare di qualunque in-
fermità. Anzi è peccato ad usarle a qua-
lunque di questi effetti , o di qualunque
altro di cose temporali o corporali ; con-
ciossiacosacb’ elle furono scritte e spirate
dallo Spirito Santo o per ammaestramento
e dottrina , o per orazione , e non ad al-
tro uso. Cbe se la Scrittura fosse stata ri-
velata da Dio , o ordinata a tale uso , lo
Spirito Santo l’avrebbe rivelato agli Appo-
stoli ed alla Santa Chiesa , come ha fatto
delle parole sagramentali. Non 1’ ha fatto ;
e pero non è lecito ad uomo vivente de-
putarle, o appropiarle a cotale uso di por-
tarle scritte addosso , o di dirle , (4) o di
farle dire per alcuno effetto corporale o
temporale. E molto paggio sarebbe, quan-
do vi si mesooiassono o interponessono al-
(1) o U Dirupisti. E. M.
(2) dé nemici ^ o a capitare. E. M. S.
(3) o a scampare del parto o di (qua-
lunque altra infermità. E. M. S.
(4) o farle. E. M. S. >
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23i
tri uomi (i) sconosciuti , o figure , o se-
gni, sotto i quali, dicono i Santi, si con-
tengono patti tacili co’ demonj. Porlinsi
adunque le parole della Santa Scrittura
nella mente, e non (2) a collo; nel cuore,
e non in borsa. (3) Quello medesimo dico
del danajo primo offerto alla Croce il Ve-
nerdì Santo , e dell’ erbe colte e tenute ,
quando si canta il Vangelio , o la Passio-
ne, e di simili cose. £ se le parole d’id-
dio non hanno Tirtù ed efficacia a tali ef-
fetti ; molto meno (4) le parole d’ uomo o
di femmina, che si dicano io (5) incante-
simo o in iscongiuri di serpenti, o d’altre
bestie , di malori , o di qualunque altra
infermità. 11 nome d’ Iddio e del nostro
Signore Gesù Cristo, l’ajuto della Vergine
Maria e degli altri Santi , divotamente e
puramente , sanza ninna osservanza (6) c
vana superstizione, si dee invocare in ogni
necessità corporale e spirituale. E quello
eh* è detto delle parole, similemente si di-
(1) sconosciuti , o figure , o segni ,
sotto i quali , dicono i Santi , si conten-
gono patti taciti co' demonj. manca nel
MS. Guad.
(2) al collo. E.
(3) quel medesimo si dice. E, A
(4) quelle d' uomo. E.
(5) incantesimi. E. S.
(6) o vana. E. S.
232
ce del digiuno, del (i) silen/.o , (2) delie
Messe, delle venie, del l’andate fatte sotto
certe osservanze di tempo o di novero ,
credendo che altrimenti non fossono vale-
voli , (3) come si dice de’ dodici lunedi di
Santa Caterina, dei venerdì di San Nicco-
lao , delie Messe di (^) San Gregorio , del
mercoledì di Santo Lorenzo , del silenzo
de’ dieci mila Martiri, e di tutte simili co-
se. E non si dice però, che le messe, e’I
digiuno, e l’orazione^ e gli altri beni (5)
non sia bene a fare ; ma quelle osservan-
ze del tempo, e del novero, e di certi
modi non sono nè lecite nè buone. E che
la vanità e la cupidità delle genti mortali
voglia porre legge alla divina justizia ,
che (6) per loro opere , o loro parole , o
loro andate , o loro offerte si traggano in-
fra certo tempo Anime di purgatorio ,
questa è grande presunzione , e pericoloso
errore a credere o a dire. L’osservare del
(1) silenzio de’ dieci mila martiri. E.
M. ò\
(2) delle invenie. E. delle Messe deU
le venie. M.
(3) Nell’ E. e S. manca tutto il re-
stante di questo periodo.
(4) Santo Ghirigoro. M.
(5) non sia ben fatto a fare. E. S»
non siano beni a Jare.. M.
(6) per loro parole, E. M.
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' 233
tempo , cioè in che dì , in che ora , o in
che punto altri imprenda a fare alcuna
cosa di nuovo , come sarebbe , entrare ad
abitare di prima in casa nuova , mettersi
la roba nuova , menar moglie , incomin-
ciare a fare mercatanzia e compagnia con
altrui, entrare in (i) nave, entrare in si-
gnoria, radersi la prima barba, andar cer-
cando (2) la prima mancia nelle calendi ,
il primo dì dell' anno nuovo, il primo dì
della settimana , e dicesse , che alcun dì
ed alcuna ora è migliore che un' altra ,
anzich'alcuna è buona, ed (3) alcuna rea,
e simili cose , cbe certe genti osservano ,
è vanità, e non è sauza grande peccato, e
spezialmente osservando certi dì , (4) ne’
quali dicono alcuni , cbe si chiamano Egi-
ziaci, ne’ quali non si dee fare alcuna im-
presa , ch’^altri voglia , che riesca bene ;
conciossiacosaché sieno dì infausti e mala-
gurati , ed in ciascuno mese dell' anno n'ba
alcuni. Contra questi cotali osservatori di-
ce S. Paolo : Dies observotis j memes ,
tempora , et annos , timeo ne sine causa
luboraverim in vobis: Voi osservate i dì, i
mesi, i tempi, e gli anni; per la qualcosa
temo , cb' io non mi sia affaticato io voi
in mare. E. M.
la buona mancia. E, M. S.
alcuna è rea. E. M, S.
i quali. E. M. S.
234
indarno. l)iou si dee perù intendere, che
sia male ad osservare ji tempi e’ segni del
Cielo a certe cose naturali, delle quali e'i
tempo e'I Cielo sono alcuna cagione, co-
me dice Salomone: Omnia tempus habent:
Ogni cosa ha suo tempo. Onde i medici
in dare le medicine, i marinai nel naviga-
le, (i) i villani nel lavorìo della terra pos-
sono, anzi debbono osservare e tener men-
te ni tempo ed a’ segni delie stelle e delle
pianete del Cielo. Simile dico di certi atti,
che fanno alcuni animali, che si muovono
secondo lo stin.to del Cielo, ed è per espe-
rienza veduto c provalo dagli uomini, che
signihcano alcuna cosa che dee interveni-
re, non che ne sieno cagione: come i dal-
fini , quando vengono notando sopra l' ac-
qua del mare , appressandosi alle navi^ si-
gnificano , che tosto dee venire tempesta.
E quando si liscia la gatta colla branca ,
dicono le femmine , eh' è segno eh’ e’ dee
piovere: e quando il gallo canta più tosto
eh' e’ non suole , è segno di mutazione (2)
del tempo. Queste cotali cose osservare , c
tenervi mente , non è peccalo veruno. Ma
chi volesse, per lo cantar del gallo, o per
r abbajare del cane , o per lo cantar del
corbo , o del barbagianni , o dell’ assiuolo
in sul comignolo della casa , o per qua-
(1) I lavoratori. E. M.
(2) di tempo. E. M. S.
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235
lunque movimeuto d* uccello , o d' altro
animale, angariare (i) pronosticando, se
lo 'nfermo dovesse guarire , o morire , o
quanto tempo la persona dovesse vive-
re ; come disse quella vecchia j che dove-
va vivere anche cinque anni , imperoc-
ché aveva udito cantare il cuculo il dì di
calen di Maggio cinque volte , onde non
si volle confessare , e così si morì sanza
confessione ; questo sarebbe grave pecca-
to , (2) ed osservanza iniecila e vietata.
Quel medesimo si dee tenere di certi ac-
cidenti che 'ntervengono alla persona , i
quali non si debbono osservare, nè ( 3 ) te-
nerci mente ; come se (4) nell’ uscire del-
r uscio la mattina la persona starnutisse
pure una volta , che dicono alquanti vani
osservatori , che si debbia tornare addie-
tro : o se sì trovasse messa la calza o la
camiscia a rovescio, creda che tutte le cose
di quel di gli ( 5 ) andranno a ritroso: e se
gli venisse messo il piè manco innanzi (6)
al diritto, o se incespicasse o cadesse, non
(1) pronosticando , cioè pronunziati^
do. E. pronosticando , cioè prenunzian-
do. M.
(2) con osservanzia. E. M.
( 3 ) porvi. E. M. porci. S.
?4) nel L‘ uscire la mattina, E.
( 5 ) vadano. E.
(6) al ritff, E. M,
236
debbia andare più oltre. E tutte cotali co-
se, delle quali non è (i) ragione né cagio-
ne naturale , perchè così debbia essere o
intervenire, non si debbono osservare nè
credere; ch'elle sono opinioni false e va-
ne , e sonci rimase del paganismo , o ( 2 )
introdotte dalla falsa dottrina de’ demonj.
Del gittare delle sorte dicono i Santi, che'n
certi casi non è lecito , anzi è vietato per
Io Dicreto: come sarebbe, chi volesse sa-
pere per sorte alcuna cosa occulta , o che
dovesse venire , referendo il prendere del-
la sorte , o alla disposizione delle stelle, o
alla operazione de* demonj ; e tale si chia-
ma sorte divinatoria. Anche chi volesse sa-
pere , per lo prendere della sorte , quello
che dovesse fare o dire , dubitando qual
fosse il meglio , come sarebbe d’ eleggere
alcuno Prelato Ecclesiastico , o di ricevere
alcuno beneficio spirituale, non è oggi le-
cito, bene che nella antica legge s’ usasse ;
e chiamasi sorte consultorìa. £ un altro
gittare di sorte , che si chiama sorte divi-
soria ; e questa è lecita: come sarebbe^, se
certe persone, cb’avessono a dividere cer-
te cose a comune , non s’ accordassono in
fare le parti , dando o togliendo, possonsi
gittare le sorti, (3) ìspognendo alla fortu-
(1) ragione naturale. E. M. S.
( 2 ) indotte. S.
(3) sponendo, E. S. commettendo. M.
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na qual parie Tenga a qualunque di loro.
Ed è lecito ancora d’ usare quesla sorte
negli oficj temporali , a cui prima tocchi
la volta : come si fa degli uficiali (i) delle
Città , che s* elleggouo per ( 2 ) parecchi an-
ni , e scritti in certe cedole 'si mettono in
un sacco o cassetta , e poi a certi tempi si
traggono alla ventura, e secondoch’e’sono
tratti, cosi entrano all’oficio. (3)
(1) della Terra. S.
( 2 ) parecchie. Guad.
(3) Qui termina il MS. Salv.
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Trattato de Sogni.
De’ sogni , a’ quali molti vanno dietro,
e molti ne fanno errare , come dice Salo-
mone, è convenevole di dirne qui alcuna
cosa. Dove è da sapere, che come si iruo-
va per la Scrittura in più luoghi , e nel
popolo d.’ Iddio s’osservavano ed interpre-
tavano i sogni : ed un modo di protezia
, de’ Profeti d’iddio era per revelazione e
visintii mostrate in sogno, come dice San-
to Job ; Per somnium in viùone nocturna^
fjuundo irruit sopor super hornines , et
dormiunt in Lectulo , tane aperit ( s. Deus )
aures virorum , et erudiens eos instruit di-
sciplina: Dice, che Dio ammaestra gli uo-
mini nel sogno per visione la notte, quan-
do dormono ne’ letti loro. Ed in un altro
luogo nel libro (i) Numeri dit:e Iddio : Se
sarà infra voi profeta , io gli apparirò iu
visione per sogno. Onde e l’Angelo apparì
più volle (a) a Josep, sposo di Santa Ma-
ria , iu sogno ed in visione ; ed anche a’
Magi , acciocché non tornassono ad Eio-
de, come dell’uno e dell’altro chiaramen-
te conta il Santo Yangelio. E anche nel-
(i) de’ Numeri, E. M.
(z) a Gioseffe. E. M.
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r altre nazioni Orientali, le quali molto
inleutlono (i) all’ osservare de’ sogni , co-
me sono Caldei, gli Arabici, i Persiani, c
gl' Indiani. Onde (2) Josep interpretò il so-
gno a Faraone , e Daniel a Nubucodono-
sor. E però non è al lutto da negare, che
nc’ sogni si possa tener mente, e avere
alcuna verità per immaginaria apparizione,
o per visione e revelazione fatta per so-
gno; non ostante quello che Dio comanda
nel Deuteronomio : Non invcniatnr in te
qui obsen'et somma’. ISon si trovi in tc ,
popolo mio , chi osservi i sogni. Dove si
conviene considerare le cagioni , donde
procedono i sogni , e quanto si stende Qi)
la virtù immaginaria de’ sogni. E ciò ve-
duto , si darà ad intendere, quali sogni si
debbiano o possano osservare , come veri ,
e che abbiano alcuna efllcacia ragionevole ,
e quali si deggiano ischifare, come falsi c
vani. E recando in brieve la scìenzia e la
dottrina de' sogni, della quale alquanti sa-
vj (4) Filofofi fanno grandi libri , e molte
cose ne dicono , è da sapere , che’ sogni o
e’ son cagione , eh’ alcuna cosa si faccia o
non si faccia ; o e’ sono segni ed eirctli
d’ alcuna fatta, o che sia ancora a fare o
(1) ad osservare i sogni. E. M.
(2) Josef. E. Al.
( 3 ) la immaginativa virtù, E.
(4) Jììosafi. M. V
240
a venire. Cagione di cosa , che si faccia •
non faccia , non possono essere i sogni, se
non in un modo; e (i) questo quando la
persona, ricordandosi d’ avere sognata al-
cuna cosa piacevole o dispiacevole, dilet-
tevole o paurosa, si muove a fare o a fug-
gire quello , che con diletto o con paura
aveva sognalo. Come s* altri avesse sogna-
to , quando è il gran caldo, dì bagnarsi
con molto diletto, e poi ricordandosi del
dilettevole sogno s' andasse a bagnare , si
potrebbe dire, che quel sogno fosse cagio-
ne ul sognatore di bagnarsi. C se la perso-
na sognasse d'essere assalita da’ suoi nimi-
ci , e d’ essere fuggita loro innanzi con
grande paura; e poi ricordandosi del pau-
roso sogno , non uscisse fuori di casa , si
potrebbe dire, che quel sogno fosse cagio-
ne al sognatore dello starsi in casa , e di
non uscire fuori. E cosi si potrebbe dire
d' ogni cosa , la quale con diletto o con
pena e paura sognala , facesse fare o fug-
gire alcuna cosa dilettevole o paurosa. Ef-
fetti e segui possono essere i sogni in
molti modi , seconJocliè molte sono le ca-
gioni de' sogni, le quali ci conviene sottil-
mente considerare , (2) accioccb’ abbiamo
vera notìzia di quello eh' andiamo cercan-
do. Onde è da sapere , che le cagioni de’
(1) questo è. E. M.
(2) acciocché caviamo. E. M,
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I
sogni possono essere in due modi : o den-
tro dalla persona, o di fuori. Le cagioni
dentro anclie sono in' due modi ; che la
cagione , che fa sognare , o ella è anima-
le , o eir è corporale. Animale è, quando
la persona per alcun pensiere , o imraagi-
uazioue, o intima affezione, ch’eli’ abbia,
essendo desta e vegghiando , si muove la
fantasia e la virtù immaginativa , e forma
alcuno idolo e similitudine , secondo quel
pensiero, e secondo quella affezione, che
la persona ha; la quale l’anima poi, dor-
mendo il corpo , ed essendo i sentimenti
di fuori legati e chiusi, contempla e vede.
E però , secondo le passioni e 1* affezioni
più e meno , secondochò la persona è più
e meno affetta e passionata , intervengono
•varj e diversi sogni. Le passioni e 1’ affe-
zioni dell’ animo , ispiegandole per le per-
sone, che non sono letterate , c prenden-
dole più largamente, che non fanno i Fi-
losofi, sono’ amor e odio, speranza e pau-
ra, letizia e tristizia, ira e concupiscenzia.
Ciascuna di queste passioni Ovvero affezio-
ni sono cagione di fare sognare sogni (in-
formi , e che corrispóndano a quella cota-
le affezione ; che 1’ amore , facendo pen-
sare la persona , eh’ ama 'fisamente , della
cosa amata, e qi^ella affetluosamentt desi-
derare, è cagione, ch’ella si sogni (i) o
(i) ora per un modo , ora per un altro.
Pass avanti. Voi. LI, j6
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242
f )er un moiIo o per un aUro , secr.ndocbè
a ’njnaaginaziooe si muove e prende for-
ma dell’ amalo obietto colia (i) imprenta
dc’ir acceso amore. Quel medesimo inter-
viene <li ciascuna affezione , secondo il
mirdo suo : delie quali non scrivo qui ,
specificando (2) di ciascuna per se , per
non scrivere troppo lungo, che la materia
mi moltiplica troppo, tra le mani. Qualun-
que persona sogna , pensi se ’l suo sogno
corrisponde all’ affezione sua , a quella ,
che più la sprona : e ( 3 ) s’ è così , non
aspetti , eh’ al sogno suo debbia' altro se-
guitare ; imperocché quello sogno non è
cagione, alla quale deggia altro effetto se-
guitare ; ma è l’ effetto dell’ affezione del-
la persona. £ tale sogno osservare , cioè
considerare donde proceda , non è di se
male; imperocché é effetto di naturale ca-
gione. Bene è vero , cb’ egli ò malagevole
a potere bene | discernere colali sogui , e
spezialmente , che una medesima persona
avrà varie e contrarle affezioni che move-
ranno la 'mmaginazione a cose (4) contra-
rle , le quali rimescolate ibsieme , faranno
sogni confusi , e da non potergli ben di-
scernere. E però non si dee andare dietro
(1) impressa. E. M.
(2) di ciascuna persona per se, E. M,
(^) se vede che sì. E. M.
(4) contrarie , rimescolate. E. M.
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343
a’ sogni. Onde e quel savio Calo , disse :
Ne cures somnia ; Non curare de’ sogni ;
e seguita la cagione ; imperocché la mente
umana quello , che veggbiando desidera e
spera , vede quel medesimo sognando. La
seconda cagione de’ sogni dalla parte den-
tro della persona ( ed è corporale ) si è la
disposizione e la qualità della complessione
e degli omori del corpo , i quali , perchè
hanno contrarietà, s’alterano insieme: e
l’uuo vincendo (i) e soperchiando l’altro,
trae 1’ abitudine del corpo a sua qualità ,
la quale nel sonno muove la fantasia, nel-
la quale ( 2 ) si forma alcuna similitudine
e figura , secondo quella cotale disposizio-
ne. Onde , quando soperchia nel corpo
quello omore , che si chiama flemma , la
quale è fredda ed umida come l’acqua, i
sogni sono correspondeuti a quella quali-
tà ; onde sogna la persona , che piove , o
eh’ ella si bagna, o ch’cdia cade in acqua,
e simili cose d’ umidore e di frigidità.
Quando soprabbonda la collera , eh’ è cal-
da e secca come il fuoco, fa sognare fuo-
co, arsura, caldo, sete, ira, briga, risse,
battaglia , e cosi falle cose. Quando il san-
gue, eh’ è caldo ed umido, (3) come l’a-
^ (i) r altro , e soperchiandolo. E. M.
( 2 ) si informa, E.
(3) come C aria, manca nel MS. Guad.
come /’ aere. M,
244
ria , (i) fd omore dolce, avanza gli altri
umori , (2) «Olio i «ogni giocondi e lieti ,
di cose di riso e di s«*IIhzzo , d’ amore, di
canto , e di cose «li buona aria , e sogna
altri di volare. Quando quello omqre, che
si chiama ( 3 ) melanconia, soprastà agli al-
tri, il quale è freddo e secco come la ter-
ra , allora si sognano cose paurose e tri-
ste , oscure e tenebrose , di cadere , d’ es-
sere pieso e legato, e «potali cose terribili.
E q (laudo gli oraori sono isteroperali e ri-
mescoliti insieme, Fauno i s«»giii- gravi ,
uojusi e paurosi ; ed allora è segno , che
r uomo è infermo , o disposto ad essere
infermo. E però i medici antichi ( ed an-
cora s' usa io alcuno paese ) solevano do-
mandare lo ’ufernio de’ sogui , come degli
altri accideiui e segni per li quali si co-
gnosce Tabiludiue (4) e la disposizione
del corpo dentro. Questi colali sogni si
possono osservare sauza peccalo , e consi-
derare da che cagioni procedono; impei'oc-
chè s uio naturali, non osservando, che
perigli sogni debbia altro (ò) seguire. L’al-
tra c.'jgioiie de’ sogni è dilla parte di fuo-
(1) ed è amore dolce , quando avan-
za. È. i\I.
(2) allora sono, E. AI.
(.1) tnuLincrmia. E. AI.
(4) della disposizione. E. AI.
(j) seguitare. E. M.
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245
ri. E questa è in due maniere ; 1’ una è
corporale, l’allra è spirituale. La cagione
corporale puote essere in piò modi. In pri-
ma per impressione de’ corpi celestiali ,
cioè delie pianele e delle stelle , le quali
secondo i loro siti e aspetti , congiunzioni
c movimenti hanno iniliienza, e ranno im-
pressioni (i) ne’ celebri degli uomini e de-
gli altri animali , e fannogli svignare cose
conformi e corrispondenti alla I«>ro dispo-
sizione; ond’è veduto da’savj, che tra gli
altri animali il cavallo e ’l cane sognauo.
Variansi i sogni secondo i tempi e le ’m-
pressioni dell’ aria ; che altri sogni (z) fan-
no il Verno, e altri la Primavera, e altri-
menti la State, ed altrimenti si sogna l’Au-
tunno : e altri sogni fa fare I’ aria sottile
e chiara, ed altri la grossa e la nebbiosa:
e secondo la varietà de' venti si vanano i
sogni : e la Luna sceRla- e piena , quando
cala e quando cresce , come altera gli o-
mori ne’ corpi, cosi fa mutazione ne’sogni.
Sono cagioni de’ sogni dalla parte di fuori
il mangiare e ’i bere, e quanto alla quan-
tità , e quanto alla qualità : e come il so-
perchio, per gli molti vapori e fumi,
che si risolvono dallo stomaco , e vanno
al (3) celebro , fa molto sognare : e tanto
(1) ne cerebri. E. M.
( 2 ) sono il verno. E.
(3) celabro , fanno. E, M.
S4®
potreBbe essere il troppo , ebe non lasce-
rebbe sognare o discernere il sogno ; così
il difetto , cioè la fame e la sete , lascia
poco sognare, o forse tutto il sonno è so-
gno di svanimento u dì mangiare o di be-
re. La qualità de* cibi e del bere fa essere
varietà nel sognare; che quegli , die sono
leggieri e sottili , sono cagione , che *1 so-
gno sìa leggiere e chiaro : quegli , che so-
no grossi e gravi, (i) fanno che *1 sognare
sia dì cose gravi, torbide e paurose: come
dicono i «avj , che* porri , cipolle ed agli ,
ed ogni agrume crudo , le fave ed ogni
legume fanno avere i sogni terribili e uo-
josi : e *1 mosto e ogni (2) bevanda grossa
e torbida simigliantemente fanno i sogni
gravi ed oscuri. E tra 1' altre eose , che
fanno fare rei sogni ed oscuri, si è (3) lo
intemperato e disordinato uso .della lussu-
ria ; imperocché si, conturba e indebilisce
il celebro , e la virtù visiva ed immagina-
tiva se ne offusca.’ Ancora dalla parte di
fuori sono cagioni di sogni 1* arti , gli ofi-
c\ , i lavorìi, ed ogni (4) misliere e traffi-
co , che si fa del continuo con istudio e
con sollicitudine; onde il villano sogna l’a-
ralro e’ bovi , il marrone e la vanga : il
(ij fanno sognare cose grati. E. M.
( 2) vivanda. E. M.
(Z) lo stemperato. M.
(^) mestiero. E. M.
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fabbro la fabbrica, la’ncudine, il martello :
il medico gl’ infermi , sciloppi e medici*
ne : 1' avvocato piati , liti , e questioni : il
soldato arme e cavalli, guerra, battaglie,
paghe doppie , e buono soldo : il prete
r aitare , la messa , e *1 divino officio , e
r offerta colla' decima : la donna buona
massaja sogna lino e ’i buon filato , e la
tela ordita e tessuta. Vedesi in sogno quel-
lo, eh’ altri spesso vede ed ode cou gran-
de piacere, o con grande (i) ispiacere , o
persone, o altre Cose, (2) ch’elle sieno. E
tra r altre cose dalla parte di fuori, che
sono cagioni de’ sogni , è il modo del gia-
cere , quando altri dorme ; che dormendo
la persona in' sul lato manco, ( 3 ) quando
il corpo fosse ripieno di sangue grosso , o
d’ altri grossi umori , e spezialmente dopo
il mangiare, le jiare avere un grande peso
addosso, iiitaotochè non pare,' «he si possa
muovere o crollare : o pare alla persona
dovere affogare, e (4) vuoisi ajutare , e
non puote , e gridare per soccorso, e non
le pare avere ( 5 ) voce. Ed alcuna volta
grida la persona e piagne infra tale sogno,
rammaricandosi : e chiamano alcuni- que-
(1) dispiacere. E. M.
(2) che cose elle si sieno. E. M.
( 3 ) o quando. E. M.
(4) volersi atare , e non potere. E.
( 5 ) boce. E. M.
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24 ^
sto srpno , demonio ovvero incubo^ dicen-
do , cL’ è uno animale a modo d’ uno sa-
tiro , o come un gatto mammone, cLe va
la notte, e fa (i) questa molestia alle gen-
ti; e chi *1 cbiama fantasima. Ma checché
la gente favoleggiando dica , questo sogno
è da naturale cagione ; imperocché giacen-
do la persona sopra ’l lato manco , dove
c il cuore, sangue grosso e certi altri omori
corrono a quella parte , ed attorneano il
cuore , il quale occupato , e nop poten-
dosi liberamente muovere nè trarre, a se
^li spiriti, -nè spirargli fuori, de’quali egli
e fontana e sedia principale, patisce ango-
scia ed ansietà , come s’.egli affogasse, ( 2 )
impedito dal. suo naturai movimento, che
niiai non posa. E però lutto il corpo si di-
spone , e la immaginazione s^ informa se-
condo quella cotale passione , che ’l cuore
sostiene , la quale alcuna volta è sì gran-
de, che l’nomo affoga e nrtuore. Onde non
pure dormendo ha il .cuore questa passio-
ne , ma vegghiando cd essendo desta la
persona , ha il cuore tale difetto: il quale
alcuni chiamano difetto di cuore, altri isfi-
nimentì , ed altri (3) l’ appella sincopim
ovvero estasim. E quando altri dorme in
(1) quella. E.
( 2 ) è impedito. E. M.
(3) V appellano. E. M.
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sul Iato (i) destro , quando U fegato fosse
riscaldato o oppilato, sogna la persona d’es-
sere riscaldata di febbre, o d’a\ere riscal-
damento per ira o per affanno di soper-
chio , per lo quale non possa riavere l’a-
lito , nè respirare : o sogna di veder fuo-
co , o d’ ardere , o d’ essere percossa da
saetta folgore. E se alcuna volta i panui
del letto , o il braccio , o la mano s’acco-
sti troppo alla gola , sognerà la persona ,
che le sieno messe le mani nella gola per
essere islrozzata. Quando le 'udoleuzirà il
capo , (2) e ’l collo per tenerlo ( 3 ) torto ,
o. altro membro , sognerà la persona , che
le sia o debbia essere tagliato. Giacendo la
persona supina in sulle 'reni , intervengo-
no rei sogni e nojosi. In prima si fanno
sogni disonesti e rei ; imperocché riscal-
dandosi le reni e’ lombi , é premendogli
le ’nteriora , che si rivoltano sopr’ essi, l’ o-
more seminale o si muove, e discende (4)
verso il luogo ed a’ membri della genera-
zione ; e quel cotale movimento muove la
fantasia e la 'mmaginazione a sognare co-
- se , per le quali quello omore compia il
corso suo. E però ohi vuole vivere casta-
mente , si guardi di non giacere in quel
(1) rit^o. E. M.
(2) o il colio. E. M,
( 3 ) torto o sconcio. E. M.
(4) inverso. E. M,
25o
modo. Ancora «i sognano, giacendo in (al
guisa , cose gr,avi e nojose ; imperocché
Ja parte memoriaie , eh' è dal lato di die-
tro del capo , sta di sotto compressa e ca-
rica dall’ altre parti del celebro^ che ri si
rivoltano suso : e la parte fantastica rima-
nendo vota , che si rovescia in dietro
( quella offuscata e quasi affogata, e que-
sta vota e (i) {svanita) riceve fantasie gra-
vi e nojose per l’afTanno delia parte della
memoria , e fa i sogni secondo quella co-
tale disposizione. Il migliore giacere e ’l
più sano , è il giacere boccone , o quasi ;
perocché tutte le membra dentro stanno
nel luogo loro : se non fusse già , che la
persona avesse tossa , o (2) asma , o altra
infertùità , che le facesse ambascia ( 3 ) o
noja lo stare .(4) boccone. le manie-
re e modi de’ sogni , colle loro cagioni ,
che sono scritte (imperocché sono natura-
li ) è lecito d’ osservare ; non a significa-
zione , che debbia seguitare , ma come ef-
fetti, che seguitano alle loro cagioni. Sono
certe altre cose dalla parte di fuori , che
sopo cagioni de’ sogni , delle quali scrivo-
no i Filosofi pe’Inro libri, a'qiiali in que-
sto caso io do poca fede ; ma pure se ne
f i J isvenut.a. E. M.
o aiima. E.
(^) o male. E. M.
bocconi. E. M.
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Toole scrivere qui alcuua cosa, acciocché’!
nostro trattalo non sia defelluoso. Dicono
alcuni savj , che ponendo sotto il capo di
colui , che dorme un ramo d' alloro , egli
vedrà" sogni veri. E del sente (i) della lat-
tuga selvatica dicono , che non lascia so-
gnare sogni vani : e questo scrivono ne’lo-
ro libri Antifone ed (2) Arlcmone Filosofi.
Ed Evace scrive , che se ’l diamanlfe ( 3 ) si
tenga addosso quando altri dorme, non la-
scia sognare cose paurose e vane; onde dice:
^ Et noctis Imuret , et somnia vana repelUt,
E del zàffiro dice, che fa avere revelazio-
ne in sogno ; (4) onde dice :
Et qui portai eum , nequit ulta fraude nocerif
Ut divina queat per eum responsa mereri.
Dello smeraldo dicono , che fa essere in-
dovino , e sapere le cose , che sono avve-
nire :
Commodus iste lapis scrutanlihus ahdita fertur ,
Quum praescire volani aut divinare futura.
f 1 J della latuga dicono. E. M.
(2.) ^ritintone. E. M.
f 3 J si tiene. E. M.
(if) mancano nell’ £. i cinque versi
seguenti e ì due ultimi.
2?>2
Del corallo dicono , eh' è buono contra le
iniiisioiil , e le paure, che fa il demonio;
oude scrivono:
Vmbrat daemoniacat , ac (i) thessala cuncta repellit.
Slmile dicono di certe altre pietre prezio-
se , come del crisolito , e del ccraumo ,
delle quali scrivono :
Et dulcet tomnot , et dulcia somma praestat ,
Contra noefuraot Jortis tutela tinores.
%
Il contrario scrivono d' un”aUra pietra ,
che si chiama onice, della quale dicono :
'ai
In somno lemuret , et trislia cuncta fifiurat ,
MultipUcat lites , et commovet undiifue mas.
Dicono , che quella cotale pietra fa sogna-
re ombre, e cose paurose e triste, el è
cagione di liti e di brighe. Di più altro
pietre scrivono com’ eli’ hanno virtù a fare
avere buoni e veri sogni : come del cal-
cidonio e ( 2 ) dell’ entropia , e del clieloni-
te , e del (3) jerakite. Della magnete ,
cioè della calamita scrivono tra I’ altre sue
virtlà , che chi vuole sapere se la moglie
gli è leale, pongale un pezzo di calamita
(1) tenara. E.
( 2 ) dell’ eutropie. E.
(3) ieracute. E, geraite, M. -
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a53
sotto il capo quando ella dorme : e s* ella
sarà casta e fedele si rivolj»i rà ed abbrac-
cerà il marito: s’ ella sarà avòllera ed is-
leaie , non potrà sofferire la virlù della
pietra; ma come'*(i) spini.), cadrà a torà
del letto. Se ciò f s^e vero, i mariti gelosi
la dovrebbono tener cara. Cbe la calamita
da una parte tragga il ferro , e dall’ altra
il cacci da se, questo è bene veduto e pro-
vato; ma ch’ella tragga la donna icasta
inverso il marito, o cacci la non casta,
questo non so e non credo cbe vero sia ;
se non fosse già di ferro quella cotale mo-
glie. Bene scrivono i Tilosoli , che in certa
parte , cioè inverso il meriggio , presso al-
la torrida zona , sono montagne di calami-
ta , cbe trae a se lé carni umane ; e però
non vi si puote abitare nè passare. Anzi è
trovalo , cbe alcuno volendo andare a den-
tro in quella parie , e passando tra quelle
montagne della calamita, (2) traendo le
carni sue dall’ una parte e dall’altra , è
sfato levato in aria, ed ivi morto (ó) pa-
rca lo che rida ; forse cbe quella calamita
ha la virtù delta di sopra. E però i mari-
ti gelosi vadano per quella calamita , per,
far la pruova delie mogli sospette, e sarau-
(1) sospinta^ E. M.
(2) ed essendo tratte. E. M.
(d) parendo che rida, manca nell’ E.
e nell M.
- 254 ^
uo liberali dalla gelosia , e le mogli dalla
loro ricadia. Osservare questi colali sogni
non è al tutto lecito; che avvegnaché T er-
be e le- pietre abbiano certe virtudi , se-
condo le loro qualitadi e loro spezie, le
quali hanno (i) dal Cielo a fare alcune
disposizioni, e rimuovere certi impedimen-
ti ue' corpi umani ; tuttavia non credo ,
ch'abbiano tanta enicacia, quanta i Filo-
'SoG danno loro. L' altra cagione della par-
te di 'fuori de' sogni è spirituale: e questa
è alcuna volta da Dio , il quale per mini-
slèrio de' Santi Angeli livela certi mister]
occulti , e cose alte -sopra gii umani senti-
menti , alle persone , (z) le quali egli eleg-
ge a fare o a manifestare alcune cose , se-
condo l'ordine della sua provedenza , co-
me fece de' Profeti, ad alquanti de' quali
rivelava per sogno , le ])rofezie ,- le quali
egli predicarono al popolo, e scrissono ne'li-
bfi. Onde'' Iddio diceva nel libro (3) Nu-
merum : Si tjuis Juit inter vos propheta
Domini , in visione apparebo , ei veL per
somnium loquar ad illum : Se sarà tra voi
Profeta di Dio alcuno , io .gli apparirò in
visione, e parlerogii per sogno. £ nel San-
to Vangelo si legge, che l'Angelo d’iddio
(1) dal cielo alcune. E. M.
( 2 ) cui egli. E, M. ,
(3) de' Numeri. E. e manca ,il testo la-
tino^ come anche neH’jM.
\
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255
apparì a’ Magi e più volta a Josep in so-
gno , come è scritto di sopra, (i) Ora il
perchè ^ali visioni e revelazioni si tacciano
più tosto in sogno 4 che vegghiamto, celie
differenzia .ha tra quelle e altre , avve-
gnaché i Dottori ne parlino^ non lo scrivo
qui ; perocché non sarebbe di gran le uti-
li tade , e lo scrivere sarebbe troi,p-) lun-
go. (2) Soia una cosa è bisogno di « biarire»
e ciò : Come altri possa sapere , « he lilì
visioni sieno da Dio , e oon^ da altre ca-
§ ioni. Ed avvegnaché alcuni s' ingegnino di
irne alcuni segni , io per me credo , che
ogni altro segno puote esser fallace; se non
che quello medesimo spirilo , che fa la ri-
velazione , >fa certa la persona, alla quale
egli mostra la visione con ispeziale iiune
intellettuale e spirituale , (ó) raggiando
nella sua mente , die tale rivelazione è da
Dio, e che \i si dee dare fede^ Queste co-
sì fatte visioni si possono , anzi si debb ino
osservare, e tenervi mente. Anzi si truo-
va, che alcuni Santi , orando e digiunan-
do , hanno chiesto a Dio , ebe riveli loro
certe cose necessarie ed utili, come sareb-
be alcuno passo forte della Scrittura, o al-
tra cosa , che sia ad ouore di Dio , che sta
(1) ora perchè. E. M.
(2) Una cosa, E. AI.
(3) favellandogli tiella suà mento 4
che Cale lume e rivelazione, E. Al.
I
di dubbio o per manlfeslare la gloria d’ Id-
dio , o per approbazione della lede , (i) o
ad utilità del pros=;irao : ne’ quali casi cre-
do , die si possa fave sanza peccato , fa-
cendolo con umiltà , e sanza presunzione.
L’ altra cagione ‘spirituale dalla parte di
fuori del sognare , punte essere ( 2 ) dal
diavolo , il quale , come detto è di sopra ,
punte fare sognare , imprimendo alcune
apparizioni immaginarie', e fantastiche vi-
sioni nel capo di coloro che dormono^
per le quali punte rivelare certe cose oc-
culte, o che sono a venire, tanto quanto
si stende la sua scienzia , della quale ab-
biamo scritto (3) a dietro. E ' muovesi il
diavolo a fare sognare, ò da se medesimo,
per la sua malizia , per conturbare , e scan-
dalizzare le persone ) omle suole spezial-
mente le buone persone ( le quali tentan-
do , deste non si lasciano vincere ) mole-
stare in sogno ; o per ritrarle dal bene
ispaiirandole e sbigottendole con paurose
e terribili visioni : o per inchinarle al ma-
le , traendole con piacevoli e dilettevoli im-
maginazioni a lascivia di carne , e disone-
sta corruzione. Muovesi alcuna volta il dìa-
(1) o per altra cosa che sia ad ono~
re di Dio , o ad utilità de’ Cristiani. E.
( 2 ) dalla parte del diavolo, M.
(3) dì dietro, B.
Di-rii!ized by
257
volo a fare sognare , indotto (i) da altrui;
imperocché questi magi e malefìci usano
certa parte dell’ arte magica a tale effetto.
Onde hanno certe loro orazioni di sette
f iarole , con alcune osservanzie , colle qua-
i invocano i demonj quando vanno a dor-
mire ; e fanno loro sacrifìcio del propio
sangue , o de’ cr.pegli o_ d’ altri peli del
corpo: e cbeggiono ispressameute, ch'egli
appariscano loro, o ad altrui « .a cui nome
faccione l’ arte , (2) per sogna : e rivelino
loro la tale cosa', che vogliono sapere o
sentire , o fare sapere e sentire altrui. Ed
alcuna fìala sanza fare invocazione espres-
sa , o sacrifìcio , tengono addosso , o fanno
tenere altrui,, brievi o altre scritture , con
certi nomi , te ligure , e segui , sotto i qua-
li si contengono certi patti occulti e ^taciti
co’ demonj , de’ quali parlammo di sopra.
Procurare d’ avere cotali sogni e visioni ,
o- darvi fede o osservargli , è pessimo ma-
lefìcio. Ed imperocché , comte dice San Pao-
lo , il diavolo spesse volte si trasfìgura in
Angelo di luce^ non é d’andare dietro,
né da osservare sogni .0 visioni , se la per-
sona non fosse già certa , eh’ elle fpssooo
revelazioni (3) d’ Iddio. Nò non dee la
(i) da alcuni. E.
(2) per sogni. E.
(3) da Dio. M.
/
Passavanti. Voi. Il,
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c
258
persona a^eTolemente credere al suo pare*
re; che altri spesse volle è ingannato del
suo parere-, cosi bene , come del suo vo-
lere. Onde non dee credere la persona ,
avvegnaché, le paja che '1 sogno sia revela-
sioné da Dio , s’ ella non ha alcuna certa
esperieuzia, ch’ella potrebbe essere dal
diavolo , credendo altri , eh* ella fosse da
Dio : e molti se ne truovauo ingannati. £
però dice ben San Paolo : (i): ^ialite omni
spiritili credere , sed probate spiritus , si
ex Deo kunt : Flou vogliate credere ad
ogni spirito, ma provate gli spiriti, se so-
no da Dio. (2) E puossi ' intendere questa
parola, e di quello che noi parliamo, e
delie spirazioni e volonladi che vengono
altrui, e della dottriua e ,d e’ consigli , che
spesse volte sono altrui dati ; che si dee ( 3 )
mollo beoe vedere, a cui si dea fede , che
molti pano gl' inganni. 'Dello interpreta-
re (4) de’ sogni , molti si sono - già (ó) in-
tromessi , ed baunone fatti libri , dove in-
segnano , come artificiosamente 1' uomo pos-
(i) manca il testo Latino nell’ E.
(z)' K puossi intendere questa parola ,
e di quello che noi parliamo , e delle spi^
razioni, manca nel MS. jGuad.
( 3 ) molto vedere. E,
(4^ i so^ni. E.
( 5 ) inframessi. M,
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sa iaterpretare , cioè sapere e (i) manife-
stare altrui quello che ’l segno sìgniiica ,
e quello che <a tale sogno debbia seguitai^.
E presummono tanto della foro vanità , che
si mettono ad interpretare ogni sogno , di-
cendo ^che tutti i sogni hanno alcuna signU
ficazione. Se dicessono , che ogni sogno nàe
alcuna cagione donde procedono , direb-
buno vero ; ma dicendo , che tutti i sogni
abbiano significazione, la quale si possa in-
terpretare , e spezialmente di cose che
sieno avvenire, quasi che' sogni e le cagio-
ni de’ sogni ne sieno cagionè dì farle veni-
re , è falsissimo. Che avvegnaché alcuni
sogni si possano interpretare , prendendo
lo interpretare largamente per qualunque
sapere , come sono i sogni , i quali hanno
le cagioni naturali o dalla parte dentro, o
dalla parte di fuori , siccome è detto di
sopra , che’l medico, e 1’ astrologo-, e un
buono filosofo naturale ( 2 ) potrà per la
sua scienzia cognoscere ; tuttavia sono mol-
ti altri sogni , che in veruna maniera per
iscieuzia, o per arte umana cognoscere o
interpretare non si possono , come sono
quegli , che non procedono da (3) cagioni
naturali , o che le cagioni sieno molto' oc-
culte e dubbie , o che molte cagioni com
(1) manifestare quello^ E,
( 2 ) potranno per la loro. M.
(3) cagiono naturale, M.
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corrano ad uno medesimo (i) sogno , si-
mili o contrarie ; iche sarà molte vo te,
perchè le cagioni del sogno saranno piu
e dalla parte dentro , e dalla parie di tuo-
ri ; e ciascuna farà qualche eiYetto nel pa-
po del sognatore; che si sognèranno cose
rimescolate e confuse sanza ninno ordine ,
o più itiMeme , o 1’ una dopo l’altra , e ta-
li t.amazzi, che’l sognatóre medesimo non
saprà raccontare Or va tu , e di , che ta-
li sogni si possano interpretare , e sapere
quello che significano. Ancora i sogni ,c e
non procedono da cagioni naturali , m^a so-
no rivelazioni da Dio, le quali egli fa, se-
condo l’occulta volontà sua, a significare
alcune cose occulte , o che debbiano veni-
re : e falle alcuna volta per sogni di cose
dissimili e contrarie, alcuna volta di cose
simili , manifeste , ed (z) alcuna altra volta
di cose simili celate; come si pbtrà interpre-
tare per uomo «vivente tal sogno ? concios-
siacosaché la volontà d' Iddio , eh è cagio-
ne del sog no sia occirita : e la regola dei -
r arte delle cose simili e dissimili (o) m
tal sogno non abbia luogo , uè possasi u-
sare. Ed acciocché si intenda meglio quel-
lo , eh’ io dico , pogoamo un caso e uno
esemplo , per lo quale si darà ad intende-
(i) segno. E.
(z) alcuna volta. M. ,
^.i) in tal caso. E.
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I
26 1
re r altre cose. Pognamo che sia ui» gran
secco, (i) com’egli è ora, e la luna, e le
stelle , e gli elementi non sìeitn secondo
iiatiira in tal disposizione , ohe debbia |^io<
vere di qui ad un mese ; ma Iddio , che
puote tulio ciò eh’ e’ vuole, per sua gra-
zia e per gli prieghi d’ alcune sanie perso-
ne*, voglia fare piovere di qui a tre di , e
ciò riveli in sogno ad una buona persona,
non per visione di piova o d’a^'qna, ma
per alcuno contrario , come sarebbe , che
quella colale persona svignasse di ricoghere
di terra tre (2) manate di polvere secca/
e ( 3 ) di gittarle in alti, e Iddio le rivelas-
se, o prima o (4) poscia che per tre (ó)
manate (6) s’intendevano tre di , e per la
polvere la piova , e per lo gittare (7) iu
alti, lo scendere dell' acqua sopra la terra;
quale (B) astrologo , o qual filosofq o (y)
interprete , udendo colai sogno , potrebbe
o saprebbe intenderlo o interpretarlo? Non
(1) conte già è issato. E. come già è
salo. M. ' , ‘
(2) menate. E.
( 3 ) di gittarla in alto. E. ,
(4) poi. M.
( 5 ) menate di polvere. E.
(6) s' intendano. M.
(7) in alto. E.
(8) astrologo. E.
(9) interpetratore. E, interpetratore di
.togni, M,
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I
«62
veruno , «e non avesse già da Dio per gra-^
^ia e dono sopra natura di sapete inter-
pretare , come Iddio dà ad alcuni il dono
della profezia e delle lingue. £ ciò si ma-
nifesta chiaramente per la scrittura del so-
gno di Faraone Re dell’ Egitto , e di quel-
le di Nabucodonosor Re, di Babilonia , che
non fu trovato veruno in quegli reami ,
dove spezialmente abbondano gli (i) astro-
nomi , e (2) filosofi , e magi , e indovini, e
malefici incantatori , e interpreti , che sa-
pesse que' sogni intendere od interpretare.
Solamente quegli due Santi giovani Josep
e Daniel, astinenti e casti, ch'avevano
in se lo Spirito d’ Iddio , gli sepponb in-
terpretare. Non presuma adunque veru-
no di dire o di credere , che* «ogni , che
sono da Dio, uomo terreno sappia o pos-
sa, per qualunque scienzia , intendere o ( 3 )
interpretare t se non I* ha già da Dio; che
non, che 1* uomo mortale, ma i demonj (4)
non possono per loro scienzia sapere. Ed
alcuna volta Angeli Santi , per lo mini-
stero de* quali Iddio fa le visioni e le re-
velazioni , non sanno i misterj e* secreti
Sacramenti d* Iddio , se non quanto Dio
ne vuole loro revelare. E non che* secreti
(\) astrologhi. M.
( 7 .) filosofi e indovini. E,
(3 J nè interpretare. M.
noi possono. E.
Digilizod by Googk
I
d’ Iddio ma pur certe cose seerete e oc-
cùlte della natura , non sanno gli uomini,
quantunuue sieno savj , dotti ed esperti ;
che (i) snelle si sapessono , molti mali di
morte , d' infermità , e d' altri pericoli si
sostengono-, che altri gli schiferebbe. Onde
' e nella materia , della quale parliamo , iu-
terriene, eh’ alcuni sogai, eziandio di que-
gli, ch’hanno cagioni naturali , o perch’ el-
le sono occulte , o perchè possono essere
più , non si sanno judicare o interpretare.
Pognamo che alcuna' persona sogni di fare
grande risa « parendole essere dileticata.
Di questo sogno possono essere molte ca-
gioni : e però è malagerole a poterle sape-
re tutte ,1^ o abbattersi a quella, che è. (2)
Potrebbe essere alcuna cagione dalla parte
dentro; ( 3 ) o grande letizia di cuore,
ch'altri avesse,' o aspettasse d’ayerer o (4)
abbondan 74 a di molto sangue : o che la
persona tenrtesse molto il diletico. Dalla parte
di fuori ne potrebbe essere cagione , o che
la ;>er$ona avesse veduto dileticare altrui e
fare gran risa; o che ella fosse stato diletica-
ta, ed aye.sse fatte grande risa; e ebe altri
l’avpsse viiiiita dileticare, ed ella fosse fuggita.
Un medico o un savio naturale potrebbe
(1) $e le sapt-ssono,^ E,
(2) Potrà- M.
( 3 ) o letizia. M.
(4) grande abbondansia di tangue, E.
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2f)4
bene dire , del tale sogno possono essere le
cotali cagioni; ma eh’ e’ sapesse discerne-
re (i) qual di quelle fosse, (2) noi sapreb-
be , se' non si abbattesse già , o non 1’ u-
disse dal sognatore. Un’altra cagione oc-
culta potrebbe essere di tal sogno , ( 3 ) lo
qual sarebbe malagevole , o forse impossi-
bile a qualunque fisico 'poter cognoscere.
E questa sarebbe , se alcuno vermine di
quegli, che si ingenerano ue’ corruttibili e
fastidiosi corpi umani , appressandosi , e
toccando il cuore o la milza , il fegato o ’l
polmone , innauziebè vi ficcasse entro il
capo^ gli dilelicasse, d’onde interverrebbe
uno istruggimento alia persona, per lo
quale (4) si formerebbe nella ’mmaginativa
il predetto sogno , siccome già è iuterve-
Buto tale accidente , 'essendo la persona de-
sta , per la della cagione. Qual medico , o
quale astrolago potrebbe cognoscere o in-
terpretare il detto sogno ? e cosi molti al-
tri , che nascono da così occulte cagioni ,
avvegnaché propiamente non si dee cbia-
naare interpretare , il cognoscer le cagioni
de' sogni ; ma ( 5 ) lo ’ntendere e lo sporre.
(1) qual fosse. M.
(2) non lo. M.
(. 3 ) la quale. E-
(4) sì si formerebbe. E.
(5) lo intendere , e ’/ conoscere y e lo
spoìTfi. E. lo intendere e ’/ disporre, M.
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che si^nìfìcazioae abbia il sogno di cosa ,
che debbia intervenire , della quale il so-
gno o la cagione del sogno ne sia cagione,
si dee propiametite appellare inlerpretaré»
£ però, come già è toccato in parte, la
maggiore parte de' sogni non si possono iu<*
terpetrare, conciossiacosaché non sieno ca-
gione d'altro, che debbia (i) seguire; ma
sono il finale e 1’ ultimo effetto delle^ ca-
gioni ite (2) dinanzi, o dalla parte dentro
della persona che sogna , o dalle parte di
fuori, le quali non si Stendono più, oltre,
che infino a| sogno , eh' elle fanno fare ,
come si mostra nello (3) esemplo posto del
sogno del ridere', (4) per parere all’ uomo
essere dileticato. Che qualunque di quelle
cagioni sia , o 'J vermine , o '1 temere, il di-
letico , o altro , si termina a quel sogno; (5)
e più oltre non si stende ad altro (6) si-
gnificare, nè’l sogno simigliantem^nte. (7)
£ così è di tutti i sogni , eh' hanno cagio-
ni particulari e diterminate. Ma i sogni ,
ch'nanno cagioni, comuni e generali, signi-
ficano altro più oltre , quanto si stende
(f) seguitare. E,
(2) innanzi. E.
(3) esempio del sogno. E,
(4) per lo parere. E.
(5) e più non si estende. M.
(6) significato. E,
(7) Così è. E.
266 ^
r effìcacia , e la- virtù di quelle cagioni. Co*
me sarebbe se b Lima fosse in tal segno ,
ed in tal disposizione , cbe dovesse fare
pioverete ciò im premesse nel celebro (Tal-
cuna persona , cbe fosse disposta a riceve-
re quella cotale impressione , e sognasse ,
cbe piovesse, o akra cosa fredda e umida,
potrebbe il savio naturale interpretare quel
sogno, e dire: Questo sogno signifìca pio-
va, non cbe'l sogno ne sia cagione; ma
riducendo tale effetto nella disposizione
della Luna , cb* è cagione comune e d(d
sogno e del piovere. Bene è vero , che
quando d’ uno medesimo soguo possono es-
sere più cagioni particulari , sanza^ quella
comune generale, ageviilemente s* erra nel-
lo ’nlcrprelare ; imperocché credendo lo’n-
terprete , cbe la cagione comune faccia fa-
re il sogno-, dirà cbé oltre al sogno , deb-
bia seguire altro effetto : e se la cagione
particulare sarà cagione disi sogno , alla
quale non dee seguitare altro effettp , cbe ’l
sogno , dirà lo interprete falso , dicendo ,
cb* altro- signilìchi quel sogno. Ed accioc-
ch* io sia meglio inteso , e non mi stenda
troppo in parole, ripigliamo Tesemplo del-
la piova, Kon è dubbio , cbe <anza la Lu-
na , eh* è cagione comiioe, più altre pos-
sono essere cagioni particulari di fare so-
gnare , eh* e* piova : e non pioverà però ;
conciossiacosaché le virtù di quelle (bigio-
ni non si stenda a fare piovere , come fa
la Luna , avvegnaché possano far sognare.
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267
come fa anche la Luna. Che quando omo-
ri freddi e umidi (i) abbondano nel cor-
po , e speziai menle nel capo \ o quando
altri ragionasse mollò efficacemente del-
r acqua ; o quando altri desiderasse mol-
to che venisse dell' acqua, o avesse pau-
ra, che non piovesse; sa rehhoho cagioni
particolari di fare sognare di piovere :
e non si slenderehhe la loro virtù fuo-
ri deir uomo , ( 2 ) o oltre al sogno a
fare piovere. Onde lo’nterprete trasande-
rebbe , e non direbbe vero , quando inter-
pretasse il sogno della piova, (3) fatto dal-
la cagione particolare , che non ha virtù
di fare piovere, come quello , che dà 1&
cagione comune > la cui virtù si stende a
fare piovere. E questo è 1’ erróre e lo * 0 -
ganuo di questi sognatori vani, e presun-
tuosi interpreti, che si mettono a volere
interprete secondo la scienzia e l’ arte
loro ( anzi secondo la fantasia del capo lo-
ri) ) così i sogni , che non banuo interpre-
tazione , ( 4 ) come quegli , che 1’ hanno , e
che la possono avere. Ondé arditamente
presnmerehbono d’ interpretare il sogno
sopraddetto del ridere per lo dileticare ,
(1) ahondano ~jiel capo , o quando. E.
(2) oltre. E.
(3) fatta. E.
(4) come quegli f che la possono
re. E.
ave-
268
avvegnaché, non possa avere interpretazio-
ne. Evi userebbouo due regole generali se-
condo la loro arte: cbe l'ima è interpre-
tare per lo contrario, com’egli dicono;
che chi sogna morte sua o d’ altrui , (i)
signitìca accrescimento di vka. Per simile ,
come dicono , (2) che chi sogna vestimen-
ti neri , siguifìca tristizia e tribolazione. Co-
sì direbbouo , che quello riso sognato, in-
terpretandolo per lo contrario,, significhe-
rebbe dolore c pianto : del qu.«Ie sarebbe
cagione la crudeltà altrui , significata per
Io dileticare : ovvero interpretandolo per
simile modo , direbbono , che il ridere si-
gnifica letizia e gioja con allegrezza : della
quale sarebbe cagione il lodare e lusinga-
re altrui, significato per lo dilelicare. Quan-
ta vanità questa' sia, e quale falsità, cia-
scuno , eh' ha (3) neenle d' intendimento ,
V ricordasi dì quello , eh' è detto di so-
pra della differenzia de* sogni , che si pos-
sono e che non sì possono interpretare,
agevolemente se n’ avvede. Similemente ar-
discono d’ interpretare i sogni , ovvero le
visioni . che sono da Dio per lo ministero
de’ Santi Angeli, i quali awegnaoh’ abbia-
no interpretazione , non I’ hanno per arte
nè per scienza umana , m-i per revelazio-
f' I J che significa. E.
(2) che si. M.
(S) punto. E.
Dig[lizei ! , C
269
ne (iìvina , come fu mostralo di sopra. Dei
segui , die sono dal ciel» , cioè ilell' iu-
iluenzia delle stelle e delle piauete , e dal*
la disposizione ed impressione degli elemen-
ti , se sono buoni iìloson naturali e buoni
astrologi, possono fare vera interpretazione;
ma e’ sono bene po bi que’ colali. E 9060^*
cotanti , che bene sanno, più dubiterebbo- *
no (1) di giudicire, temendo di non erra-
re, (2) ebe non farebbono coloro, che poco
sanno. Onde ser Martino dalT aja , e donna
Berta dai mulino, più arditamente si mettono
ad interpretare i sogni , che non farebbe So-
crate ed Aristotile, maestri sovrani delia na-
turale fìlosufìa. Anzi si legge , che Socrate
disputando in iscuoli de' sogni, ed aven-^
dooe detto ciò , che dire se ne puote (3)
e sapere per naturale scienza, occorrendo-
gli certi dubbj delle cagioni, degli efhtti ,
delle significazioni de' sogni , i quali egli
non sapeva dichiarare e sulvere, disse quel-
la parola, che San Jeronimo allega nel (+)
prologo della Bibbia , ed è (5) scritta di
sopra ad altro intendimento : (6) Hoc u-
num scio , quoti nescio. Non si vergognò il
(1) che gli altri di giudicare. E,
(2) più che. M.
(3) c sa. M.
(4) prolago. E. proemio. M.
(5) scritto. E.
(6) cioè, E.
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S.’JO
nobile maestro <11 coafessare la rerità del-
la ignoranza di quelle cose , che non si
possono dall* umano ingegno sapere, avve-
gnaché donna Berta (i) dica , che '1 sa be-
ne ella ; ma disse : una cosa so io , eh’ io
non so ; (z) cioè volTe dire : Quello ^ che
voi , mìei uditori e discepoli , vorreste sa-
pere da me della materia de' sogni , della
quale io vi parlo , io ( 3 ) noi so : so io -be-
ne , eh' io (4) noi so ; quasi dica : lo co-
gnosco bene la mia ignoranza in questo
caso. De’ sogni , ebe sono dal diavolo , cer-
ta cosa è , che se ne puote fare interpre-
tazione , non per scienzia naturale , o per
arte umana , ma per iscienzia diabolica ,
ed arte magica : della quale è certa parte
il far sognare , ( 5 ) del quale è detto di
sopra. E lo interpretare di quegli medesi-
mi (6) sogni tanto quanto si stende la
scienzia del diavolo , la quale egli manife-
stata ed insegnata hae agii uomini , per
ingannargli intorno a quelle cose, di eh’ e’
sono vaghi di sapere ; e per sottomettergli
alla reverenza sua , sottraendogli (7) daU’u-
(0
li dica.
M.
(2)
ciò. M.
■
( 3 )
non lo
so.
M.
(4)
non lo
so.
M.
0
della quale,
. E.
(6)
sogni ,
quanto. E.
( 7 )
alla obedienzia. E,
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* 7 '
bedienza d’Jddio, e dalla puriUi della le-
de Cristiana , la quale ''insegna fuggire e
schifare (i) le vaoitadi e le falsitadì del
diavolo , le quali si conlenguuo ne' libri
deir arte magica , donde gl’ indovini nigro-
mantici t e tutù gli altri malefìci , traggo-
no tutti loro malifìcj e le (2) bugiardi va-
nitadi colle false loro opinioni. Onde la
' della arte co’ suoi arlefìci abbonda molto
appo’ Pagani , come sono gli Egizj » Caldei,
Persiani, ed indiani, e altre nazioni orien-
tali : dove in prima il diavolo la ’nscgaò ,
secondochè si legge di quello Zoroaste ma-*
go , Re (d) di Battriaui , il quale 1’ arte
magica apparata da' demonj , insegnò e la-
sciò scritta , secondo il consiglio de’ suoi
maestri , iu una colonna marmo
scritta scolpita , acciocché diluvio d’ acqua
non la spegnesse ; ed in una colonna di
terra cotta , acciocché fuoco non la potes-
se (5) offuscare. Di questo Zoroaste, pri-
mo discepolo de’ demonj , e primo scritto-
re e maestro dellcr diabolica arte , si legge
che* demonj indegnati coutra di lui , il te-
ciono mòrire secondochè fu degno , arden-
do il corpo suo , privandolo delia vita cor-
(1) la vanità e falsità^ E.
(2) bugiarde. E.
(3) de' BaUriani. E,
(4) di marmo scolpita. E.
(5) oscurare. E,
272
porale , e l’ anima trista menando al fuo-
co eternale. Alcuni dicono 'di questo Zo-
roaste, eh’ e’ fu quello terzo figliuolo di
]Noè , Cam , maladetto dal p^dre. Alcuni
altri dicono, eh' e’ non fu egli, (1) ma fu
di sua schiatta. In que’ luoghi ed appo
quelle genti , dove ebbe il suo principio ,
persevera infino ad ora imperocché so-
no (2) tutti idolatre, e non hanno la fe-
de ( 3 ) di Gesù Cristo, che danna quella
iniquitade; ma regna in loro il diavolo, il
quale gli conduce con queste illusioni in-
sino allo 'nferno. Così (4) faceva nel po-
nente , dove noi abitiamo , in tul^o il Ro-
mano Imperio , in mentre che tenne il pa-
ganesimo. Ma poiché per San Piero ( 5 ) e
San Paolo (ò) primieramente si seminò la
vera fede , approvandola con grandi mira-
coli , e col sangue del lor martirio, confu-
so e morto Simune mago, maestro di quel-
r arte , e successivamente per Santo fioi’ea-
zo , e Santo Silvestro , e gli alti Martiri ,
e Dottori , e Confessori della Fede Catto-
lica , cessò r idolatria , e con essa 1’ arte
magica ; avvegnach’ alcune reliquie ce ne
(1) ma eh’ e fu. M.
(2) tutte idolatre. E,
( 3 ) di Cristo. E.
(4) si faceva. M.
( 5 ) e per San Paolo. E.
(6) primieramente, manca nel M,
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sono rimase , nelle quali si nasconde il
diavolo , ed adopera con quella efficacia
per coloro, che vi. danno fede, che fa
nell’ arte principale. Onde avvegnaché iu
questi paesi non abbia molti libri, nè mol-
ti maestri di quella arte ( e forsccbè ce ne
ha più che noi non sappiamo ; imperoc-
ché stanno celati , che la legge (i) civile
ed ecclesiastica gli condanna ) nondimeno
molta gente (2) ce u’ è corrotta , e se non
in tutta l'arte, in certe parli di quella;
che bene che ’l diavolo non possa (3) al
tutto annegare (4) il popolo Cristiano nel
pelago della (5) infidelitate ; almeno ne
getta e fa rimbalzare molti sprazzi di quel-
la motosa (6) nequizia , nella qual’ è invol-
to e nascosto , o non palesandosi , o sotto
spezie di bene e di cosa lecita , o per va-
ghezza di quello che fa e insegna , benché
si creda che mal sia , molta gente trae ad
uno tacito idolatrare , ed ad uno colorato,
paganismo : il quale tanto è più grave nel
(1) civile e canonica j cioè ecclesia-
stica. E, M.
(2) ne è corrotta, E. è di ciò oorrot&
ta. M.
(3) in. tutto. E,
(4) tutto il popolo. M.
(5) infìdeUtade. M.
(6) iniquità. M.
'Passavano. VCol. lU. xS
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*74.
Cristiano , quanto egli (i) apostata dalla
fede data nel battesimo : ed è trasgressore
del voto , per lo quale s’ obbligò , ed altri
per lui , a renunziare al diavolo , ed a tut-
te le sue vane e false pompe , del novero
delle quali son lutti gii ’ncantesimi , le ma-
lie , r osservanze superstiziose , delle quali
abbiamo parlato stesamente di sopra. Ed
anche 1* osservare e Io 'nterpretare de’ so-
gni , ( 2 ) i quali abbiamo ancora tra le
mani, dove molte vanitadi e falsitadi si
commettono dalle genti , e spezialmente
nello interpretare , del quale questi attoni-
ti sognatori , e svergognati coniatori , e
forse ciechi ingannatori , credendosi vede-
re lume , fanno grande sforzo d’ ai)provar-
lo vero , scrivendo ed argomentando , non
solamente per ragioni generali , le quali si
possono adattare a’ sogni (3) generalmente
e specificamente; ma pongo i sogni singo-
lari e particolari , che fanno indifferente-
mente qualunque persona di qualunque
condizione , e per qualunque cagioni. E
perchè si concede loro , eh’ alcuni sogni si
possano interpretare, presuntnosamente e
sofisticamente argomentano , che ciò si pos-
sa fare di tutti ì sogni. Ed acciocché la
loro presuntuosa vanità si rintuzzi , e la
loro ignoranza si scuopra ( volendo oggi-
(1) é apostata della. E.
( 2 ) de' quali. E.
(3) e generalmeìtte. M,
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27^5
mai conrhiudere la materia de* sogni , dei ^
quali assai lungamente abbiamo disputalo)
una sola pruuTa , la quale ogni femminei'
la ed ogni fanciullo intenderà , voglio fare
contra i detti loro per gli detti (i) loro.
Tra l' altre cose cbe (2) dicono , interpre-
tando indifferentemente i sogni , si è >
che ( 3 ) chiunque sugna cbe gli caggiono
i (4) denti, o alcuno de’ denti, signiHca , '
cbe alcuno parente o amico di quello co-
tale che sogna , debbia ( 5 ) morire. Anche
dicono , che chi sogna di volare , siguiBca,
che quel sognatore debbia andare in pere-
grinaggio , (6) e eh’ egli avrà signoria e
principato sopra molta gente. E chi sognas-
se d’essere chiamato , s* egli risponde, dee
tosto morire. Ed ancora dicono , che chi
sogna d’ essere percosso dalla saetta folgo-
re , significa , cbe debbia essere assalito dai
suoi nemici, o che debbia avere grande
danno (7) nelle sue cose , per arsione fat- .
ta da’ suoi nemici. £ chi sogna di vedere
alcune persone morte, o di favellare con
loro , ed ode da loro , e pargli cbe sieno
(1) loro medesimL M.
(2) essi dicono. M.
(ó) qualunque. M.
(4) i denti , significa. E.
( 5 ) morir tosto. E.
(6) o eh' egli. E.
(7) nelle sue possessioni. E,
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B76
< vivi, stgnifìca, ch’egli debbia tosto mori-
re : e molli altri sogui interpretano , dei
quali laccio per iscrivere brievt. Honne
raccontati alquanti de’ più comuni, i qua-
li la gente comunemente sogna ; (1) ac-
ciocché mostralo , come questi interpreti
menr.ioneri dicono bugia , interpretando
questi comuni sogni , (^) si dimostri , che
nella interpretazione degii altri più ma-
lagevoli e’ non sono veritieri. Rechisi a
mente chiunque legge od ode questo trat-
tato , se mai ( 3 ) sognò (4) alcuni de’ pre-
detti sogni , e se mai gl’ Litervenne quel-
lo , che questi anfanatori pertinacemente
affermano : e se no , come io credo , ab-
biagli per bugiardi. E se pur fosse inter-
venuta alcuna ( 5 ) di quelle cose, uon sa-
rebbe (6) per lo sogno , ma per altra ca-
gione, come tuttodì intervengono le cose,
e che col sogno concorresse, sarebbe per
, abbattimento. Io per me ho già sognato
de' mici dì (7) più fiate i sogni sopraddet-
ti ; e però gli puosi per esemplo , più to-
(1) che mostrano come questi. E.
(z) e così si dimostra'. E.
(.1) alcuno de' predetti sogni ebbe. M,
(4) alcuno. E.
(ò) di queste. E.
(f)) per so fino. E.
(j) più volte. E,
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sto cfce gli altri : e non (i) mi ricorda ,
anzi ne sono certo , che (2) mai m’ inter-
venisse ah'una ( 3 ) di quelle cose , che di-
cono que’ sogni significare. Sognai già infi-
no eh’ io era di piccola tu-de , e poi spes-
se volte, e poco tempo è, ch’io sognai
d' essere chiamato e di vedere persone
morte, colle quali mi pareva parlare, come
' fossono vive: i quali sogni dicono signifi-
care , eh’ e' debbia morire colui , che gli
sogna. Io sono ancora vivo, in mentre che
Dio vuole , e ho passati (4) i cinquanta
anni. Ho sognato più volte di volare*, e
non ebbi mai signoria nè principato sopra
gente veruna , nè voglia ho d’ averla : nè
in pellegrinaggio andai mai se non a Ruma
per 1q perdono , nè intendimento ho d’ an-
darci mai. Sognato ho alcuna volta d’ esser
percosso dalla saetta folgore: e mai non
fui assalito da’ nemici : e nemici non n* ho,
eh' io sappia , e non sostenni mai danno o
perdita di cose , che ’l fuoco ardesse , co-
me dicono quel sogno significare. Del ca-
dere de’ denti più fiate ho sognato , e non
me ne cadde mai veruno però, se non i
(i) mi ricordo. E.
(2^ mai m' intervenisse niuna. E, mai
non m intervenne alcuna. M.
( 3 ) di queste cose , che dicono , chtl
que’ so^nijìcano. E.
(4) i quaranta. M.
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\
278
primi lattaiuoli: (r) nò non m' arviddi
mai , che presso a quel cotale sogno mo-
risse (^) mio parente od amico ; avvegna-
cbè prima e poi molti miei parenti , e a-
mici morissiuo. Sicché la sperieoza , che
insegna le cose certe , dimostra che’ detti
interpreti sono fallaci ; imperocché quel
giudicio punte essere degli altri sogni, che
di quegli ch’abbiamo posti per esemplo.
Se non fosse già , che ad alcuna pei sona
fosse intervenuto, che sognando alcuno di
quegli sogni , od alcuni altri interpretati ,
quello, eh' e’ dicono, che signifìcaiio: (3)
la qual cosa potrebbe essere per alcuna
speziale cagione , secondo la quale altri-
menti sogna (4) alcuno, che non fa un al-
tro : ed una persona (5) fa già veri sogni
più, che un'altra; che non è dubbio, che
grande differenza è nel sognare di diverse
persone, secondo le complessioni, e' pen-
sieri , gli affetti , e la varietà degli oficj ,
degli studj , e delle occupazioni , che sono
cagioni de’ sogni. Onde si truovano perso-
ne, che non sognano mai : alcune altre,
che sempre eh* elle dormono , sognano :
( 1 ) nè mai rrì avvidi. M.
(i) alcun» mio parente. M.
( 4 ) in qual cosa. E.
(4) uno. AI.
(5) fa più veri sogni , che non fa urC
altra. E,
’T
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altre sono, che sognano nel cominciamen>
to del sonno^ e poi non più: e molte (i)
altre sono, che S'>gnano nel mezzo, e noa
nella fine : ed (^) alcune sognano più pres-
so al terminare del sonno. Ancora sono di
quelle persone, che si ricordano d’ ogni
cosa eh* elle sognano, e sannole poi raccon-
tare: e molti si truovano , che non se ne
ricordano , e non le sanno ridire. £ così è
grande varietà de* sogni e per le cagioni
diverse e dentro e di fuori , e per la isva-
riata disposizione dell'organo fantastico , do-
ve si riceve la immaginaria apparenza e vi-
sione del sogno. E però non dovrebbono
i detti interpreti darne regola generale , di-
cendo : Chiunque sogna la tale cosa , signi-
fica, che così interverrà ; ma potrebbono
dire, se sapessono (3) che fosse vero: Al-
cuna persona sognando la tal cosa cosi le
’ntervenne, o così le dovrebbe intervenire,
S er la cotale ragione. Onde non assegnan-
o veruna ragione della loro interpreta-
zione , e prendendo generale quello , che
forse alcuna volta ( 4 ) ad alcuna persona',
o per alcuna speziale cagione interviene ,
non pruovano il detto loro esser vero , ma
( 1 ) altre , che sognano. E.
( 2 ) alcune sono , che sognano. E.
(3) che ne fosse vero alcuno'. La tal
persona così le intervenne della tale co-
sa. E.
(4)
o ad alcuna, M.
28 o
dee essere riprovato , siccom’egli è insoffi-
cieolemente provato. Ed imperocché veg>
gnno, che per ragione e per la esperienza
sono convìnti falsi, prendono (i) ima fu-
ga , e pertinacemente il loro errore difen-
dendo, dicono che quello, che dicono del-
la significazione di tutti i sogni , è vero ;
ma hanno certo tempo, e non uno mede-
simo, infra ’l quale interviene quello, ch’è
signiBcato per lo sogno fatto. Onde dico-
no , che ’] sogno fatto dalla prima ora del-
la notte inBno alla terza, ha (z) il suo
tempo, infra ’l quale dee intervenire quel-
lo, che significa venti anni, ovvero venti
mesi , o venti (.3) settimane , o venti dì ,
o venti ore. Il sogno fatto dalla terza ora
inBno alla sesta , si verificherà la sua in-
terpretazione infra quindici anni, o al più
che si possa indugiare , (4) sarà iofino a
diciotto anni. Quello sogno, che si fa dal-
»la sesta ora della notte infino (5) alla no-
na ora , si compierà sna interpretazione
ne’ quattro o ne’ cinque anni. Il sogno, che
si sogna dalla nona ora della notte infino
al principio dell’aurora , dicono ctie si
dee compiere infra uno anno, o sei mesi,
(1) «ra openione. E.
(2) il tempo. E,
(.3) settimane , o venti ore. JS.
(4) infino a diciasseUe. E.
(5) alla nona^ si compiei à. E.
I
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28 i
o tre , o infra *1 termine di dieci dì. E
questi sogni , che si fanno intorno all’ al-
ba (i) del giorno , secondo eh’ e’ dicono ,
sono i più veri sogni che si facciano, e
che meglio si possono interpretare loro si-
gnificazioni. Più altre cose dicono anfaneg-
giando, come spno usati: le quali non iscri-
To , acciocché non paja eh’ io sogni scri-
vendo , come fanno questi bugiardi sogna-
tori , che pensano (z) di fare credere al-
trui , secondo le loro fantastiche immagi-
. nazioni , che si debbia aspettare la signifi-
cazione del sogno venti anni. E se avesso-
no detto di quegli sogni , de’ quali sono
cagione le stelle e le piacete, le quali
compiono loro còrso (.3) in certo e deter-
minato tempo , avrebbe qualche apparenza
di potere essere vero. Che come la stella
è cagione, colla sua influenza e col suo
movimento , del sogno ; così fosse col com-
pimento dei suo corso cagione (4) d’ em-
piere la significazione e 1’ effetto del sogno.
Ma dicendo ciò indifferentemente di qua-
lunque sogno , avvegnaché ci ponga la dif-
ferenza (5) dell* ora del sognare , è da far-
sene beffe. Ed acciocché non paja , eh’ io
(1) del di. E.
(2) di fare altrui fare, M.
(3) infra certo. M.
(4) d" adempiere. E.
(5) del parlare del sognare.
zS%
vo|i>Iia al tatto annullare la scienzia de’so*
^ni , e della loro interpretazione ( che se’l
lettore si ricorda bene di quello , eh' è
scritto di sopra, non l' annullo al tutto;
anzi in parte Tappruovo, quanto a que-
gli sogni , eh' hanno naturale o sopranna-
turale significazione ) è convenevole, che (i)
nella fine del trattato, quasi per medo
d’uno epilogo , ricogliendo in brieve quel-
lo , che di sopra lungamente è scritto , si
ponga quello , che de’ sogni si debbia per
verità , ischiudendo tutte 1’ altre (z) ciuffo-
le ed anfanie , tenere. Dove nota , che os-
servare i sogni, e le -loro interpretazioni,
e dar loro fede , inquanto procedano da
rivelazioni d’ Iddio o de’ Santi Angioli, è
lecito. Anche osservare que’ sogni , e lo-
ro (3) significazioni, che procedono da ca-
gioni naturali dentro dalla persona o di
fuori , fare si puotc sanza peccato , non
andando più oltre , che si stenda la virtù
di quelle cagioni naturali. L’ osservare dei
sogni , che non hanno naturali cagioni , o
non si sanno, ma per certe regole dell’ar-
te magica s’ interpretano dando loro cer-
te significazioni, le quali non hanno , è
grave peccato , e diabolica vanitade. E si-
migliantemente è gravissimo peccato , e sa-
(i) alla fine. E,
(z) ciufole. E.
(3) significazione, E.
\
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283
crilega idolatria procurare d’ avere sogni ,
e loro sìgoiBcazioni dal diavolo , o con in-
vocazioni , o con sagriBi j , o con altri pat-
ti , taciti o espressi : o dar fede , o andare
dietro , benecbè procurati non sieno , a so-
gni o a rivelazioni , ebe altri sappia , creda»
o dubiti ,(i) che sieno dal diavolo. Una co-
sa (z) sola ci rimane a chiarire , la quale per
le cose dette dì sopra , è assai manifesta ; (.^)
tuttavia perch’ eli’ è comune quasi ad ogni
gente , e potrebbe fare comune dubbio , è
utile a cbiarilla qui. £ questo è » che ogni
persona comunemente pruova , che molte
volte alcuni suoi sogni intervengono il di
medesimo , che la notte sono sognati. On-
de veggendo la persona quello , che sognò»
si ricorda del sogno ^ e dice: Questo è’I
sogno mio » eh’ io feci istanoite. Onde pa-
re , che certi sogni sieno veri , e pur rin-
vcrtiscano alcuna volta. Direbbono gl’ in-
terpreti nostri , che ciò interviene de’ so-
gni , che si fanno (4) rasente il di , dei
quali r uomo si ricorda sempre , e ( 5 ) non
si indugiano a rinvertire oltre a quel di.
Questo, come gli altri loro detti, poco o
(1) che sieno dal diavolo, manca
MS. Guad.
(2) solo. M,
tuUavolta. E.
in sul dì. E.
nel
( 5 ) non j’ indugia. E,
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Deente vale ; imperocché nè l’ora del so-
gnare, nè ’l sogno , nè ’l ricordarsi del so-
gno , puute essere cagione di farlo riuver-
tire. Ben potrebbe la persona , per la ri-
cordanza del sogno, muoversi a faie'o a
non fare alcuna cosa , siccome è provato
di sopra ; ma che alcuna altra cosa , fuori
della persona , intervenga , o muovasi a
fare o a uon fare alcuna cosa per lo so-
gno fatto questo (i) non essere puote. E
che quella cosa , che interviene ; per la
quale altri si ricorda d’ avere sognato , sia
cagione del sogno fatto, anche essere non
puote ; imperocché quella cosa (z) anche
non era , quando il sogno si fece : e quel-
lo, che non è, non puote essere cagione
d.’ alcuna cosa , che sia. Conviene adunque,
che (3) ’l sogno , e quello che ’nterviene
che fa ricordare del sogno , non che sia
cagione del sogno , nè ’J sogno di esso ,
e però si riducano io alcuna cagione co-
mune , come sarebbe alcuna cagione na-
turale o (4) soprannaturale ; siccome è po-
sto T esemplo di sopra della Luna, la qua-
le è cagione naturale e comune a fare so-
gnare , che piova , e a fare piovere ; no ’l
che sognare, eh’ e’ piova , sia cagione di
(1) non può essere E.
(2) ancora. E.
(3) il sogno sia quella cosa. E.
(4) sopra natura. E.
Digilized by Google
2tì5
fare piovere; nè il piovere (t) dipoi che
ancora non pioveva , fosse cagioue di fare
sognare, che dovesse piovere, bi cosi si <lee
tenere e dire di tutte le cose snniii uaiu*
rali , e de’ loro efletti. (z) Delle cagioni
sopra natura anche si conviene dire , che
in loro si riducano colali eftVlli , e sono
cagioni sopra natura Lidio e’I diavolo. On-
de Iddio alcuna volta fa sognare, e fa riu-
vertire il sogno , eh’ egli ha fallo fare :
come se facesse sognare (3) ad una peiso-
na , che facesse limosina (4) ad un pove-
ro , ed inspirasse a quel povero , eh’ an-
dasse alla Chiesa od alla piazza , dove (5)
quel sognatore il potesse trovare ; e tro-
vandolo poi , e dandogli limosina , si ri-
cordasse d' averlo sognato ; non sarebbe il
sogno e ’l dare la limosina cagione 1’ uno
dell’ altro , ma Iddio sarebbe cagione co-
mune e dell’uno e dell’ altro. Cosi simi-
gliantemente il diavolo farà sognare ad al-
cuna (b) persona, ch’ella venga a parole
fi ) dopo il sognare fosse. E.
(zj manca nell’ E. tutto il periodo
seguente. «
fòj ad alcuna. E.
(\) ad alcun povero^ e spirasse quel
povero. E. ad uno povero , e inspirasse a 'i
quello povero. M.
(h) colui che avesse sognato E. ,
Qui termina il MS. Guad.
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286
ed a rissa con alcuno amico e tìcìdo ; ed
a quei cotale farà venire alcuna cagione ,
per la quale egli vada a quel luogo , do-
ve quella persona, che ha sognato, il pos-
sa trovare : ed all' uno ed ali’ altro parerà
innanzi alcuna cosa , per la quale vengano
insieme a rissa ed a tenzione. Allora ricor-
dandosi la persona, che sognò, del sogno,
potrà dire: Ecco che ’i sogno, che io so-
gnai istanotte , è tutto riuvertito ; e non
sarà però il sogno cagione della tenzione ,
nè la tenzione del sogno , ma il diavolo
sarà cagione dell’uno e dell'altro. De’ so-
gni, de’ quali si trova scritto da Autori
degni di fede , che sono verificati e rinver-
tìti , come scrive Valerio Massimo della
morte di Giulio Cesare , e di quegli due
compagni d’ Arcadia , e di più altri : e
come si legge nella leggenda di Santo Am-
brosio Arcivescovo di Melano , che addor-
mentato , parato in sull’ altare in Melano ,
fu a fare 1’ uficio alla sepoltura di Saa
Martino in Francia; è da dire, che di
ciò non furono cagioni naturali , che nou
si stende la virtù delia natura a tanto; ma
furono cagioni sopra natura , o Iddio , per
Io ministerio /I“gli Angeli Santi , nel so-
gno; o vero visione o ratto che fosse di
Santo Ambrosio. E delia materia de’ sogni
basti quello , (i) cb’ è stesamente scritto
nel presente trattato.
(i) che distesamente n' è scritto. M,
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287
Questo libro non è compiuto ; peroc-
ché se^itavano a dire rincora assai cose
utili degli altri vizj principali: o che ’l
Frate , che ’l faceva , morisse in quel tem-
po , anziché egli il compiesse : o else alla
morte sua si perdesse quello che manca ,
non se ne truova più. Preghiamo Iddio ,
che gli rappresenti all anima sua quello
ben^zio , e tutti gli altri , e menilo a' be-
ni di vita eterna , qai est benedictus ìa
secula seculorum.
(
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OMELIA
289
D’ ORIGENE
TOLGARIZZATA.
LECTIO SANCTI EVANGELll
SECUNDUM J OJ N tr E Ut.
In iUo tempore Maria stahat ad morm-
mentum foris plorans. Dum ergo Jle~
ret^ inclinavit sOy et prospexìt in mo-
numento, Et reliqua.
A-BBIENDO a parlare (i) della presente
solennità agli orecchi della vostra carità ,
dilettissimi miei fratelli , sì mi venne in
memoria 1’ amore , per lo quale la Beata
(i ) nella.
Passavanti, Voi, lì. *9
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zgo
M.4>ia Maddalena, amando Gesù Cristo so-
pr’ ogni cosa , andando egli alia Passione,
s'ri seguitava, quando i Discepoli per pau-
ra (i) il fuggivano: e accesa del vero suo
amote, ardendo di smisurato affetto, e
piagnendo sanza rimedio , nun si partiva
dal mouimerito ; anzi stava ivi fuori , e
piagneva. Abbiamo udito , fratelli miei ,
che Maria stava (2) fuori del monimento:
ed inteso abbiamo, ch’ella piagneva. Veg-
giamo la cagione , percb’ ella vi stava : e
veggiamo , se possiamo , perchè’ lamenta-
va. ( 3 ) Facciaci prò lo suo stare: e, utilità
ci s^a il suo lamentare. Certo il suo arden-
te amore (+) ve la faceva stare , e ’l gran
dolore la faceva Jamentare. Stava , e gua-
tava , e contemplava , se per ventura esser
potesse di vedere colui, ch’ella amava, e’I
quale sopra ogni cosa desiderava. Piagneva
e ('!)) lamentavasi, perchè lui non trovava:
e pensava , che le fosse tolto colui , il
quale ella addomandava : e ’l dolore suo
era rinnovellato; imperocch’ella vedea tol-
to il suo diletto, ch’ella avea pianto mor-
to. E questo dolore era (6) incomportabi-
(0
(2) al.
(ò) Faccia ei per.
(4) là vi.
( 5 ) lamentava.
(6) importabile.
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2^1
le ; imperocché non avea rimedio di (i)
ninna consolazione. La sua morte era sta-
ta cagione di dolore ; ma alcuna consola-
zione avea , imperocché *1 si credea tenere
almeno così morto. Ma di questo dolore "
consolare non si potea ; imperocché alme-
no il corpo di Messer Gesù Cristo trova'r
non potea. E non trovandolo , (2) temea ,
che r amore del diletto suo Maestro non
raffreddasse nel cuor suo: il quale amore,
possendolo vedere, infiammerebbe. Era ve-
nuta la Beata Maddalena al monumento ,
ed avea portato seco prezioso unguento ,
con altre preziose e odorifere spezie, le
quali ella avea sollecitamente apparecchia-
te per ugnei'e il corpo del suo dolce
Maestro morto , com’ ella gli avea unti i
piedi , essendo lui vivo. E com’ ella gli a-
vea lavati prima i piedi di lagrime ; cosi
gli volea ora (. 3 ) bagnare il corpo di lagri-
me. Avea prima pianto della sua morte :
ora veniva a bagnare il monumento di la-
grime , per la morte del suo Maestro. E
non trovando il corpo nel monimento , la
fatica dell* unguento non potò usare , ma
il dolore del piangere (4) crebbe. Non usò
r unguento, ma usò il dolore. Venoele me-
(1) veruna.
(2) tenea.
( 3 ) bagnane.
(4) crescette.
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29 *
no cui ella ugnesse; ma non le venne me-
no cui ella piagnesse. E quanto più 1’ era
celalo , tanto piagnea più dolorosamente.
Piangea Maria dolorosamente; (i) perocché
r era cresciuto dolore sopra dolore. Due
dolori gravi avea Maria, ì quali volea mi-
tigare colle lagrime; ma non potea: e im-
perciò tutta posta in dolore , le venia me-
no il cuore, e la mente, e non sapea che
si fare O Signore , che potea fare questa
buona femmina , se non piagnere , eh’ era
tutta ripiena di dolore, e non trovava con-
solazione ? (a) Santo Piero, e Santo Gio-
vanni erauu venuti con lei al monimento,
e non trovando il corpo di Messer Gesù
Cristo, si dipartirono : e Maria stava fuori
del monimento , e piagneva , e quasi di-
sperando sperava , e sperando disperava. (3)
Santo Piero, e Santo Giovanni temettono,
e perciò si partirono ; ma Maria non te-
mea , perocché veruna cosa , che le potes-
se addivenire, non temea, nè perlaquale
ella potesse temere. Avea perduto il suo
Maestro , il quale amava sì teneramente ,
che fuor (4) di lui non potea amare , nè
sperare. Fareale aver peruuta la vita del-
r anima sua , sì che già le parea meglio a
( I ) imperciocché.
(2) Sun Piero , e San Giovanni.
(3) San Piero , e San Giovanni.
(4)
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morire, che vivere in tanto dolore; impe-
rocché , morendo ella s’ aspettava , e ere-»
deasi per la ventura poter trovare il suo
diletto , il quale , vivendo in questa vita ,
non potea trovare. Certo l’amore è forte,
come la morte. Or che avrebbe la morte
fatto più nella Maddalena , che facesse l’a-
more !* Fatta era insensibile, e quasi come
morta , e sentendo non sentia , e udendo
non udia , e ov’ eli’ era , non era ; imper-
ciocché l’anima sua e la mente era, ov’e*
ra il suo dolce Maestro , del quale ella
non sapea (i) ove si fosse. Addomandava-
lo , e noi trovava ; imperò stava al moni-
mento , e piangea tutta piena di lagrime ,
tutta dolorosa c miserabile. O dolce Mad-
dalena , dimmi, amorosa, che speranza,
che consìglio , che cuore era il tuo , che
tu stavi sola al monimento ', e i Discepoli
s’ erano partiti? Tu venisti innanzi loro, e
rimanesti dopo loro. Perché facesti questo?
Od eri tu più savia di loro , o amavi più
dì loro , che tu non avevi paura , (2) co-
m’ eglino ? Certo credo , che questa sia la
tua scusa ; imperocché tu non sapevi altro
fare , che amare il tuo diletto , nè altro ,
che di lui addolorare, imperciocché tu noi
potevi trovare. Dimenticata avevi la paura,
e dimenticata avevi te medesima, e dimen-
(1) dove.
(2) siccom.
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294 . .
ticato avevi ogni cosa , se non colui » il
quale tu amavi sopr’ ogni cosa. E certo
non è da maravigliare , se ogni cosa t’ era
uscita di mente ; che apparendoti egli , e
vcggendolo , noi conoscevi , tanto eri as-
sorta di dolore di mente. E se non fossi sì
assorta, e avessi a mente le parole^ ch'e-
gli ti disse della sua (i) resurressione, non
r avresti addomandato morto ; ma saresti
rallegrala neH'aspeltamento della immortai
vita, ond’egli t’ avea detto ^ che dopo la
morte sua risusciterebbe il terzo di. Ma
tanto dolore avea ripieno il cuor tuo ,
. eh’ avea (2) spenta la memoria delle sue
parole nell’ anima tua. Non t' era rimaso
sentimento : ogni consiglio era perito , e
ogni speranza t’ era venuta meno , e sola-
mente il piagnere t’era rimaso. E certo tu
piangevi , perchè tu n’ avevi ( 3 ) ragione.
Piagnendo la Beata Maria Maddalena si si
chinò , e guatò nel mouimento , « vide
due Angeli vestiti di vestimenta candide ,
e sedeano 1’ uno da capo , 1' altro da piè
del monimento , i quali le (4) dissono : O
femmina, perchè piagni tu? O dolce Mad-
dalena, grande consolazione hai trovata, e
forse meglio , che tu non ti credevi Iro-
(») resurrezione.
(2) spento.
( 3 ) cagione.
(4) diòStìro.
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vare. Tu n’addoimndavl uno, e Lane tro*
Tati due. Addomaodavi Uomo , e tu hai
trovati e'veduti Angeli. Addomaodavi mor-
to , e trovasti e' vivi , e persone', che pare
eh' abbiano cura di te , e che ti voleano
consolare , e mitigare il tuo dolore. Quel-
lo che tu addomandavi , non pare che
guati tuo dolore , nè lacrime tue. Tu ’l
chiami, e non par che i(i)oda: adorilo
e prieghi, e non t’esaudisce: domandilo,
e noi truovi : (2) picchi , e non t* apre :
vagli dietro, (.d) ed egli si fugge da te. O
amor mio, che è questo? e che mutazio-
ne è questa ì Or come è mutata questa
cosa in contrario? O carissima Maddalena,
dimmi: questi è Gesù, che s’è partito da
te , ed è morto : e forse io non |jo s’ egli
t'ama, come suole, però non M si mo-
stra p Ben ti solea molto amare ; ed egli ti
difese dal Fariseo, e iscusotti dalla tua si-
rocchia , che si lamentava di te , che tu
non r ajutavi apparecchiare per Messer
Gesù Cristo. E ben ti lodò molto, quando
tu gli ugnesti i piedi d’unguento, e lava-
sti di lagrime , e (4) rasciugasti co’ capelli
tuoi : e racconsolò il tuo dolore , e perdo-
notti i peccati, e scusotti da Giuda, quan-
(1) ode : adoralo e piangilo.
(2) bussi,
(.' \ ed e\
Iaj forbisti.
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zgS
do gli versasti 1’ unguento prezioso in sul
capo. £ ben domandò di te , dove tu fos-
si ^ quando venne a risucitare il tuo fra-
tello : e mandotti dicendo per la tua siroc-
chia , che tu andassi a lui , quando ella ti
disse ; 11 Maestro è presso , e manda *per
te , e chiamati , e domanda di te. O buo-
no Gesù , come si levò tosto Maria , e co-
me tosto venne , e com’elia soiea ti si git-
tò a' piedi , (i) quando ella udì , che voi
r addomandavate ! E voi simigliantemente ,
quando la vedesti contristata e lagrimare
per (2) r amore del suo fratello Lazaro ,
vi contristasti , e lagrimasti per lei , dolce
Gesù, e per racconsolarla dicesti: Ove l’a-
vete posto ? E per sua consolazione , che
tanto v’ amava , buon Gesù , risucitaste il
suo fratello Lazaro , e convertisti il suo
{ lianto in allegrezza. O dolce Maestro , voi
aceste tutte queste cose per suo amore.
Ditemi , che ha poi peccato in voi questa
vostra diletta disrenola ? o in che ha (.^)
offesa la dolcezza del vcstro cuore questa
vostra araatrice , che voi vi siete cosi na-
scoso da lei, ch’ella vi (4) va pur cercan-
do, come ebbra di vedervi, e non vi può
trovare? Certo noi non udimmo poscia di
(i) che.
(z) la morte,
(3) offeio.
( 4 ) vae.
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.*97
lei niuno peccato : se non eh’ ella si levò
molto per tempo una mattina dinanzi da
lutti , e venne con preziosi unguenti per
trovarvi , e per ungere il vostro corpo ; e
non trovandovi , corse (i) immantanente ,
e disàelo a’ vostri Discepoli , e i Discepoli
vennono al munimento , e guatarono , e
andarsene. E questa dolce discepola rimase
ivi , perchè ardeva del vostro amore , Ge-
sù buono , e piagneva , e non vi trovava.
E se questo è peccato , certo non si può
negare. Ma se non è peccato , anzi è amo-
re , e desiderio , eh’ eir ha di voi ; perchè
vi partite così da lei, e nascondetevi? Voi
diceste : Io amo tutti (2) coloro , che ama-
no me, e chi mi cercherà mi troverà. ( 3 )
Adunque questa diletta discepola, che cosi
per tempo si levò per trovarvi , perchè
non vi . trova ? Perchè non racconsolate le
lagrime, (4) eh’ ella sparge per voi, come
voi consolasti le lagrime , eh’ ella sparse
per lo suo fratello? E se voi l’amate, co-
me voi solete ; perchè indugiate tanto il
desiderio suo , e 1’ angore , eh’ eli’ ha si
grande di vedervi ? O verace Maestro , e
(1) incontanente.
(2) quelli.
( 3 ) Dunque.
(4) cìi ella sparge per voi , come vai
consolasti le lagrime. Queste parole man-
cano negli stampati.
2f)8
testimonio fedele, ricordivi della (i) loda,
che voi le desti alla sirocchia, quando voi
dicesti : Maria ha scelta ed eletta la miglior
parte , la quale non le verrà meno ; im-
perocché la soavità d’ Iddio si comincia a
sentire in (2) questa vita, e in vita eterna
si compie perfettamente. O Messer Gesù
Cristo , voi diceste veramente vero , che
Maria elesse la miglior parte, quando ella
elesse voi. Ma come è vero, che voi dice-
ste, che non le verrà meno , se voi , che
siete la miglior parte , ella vi va pur cer-
cando , e non vi truova e sietele tolto? E
se voi nou le siete tolto, che siete la mi-
glior parte , la quale ella ha eletta ; per-
chè piague? e che addomanda ? Certo Ma-
ria non addomanda altro, se non ( 3 ) quel-
lo eh’ eir ha eletto , e perp nou (4) ristà
di piagnere, perchè quello, ch’eli’ ha elet-
to , ella noi truova ora. O dolce e benigna
guardia delle menti , pietoso Messer Gesù
Cristo , o voi le rendete e guardale in lei
quel eh’ eli’ ha eletto : o io non so , come
si sia vero , che tu dicesti , che quello ,
eh’ eir avea eletto, non le sarebbe tolto; se
non s’ intenda già , che avvegnaché ti\ le
sia tolto dagli occhi , tu non le se’ tolto
(1) lode.
(2) sua vita.
f 3 ) questo.
(4) resta.
Digiti.- • by Googic
dal suo cuore. Ma odi me , dolce Maria ,
perchè sta’ tu più la questo dolore? e per-
chè ti contristi , e perchè piangi ? Ecco ,
che tu hai gli (i) Agnoli suoi, che sono
venuti a te. Bastiti la visione degli Agnoli,
che vedi , che ti consolano , e diconti no-
velle del tuo diletto, E forse per (2) av-
ventura colui, di cui tu piagni, e che tu
addotnandi , sente alcuna cosa in te , per
la quale egli non ti si lascia trovare, e
non vuole che tu il veggia ora. Poni og-
gimai 6ue al tuo dolore , e rattemperati
del piagnere. Raccordati, che egli ti disse,
e all* ( 3 ) altre , non piagnete sopra me.
Dunche perchè piagni ? Egli ti disse , che
tu non piagnessi , e tu non fai altro , che
piagnere. Dicoti , eh’ io temo , che tanto
piangendo sì l’ offendi , e fagli dispiacere.
Onde s’ egli amasse le tue lagrime , forse
non si potrebbe contenere di piagnere,
com’ egli solea , quando ti vedea piagnere.
Ma odi il mio -consiglio , o dolce Maddale-
na. Bastiti la visione degli Angioli , e la
loro consolazione. Statti con loro e doman-
dagli , se ti sanno dir novelle , ove sia , o
che sia fatto di colui , (4) che tu addo-
mandi , e per cui tu tanto piagni ; iinpe-
(1) Angeli.
(2) la ventura.
( 3 ) altre Marie.
(4) il quale.
3oo
rocchè IO credo certamente , eh’ (i) cglin
sieno venuti (2) per consolarti di lui. E
credo , che colui , per cui tu piagni , gli
ha mandati per annunziar la sua (3) resur-
ressione , e per consolare il tuo pianto. E
gli Angeli le (4) dissono : O buona fem-
mina, perchè piagni tu? Qual è la cagio-
ne di tanto tuo dolore ? non ci nasconde-
re a noi le tue lagrime : aprici 1* animo
tuo , e noi ti diremo novelle del tuo desi-
derio. E la Maddalena agghiadata di trop-
po dolore, e tutta posta quasi fuor di se,
non ricevea veruna consolazione , e non
guatava a quel , che gli Angioli diceano ,
e non voleva veruno consolatore, ma pen-
sava infra se medesima , e diceva : Qimè ,
dolce mio Maestro , che consolazione pos-
s’ io ricevere , che tu mi se’ tolto ? Grave
m’ è a vedere ogni consolatore e non mi
possono consolare , ma fannomi più addo-
lorare. lo addomando il Criatore, e imper-
ciò grave m’ è a vedere ora o^ni criatura.
Io non voglio ora vedere Angioli , nè sta-
re con loro , imperocché non 'mi posso-
no (5) torre il dolore , ma più accrescere.
Se tanto è , eh* egli mi comincino a dire
(0 ,
(2) perciò , e per consolarti.
(3) resurrezione.
(4) dissero.
(5) trarre.
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3oi
molte cose, e io Yorrò rispondere a tutte;
temo che non m'impediscano più Tumore,
eh’ egli m’ accrescerebbono. Onde io non
addomando Angeli , ma colui che fece gli
Angioli , e me. Non addomando Agnoli ,
ma il Signore degli Agnoli, (r) Em’mi tol-
to il mio Signore. Luì solo addimando , ed
egli solo mi può consolare , e non altri.
Guato per trovarlo s* io il potessi vedere ,
e noi veggio, e non so (2) ove se Thanno
posto. Vorrei trovare il luogo, ove T han-
no posto , e noi truovo. O Signor mio ,
vedi il mio dolore , eh’ io non so ove mi
vada cercando per te, nè ch’io mi faccia.
O diletto mio, ove se’ andato? Io t’ho ad-
domandato nel monimento, e non li truo-
vo : e botti chiamato , e non mi rispondi.
O amore , ove T addomanderò ? Signore
mio , io andrò cercando tutti i luoghi
ch’io (3) potrò, e non darò riposo a’ miei
piedi, e non dormirò iusino a tanto ch’io
nou ti troverrò, o dolce vita e riposo del-
Tauima tùia. O occhi mìei, diventate fonti
dì lagrime , e non vi riposate mai , e non
venite mai meno di piagnere. (4) O dolce
Gesù , amor mio , ove se’ andato ? 0 cor
mio , o anima mia , come se’ trangosciata ,
Ci) e m è.
(z) ov è.
(SJ possa trovare.
f^JO anima mia.
3o2
e non sai, che ti (i) pigliare! S*io mi
parto dal mouimento , non so ove io mi
vada , e non so ove io (2) cerchi di voi ,
dolcezza mia. Partirmi dal monimeuto, mi
pare morte: e stare al monimento , e non
trovarti, dolce Gesù, m* è dolore sanza
rimedio. Ma , Signor mio , meglio mi pa>
re (3) di guardare il sepolcro vostro , che
partirmi da' lui. Starò (4) adunque , amor
mio, allato al monimento vostro, e qui
vo’ morire , acciocch’ io vi sia sepolta alla-
to , Signor mio. Or come sarà beato il
corpo mio , se sarà sotterrato aliato al se-
polcro del (5) Maestro mio! Oh come sarà
beala 1' anima mia , che uscendo di que-
sto corpo di questo fragile vasello del cor-
po mio , se incontanente potrà entrare nel
sepolcro del Signor mio ! 11 mio corpo sem-
pre fu air (6) anima dolore c fatica : e ’l
sepolcro dei mio Signore sempre le sarà
riposo e onore. Dunque questo sepolcro
nella vita mia sarà la mia consolazione , e
nella morte sarà il mio riposo.* Vivendo ,
me gli starò allato , e moriendo , mai non
mi partirò da lui. 0 dolce Gesù , perchè
(r) prendere.
(2) mi cerchi.
(3) dì io guardi.
(4) dunque.
(5) del Signore e Maestro mio.
(6) anima mia.
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So3
non mi slett’ io teco , e non ti guardai ,
amor mio , sì che tu non mi fossi tolto ?
o eh’ io (j) foss’ ila dietro a coloro , che
ti tolsouo ? Ma dolente a me , io volli os-
servare la legge , e abbandonai il Signor
della legge. Io obbedii alla legge , e non
guardai colui , il qual è guardato dalla
legge; avvegnaché stare con lui non sareb-
be fatto coutra la legge, ma sai’ebbe obbe-
dito (^) alla legge. La Pasqua non si sozza
da questo morto, ma rinnovellasi tutta, e
rinfresca. Questo morto non sozza i mondi
e i netti , ma sana i peccatori e gl'immon-
di , e sana tutti coloro, che’l toccano: e
rallumina l’anima e’I corpo di tutti colo-
ro, che gli s’ appressano , e che vanno a
lui. Ma perchè mi pur arreco alla meute
il mio dolore ? Io andai , e (3) tornai , e
trovai il monimento, e colui, ch'io ( 4 )
addimandai noi trovai , e noi vidi. Ma io '
starò, e aspetterò, se per l’ avventura egli
apparisse altrove. Ma come starò soia ? I
Discepoli se ne sono andati , ed annomi
lasciata sola piagnendo e dolorosa ; e (5)
niuno par, che sia, che a piagnere m'ac-
compagni , e chi meco richieggia il Mae-
f ij /assi andata dietro,
fi) a le^ge.
^.3 J reddl,
( addomandava,
( ò) nullo.
3o4
stro mio. Gli Angeli sono appariti, ma non
80 perché cagione. E se eglino mi volessi-
no consolare, egli sapiebbono la cagione,
per la quale io piango c(i) lamentomi. O
s'(z) egli sanno la cagione del mio pianto,
perchè duncbe mi domandano percb' io
piango, o domanderebbonmi percb’ io non
pianga più? Deb per Dio non mi prieghi-
no più, ch’io non pianga: o eglino m’uc-
cidano. Or che dirò più ? lo so per certo
che di ciò non obbedirò loro , mentre
eh' io viverò : e di piagnere non mi sazie-
rò , e non ristarò insiuo a tanto eh’ io il
Maestro mio troverò. Ma che farò per tro-
varlo? o a cui anderò, e (3) a cui ne do-
manderò , o a chi domanderò consiglio o
ajuio? Chi per pietà m’averà misericordia,
o chi mi consolerà, o chi mi dirà ove sia
la vita mia, o chi mi dirà novelle dì lui?
Prifgo , che se ’l sapete , che gli diciate ,
eh’ lo (4) ardo del suo amore , e vegno
meno di dolore , e languisco per disiderio
di vederlo, e vengo meno di dolore, e
non è dolore (5) ninno , che s’ agguagli al
ìnio. O amor mio amabile , o amor mio
(1) mi lamento.
(2) elli.
(3) cui.
(4) ardo tutta , e languisco del suo
amore.
(5) veruno.
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3 o 5
disiderabile , ritorna a me : non mi ti
fare più aspettare : e dammi letizia della
tua presenza: e lasciami vedere la faccia
tua dolcissima : e fammi udire la boce tua
dilettosa , e le parole tue piene di (i) con-
forto e d’ amore. Messere , la tua boce è
dolcissima , e la tua faccia è bellissima e
piena di graziositade. Mostramiti , amore ,
e bastami , e non (2) cbieggio altro più.
Piagnendo la Maddalena così forte, e ad»
dolorandosi , e dicendo queste parole , sì
si rivolse addietro , e vide Messer Gesù
Cristo , che stava ivi ritto in ( 3 ) , piede ,
ed ella noi conolibe , e non sapea , che
fosse Gesù Cristo. Ed egli le disse: O fem-
mina , che piagni tu , e che addomandi ?
O desiderio dell’ anima sua , pietoso Mes-
ser Gesù Cristo , o perchè 1 ’ addomandate
voi , perch' ella piagne , e che ella addo-
manda ? O cuor dell’ anima sua, e ogni
sua dolcezza e desiderio suo , or non t’ a-
vea ^ella veduto con gli occhi del capo
suo , con grandissimo suo dolore , tre di
dinanzi crudelmeute uccidere, e' ilagellar^
e straziare , e schernire , e le tue hellissi-
me mani , con Le quali ella fu (4) spesse
(1) conforti.
(2) eleggio.
IjS) piedi.
(4) spessissime.
Passavanti. Voi, II, 29
/
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3o6
Tolte benedetta , e i piedi , i quali ella ba»
ciò , e lavò di lagrime , ella gli vide (i)
oonfìccare , e distendere in sul legno delia
Croce tra i ladroni , e affliggere , .cosse
bei'saglio (;i) a segnacolo , e come si fauuo
gli abbominevolì peccatori ; (3) e tu l'ad*
domandi , perché piagni ? Élla ti rìde
morire in su la Croce j e tu 1’ addo*
mandi perchè piagni ? E x>ra pensa ,
che ’l corpo tuo le sia tolto il quale ella
era testé venuta a ugnere con grande di-
vozione, per t'acconsedarsi un poco: ed eh
la noi può trovare; e tu l’addimandi per*
chè piagne , e che addomanda ? ( > dolce
Gesù, voi sapete, ch’ella domanda voi,
e voi solamente ama; e voi ( 4 ) testé le di-
te perchè piagne ? Deh , Signore , e che è
questo , che voi fate ? Voi ardete il cuoc
suo deir amor vostro , e destate tuttavia il
dolor suo , e poi l’ addomandate : che hai
tu, femmina , che piagni? Voi sete appa-
rito come ortolano , e (5) piantavate^ l’a-
mor vosti o nel cuor suo ; e ora T addo-
mandate perchè piagne ? O buon Gesù , o
dolce Maestro suo , ecco questa vostra fe*
dele ancella,, e divota discepoia , tutta a*
ipriiosn di voi , la quale è ricomperata no-
( 1 ) chiavare.
( 2 ) e segttacol.
(o) tu t' addomanài.
( 4 ) ora,
(ó) piunLaLe,
Digilized by Google
Tellamente del prezioso vostro Sangue ; ve-
dete, che tutta si strugge, e trambascia di
disìderio di vedervi , e guata e domanda ,
e non può trovar voi cui ella desidera: (i)
e ciò che vede le dispiace; imperocché voi,
cui ella disidera , non può vedere : e voi
r addomandate perchè piagne , e che
addomanda ? Voi sapete, dolce suo Mae-
stro , che ella addomanda solameote voi ,
e voi disidera , e per vostro amore ha ogni
cosa per (2) nulla; e voi dite , perchè pia-
gni ? O dolce Maestro , o perchè (3) accen-
dete e tate struggere l'anima di questa vostra
diletta? Tutta l’anima sua è in voi , e tut-
to il cuor suo si riposa in voi ; (4) e tut-
ta la sua speranza ha posto in voi : e tut-
ta è disperata di se medesima, ed è usci-
ta quasi fuor di se per amor di vói. Con
tanto fervore v’ addomanda, che (5) ninna
altra cosa addomanda , nè aspetta , uè spe-
(1) e ciò che vede le dispiace; im-
perocché voi , cui ella disidera , non jmò
vedere', e voi t addomandate perchè pia-
gne , e che addomanda ? Voi sapete , dol-
ce suo Maestro, che ella addomanda so-
lamente voi , e voi desidera. Questo man-
ca negli stampati.
(2) neente.
(3) la pure accendete.
(4) e tutta la sua speranza ha posta
in voi. questo manca negli stampati.
(5) nuir.
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3 o 8
ra d’ avere , se non solamente voi. O pen-
sale voi, iVlesser , che elladica, io dumaa-
do voi , e piango per voi , se tu non le
spiri nel cuor suo, e non (i) te le dai
jiVima a conoscere , io son colui , cui la
addomandi , e per cui tu piagni ? O Messer
Gesù Cristo, eh’ è questo che voi fate? (2)
Pensale voi , eh’ ella vi possa conoscere ,
xnentrechè ( 3 ) volete tenervi celato ? Avete
voi perduta la compassione, o dolce amo-
re Gesù, perchè voi siete fatto immortale
e glorioso ? So per certo , che nò ; impe-
rocché non (4) ci avete a sdegno , perchi
voi ci avete ricomperati del vostro Sangue
prezioso. Or dunque, perchè l’addomanda-
te perch’ella piagne? E cui addomanda?
E credendo Maria , che Gesù Cristo fosse un
ortolano , si gli «lisse: Messere , stu 1 ’ hai tol-
to , dimmi ove tu l'hai posto , ed io ’l torrò.
O dolore miserabile, o amore maravigliosb !
Questa (*") buona femmina (6) quasi uscita
di se , e coperta come nuvola dì dolore.
Don conoscea il Sole , il quale ella vedea, e
con cui ella favellava ; ed era sì languida
dell’ amore di Gesù , e sì n' ardea , che
Q) le ti dai.
(2) Or pensate.
(3) voi le vi vorrete tenere.
(4) vi schifate di noi , che,
\-S) dolce.
(6) tjuasi come.
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^®9
i|iiesto languore e disiderio dì vederlo a>
vea fatto venire una caligine e una neb-
bia sopra ’l cuor suo in tal modo , che
non le lasciava veder colui , il quale ella
vedea , e con cui ella favellava , e che le
mandava i (i) razzi amorosi nell’anima
sua. Ella vedea Gesù Cristo^ e noi cono-
scea , che fosse Gesù Cristo. O Maria , se
tu domandi Gesù Cristo, or come non co-
nosci Gesù Cristo, che vedi che favella te-
co ? O dolcissima , vedi Gesù , eh’ è venu-
to a te , e domandati , che tu gli dica quel
che tu vuoglì , e perchè tu piagni : e tu
se’ si innebbriata di lui, che tu noi cono-
sci ; ( 2 ) ma parti eh* e' sia un ortolano. Ma
vera cosa è quel che tu pensi di lui ; ma
un poco mi pare , che tu erri , se tanto è,
che tu creda , che egli sia pure ortolano :
e non conosci, ch’egli è altresì Gesù Cri-
sto ; onde egli è orotolano verace , ed è
Gesù Cristo. Ortolano è ; imperocché egli
semina il buon seme nell’ anima tua , e se-
mina tuttavia nel cuor de’ suoi fedeli : e
Gesù è ; imperocché è Salvatore del Mon-
do. C questo è Gesù Cristo, che favella
teco. Tu ’l domandi morto, e tu vedi ch’e-
gli è vivo , e risuscitato , e favella teco , e
noi conosci. Ma in verità. Maria, io ho (3)
(1) raggi.
( 2 ) anzi ti penti.
(3) spiata.
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3ro
veduto la cagione , perch* egli forse prima
ei partiva da te , e non ti si mostrava , e
non ti si dava a conoscere. £ la cagione
penso che sia questa. Or perchè ti sareb-
be mostrato nel modo , che tu non 1 ’ ad-
domandavi. Tu addomaodavi Gesù Cristo, e
noi conoscevi Gesù Cristo: e imperò (i) veg-
gendolo, noi vedevi ; imperocché noi conosce-
vi. O dolce e pietoso Messer Gesù Cristo , al
tutto io non ardisco di scusare dinanzi a voi
questa vostra di vota , e dolce discepola , e
non posso liberamente difendere questo
suo errore, se tanto ò, ch’ella errasse:
ma non errava ; perocché ella v’ addoman-
dava cotale, (a) quale ella v’avea veduto
tre di dinanzi nella vostra passione , e co-
me ella v’ avea lasciato nel monimento. On-
de ella avea veduto il corpo vostro dipor-
re della Croce , e riporre nel monimento ;
e tanto dolore l’era entrato nel cuore (3)
per cagione della morte vostra , che ella
non poteva nè pensare nulla, nè avere ( 4 )
speranza della vostra vita. E tanto dolore
avea avuto nella vostra sepoltura, che ella
non potea pensare nulla della vostra re-
surressione; ma tutto il suo pensiero era
(ij vedendolo.
( 2 ) cheiite,
(3) per cacone della morte vostre,.
Questo manca nello stampato.
( 4 ) cavelle.
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3ii
sopra la vostra tnorte e passione. Ella avca
veduto, che Giuseppe e Niccodemo aveano
levato il corpo vostro della Croce , e posto
nel monimenlo: e questa vostra discepola si
vi lasciò e seppellì ool corpo vostro lo spiri-
to , e l’ anima , e’I cuor suo. E più agevole (i)
sarebbe suto di partir l’ anima dal c< rpo
suo , che di partirla dal corpo vostro mor-
to. L’ anima e lo spirito di questa vostra
discepola era più congiunto al corpo vo-
stro , che non era al cuor suo. E doman-
dando del corpo vostro , domandava simi-
gliantemenle dell’anima sua, la quale era
rimasa per amore nel mooimento col cor-
po vostro. E abbiendo perduto il corpo
vostro , avca perduto lo spirito del
cuor suo , e la vita e 1’ anima sua i e ^ri-
trovando il ^jorpo vostro , ritrovò lo spiri-
to e la vita sua. Dunque, Messer Gesù
Cristo , non vi maravigliate, se ella non
vi conosceva; impercio'" ;he non 1 era ri-
masa l’anima, colla naie ella vi^ dovea
conoscere ; ma era ri .^asa nel monimento
col corpo vostro, ed era tutta ratta e as-
sorta in te. Rendetele adunque lo spirito
suo , il quale è col corpo vostro , e incon-
tauente ritornerà in se , e lascerà questo
errore , se errore si può chiamare , e co-
(1) essuto le sarebbe.
( 2 ) e la vita del cuor suo.
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3t2
gDosceravvi , che voi siate il Maestro suo. (i)
Messere, come potea errare questa tua di-
letta , che tanto si doleva per voi , e tan-
to Tramava? Cerio se ella errava ( che so.
che non errava ) dico , sanza dubbio ve-
runo , che ella dubitava d' errare. E que-
sto suo errore ( o che meglio si può chia-
mare vostro cela mento , per Io quale ella
non vi conosceva ( non procedea da erro-
re , ma da grandissimo desiderio d* amore,
e da grande dolore. E imperò , misericor-
dioso e giusto giudice, 1’ amore ohe Maria
ha in voi , e ’l dolore che ella ha per voi,
sì la scusano dinanzi da voi se tanto è ,
che ella errasse per voi. Non guatate dun-
que , dolce Gesù , a questa femmina , ma (z)
vedete T amore , ch’ella ha in voi , come di-
vota discepola , la quale non piagne per
errore , ma per dolore , che ella ha di
voi : c imperò vi domanda , e dice : Mes-
cere , se tu r hai tolto , dimmi dove tu
r bai posto , e io ’l lorrò. Oh come savia-
mente errava! Agli Agnoli disse: E’m'hau-
no tolto il mio Signore , e non so (3) ove
ce l’hanno posto. E non disse loro: voi
l’avete tolto e riposto; imperocché gli An-
geli non t’ aveano tolto , buon Gesù , e
(1) Ma Messere.
( 2 ) guatate all’ amore.
(3) ove ’/ s' hanno.
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3i3
non t’ aveano posto in (i) nluno luogo. E
a te dice: Se tu 1’ hai tclto , dimmi ove
tu l'hai posto; imperocché tu solameute
li togliesti le medesimo , e ponestiti ove
tu se’. E agli Agnoli non disse , ove voi
l’avete posto; imperocché gli Angioli nou
poteano pienamente dire , che fosse fatto
di te, e come fu il modo del tuo risusci-
tamento. Ma a te dice: Dimmi , ove ta
r hai posto , se tu l’hai tolto; imperocché
nou t’ è (2) impossibile di dire , o dolce
amore , quel che li fu possevole di fare^
Tu risuscitasti te medesimo per la tua vir-
tude , e im perciò tu solo sapevi quel ch’era
fatto di te ; e come era (ii) stato il fatto ,
tu solo ne sapevi dir novelle , che 1’ avevi
fatto. E una cosa non è da passare, la
quale dee destare l’ anima devota a più
amare , ripensando il fervore di Maria.
Che è questo , o Messcr Gesù Cristo , che
Maria domandando di te , non ti uomina-
ya , se non che sanza altre parole dicea ,
ove r avete posto , c non dicea di cui. Que-
sto ne penso , Messere , che’l Ino amore,
del quale Maria ardeva , ha si a inebbria-
re r anima , e trasformare in te , che già
non (4) si raccorda di se medesima. E ciò
(1) veruno.
(2) impostevole.
(3) stalo fatto.
(4) raccorda.
Si4
che vede , le par vedere pur le , e che
tutte le creature debbiauo ardere d’ amore
di te y e che sieno ripiene della tua puri-
tà : e uon discernere cbi si sia, giusto ( )
o non g'usto , se non cbe ciò che vede ,
le par buono per te: e da chiunque è ve-
duta , le pare che debbano tutti conosce-
re , e cbe non debbano potere nè vedere
nè pensare altro cbe te. Ed imperocché
Maria era tutta ebbra di te, e trasformata
in te , da ogni persona credea essere inte-
ra, che ella domandasse di te: e non pen-
sava , cbe le fosse bisogno, quando cerca-
va di te, di nominare altiimentì te, ( 2 )
se non dire : Ditemi ove 1* avete posto , se
voi r avete tolto. Essempro abbiamo di
Santo Piero, quando ti, vide trasfigurato.
]Sua pensava altro, cbe di te, e non si (3)
raccordava di se , se non cbe disse : Mae-
stro , se ti piace e se vuogli , facciamo qui
tre tabernacoli : a. te uno , a Moisè un al-
tro , e ad Elia 1' altro ; ma di se medesi-
mo non faceva ragione, imperciocché era
sì ebbro del tuo amore , o dolce Gesù ,
cbe non gli parea avere dubbio d’ essere
sempre , ove fossi tu. O am»)r Gesù , che
è questo , cbe Maria sì spesse volle diceva
questa parpla , ove l’avete poslri? ella a-
(i) ò ingiusto.
(?) se non pur dicere.
(3) ricordava.
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/
3i5
Tea prima detto agli Appostoli : ove T ave-
te posto? £ questo medesimo disse poi agli
Agnoli: ove 1’ avete posto? Mollo le pare
melata in bocca questa parola , che tante
volle la ridice. Ecco , dolce Maestro , cer-
to questo faceva la dolcezza tua : ed ella
questo facea per lo tuo amore ; imperoc-
cn’ ella si (i) raccordava quanto tu l’ave-
vi detto del suo fratello morto Lazzero ,
quando tu il risuscitasti : ove 1’ avete po- '
•to? E imperciò, quando ella udì (2) quel-
la parola dalla bocca tua , sì la ritenne ,
e conservolla sì diligentemente nel cuor
suo: e sì visi dilettava, che non le potea (3)
uscire del cuore. Oh come amava la per-
sona tua , che si amava la parola tua , o
buon Gesù ! £ come desiderava di vedere
il volto tuo , che con tanto desiderio e dol-
cezza ridicea la parola tua , eh’ ella avea
udita della bocca tua ! E come volentieri
avrebbe allora baciati i piedi tuoi , che co-
sì volentieri ridicea le parole tue ! Che è
questo , o buon Gesù , che Maria dicea di
te : io ’l terrò ? Quel Santo Giuseppe , che
ti levò del la Croce , temea : e non fu ar-
dito di levare il corpo tuo della Croce, se
non da sera : e questo (4) fe’ colla licenza
ricordava,
questa.
(3) uscire parola.
(4) Jacea con la.
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3i6
di/ Pilato: e Maria non aspettò notfei t
non si vergognava , nè temea ; ma pro-
mettea arditamente, e dicea : io ’l torrò.
O amorosa Maria, dimmi, dolcissima: or
se ’l corpo di Messer Gesù Cristo fie ripo-
sto nella corte del Prencipe de’ Sacerdoti ,
ove Santo Piero si scaldava al fuoco , e
ispaventato di paura lo negò, che farai?
Rispondi, che ’l terrò. O maraviglioso ar-
dore d’amore , e (i) ardire di femmina !
Or che di' , o femmina non femmina ? E se
S nella ancella ti domanderà di Gesù|, come
omandò San Piero, e negollo , che farai?
Rispondotì , eh’ io ’l torrò. O grande amore di
questa buona donna! Ella risponde, e (2)
niuno lato ( 3 ) ne trae , eh’ ella non pro-
metta , e dica di torlo. Sanza paura dice :
e non traendone veruno luogo , dice : Di-
temi ove voi r avete posto , e io ’l torrò.
O dolce femmina , beata Maria , benedet-
ta sia l’anima tua. Grande è la tua co-
stanza , e la fermezza del cuor tuo, e gran-
de è r amor tuo , e grande è la fede tua.
O tu , Messer Gesù Cristo , veggendo tan-
to amore iu questa tua devota discepola ;
or perché pare , che vi siate così dimenti-
cato di dire quella parola , che voi sole-/
vate dire, sia come tu vuogli : e faccia va-^
(1) ardore.
(2) nullo luogo,
(3) poteva.
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/
3i7
te ogni grazia altrui, (r) clie ve T addo-
znandava umilemeute. Messer Gesù Cristo,
piacciati per amore di non protrarre , e
di non indugiare più il desiderio suo , e
di non affliggere più l'anima sua; ohe ve-
di , che già son U'e di , eh’ ella bramosa-
mente piena tutta di lagrime e di dolore
t’ ha addomandato e desiderato : e non
può pensare altro , di che ella voglia (2) e
possa saziare 1’ affanni ta anima sua di te ,
se non. di te. £ se tu non le porgerai il
pane del cuor tuo , manifestandole te me-
desimo , eh’ ella ti cognosca , com’ ella ti
favella , e tienleti celato , verrà meno lo
spirito (3) e la vita sua corporale. Raccor-
diti , Messere , come tu saziasti la moltitu-
dine , che t’ era venuta drieto tre di uden-
doti predicare , e per vederti : e tu per
pietà dicesti agli Appostoli : Ecco la turba
della gente , che tre di mi sono venuti
drieto , e non hanno che mangiare ? e se
io ne (4) gli mando così digiuni a ca-
sa loro , verranno meno (5) tra via , im-
perocché molti di loro sono venuti da
lungi. O Gesù, (6) amore, bene è da lun-
(1) chi la V addimandava.
(2) ne possa . ,
(.3) spirito.
(4) gliene mando,
(5) nella via.
(6) amor dolce.
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3i3
gì chi è sansa te ; e bene ha difetto d* o-
gai bene (i) chi è sansa te. Dunque, Mes^
ser Gesù Cristo , raccordivi della pietà del
cuor vostro , e saziate oggimai 1* anima di
Maria , che v’ ha aspettato tre dì , e di-
fitruggesi tutta di languore e di desiderio
di vedervi. Se tu non vuogli , eh’ ella ven-
ga meno , rifriggerà oggimai la sete deli' a*
nima sua della dolcezza del sapor tuo. A-
pri gli occhi oggimai delia mente sua , e
falle riconoscere la faccia tua; perocché tu,
dolce Gesù, se’ pane vivo, ch’hai in te
ogni diletto , e ogni sapore di soavitade ,
e sazj di dolcezza indicibile , e che parlar
non si puote , tutti gli amanti tuoi. E dei
pensare , dolce Gesù , che Maria non pò-
trà molto ritenere la vita corporale ,se tu
tosto non le manifesti la vita dell’anima
sua, cioè te medesimo. Allora Messer Ge-
sù Cristo non si potè più sostenere di ve-
derla più piagnere , che egli non raccon-
solasse quella sua diletta , che tanto ra-
mava : e chiamolla per nome , come solea.
Allora Maria , udendo la boce , com* egli
la sulea chiamare , incontanente sentì la
sua vita, e la dolcezza , che ella solea sen-
tire , quand’ egli la chiamava innanziohè
sostenesse morte , e cognobbelo. Onde dis-
(i) chi è sartia te, manca nello stam-
palo.
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3i^
se Messer Gesù Cristo : Maria. Oh (i) vo-
ce piena di (2) soavitade, e di diletto, e
di lusinghe ? Oh come le parve amorosa !
rion |>oteH Messer Gesù Cristo più aperta-
mente «lire , eh’ egli le dis<e ; Maria , i’ so
chi tu se’, e che tu vuogii: eccomi, noa
piagner più (i) Vedimi , e guata, eh’ io
mi ti manifestai apertamente , che m' hai
tanto addomandalo. Udendo Maria la boce
di Messer Gesù Cnsto , quando la chia-
mò , e disse il nome suo , cioè Maria , in-
contanente tutta stupefatta , come si levas-
se di un grande sonno, si risolse, e co-
gnobbe la boce di Messer Gesù Cristo : e
gittoglisi a’ piedi in terra per (4) baciar-
gliene : e lagrimando , disse : Rabbonì ,
cioè a dire , Maestro mio buono. E Gesù,
Cristo le disse : Non mi toccare , impercìoc-
ch’ io non sono ancora salilo al Padre mio.
Volle dire Gesù Cristo : Io non sono salito al
Padre mio ,cioè nel cuor tuo ; imperocché tu
pensi tanto della mia umanità , e trati tan-
to 1’ amore che tu bai , pensando di me ,
che ti ritiene , e non ti lascia levare (5)
lo ’utelletto pienamente a contemplare la
potenza , e la virtù , e 1’ amore della mia
divinità , per la quale io mi sono risusci-
ti) bocca.
(2) dolcezza.
(d) guatami.
(4) baciarglieli.
( 5 ) lo'ntendimento.
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320
tato. Onde (i) disse Gesù, n«n mi toccare?
e tuttavia destava il suo desiderio. Oh mu-
tazioue della mauodeU’ Altissimo ! Mutato è
grande dolore in grandissimo gaudio, e giu-
hilo, e allegrezza. Mutate sono in lei lela>
grime del dolore, in lagrime di giubilo e
d’ amore. Quando Maria s’udì chiamare Ma-
ria, perchè cosi la solca chiamare il suo Mae-
stro Gesù, sentì una cotale dolcezza maravi-
gliosa, perla quale ella cognobbe incontanen-
te , che egli era Gesù il suo amoroso Mae-
stro , che la chiamava , e riconobbe la sua
boce dolcissima e soave. £ come risuscitas-
se da morte a vita lo spirito suo , incon-
tanente le tornò il conoscimento , e fulle
aperto lo *ntendimento, il quale Gesù avea
Telato. E vogliendo Messer Gesù Cristo (2)
dirle più parole , non potea Maria soste-
nere d’ udir più , nè più aspettare ; ma
iunebriata e languida d’ amore e (3) d’ al-
legrezza , si ’l prese ancora , e disse : Mae*
stro mio, e vita mia, 1’ amor forte non
vuol parole. Onde non volle dire altro Ma-
ria, quando *1 chiamò, e disse Maestro
mio , solo tu sai (4) l’ animo mio , eh’ io
non voglio altro che te. Te addomando ,
te amo,, di te languisco, e desidero te con
( 1 ) disse , non.
(2) dicerie anche.
(3) di gaudio.
(4) il desiderio.
Digitized by Go u^ l
Sii
tutte le midolle del cuore , e con tutte le
potenze dell’anima mia. O amore, come
se' forte cosa ! Certo in verità bene se’ più
forte che la morte, che non hai (i) oiuoa
pazienza iu te. ISon bastava a questa amoro>
sa donna di vedere Gesù ,e di tavellare eoa
Gesù , se ella colie mani non toccasse Gesù.
Eccito non è da maravigliare, se ella volea
tocrare Gesù ; imperucrb’ ella sapea , che
soavità, c virtù usciva di (2) lui , e sana-
va (d) qualunque toccava Gesù. O Gesù ,
nume sopr’ ogni nome! O nome maraviglio-
so ! 0 nome soave , eh' hai in te diletta-
meato e sapore d’ ogni soavitade ! O u>>ma
giocondo , che riempi il cuore di giubilo
e di gaudio ! O nome pieno di mele ! O
nom^, che bai fatti diventar melati tut-
ti (4) i Cieli , e bagli ripieni d’ amore •
di gloria! O nome nel cui nome triema e
adora il Ciclo , e la Terra , e lo ’nferno,
e tutte le creature! O nome pieno d’ogui
hene , dolce Gesù Salvatore ! e che ricevi
tutti quelli , che vengono a te : e salvi
tutti coloro , che credono in te , e che si
confìdanu di te: e riempi d' amore tutti co-
loro, che desiderano te! E’I tuo nome il
(1) veruna.
(2) Gesù.
(. 1 ) chiunque toccasse.
(+) CieU ripieni. .
Pessavanti, /%/. JJ,
SI
3S2
dice, che tu se' dolce Gesù Salvatore. O
pietoso Maestro , dolce Gesù , come ti mo-
stri dolce a chi si raccorda di te ! e come
ti rendi amabile a coloro , che hanno il
cuor mondo per amor di poter amar té !
Oh come saresti beata , anima mia , se tu
potessi amare il dolce Gesù ! Questo è san-
sa fallo , dolce Gesù, che tu ami tutti co-
loro , i quali amano te , e mai non ab-
bandoni coloro , che sperano fedelmente
in te. Ben se' dunque da amare in verità -
de , e con tutto il cuore , buon Gesù. Ri-
torniamo alla Maddalena. Ecco , dolce Ge-
sù, che questa tua amatrice fedele t' addo*
mandava con pura e semplice mente , e
però ti truovò veramente. Ella sperava in
te e tu non 1’ abbandonasti mai , e destile
a trovar te : e più trovò di grazia da te ,
che ella non as|>etlava, e che (i) non si
credeva trovare. E io voglio seguitare il
desiderio e 1' amore di questa diletta , ac-
ciocché io possa venire a quello amore,
per cui ella piagnea , cioè a Messer Gesù
Cristo : e ( 2 ) vuolo domandare fedelmente,
• non mi si celerà, imperocché non si celò
alla sua diletta peccatrice. Appara tu , o
anima mia , piena di peccati . da questa
benedetta peccatrice, a cui son perdonati
molti peccati , imperocché amò molto. Ap-
(1) che ella non si credeva.
( 2 ) vuogUol.
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823
pAra a piagnere, perchè tu non puoi ve-
dere Gesù , e desiilera di vederlo. E se tu
non puoi piagnere, piagni , perchè tu '
non puoi piagnere. Appara da Maria ad
amare Gesù, e spera di vederlo: e (i)
vanne domandando sollecitamente , e non
temere tribolazioni : e non volere amare ,
nè seguitare , nè ricevere consolazione da
creatura , ma tutte 1’ abbi per (z) nulla ,
le quali non (3) siano da Gesù. Acciocché
tu possi trovare, e aver Gesù , appara da
Maria di cercare Gesù , e sappi se tu '1
puoi trovare nel monimento del cuor tuo.
Kivolgi la pietra , cioè la durezza del tuo
cuore , e caccia via ogni nuvola , e ogni
scurità di peccato, e d’infedelità dall’ ani-
ma tua. Togli e manda via ogni concupi-
scenza e ogui amore mondano dal cuor
tuo, e sollecitamente cerca, se v’è Gesù
Cristo. C se tanto è, che tu noi vi truovi,
sta’ di fuori , come facea Maria , e piagni
amaramente. Sta’ nella fede, e guata di
fuori a’ prossimi se tu ’l puoi vedere in ve-
runo , e piagnendo adora e priega Gesù ,
che per pietade si degni di venire a te , e
abitare in te. E acciocché tu aol cacci da
te per superbia , inchinati , e umiliati , e
guata nel mVnimento suo , cioè l’ anima
tua , nella quale puote abitar Gesù. 'E se
(i) va.
(z) neente.
(o) sono.
Digitized by Googlc
3ì4 .
tu tI truovi gli Angioli , T uno a capo del
moni mento ^ e 1’ altro da piè , cioè se tu
tmovi , che nel tuo cuore sieno operazio-
ni e desideri celestiali e santi, i quali s’(i)
appartengano alla vita attiva e alla con-
templativa , e non sieno ( 2 ) sì ferventi ,
pe’ quali tu possi ancora aver Gesù, non
eie contento, ma piagni e domanda di Ge-
sù infinattantoché tu lo truovi , e manife-
stamente con chiarità ti si dimostri. E se
tanto è, che per pietà egli ti si dimostri,
e apparisca , e deati consolazione di se ,
non ne insuperbire, ma temi più, che (3)
in prima ; e non ti riputare nel cuor tuo,
come già ’i ti paresse conoscere ; ma do-
mandalo , e priegaio devotamente , che ti
dia con umiltà conoscimento di se. £ io
t’ imprometto , che se tu starai fedelmente
con purità al monimento del cuor tuo, e
guarderati bene , inchinando il capo , cioè
lo cuore tenendo in umiltà , a essempro
della Maddalena ; e non vorrai altra con-
solazione se non di Gesù , o che sia se-
condo la sua volontà , e non domanderai
altro , che Gesù , che sansa dubbio egli ti
apparirà e mostrerattisi , e conosceralo in
tal modo , che non ti sarà mi bisogno di
domandare altrui ove sia Gesù; ma tu 1
(1) appartenghino,
( 2 ) ferventi.
( 3 ) di prima.
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3«5
f iotrai più avaccio mostrare e (i) insegnar-
o altrui , e dir novelle di lui , sì grandi
consolazioni ti darà di se medesimo. E po-
trai dire altrui così : E così mi disse Gesù ,
e io così e così dico di Gesù; imperocché
non se ne dice (2) nulla, rispetto a quel-
lo , eh’ io n’ ho veduto e provato di Gesù.
Preghiamo (3) adunche lui , che ci si fac-
cia si addomandare , e di se pensare , che
noi possiamo venire ov’egli è a piena vi-
sione , e a pascerci della sua (4) dolcezza
e visione, in secula seculorum. Amen.
Laudato sia (5) Gesù , e la dolce Madre sua^
colla devota discepola Maddalena ,
e con tutta la Corte Celestiale.,
Amen.
(1) insegnare. —
(2) niente appo.
(3) dunque.
(4) dolcezza in.
(5) il nostro Signor Gesù Cristo.
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327
PARLAMENTO
FATTO TKA
SCIPIONE
DUCA de’ ROMANI
M
A N ì B A L E
DUCA DI CARTAGINE
VolgoTÌz-zato , e tratto di Tito LivÌ0
per Frate Jacopo Passavanti
dell’ Ordine di Frati
Predicatori.
IT
OLENDO parlamentare insieme Sci»
pione e Anibaie , a pitizione d’ Anibaie
l’ano e l’altro mossono il campo del loro
esercito, appressimandosi insieme per ispa*
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izB
zìo di quattro miglia ; e Teueodo a certa
luogo di mezzo, e comune a ciascheduno,
atto e disposto a ragionamento , che fare
Toleano, fecero stare a drieto loro compa-
gnia armata , ed eglino soli con due inter-
petri s’avisarono insieme : e come s'ebbero
veduti , maravigliandosi 1’ uno dell’ altro ,
quasi storditi riguardandosi insieme, prima
tacetlero , poi Anìbale prese primo a par-
lamentare , in tal maniera cominciò , e
disse.
S* egli era per fatale disposizione, ovve-
ro per divina provedcuza ordinato, che io,
il quale mossi prima guerra al popolo di
Roma , e che ehhi presto che nelle mie
mani della impresa guerra vittoria, venissi
spontaneamente e di mio arbitrio a do-
mandare pace , lieto sono , e molto m’ è
a grado , che tu , Scipione , sia colui , da
cu' io la pace addimandi. Ed a te non u’ è
piccola loda tra gli altri tuoi graudissimi
fatti di pregio degni, che Anibnie, al
quale gli Dii di tanti Duchi ovvero impe-
radori Romani aveano data vittoria , ti dea
lato , e arendasi di chiedere a te la pace;
e che tu sia colui , che a questa guerra
famosa, più per li nostri pericoli e danni,
che per li vostri, che ricevuti avete, abbi
posto Eoe. Deh che cosa è questa , e che
caso, o che' fortuna l’ba conceduto, ch'io
vegna disarmato a richiedere di pace il fi-
gliuolo , del quale col padre incominciai
la guerra : ed essendo egli allora Romano
I
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329
Itnperadore, con lui mi scontrai colle spia-
gate insegne , e commisi la prima batta-
glia ? Ben sarebbe stata ottima cosa , che
gli Dii avesscno conceduto a' nostri padri
tal mente, ovvero tal volontà, che voi del-
r Italia, e noi dello Imperio d'Africa fos-
simo stali contenti. Troppo vi sono costate
care l’ Isole di Sicilia e di Sardigna , per
le quali tanto uavilio , tanti esserciti ed
osti , tanti nubili e valorosi Imperadori e
Ducbi avete perduti ; ma le cose fatte e
passate si possono più tosto riprendere, che
correggersi. Abbiamo noi disiderato d* oc-
cupare r altrui , cbe per lo nostro ci è
convenuto combattere , c difenderlo colla
spada in mano. E voi non siete stati con-
tenti della terra d’ Italia , se l’Africa non
fosse vostra: per la qual cosa poco meno^
che nelle vostre porte e alle mura di Ro-
ma , le ’nsegne e l' armi de’ nemici avete
vedute. E noi ancora di Cartagine udito
abbiamo lo romio dell' oste de’ Romani.
Ora essendo la vostra fortuna migliore che
la nostra , della qual cosa sommamente ci
maravigliamo ; siamo qui per trattare con
ciò di pace, tu Scipione, e io Anibaie: la
3 ual cosa innanzi ad ogni altra desiderare
overesti : e noi siamo quegli , a’ quali spe-
zialmente s’ appartiene , e da noi dipende
che pace sia : e tutto ciò , che per noi «si
farà , le nostre cittadi l’ avranno fermo e
rato. Una sola* cosa ci è mestieri d’ avere ,
cioè r animo e *1 volere buono , cbe pace
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33o
sia , acciocché le cose , che noi trattereme
insieme insieme, non erriamo, ma eoo sa-
ni e (K ritti consigli facciamo. Io per me ,
il quale vecchio d'etade sono tornalo nel-
la mia patria, donde garzone ovvero giova-
netto mi diparti’ , mi truovo sì ingannato
e dalle prosperità e dalle cose adverse ,
ch’io voglio più tosto ragione che fortuna
seguire. Ben temo , che la tua gioventude
non faccia te più altero e feroce, che non
bisognerebbe a* riposati e quieti consigli
della pace. Ma saviamente farai , se tu ,
avegnachè la fortuna giammai non t' in-
gannasse , non ti sporrai a’ risebj e a* pe-
ricoli degl’ incerti casi. Molto t’ è andata
diritta la fortuna, Scipione; che come io
fui nel vostro paese vittorioso , cioè al la-
go di Perugia ed a Canuas , così se’ tu og-
gi qui nel nostro paese : e prendendo tu
lo ’mperio a tal ora , che appena per la
giovane etade eri atto a cavalleria : e tutte
le cose arditissimamente imprendendo , la
fortuna inSno al di d’ oggi non ti fece
mai fallo, come fece al tuo zio essendo in
Ispagna , dove facendo vendetta delia loro
morte , la quale era a grande isventura e
abbassamento della vostra casa , comincia-
sti ad avere grande onore di virtuosa fran-
chezza , e di grande pietade : la Spagna
perduta ricoverasti , cacciandone valorosa-
mente quattro osti della gente Africana.
Poi creato Consolo, avegnach’agli altri pa-
resse assai fare di difendere l’ Italia , tu
Digilized by Coogle
33t
passato di qua neirAfrica , scoofiggendo e
mettendo in Tolta due osti , e in quella
medesima ora prendendo e ardendo due
campi afforzati , e prendendo Siface Re
poderosissimo, occupando tante ciltadi del
suo reame e del nostro imperio , ritraesti
me d'Italia , dove sedici anni in possessio-
ne era già istato. Potresti tu già dire, Sci-
pione : r animo mio vorrebbe più tosto
vittoria, che pace; ma io ti rispondo
( che per isperienza 1’ ho provato ) che i
voleri altieri , i quali fa la fortuna pro-
spera, siccome per alcuna fiata fece a me,
1 >iù tosto desiderano cose grandi , che liti-
i. Ma se gli Dii nelle cose prospere ci do-
nassero buona mente , noi penseremmo
non solamente quelle cose, che intervenu-
te ci fnssono , ma eziandio quelle , che ci
potessono intervenire. E non recandoti alla
mente ogni cosa, che sopra ciò contare si
potrebbe, assai grande essemplo e ammae-
stramento in tutti casi prosperi e avversi
ti sono io : il quale tu vedesti già accam-
pato tra Àuienne e la città di Roma, fran-
camente a bandiere spiegate assalire le
mura di Roma : e ora mi vedi privato di
due fratelli , fortissimi e famosissimi Im-
pera dori , Asdrubale, e Magone, stare da-
vanti alle mura della propia patria quasi
assediata , e pregare , che in ver di me
non si faccia quelle cose per te , colle
quali io già spaventai e misi in grande
paura la vostra cìttade. £ però non è da
/
332
credere a qualunque fortuna t e special-
mente a’ prosperi e fortunali prìncipj , co-
me sono stati i tuoi ; perocché possono
avere infortunato mezzo e 6ue, siccome è
istato il mio. Ora essendo le cose nostre
dubbiose e incerte, e bella e altevole la
pace , a te che I’ hai a concedere e dare ,
e a noi che la cheggiamo più utile e ne-
cessaria , che rimanere nemici e in gucr-
, ra , migliore e più sicura cosa è la pace
certa, che la sperala vittoria; perocché la
pace è nelle tue mani e nella tua balìa , la
vittoria è nelle mani degli Dii. O Scipione,
non volere porre a rischio d’ una ora la
felicità c la prospera fortuna di cotanti
anni : e pensa nell' animo tuo non sola-
mente le forze tue e ’l tuo podere , ma
ancora la forza della fortuna e quella dì
Marte Iddio delle battaglie, il quale è co-
mune a ciascheduna delle parti; e che
dair uno lato e dall’ altro saranno corpi
umani quegli che combatteranno. E vo-
glio che tu sappi una cosa, che in niu-
no luogo rispondono meno gli avvisi se-
condo il volere e la speranza, che in bat-
taglia , dove le misure non riescono i e
considera il partito, che hai per le mani,
e a che rischio tu ti metti ; che non po-
tresti tanto di gloria e d’ onore accrescere
vincendo per battaglia , sopra quello eh’ a-
vresti , dando la pace ; quanto , se piccola
sciagura t’ incontrasse , la fortuna ti po-
trebbe d* una ora torre e guastare l’onore
I
/
!
\
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333
acquistato , ovvero che isperassi d’ acqui-
stare. Cornelio Scipione, il far la pace è
posto in tua podeslade ; ma se a battaglia
ti conduci , sarà la fortuna , a cui Iddio
la darà. Di ciò abbiamo davanti agli occhi
nostri esempri di virtù e di felicitade, cioè
prosperitade non bene usata : e si conta ,
che per li tempi passati fu in questo no-
stro paese Marco Attilio , nominato Rego-
lo, il quale essendo vittorioso fu richiealo
di pace : e perchè non seppe porre modo
e temperatamente usare la prospera fortu-
na , la quale in alto stato 1’ avea levalo ,
volendoci porre sulle nostre spalle troppo
grandi pesi , e addomandando imporlahlli
e aspre condizioni e palli , negoe di faro
la domanda di pace ; per la qual cosa in-
tervenne , che quanto più in alto la pro-
speritade r avea levato , tanto la diversità
più villanamente il fece rovinare. Ora sia
a te , che la dei dare , non a noi che la
domandiamo, di dire le condizioni e' putti
della pace; e forse che ci rendiamo degni
di trovare appo te buon palli e graziose
condizioni di pace; perocché noi medesimi
ci vogliamo gravare, e sofferire molti dan-
ni , per venire all’ effetto della disiderata
pace: e non rifìutiamo, anzi infino ad ora
consentiamo, che tutte quelle cose, -per le
quali questa guerra ebbe comiuciamenlo ,
liberamente siano vostre; cioè Sicilia, Sar-
digna e Spagna , e tutto ciò , che d’ Isole
si contiene in tutto il mare , eh' ò tra l’i*
334
talia e Africa. E poiòhà agli Iddìi è co»
piaciuto, noi Cartaginesi distretti dentro a’
confini dell'Africa staremo a vedere voi si-
gnoreggiare, e reggere per mare e per ter-
ra gli altrui imperj. Ben mi par essere
certo , e noi uego , che voi avete sospetta
la fede e la lealtà degli Africani; perocché
la pace fu già altra volta addomandata per
noi non troppo sincerameule , anzi mali-
ziosamente e non fedelmente aspettata ,
rompendo la triegua e' trattati della pace ;
ma tutto questo sarà a fermezza e a sal-
dezza della pace, e che molte volte e per
molti sia stata addomandata. £ io ho in-
teso, o [sci pione , che i vostri padri anti-
chi negarono di non far pace ; perocché
gli ambasciadori nostri , che veniano a
trattarla, non parveno lor tanto sofficìenti,
e degni a si gran fatto. Ora non c’ è co-
tale difetto e storpio ; che io Ani baie son
quegli, che pace addomando, il quale non
la chiederei , s' io non credessi che utile
fosse; e per questa medesima utilità, ch’io
la chieggio, la conserverò e atterrò: e sic-
come io feci , che della guerra , la quale
io incominciai , veruno non si pentè, ìnfi-
no a tanto che agli Dii dispiacque ; così
m’ingegnerò, che neuno si penterà della
pace , per me acquistala e fatta.
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335
SCIPIONE
/
I MPE RAD O R E DI ROMA
Alle parole per Anibaie dette j in questa
maniera rispuose y e disse.
Xo non era ingannato, ma tenea per cer-
to , o Anibaie , che’ Cartaginesi arcano
speranza del tuo avvenimento , e aspetta-
vano ; però turbarono la triegua e la fe-
de , i patti e la speranza data della pace :
e tu medesimo nel tuo parlare niente il
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3.36
nascondi, ma palesemente il manifesti in
ciò , che de' patti e delle condizioni della
pace , posti da me di sopra , sottrai ogni
cosa , salvo quelle cose , che già sono in
nostra podestà e signoria ; onde niente ci
concedi, se non quello, che noi ci tegnia-
mo. Ora come tu hai sollicita cura , che'
tuoi cittadini sieno per te alquanto alleg-
geriti della gravezza della guerra , ovvero
de* patti , oggi dati da me ; cosi s* appar-
tiene a me , e debbomi ingegnare , che
sottraendo* eglino de’ patti e delle condi-
zioni della pace, e quali .eglino accetteran-
no , riportino guiderdone e premio delle
dislealudi e delta loro perfidia. £ non sie-
te degni, che noi vi facciamo più que’ me-
desimi patti, che in prima vi facciavamo;
perocché infedelmente rotti e perturb.ili
gli avete. La domanda vostra chiede , che
froda e lo ’nganno vi debba giovare , vo-
lendo migliori patti e condizioni di pace ,
che in prima: la qual cosa per ninno mo-
do esser dee ; anzi ne dobbiamo prendere
forte isdegno. E non dite , che i nostri pa-
dri antichi imprendessono la guerra per la
Sicilia , e noi per la Spagna ; che non è
così ; ma eglino la presono in soccorso de*
Mamoi'tini , e in loro ajuto, e quali erano
compagni e in lega con loro : e noi per
lo disfacimento della città di Sangunto, la
quale essendo in nostra compagnia , voi
1* assediaste e guastaste, justamente e per
pietà 'di quella città contro voi guerreg-
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giando prendemmo 1* armi. A ciò voi ci
provocaste, siccome tu medesimo confessi,
« gli Dii ne sono testimonj , siccome di
quella guerra ci fecero riuscire vincitori
e con vittoria , secondochè voi giustamente
meritaste; così fanno e faranno, certo so-
no , di questa. Ben so , che 1’ umana fra-
gilità e infermità è molta , e non creder
tu , eh* io r abbia dimenticato : e penso
bene la forza della fortuna: e so, che tut-
te le cose , che noi facciamo , sono sotto-
poste a mille casi incerti. Ma come super-
bamente e oltraggiosamente averei fatto ,
se io , innanzich* io avessi passato neU'A-
frica , t* avessi negata la pace , volendoti
tu partire volontariamente , e venendo a
richiedere di pace ; cosi ora avendoti ri-
tratto della Italia per forza , dove quasi
eri già per venire con noi alle mani, e
quanto potesti ti tenesti di non partirti ;
non sono tenuto di condiscenderti , nè dì
renderti reverenza veruna. Tuttavia se tu
volessi dire nulla, o dolerti delle navi vo-
stre , eh' erano in conserva , messe da noi
in rotta, e degli Ambasciadori vostri, sfor-
zati e presi al tempo della triegua , eh* e*
vi paja che fosse contro la triegua , eh* e-
ra tra noi , dello indugiare della gnerra ,
potronne avere consiglio , acciocché non
abbiate cagione di rammaricarvi di noi.
Se nollo avetevi recato ad animo , o non
vi pare grave , non ci ha altro , di che
PassavarUi, Voi. IL
I
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338
dolere di noi ragionevolmente vi possiate.
£ perciò se a quello , che per li nostri
maggiori prima s’ addomandava, tu vuogli
aggiugnere molte altre cose , potrò avere
consiglio della pace : e se ciò grave ti pa-
resse , appareccbiatevi a battaglia , da poi-
ché la pace non avete potuta patire.
Digitized by Coogle
Kel quartodecimo anno della seconda
guerra Africana , essendo fatto Pu-
blio Cornelio Scipione de’ due Con%oU
V uno , i quali Consoli nel principio
del loro uficio solcano per sorte divi-
dere le provincia, dove catuno avesse
a signoreggiare^ le quali provincie si
solcano prima per lo Senato o per lo
Popolo dichiarare", cominciò a essere
fama tra gli uomini , che F Africa
sarebbe nuova provincia di Scipione ,
sanza metterla a sorte col suo com-
pagno. Ed egli già di neuna pìccola
gloria contento , usava di dire , che
non era solamente creato Consolo a
guidare la guerra , ma a menarla a
fine’, e che questo non si potea altri-
menti fare , se egli non conducesse
la sua oste in Africa", e dove il Se-
nato nel contradiasse , che farebbe sì,
che 'I Popolo apertamente gliel da-
rebbe. E raunato il Senato per que-
sta cagione, essendone varia opinione
tra loro , domandato Fabio Massimo
di sua senlenta , in tale marnerà co-
minciò :
adri conscritti , io sono cierto , cb’ a
motti di voi pare , che oggi si tratti qui
di cosa fatta, e che in vano sì parli sopra
34 °
CIÒ, come cosa ditermioata. Ma io non so,
come TAfrica sia data per pruvincia a que-
sto consolo, uomo forte e savio, che nè ’l
Senato 1’ ha provveduto , nò ’l popolo co-
mandato. E s’ egli è ordinato, che così sia,
parmi cbe’l cous.ilo faccia male; perocché
domandando il Senato di cosa diterminata,
egli sì fa beffe non solamente del Senato-
re , che vi consiglia , ma anco di tutto il
Senato. E son ben certo , che dicendo io,
che questa fretta dell’ andare in Africa
non mi paja , o non sìa bene , e* si dirà ,
che per due cose io così giudichi. L’ uua ,
perchè di mia natura sìa d' essere lungo e
tardo, la qual cosa chiamauo i giovani
paura e pigrizia. Ma di questa lunghezza
iniioo a qui non mi pento; perocché, ben-
ché molte volte gli altrui consigli sieno
paruti nel principio migliori che’ miei , pu-
re nella 6ne s’ è trovato il contrario. L’ al-
tra sarà , che io dica questo per invidia ,
che io abbia al consolo fortissimo giovane , il
quale cresce , e viene in gloria. E se la
mia vita , e' mìei costumi , e le cose che
i’ ho fatte , e 1’ uficio d' essere stato ditta-
tore , e cinque volte consolo , e tanta glo-
ria acquistata e nelle battaglie, e qua en-
tro , per le quali dignità e gran fatti più
tosto mi dee venire fastidio de’ suoi fatti ,
eh’ averne invidia , non levano gli animi
da questa sospezione, almeuo la mia etade
li ne dee rimuovere. Io vi priego , che voi
giudichiate, che invidia può essere tra ut
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à collii , che non è dì tetiapo iguaìe al mio
figlinolo. E non è da credere , che io di«
cessi questo per invidia ; perocché quando
io avea ancora la forza del mio corpo, ed
era dittatore , e in su 1’ entrare de’ gran*
dissìmi fatti , hiasimandomi e perseguitan-
domi con infamia il maestro de’ cavalieri,
ed essendomi dato per compagno^ e aggua-
gliato il suo uficio al mio ( la qual vosa
non fu mai più fatta ) neuno me n’ udì
mai parlare o in Senato o al popolo ia
mia difesa , nè in biasimare lui, perchè
questo non mi fosse fatto. Ma co’ latti più
tosto , che colle parole volli adoperare; di
che avvenne , che colui , eh' era stato nel-
r uficio agguagliato a me, spontaneamente
mi si sottomise. Non che ora , che acqui-
stati tutti gli onori io mi ponga a conten-
dere di parole per invidia con questo gio-
vane , essendo io in tale età , che mi sia
fatica il vìvere , non ch’io potessi attende-
re alle cose che sono a fare. E perchè a
Scipione sia conceduto 1’ andare in Africa »
e menare la guerra , non mi si toglie la
gloria , la quale i’ ho acquistata, che viven-
do e morendo rimane meco , che io fui
quelli che tolsi la vittoria ad Anihale, e
conservai le forze, che noi ora abbiamo,
per le quali egli può ora esser viuto da
noi. Una cosa mi dei ragionevolemente per-
donare , Scipione . che come in me mede-
simo io non volli più tosto la fama degli
uomini , che ’l bene della repubblica ; cosi
342
Doa voglio iananzi 'porre la gloria taa al
bene del comuDe. E se in Italia non aves-
se guerra veruna , ovvero ci fosse tale ni-
mico, cbe vinceodoio non se ne acquistas-
se gloria , allora si potrebbe dire , cbe cbi
ti volesse ritenere in Italia, bench’egli il
facesse per lo bene del comune , che si
movesse per torti la battaglia e 1’ onore.
Ma essendoci Ànibale coll’ oste sua sano e
•alvo , il quale ha tenuta 1’ Italia assediala
q^uatluordici anni , non si può dire che
chi ti ritiene , ti voglia torre la gloria. Peu-
terati tu della gloria tua , cbe ti paja pic-
colo onore avere acquistato , se tu cacce-
rai d’Italia cotale nemico, il quale è suto
cagione e faccitore di tanti danni e morti,
quanti noi abbiamo ricevuti. E come la
gloria della prima guerra Africana fu di
Lutazio consolo; così l’onore di questa
seconda fìa tuo bene. Ti dovrebbe bastare
questa gloria , se Amilcare non fu già più
pregialo che Anibaie, e quella guerra mag-
giore che questa , e quella vittoria più fa-
mosa. Vorresti tu innanzi avere cacciato
Amilcare di Sicilia , che Auibale e gli Afri-
cani d’ Italia, s’cgli avviene che tu il >Tn-
chi in battaglia ? E se tu ami più 1* onore
acquistato , che quello che tu speri d' a-
cquistare, e gloriassiti più d'avere liberata
la Spagna , che di liberare 1’ Italia, paren-
doti piccola questa o quella , ne vogli an-
dare in Africa, non n’ è egli questo Ani-
baie , cbe cbi lascia lui per andare a fare
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r
342
altra guerra , pare che egli il faccia più
per paura di lui , che per averlo in disde«
guo ? Perchè vai tu cercando , ette Aniba-
ie ti venga dirieto , poiché tu sarai ito in
Africa? Perchè non piuttosto per quuta
via diritta , ove è Anibaie , qui va a com-
battere ? Tu vai caendo , che la vittoria di
Q uesta guerra diventi più famosa per an-
are in Africa. Ora io voglio , che tu sap-
pi eh' egli è naturale cosa di prima di-
fendere le cose sue, che andare a combat-
tere Taltrui. £’ vuole essere pace in Italia^
quando tu facci guerra in Africa. E pri-
ma ci dobbiamo levare la paura da noi «
che di nostro arbitrio andarla a fare ad
altrui. £ se si può fare sotto il tuo gover*
namento , che Anibaie prima sia qui vin-
to, e poi colà tu combatti e vinchi Car>*
taginc , averai la gloria ragionevole. £ se
a menare a fine la seconda cosa non ba-
stasse il tuo tempo , e rimanesse al conso-
lo , che verrà dirieto a te ; nondimeno 1^
nore sarà tuo , perocché la vittoria , che
tu avrai avuta , sarà cagione di quella del
tuo successore. Ancora c’è altro, perchè
non si dee andare in Africa ; perocché ’l
comune non potrebbe sostenere le spese!
di due osti , di Publio Licinio in Italia , e
di Publio Scipione in Africa. £ non ci so-
no i navilj da combattere là , e da for-
nirti , e da difender noi qua, E vedi quait-
to tu t’ inganni ; che quanto ti pare i' ar-
dimento tuo maggiore per andare in Afrb
Digifeed by Google
544
ca, tanto è maggiore il pericolo. Io mi
spavento nell'animo pure del dire , ma le
cose che sono avvenute, potrebbono anco-
ra avvenire. Pognamo, che tutti gli Dii ci
tolgano la buona fortuna , che iloi abbia-
mo ora. Anibaie diventi vincitore ^ e ven-
gane verso la città ; converracci mandare
per te , e farti tornare d’ Africa , siccome
già per adietro tornare facemmo Quinto
Fulvio da Capeva. Ancora ti ricordo , che
Marte , lo Dio delle battaglie , è così co-
mune in Africa, come altrove: il quale
dà la vittoria ora all’ una parte , ora all’ al-
tra, siccome fece a tuo padre e al tuo zio,
che infra xxx. dì colle loro osti furono
morti e tagliati. E prima per molti anni
acquistarono grande nome appo il popolo
di Roma e appo le strane genti , di molte
e grandissime cose fatte per loro in mare
e in terra. 11 dì mi mancherebbe , s’ io vii-
lessi raccontare i Re e gli Imyieradori , che
lasciando le loro terre sono entrati in su
l’altrui con disfacimento e morte de' loro
eserciti. Attenia , savissima città , avendo
la guerra a casa , mandò in Sicilia un no-
bile e valente giovane con grande arma-
ta , e per una battaglia che fece in mare,
contristò perpetuamente la sua repubblica ,
che allora era in grande stato, lo racconto
essempli troppo antichi, dicendo d' Atte-
na ; ma questo medesimo avvenne agli
Africani nella prima guerra io Sicilia. Ma
come la fortuna alcuna volta è prospera.
Digitized by Googic
345
e poi il contrario * ci sia ammaestramento
Marco Attilio Regolo nostro cittadino , il
quale avendo avute molte vittorie , poi es-
sendo in Africa , vi fu sconfitto e preso.
Publio Cornelio Scipione , quando tu ve-
drai r Africa, e sarai nell’ alto mare, e’ ti
parranno i fatti tuoi di Spagna essere stati
gioocbi e trastulli. Che simìglianza può a-
vere questa guerra con quella ? Tu anda-
sti per lo mare pacifico , per le parti d’Ita-
lia e di Francia , e sano e salvo pervenisti
colla tua armata alle città , eh’ erano in
compagnia con noi ; e sciesi tu e tuoi , an-
daste per li luoghi sicurissimi e d’amici
insino a Terracone ; andaste su per lo fiu-
me d' Ibero , dove erano le forze di Ro-
ma , e pervenisti agli eserciti del tuo pa-
dre e del tuo zio, li quali erano diventa-
ti dopo la morte de’ loro Imperadori , per
lo danno eh’ aveano ricevuto, più ferocie
arditi ; dove era Lucio Marzio capitano ,
fatto dall’esercito dopo la morte de’ loro
Imperadori , il quale per ogni arte di
guerra sarebbe eguale a o^ni famoso Im-
peradore , se fosse di nobile schiatta , e
se l’nficio ch’egli ebbe d’essere capitano,
gli fosse suto dato dal Senato , come fu
dagli eserciti. E perchè tu combattessi Car-
tagine nuova in Ispagna , e vincessila per
pigrizia de’ nemici , che neuna delle loro
tre osti la volle difendere ; non però sono
queste d’ agguagliare alla guerra d’ Africa ,
ove non ha porto che riceva la nostra ar-
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mata, nè luogo pacifico, nè Re amico, nè
città in compagnia , non luogo da potere
stare , non copia da potere andare : do-
TUDciue ti rivolgi , ogni cosa ti vedrai ne-
mica e contraria. O credi tu a Re Siface
e a’ Numidii ? Bastisi che tu credesti loro
una volta ; perocché sempre non avviene
bene del non saviamente confidarsi : e chi
vuole ingannare altrui , serva lealtà e fede
nelle piccole cose , acciocché più confidan-
dosi, possa fare maggiore inganno. I ne-
mici non vi sono, li tuo padre e ’l zio ,
quanto coll’ arme , quanto collo’nganno di
qne’ di Cclaberio , ch'eglino gli aveano ri-
cevuti ad amici , nè tu medesimo non
fosti in SI gran pericolo guerreggiando
Asdruballe e Magone, Duchi de’ nostri ne-
mici, quanto tu fosti per Giudibile e Ma-
donio , de’ quali tu l’ eri fidato , e avevili
ricevuti ad amici. Come puoi tu credere
a' Numidj , ricordandoti quante volte i tuoi
cavalieri Numidj t’ hanno ingannato? 11 Re
Siface e Massinissa vogliono essere più po-
tenti in Africa , che’ Cartaginesi ; ma e’ vo-
gliono che fuori di loro non vi siano più
potenti che verun altro. E’si portano astio
ora insieme, perchè il nemico è da lungi;
ma come e' vedranno 1’ arme di Roma e
gli eserciti forestieri ne’ loro paesi , e’ s'ac-
corderanno insieme, e correranno a que-
sta guerra, siccome a spegnere un comune
fuoco. Altrimenti difesono que’ medesimi
Cartaginesi la Spagna , e altrimenti difen-
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347
deranno le mura «Iella propria città , i
Tempi e gli altari de' loro Iddìi ; perocché
qaaoao audraono nella battaglia , («t pare*
ranno loro innanzi le paurose mogli e’pic-
coli fanciulli. Or pognamo che’ Cartaginesi
si confidino della loro concordia , e della
loro compagnia de' Re d’ Africa, e delle
loro mura , e reggiendo che tu e Toste
tua siale partiti d’ Italia , eglino mandino
d’ Africa una nuova oste ad Anibaie , o
comandino a Magone, che si congiunga
con lui , il quale ò ora in alto mare nelle
parti di Liguria colla sua armata ; se que-
sto avviene , noi saremo in quello medesi-
mo pericolo , che noi fummo non n’ è
molto , quando Asdrubale passò in Italia
per accozzarsi cou lui , che non solamente
Cartagine, ma tutta l’Africa libererebbe
dall’esercito tuo. Dimmi tu , che tu abbi
vinto quello Asdrubale , perchè partendo-
si di Spagna dalle tue mani , ne venisse
io Italia, e qua fosse vinto. Certo io vor-
re* anzi , che gli fosse stala tenuta la via ,
si eh' e’ non fosse passato in Italia , e mag-
giore onore sarebbe suto non solamente
a le , che ti rimanessi in Ispagna, ma al-
la republica , cbe’l vinse, poiché fu. pas-
salo. Ben ci avveggiamoi che ciò che avvie-
ne di bene e d’ onore a te ed al popolo
di Roma , tu di’ eh’ egli è per lo tuo con-
siglio ; e le cose , che avvengono contrarie
ed avverse, si alleghi che sia per gli casi
incerti della battaglia e della fortuna, Sci-
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3+8
pione , quanto tu se' migliore e più forte
che gli altri ; tanto maggiormente la tua
patria e tutta l' Italia ti vuole ritenere per
suo di Tenditore. Non ti puoi infignere ^ che
tu non sappi , che dove è Anibaie , quivi
è il capo di questa guerra. Tu di* di vo>
lere andare in Africa , perchè Anibaie ti
verrà dietro. O quà o là che sia , con Ani*
baie ti convieve combattere. Ma reggiamo >
dove è meglio tra combattere tu solo in Afri-
ca, o qui , dove sarai insieme col tuo com-
pagno e colla sua oste. Quanto sia meglio
e più sicuro combattere amendue i consoli
insieme , noi n’ abbiamo preso T esemplo
di Claudio e di Livio consoli , che raccoz-
zandosi insieme vinsono Asdrubale. 0 Ani-
baie , dove avrà Cartagine presso , e tutta
r Africa in compagnia , che d'arme e d’uo-
mini il faranno potente. Che consiglio è
questo che tu vuogli pigliare, di volere in-
nanzi combattere, dove le tue forze sono la
metà , e quelle del tuo nemico sono molto
maggiori; che dove tu avrai due osti , o
tra una affaticata c travagliata per molle
battaglie lungamente fatte ? Pensa come
questo consiglio si confà con quello del
tuo padre. Egli essendo Consolo in Ispa-
sna , si partì di là , e venne in Italia a
farsi incontro ad Anibaie , che discendea
deir Alpi. Tu vuogli lasciare qui Anibaie ,
e andarne in Africa. E non fai tu questo,
perchè ti paja utile alla repubblica ; anzi
perchè credi , che ti sia maggior fama e
;
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S ìorìa , siccome tu facesti essendo Impera-
(ire in Ispagiia , cbe lasciando la provin-
cia e lo esercito centra la legge del Senar
to , con due navi del popolo di Roma an-
dasti in Àfrica, e mettesti a rischio la for-.
luna e la maestlk del popolo di Roma ,
mettendo a rischio la persona tua per quel-
la andata. Io giudico, cbe Publio Cornelio
Scipione sia fatto Consolo al popolo di Ro-
ma e a noi, e non a se medesimo, e che
Tosti e' cavalieri siano ordinati alia guar-
dia di noi e d’ Italia , e non cbe a modo
di Re i consoli per superbia gli menino in
qual parte e* vogliono.
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35o
^Avendo Quinto Fabio Massimo per lo suo
dire , e per C autorità del suo anti-
cato senno , e per la sua grande fa-
ma recato a se gran parte del Sena-
to ^ e massimamente i più vecchi , «
che ì più lodavano il senno del vec-
chio ^ che V ardimento del giovane ^
Scipione cominciò cosi a parlare.
adri conscritti , Quinto Fabio nel prin-
cipio del suo dire puose, come sarebbe
sospetto ad alcuni « che la sua sentenza
procedesse da invidia , eh* egli avesse verso
me; e benché io nou ardirei a incolpare
un così fatto uomo di tale difetto , ma
per le ragioni assegnate per lui non si le-
va tale sospetto. E questo avviene o per-
chè * che m’ abbia invidia « o perchè non
si sia saputo iscusare. Molto inalzò e ag-
grandì i suoi onori e la fama de* suoi fat-
ti , e avilì e annullò i miei , volendo mo-
strare, come essendo egli in somma fama
e gloria , non potrebbe avere invidia alla
mia, che la fa piccola ovvero nulla. Non
diss'egli quello , eh* io so chiaramente , che
avegnach* egli avanzi tutti gli altri , non
vuole ch*i'mi sforzi d* agguagliarmi alai?
Puose ancora sè di tempo , e pieno di tut-
' ti onori, e me in minore età del suo fi-
gliuolo , per rimuovere il detto sospetto ,
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35i
come se la cupidigia dell' onore e della
gloria non si stendesse più oltre, ebe con
quegli del suo tempo , e quanto è la vita
sua. Ma non è così ; perocché ella lia mag<
giore parte nella gloria che s'acquista , e
nella memoria che rimane in coloro , che
Tengono dopo lui. E so certamente , che
ogni famoso uomo nou solamente s' aggua-
glia co' gli altri famosi che vivono al tem-
po suo , ma eziandio con qualunque altro
degno «li gloria innanzi lui fosse stato , o
dopo lui potesse essere. Quinto Fabio ( s'io
il posso dire con tua licenza e sanza cruc-
ciarti ) io voglio che tu sappi , che non
solamente io mi sforzo d* agguagliarmi a te,
ma ancora d' avanzarti , se possibile mi sa-
rà. Vorrei io bene , che tu non avessi ta-
le animo verso di me , nè io 1' avessi ver-
so coloro che sono di minore tempo di
me , che noi non fossimo contenti che
ogni nostro cittadino ci avanzasse ; peroc-
ché questo non è solamente danno di co-
loro, a cui noi portassimo la 'nvidia , ma
accora della repubblica e di tutta 1' uma-
na natura. Raccontò Fabio io quanti peri-
coli incorrerei s’io andassi in Africa, e
non solamente pare sollecito della repubbli-
ca e dello esercito , ma ancora della mia
persona. Molto è da maravigliare, onde si
subita tenerezza verso di me sia venuta.
Quando il mio padre e ’l mio zio furou
morti, e con loro quasi tutte le loro due
osti , essendo perduta la Spagna , che quat-
35a
tro eserciti e quattro duchi Africani teneano
Ogni cosa eoa paura e con arme , e cercando
il comune di Roma di mandare Imperado-
re a quella guerra , neuno fu ardito di vo-
lervi andare , neuno se offerse al comune ,
altro che io essendo d’età di xxiiii. anni
mi fù dato il detto imperio. Perchè non fu
allora chi raccontasse la mia giovane etade,
la grande forza de’ nemici , la malagevo-
lezza della guerra , la morte del mio pa-
dre e dei mio zio novellamente stata ? Od
è ricevuto ora maggiore danno in Africa,
od avvi più e migliori duchi che allora
Tossono in ispagna : od era io allora d’ e-
tade più matura a menare guerra eh’ io
sia eguale, od era più agevole a guerreg-
giare Ispagna co’ Cartaginesi , che sia ora
in Africa , avendo io cacciati tutti e quat-
tro gli eserciti Africani , e cotante terre
per forza prese, e per paura arrendutesi;
avendo domato ogni cosa infino al mare
Oceano , e tanti Re e tante crudeli gente
soggiogate , avendo tutta la Spagna vinta ,
sicché guerra alcuna non v’ è rimasa. E’ mi >
conviene cosi aggrandire le cose eh’ i’ ho fatte,
come se io tornassi ora di Spagna vincitore;
siccome elle sono per Fabio diminuite con
parole , facendo le cose malagevole e pau-
rose in Africa , acciocch’ io non vi vada.
Ancora dice Fabio , che in Africa non ha
porto , che riceva la nostra armata. Rac-
conta, come Marco Attilio Regolo vi fu
preso, siccome fosse stato preso nel suo
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35 ?
giagnerc ; e non si ricorda <jnante cose
nel primo anno egli fece magnitiche e di
pregio degne , e cbe trovò i porli che il
ricevettouo , e quanto cbe nella Hne fosse
isventurato , pure da’ duchi di Cartagine
nou vi fu vinto. Non mi spaventi con
questo essemplu. Credi tu , eh’ io abbia
maggiore paura d’ andare in Africa , per>
che Marco Attilio vi fosse preso , già è
quaranta anni , che io avessi d’ andare in
Ispagna , essendovi morti novellamente a-
meudue gli Scipioni , cioè il mio padre e
il mio zio? Così poss’ io esser nato a libe-
rare la mia patria , come fu Xancipo di
Lacedemonia a liberare Cartagine, quando
vinse e prese il detto Regolo. Di ciò mi
cresce sicurtà e non paura , considerando
cbe nella vertù d’ un uomo , come fu in
Xancipo, può essere cotanto di bene. Non
è da udire l'essemplo degli Ateniesi, eh’ e’
raccontò , perchè non saviamente lasciaro-
no la guerra a casa , e andarono a farla
altrove. Perchè va egli raccontando le fa-
vole de’ Greci , e nou dice come Agatocle
Re di Seracusa , essendo la Sicilia guasta e
guerreggiata dagli Africani , si partì dalla
sua terra, e andò in questa medesima A-
frica, ove io voglio andare : e guen eggian-
dola , convenne che i nemici suoi si par-
tissono di Sicilia, e andassono a difendere
le loro terre in Africa? Egli è bisogno di-
mostrare con antichi e novelli essempli
quanto sia utile a fare volootariameute
passayanti Voi, 11. z3
354
guerra a' suoi nemici in su le loro terre ,
per levarglisi da casà : e multi se ne po-
trebbuno raccontare ; ma neuno n’ è mag-
giore nè più presso essemplu, che Anibaie
medesimo. Molto ha grande differenza da
coloro cbe fanno guerra e rubano gli al-
trui terreni , da coloro che si veggono ar-
dere e incendere i suoi ; perocché troppo
cresce l’ animo e T ardimento più a chi fa
guerra e paura altrui, cbe a chi si difen-
de. Nou avea speranza Anibaie , che lauti
p )poli del nome latino si reudessooo ,
quanti se ne renderono dopo la vittoria
ch'egli ebbe ad Cannasa. Quanto maggior-
mente se ne renderanno a noi in Africa ;
pcroccbè’ Ctrtaginesi non hanno ueuna co-
sa ferma , che suno compagni sanza fede :
e i loro c sturai e modi sono superbi e
gravi a sosleuergli : e quando noi fummo
abbandonati dagli altri italiani , noi ci di-
fendemmo da’ Cartaginesi per noi medesi-
mi, i quali siamo usi e disposti a guerra.
Ma a loro non avverrà cosi , perocché i
cittadini di Cartagine non sono uomini da
guerreggi.are : anzi fanno le loro guerre
con soldati Africani e Numidi , i quali
hanno poca fede, e sono di leggier animo
a mutarsi. Dunque non ci abbia dimoran- .
za veruna , cbe io n< n vada in Africa ;
che insiememeute udirete , come io sarò
là .giunto , e come la guerra sarà comin-
ciata , come l'Africa sarà tutta messa iu
fuoco ed lu ruberia : e come converrà che
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355
Anìbale sì parta quinci : e come io averò
assediata Cartagine, più spesso, e novelle
di maggiore letizia riceverete d'Africa , che
voi non facevate di Spagna. Cotale speran-
za mi dà la fortuna del popolo di Roma ;
c gli Iddìi, violati e turbati da* nostri ni-
mici per la pace che ci ruppono e Siface
e Massinissa Re, ne siano testimonj. E di
loro mi credo in tal modo fidare , che si-
curamente potrò andare e stare in Afri-
ca: e molte cose non si possono dire ora,
che per la guerra vi saranno manifeste.
Ad ogni uomo ed ad ogni duca s’ appar-
tiene di non lasciare la fortuna , quando
ella viene , ma seguitarla , e pigliarla , e
delle cose, che avvengono per li casi non
pensati , si vuole domandare consiglio. Fa-
bio , io sarò uno pari Anibaie in Africa
a costui, eh’ in Italia; ma io il trarrò là,
e non riterrà me qui , e costrignerollo a
fare la battaglia nella sua terra , siecbè
Cartagine sarà il premio di chi vincerà, e
non le castella d’Abruzzi , mezze rotte e
guaste. E' non è da temere , che menlrec-
chè io vo io Africa con l’oste, e farovvi
guerra, ed assedierò Cartagine, il popolo
di Roma riceva qui alcuno danno ; peroc-
ché sarebbe villania a dire, che quello che
tu, Fabio, potesti fare in difendere il po-
polo di Roma , quando Anibaie era vinci-
tore , e quasi tutta Italia tenea Publio Li-
cinio consolo fortissimo , non possa fare
quello medesimo che tu, essendo ora Ani-
356
baie quasi ▼into e rotto. E perché Ponte*'
iìre non metta a sorte con lui la provin-
cia (l'Africa , perocché se venisse a lai
d'andare, così di luggi non potrebbe es-
sere a* sacrifici , che a loro s’appartengono
di fare ; io giuro per gli Iddii , che se la
gueira finisse più tosto per altro modo,
che per quello che io dico, nondimeno si
vorrebbe fare per dignità e per fama del
popolo
IL FINE.
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TAVOLA
DE* CAPITOLI
•he ii contengono in questo Volume,
S
ui si dimostra di quali peccati si
dee altri confessare , e cominciasi
il trattato de’ vizj principali ^ e di
quegli che nascono da loro Pag.
\Qui si comincia il trattato della Su-
perbia
Capitolo primo.
'Dove si dimostra che cosa ò super-
3
6
1
I
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358
Capitolo secondo.
Dove si dimoìtra donde la superbia
nasce ,
Capitolo terzo.
Dove si dimostra quante sono le spe-
zie e‘ modi della superbia
Qui si pone un altra distinzione del
la superbia , la quale si distin^Ie
per dodici (*radi
Capitolo quarto.
Dove si dimostra come tutu pii altri
vizj nascono dalla superbia
Capitolo quinto.
Dove si dimostra la gravezza della
- P ^
superbia , e la molta sua offerì ^
sione , e come Iddio l' ha in
odio
Qui si dimostra quali sono i se^ni ,
che Dio abbia in_ odio la super-
bia
Qui si dimostra come la superbia of-
fende gli ^np;eli e gli uomirii
Qui si dimostra come la superbia of-
fende e nuoce al proprio sugpfet-
to , cioè all’ uomo , nel quale el-
la regna
Capitolo sesto.
Dove si dimostra la punizione j e la
pena della superbia
Capitolo settimo.
Dove si dimostra come la superbia si
possa correggere , e come è cosa
malagevole
IO
i5
36_
47
64
69
I
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35 ^
Qui si dimostra come sono tre cose ,
per le quali si puote correggere
la superbia 7^
Qui si comincia il trattato dell’U-
miltà . ^9
Capitolo primo.
Dove si dimost a che cosa è umiltà go
Capitolo secondo.
Dove si dimostra quanti sono i gradi
della umiltà 9^
Capitolo terzo.
Dove si dimostra la commendazione
delC umiltà , e la molta sua uti-
litade 9®
Capitolo quarto.
Dove si dimostra quali sono quelle
cose , che sono cagione ^ e indu-
cono ad avere umiltà iil
Capitolo quinto. •
Dove si dimostra quali sono i segni
dulia vera umiltà
Qui si comincia il trattato della a-
naglotia ^^9
Dove si dimostra che cosa è vana-
gloria i3o
Dove si dimostra che differenza è tra
la vanagloria , e la superbia , e
quando è peccato mortale l36
Capitolo terzo.
Ove si dimostra come la gente è in-
chinevole al vizio della vanaglo-
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36 o
ria, e come agevolmente e in più
modi ci s‘ oj fende 14,2
Capitolo quarto,
'Dove si dimostra quuli sono quelle
cose, che sono cagione, induco -
no al vizio della vanagloria 145
Capitolo «}uitito.
Dove si dimostra come V uomo non
si dee ffloriare delle cose dette
di sopra 162
[Qui seguiteremo di mostrare come
r uomo offende Iddio in più mo -
di , ed il prossimo ih"J
Della seconda scie mia, cioè umana 190
Della terza scienzia , cioè diabolica 192
Della terza scienzia diabolica 206
.Trattato de' Sogni 2 38
[Omelia d‘ Oricene volgarizzata 289
Parlamento , fatto tra Scipione Duca
de' Romani e Anibaie Duca di ■
Cartagine , volgarizzato 32 7
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;
Passavanti Voi. 11.
\
ERRORI CORREZIONI
24 lin. 17 Apparud Apparuiù
8e
6 cacciatto
cacciato
9 »
armot. (^>)
96
a* (*♦) (4)
, X
(0 (2)
i 55
16 qua le
qua-le
366
3 recca '
reca
2 lX
27 pennace
penace
272
22 aiti
altri
3*9
7 piaguer
piagner
648
9 cofixieTe
coAvieae
'' o
ci ►W
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